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martedì, 01 novembre 2005
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Per inviare articoli o messaggi: lombardia@megachip.info |
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Eventi e segnalazioni
- 5 novembre: Sono stati annullati tutti gli appuntamenti - segnalati in questa sede, i giorni scorsi - cui doveva intervenire Margherita Hach, per problemi familiari della signora Hack medesima.
Ricordando Patrizia. Serata dedicata alla raccolta fondi per una borsa di studio che porta il nome di Patrizia Puppo.Mercoledi 2 Novembre - Cinisello Balsamo (Milano);
- Il malato, la malattia, la cura e non solo, la ricerca. Discussione, confronto, informazione sul tema delle neoplasie polmonari. Venerdi 4 Novembre
- Margherita Hack presente il libro "Brandelli d'Italia".Venerdì 4 Novembre
alla Biblioteca Civica - Villa Ghirlanda - Cinisello Balsamo (Milano) - 3 novembre - mattina - Margherita Hack ospite alla Scuola Superiore "G. Torno" di Castano Primo (Milano) interviene sul tema: Lo stato della Scuola e della Ricerca, oggi in Italia
- Mediapoli, la città informata - Milano giovedì 17 novembre
- Associazione "La Conta" - gli appuntamenti della settimana
- Arrestati in Nepal centinaia di giornalisti - da "Giornalisti" novembre-dicembre 2005
- Per la libertà e i diritti dei migranti - appello per la manifestazione del 3 dicembre Roma
- Associazione La Conta - gli appuntamenti della settimana dal 21 al 25 novembre
- Fotografia e Informazione e GRIN - invito al Circolo della Stampa, il 29 novembre
- Un corso utile e rilassante alla Cascina Santabrera, di S. Giuliano Milanese, il 27-11
- NO TAV! - ultime notizie - da Fabio Bovi
- "Niente scuse" -manifestazione telematica - 10 dicembre - da progettogaia
dicembre 2005
- COMUNICATO STAMPA: "INTRECCI sguardi sul mondo" - riprende la programmazione televisiva - da URIHI di
Marco De Poli e Giovanna Cossia. PRESENTAZIONE AL FESTIVAL CINAMERICA - 7 dicembre 2005 - Lavagna (Genova)
- COMUNICATO STAMPA di Maurizio Baruffi, Consigliere Comunale dei Verdi sulle dichiarazioni del Vicesindaco DeCorato
INVITO - COMUNICATO STAMPA: LA BIBLIOTECA NAZIONALE BRAIDENSE PER LALLA ROMANO - Milano, dall'11 novembre al 17 dicembre 2005 - presentazione di Dante Isella
- 6 DICEMBRE - Testimonianza dalla Val di Susa - da fabio bovi
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A botta calda
- Rock e lento di germana p.
- Assalto alla Memoria - di gea
- L'ultima recita - di ciottolo
- I ruminanti - di Mimmo Lombezzi
- Cari colleghi..- di Mimmo Lombezzi
- La vignetta di Molly Bezz
- Segnarsi un po' (da cantarsi sulle note di "Amarsi un po'" di Battisti - di Mimmo Lombezzi
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L'informazione negata
- L'italia vista dall'America. Un nuovo attacco a Berlusconi? - traduzione di
- Alma Mazzoleni
- NO TAV! - ...Ecco come stanno le cose - da una e mail di un cittadino di Val di Susa
- NO TAV! - Recentissimi aggiornamenti al 25 novembre - da Fabio Bovi
- Storia di Roj Tv, invisa alla Turchia e agli Stati Uniti - di germana pisa e da un articolo de "Il Manifesto"
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Il documento
- Il libro: "Sotto la notizia niente" di Claudio Fracassi - saggio sulla informazione planetaria - edizione I libri dell'Altritalia - trascrizione a cura di germana pisa - ultimi paragrafi pubblicati: cap. secondo: Ma come fanno i giornalisti? - Oggetti non osservati - La trascrizione continua...Prossimi paragrafi : Obiettività - Le ombre delle ombre - (dal 29 novembre)
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Recensioni
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Arna's children - (Israele, Palestina, Paesi Bassi, 2003, 84')-un film di Juliano Mer Kamis - DVD sottotitolato
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L'intervista
- Intervista a Giovanni Beduschi, autore del libro "Il Vangelo secondo Silvio" - a cura di Alessandro Rizzo
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Testimonianza dalla Val di Susa e mail ore 9, stamani
Hanno fatto irruzione nella notte, mentre le gente dormiva, picchiato a manganello alto in faccia (anche giovani ragazzine)
Molti poliziotti e carabinieri nei giorni scorsi avevano ricevuto cibo e calore dai falò; oggi sembrano trasformati, con gli occhi di fuori, nella furia violenta.
Chi mi chiama da Venaus sta piangendo, non può credere ai propri occhi... continuano a chiamarmi dicendo che picchiano ovunque in valle. la gente del paese di venaus non vuole andare via per dignità, ma rischia botte.
PROCLAMATA FERMATE SPONTANEE E ASSEMBLEE DOVE POSSIBILE IN TUTTA ITALIA chiunque possa telefoni a istituzioni e organi di informazione per esprimere il proprio sdegno.
Dal comitato NoTavTorino
HANNO SCELTO LA VIOLENZA A Venaus questa notte le "forze dell'ordine" hanno brutalmente aggredito i presidianti che stavano riposando nelle tende e nelle baracche. Non c'è stata reazione. Ai sindaci veniva strappata la fascia tricolore, poi erano manganellate anche per loro. Ci sono al momento 15 feriti, di cui 2 in condizioni serie.
Tutta la Val Cenischia è isolata dalla polizia e pare vogliano identificare e fermare tutti coloro che sono attualmente presenti al presidio.
Intanto nel resto della valle sono partite manifestazioni spontanee: le RSU delle fabbriche hanno dichiarato sciopero; alcune stazioni ferroviarie e le statali sono di fatto impraticabili. Al di fuori della Valle Susa si stanno organizzando presìdi di denuncia e di protesta contro questa scelta che non ha certo la forza di risolvere la situazione, ma solo di testimoniare la spaventosa involuzione che sta subendo la democrazia in questo Paese. A TORINO: PRESIDIO DAVANTI ALLA PREFETTURA DALLE 10,30 PER L'INTERA GIORNATA
fabio bovi
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La Biblioteca Nazionale Braidense per LALLA ROMANO Mostra di manoscritti e documenti 11 novembre - 17 dicembre 2005
lunedì-venerdì 9,30 - 17,30 sabato 9,30 - 13,30
per informazioni e richiesta di materiali:
Biblioteca Nazionale Braidense Claudia Romano Responsabile Relazioni Esterne e-mail: romano@icil64.cilea.it
Associazione Amici di Lalla Romano via Brera 17 20121 Milano tel. e fax: 02 86463326; cell. 348.5601217 e-mail: antonioria@libero.it
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COMUNICATO STAMPA NEVICATA E FARNETICAZIONI: IL VICESINDACO CERCA CAPRI ESPIATORI PER NON AMMETTERE LE PROPRIE RESPONSABILITA' Dichiarazione di Maurizio Baruffi, consigliere comunale dei Verdi Il Vice Sindaco di Milano, Senatore Riccardo De Corato, ha diffuso questa mattina alcune dichiarazioni autenticamente irresponsabili su presunte connessioni fra le proteste contro il taglio indiscriminato e ingiustificato degli alberi in città e i danni per la nevicata di questa notte. "Sfido De Corato a venire in aula a Palazzo Marino con due elenchi in mano: quello delle 105 piante che il Comune considerava ad alto rischio di schianto improvviso - e dunque da abbattere - il 22 luglio 2005 e quello delle località in cui si sono verificati danni questa notte in seguito alla caduta di rami d'albero per la neve. Così potremo verificare quanta attinenza vi sia fra i due elenchi. Ricordiamo poi che il 31 agosto scorso il Vice Sindaco aveva confermato che il Comune avrebbe comunque proceduto all'abbattimento di 85 piante pericolanti e che il successivo reintegro sarebbe avvenuto nella stagione invernale 2005-2006. Nei mesi di settembre, ottobre e novembre cosa hanno fatto i boscaioli di De Corato ? Elenco e date sono accessibili sul sito internet del Comune di Milano. De Corato, invece che attribuire all'opposizione la responsabilità di eventuali danneggiamenti farebbe bene a spiegare ai milanesi se le potature siano state eseguite nei tempi e nei modi dovuti e se il Comune non abbia per caso scelto di abbattere prioritariamente le piante che dovevano sparire per fare spazio ai parcheggi al posto di quelle malate. Girando in città, poi, ci si accorge che le piante più danneggiate sono proprio quelle piantate di recente dal Comune. Infine c'è da chiedersi chi verrà incolpato dal Vice Sindaco della mancata pulizia dei tombini che non raccolgono l'acqua e rendono ogni incrocio della città un piccolo laghetto da attraversare. Un uomo della sua esperienza politica dovrebbe avere anche il buon senso di ricordarsi di essere da 9 anni Vice Sindaco e Assessore ai Lavori Pubblici". Maurizio Baruffi Consigliere Comunale di Milano www.ilbaruffi.it 0288450208-9 3 DICEMBRE 2005 |
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COMUNICATO STAMPA
Intrecci: sguardi sul mondo n. 1/2005 - I Liguri e il Pacifico (10'15") Gli Italiani già dal '500 sono presenti In tutte le colonie spagnole dell'America del Sud; conseguenza dell1alleanza della Spagna con alcuni stati della penisola, soprattutto con la Repubblica di Genova. Nella Biblioteca Nazionale di Santiago del Cile abbiamo trovato inedite tracce di uno di loro - Giovanni Battista Pastene - nelle lettere autografe scritte dal conquistatore Pedro de Valdivia a Carlo V°, l1imperatore sul cui regno 'non tramontava mai il sole'. Altri capitani genovesi stabilrono nella seconda metà del 500 un attivo traffico tra i porti del Callao e Valparaiso, inaugurando il commercio marittimo di cabotaggio, che con la fine del dominio spagnolo fu in gran parte monopolio dei marinai genovesi; avanguardia dei futuri emiganti che con un lunghissimo viaggio attraverso lo stretto di Magellano daranno nella seconda metà dell1800 la loro impronta ai porti di Valparaiso e del Callao. Intrecci il magazine televisivo mensile sui problemi dello sviluppo e i rapporti tra nord e sud del mondo, distribuito dal gennaio 2000 dalla ADN Kronos ad un circuito di 110 televisioni locali, riprende dopo due anni di interruzione. Nelle 39 puntate fin qui realizzate tra il 2000 e il 2003, disponibili tutte in videocassetta, abbiamo affrontato temi quali: rifugiati, globalizzazione, debito, diritti umani, flussi migratori, bambini, emergenze umanitarie, ambiente e sviluppo, donne rurali, l'altra Africa, Pechino +5, "In cammino", "Solidarietà a distanza", "Acqua", "Un altro mondo è possibile?", "Cioccolato e caffè", "Popoli indigeni", "Donne e azioni positive", "A Genova!", "Contro il razzismo", "Tra pace e guerra", "Schiavitù vecchie e nuove", "Informazione e sviluppo2, "Lontano da casa", 3Voci da Porto Alegre2, "AIDS in Africa", 3Dalla strada alla scuola2, 3Amazzonia!2, 3Donne e ambiente2, 3Sovranità alimentare2, 3Contadini senza terra2, 3Italia e America2 e 3Firenze, Europa, MondoS2, 3Guerra e pace in Medio Oriente2, "Voci e volti di guerre dimenticate", 3Un1altra TV?2, 3Bambini lavoratori2 e 3Acqua, bene comune2. Intrecci è il primo tentativo organico in Italia di dare voce e volti alla realtà del sud del mondo, nei suoi contatti con la nostra; per allargare gli "sguardi" su un mondo sempre più interdipendente, e offrire temi di discussione sui grandi problemi, ancora irrisolti alle soglie del nuovo millennio. E' promosso dalla ONG Gruppo per le Relazioni Transculturali, con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri - Direzione Generale per la Cooperazione allo sviluppo, ed è realizzato dall'Associazione URIHI, a cura di Giovanna Cossia e Marco De Poli.
Cari amici, dopo due anni e mezzo di interruzione riprende il nostro programma televisivo mensile "Intrecci: sguardi sul mondo". Qui di seguito il comunicato stampa della prima puntata I Liguri e il Pacifico. Verrà presentata in anteprima a Lavagna la mattina del 7 dicembre nell'ambito del Festival Cinematografico "Cimamerica" (che propone anche diversi altri nostri documentari sulla realtà Latinoamericana). Invitiamo tutte le ONG e le realtà interessate, e tutti i possibili aspiranti collaboratori, a contattarci per segnalare idee, iniziative, proposte - in Italia e nel mondo - riannodando quei fili di conoscenza sempre più compressi e limitati dall'informazione ufficiale. Augurandoci di condividere con voi questo percorso, un caro saluto Giovanna Cossia e Marco De Poli UFFICIO RICERCA INDIGENI HABITAT INTERDIPENDENZA via San Marco 24 - 20121 MILANO - ITALIA tel. (39)02.6575639 fax 02.6599301 web: http://www.urihi.org e-mail: urihi@urihi.org
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MANIFESTAZIONE TELEMATICA "NIENTE SCUSE!" 10 DICEMBRE - GIORNATA NAZIONALE DEI DIRITTI 2005
Caro amico,
Ti chiediamo, se sei d'accordo, di aderire insieme a noi alla Campagna "NO EXCUSE 2015" per spingere i Governi di tutto il mondo ad impegnarsi, davvero, per raggiungere gli obiettivi del Millennio contro la Poverta'!
Spediamo insieme un messaggio al Presidente della Repubblica con i nostri suggerimenti CONCRETI, perche' la Campagna del Millennio non rimanga semplice propaganda priva di iniziative veramente efficaci.
LE NOSTRE 3 PROPOSTE CONCRETE E TUTTE LE INFORMAZIONI PERCHE' TU POSSA DECIDERE SONO QUI: http://www.progettogaia.org progettogaia 29 NOVEMBRE
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NO TAV ultime notizie
Oggi alla manifestazione di Torino un grande e bellissimo spezzone era formato dai comitati noTav, per sottolineare illegame tra le finanziarie e lo spreco di miliardi dietro il TAV. MERCOLEDI 30 Novembre ci sara' l'occupazione dei terreni per iniziare i lavori del Tunnel di Venaus che stanno TUTTI I MEDIA spacciando per un semplice carotaggio mentre e' effettivamente l'inzio dei lavori!! MERCOLEDI" dalle prime ore del mattina saremo in Val di Susa a cercare di fare resistenza pacifica (com'e' succeso il 31 ottobre). Speriamo che non succedano incidenti... ABBIAMO dei contatti con molte persone che da 15 anni stanno seguendo la lotta al TAV. La priorita' oggi per il movimento contro il TAV e' proprio quella di cercare di informare il piu' possibile la gente al di fuori della valle (In valle sono informati infatti il fronte No_TAV in val di susa va dalla LegaNord ai centri sociali). Si stanno moltiplicando le serate informative e gli incontri a Torino.... Se siete interessati potremmo cercare anche di mettervi in contatto. Per approfondire questo tema viconsiglio di visitare il sito www.notavtotino.org Il prossimo numero di DIARIO avra' un reportage sul TAV che dovrebbe essere molto interessante. Anche AVvenimenti dovrebbe parlarne .... fabio bovi 25 Novembre
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Come panificare
Corso base di panificazione casalinga a lievitazione naturale (con pasta acida o "madre") San Giuliano Milanese - 27 novembre - dalle 9,30 alle 17,30 Come risparmiare, scegliere gli ingredienti giusti per mangiare sano
senza additivi chimici e preparare da soli con grande soddisfazione un alimento fondamentale per tutti. Breve corso pratico con Maika Rodriguez Palma. I partecipanti porteranno a casa il pane prodotto con le proprie mani sotto la guida dell'insegnante. Costo della giornata 60 euro. Il pranzo lo si prepara insieme. Iscrizioni: tel. 02-9838752 - 348-2627530. http://www.cascinasantabrera.it info@terraeacqua.it
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Fotografia e Informazione e GRIN , al Circolo della Stampa il 29 novembre Cari amici di megachip lombardia, vi segnaliamo un evento che ci auguriamo vi possa interessare. Fotografia & Informazione e GRIN (Gruppo Nazionale Redattori Iconografici) organizzano per martedì 29 novembre alle ore 21 una serata al Circolo della Stampa di Milano (Corso Venezia 16) con la proiezione del film di Christian Frei "War Photographer", che nel 2001 ha avuto una nomination all'Oscar nella sezione "Best Documentary Feature" e ha vinto numerosi premi internazionali.
Si tratta di un film-documentario sul noto fotoreporter americano James Nachtwey, sulle motivazioni che l'hanno spinto ad intraprendere questa professione, sulle sue riflessioni e la sua routine giornaliera di fotogiornalista impegnato oltre che sui fronti bellici, anche in tanti contesti sociali di miseria, sfruttamento, ingiustizia, degrado e disperazione in ogni angolo del mondo. Il regista svizzero Christian Frei, che ha seguito Nachtwey per due anni nel suo lavoro in giro per tutti i continenti, dai Balcani all'Indonesia, passando per il Medio Oriente, ci introduce ai temi più profondi connessi con la rappresentazione del dolore degli altri: le delicate decisioni e scelte etiche del fotoreporter, i suoi comportamenti "sul campo" vengono indagati anche utilizzando l'escamotage tecnico di fissare una mini-camera sull'apparecchio fotografico del protagonista. Inoltre, attraverso interviste a giornalisti e redattori di varie testate, viene affrontato il tema del conflittuale rapporto tra il fotogiornalista, in quanto testimone oculare, e i media, veicoli e filtri tutt'altro che neutri delle sue testimonianze visive. Il film dura 96 minuti. Al termine della proiezione ci sarà una discussione sui molti temi che il documentario solleva. Ci auguriamo di vedervi numerosi. Megachip Lombardia 24 novembre 05
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PER LA LIBERTÀ E I DIRITTI DEI MIGRANTI per la chiusura dei Cpt e l’abrogazione della Bossi-Fini
Milano e l’Italia sono cambiate, sono diventate multietniche. Sono tre milioni i nuovi cittadini e le nuove cittadine in Italia. A Milano rappresentano il 14% della popolazione e oltre un alunno su dieci nelle scuole milanesi è figlio di migranti. Eppure, le politiche susseguitesi in questi anni hanno continuato a trattare i/le migranti come cittadini di serie B, sottoposti ad una legislazione speciale e differenziata, costretti al lavoro sottopagato o in nero, periodicamente vittime di campagne xenofobe e securitarie. Leggi razziste come la Bossi-Fini, portando alle estreme conseguenze la logica delle legislazioni precedenti, compresa la Turco-Napolitano, producono e riproducono clandestinità, emarginazione e negazione di diritti. Simbolo umanamente e politicamente più ripugnante di quelle politiche sono i Cpt, galere per migranti che non hanno commesso alcun reato. Il 3 dicembre si terrà a Roma una manifestazione nazionale per la libertà e i diritti dei migranti, organizzata da un ampio arco di reti e associazioni di migranti e antirazziste. Come organizzazioni e persone che a Milano si sono battute e si battono per la chiusura del Cpt di Via Corelli, per l’abrogazione della razzista Bossi-Fini e per una città dell’inclusione e dei diritti sociali e di cittadinanza per tutti e tutte, riteniamo fondamentale partecipare a questa manifestazione. È giunto il momento di chiudere quella stagione e di aprirne una nuova. Di chiudere i Cpt, di abrogare le leggi che fabbricano clandestinità ed esclusione, di riconoscere il diritto di voto e la libertà di circolazione, di fare finalmente un legge sul diritto d’asilo. Ma sarà possibile soltanto con la mobilitazione e la partecipazione della società civile. Ecco perché facciamo appello ai/alle migranti, alle forze sociali e politiche, ai cittadini e alle cittadine di Milano a partecipare alla manifestazione del 3 dicembre.
3 DICEMBRE 2005 MANIFESTAZIONE NAZIONALE - ROMA (ore 14.00 – p.zza della Repubblica) treno da Milano: euro 30 – partenza da staz. Centrale ore 7.10 (appuntamento ore 6.40) (ritorno ore 22.40 da Roma) prenotazioni: 02.541781 – 02.55231531 – 02.58320431
Acea Onlus, Arci Milano, Arci Blob, Arciragazzi Milano, Arci Metromondo, Ass. Alfabeti Onlus, Ass. "Amici della casa Marta Larcher", Ass. Dimensioni Diverse, Ass. La Camera Chiara, Ass. Megachip Lombardia, Ass. Interculturale Todo Cambia, Attac Milano, Azad per la libertà del popolo kurdo, Bastaguerra Milano, Berretti Bianchi, Centro delle Culture, Comitato Pace Intercomunale exmagentino, Comunità kurda Milano, Coordinamento Bicocca per la Pace, CS Leoncavallo, Filef Lombardia, Fiom Milano, Marcia Mondiale delle Donne, Naga, newsletter Ecumenici, Opera Nomadi Milano, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Umanista, SinCobas, Social Press, UnAltraLombardia, Verdi Luciano Muhlbauer (cons. reg. Prc), Mario Agostinelli (cons. reg. Prc), Carlo Monguzzi (cons. reg. Verdi), Bebo Storti (cons. reg. PdCI), Piero Maestri (cons. prov. Prc), Gigi Malabarba (capogruppo Prc Senato), Vittorio Agnoletto (europarlamentare GUE – Sinistra unitaria europea), Augusto Rocchi (segr. Prc Milano), , Stefano Costa (portavoce Fed. Verdi Milano), Antonio Oldani (Assessore ai Problemi Immigrazione, Sedriano), Enrico Coviello (Assessore agli stranieri, S. Donato Mil.se), Luca Prini (capogruppo Prc, CdZ 3), Tommaso Vitale (Università di Milano Bicocca), Alberto Giasanti (Università Milano Bicocca), Maurizio Pagani (Opera Nomadi), Marco Bersani (Attac), Fabrizio Casavola (Mahala), Paolo Limonta (Azad), Roberto Firenze (resp. dip. movimenti Prc MI), Marco Dal Toso (resp. comm. giustizia e problemi dello stato Prc MI), Renato Pomari (direttivo Prc Monza) da Luciano Mulhbauer
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Gli appuntamenti dell'Associazione La Conta LUNEDI' 21 dalle ore 17,30 - Inaugurazione mostra "GIOVANE SCULTURA A BRERA" a cura del Comitato per l'adozione di Via San Marco di Milano, in collaborazione con l'Associazione la Conta, realizzata con il patrocinio del Consiglio di Zona 1 e del Comune di Milano. La mostra resterà aperta dalle ore 15,00 alle ore 19,30, dal 21 novembre 2005 al 2 dicembre 2005 (escluso sabato 26/11 e domenica 27/11) con ingresso libero e gratuito al CAM (ex CTS) Ponte delle Gabelle Via San Marco 45 a Milano LUNEDI' 21 dalle ore 21,15 - Incontro di presentazione del libro "POESIE" di Serag Ahmed, con la partecipazione di Serag Ahmed, scrittore egiziano e di Valeriano Cisini dell'Ass.ne Migrazione Ugualianza, terso appuntamento della rassegna "I colori e le culture del mondo", all’ARCI Martiri di Turro - Via Rovetta 14 a Milano. Ingresso gratuito. MARTEDI’ 22 - dalle ore 18,30 - Incontro dedicato a "Risparmio etico, rispetto della natura e dell'ambiente e culture di pace" a cura di Sergio Introini, terzo appuntamento della Rassegna "REALTÀ, PACE ED ECOLOGIA" all'ARCI "Martiri di Turro" Via Rovetta 14 a Milano - Ingresso gratuito. MARTEDI’ 22 - dalle ore 21,00 alle ore 23,30 Lezione del corso di canto tradizionale basato sui repertori della Sardegna, aperto a tutti, tenuto da Pino Martini al CAM (ex CTS) Ponte delle Gabelle Via San Marco 45 - Milano. In particolare il corso approfondrà alcuni aspetti del canto sacro e paraliturgico, del canto a "Tenores" e i suoi aspetti ritmici ed espressivi, e dei canti di carattere profano e carnevalesco nello stile " a punt'e organu". MERCOLEDI' 23 - dalle ore 18,30 alle ore 19,30 - Laboratorio di incisione artistica su linoleum, tenuto dal Prof. Claudio Annaratone, aperto a tutti, al CAM (ex CTS) Ponte delle Gabelle - Via San Marco 45 - Milano. Ingresso libero e gratuito. GIOVEDI’ 24 - dalle ore 21,00 - Laboratorio di DANZE TRADIZIONALI EUROPEE - livello avanzato - tenuto da Marco De Bernardi e Yannick Uggè, a cura del Gruppo Danze Popolari Melegnano, c/o Cascina Capuccina Loc. Montorfano - Melegnano VENERDI' 25 - dalle ore 20,30 - Serata "QUANDO C'E' SOLO L'AMORE" - cena con cibi da ricette tradizionali milanesi e con canti e musiche dalle osterie della nostra città e dalle "boite a nuit" parigine, con FRANCO VISENTIN e la sua chitarra nonchè con la staordinaria partecipazione di DIDI MARTINAZ. Menu a la carta con costo massimo della cena di circa 15 euro. Prenotazione obbligatoria entro e non oltre il 24/11/05 all'indirizzo e mail: laconta@interfree.it
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Arrestati in Nepal centinaia di giornalisti Il governo nepalese ha ordinato alle forze di polizia l’arresto di centinaia di giornalisti della carta stampata, delle televisioni e delle radio indipendenti, che hanno espresso critiche nei confronti del potere, in quel Paese ai piedi dell’Himalaya. Tra gli altri, sono stati incarcerati il Presidente e il Segretario Generale del Sindacato nazionale dei giornalisti nepalesi, che avevano organizzato manifestazioni per la libertà di stampa e per la scarcerazione dei colleghi, a Katmandu e in altre città del Paese. Solo l’intervento del Presidente della Federazione internazionale dei giornalisti, Christopher Warren e una massiccia raccolta di firme per i diritti dei media, hanno evitato conseguenze peggiori…
fonte: Giornalisti - numero di novembre-dicembre 2005
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Gli appuntamenti dell'ASSOCIAZIONE LA CONTA storie e culture di genti del mondo dal 14 al 18 novembre 2005
APPUNTAMENTI DAL 14 AL 18 NOVEMBRE 2005-11-14 Lunedì 14, dalle ore 21 – Proiezione del film “La vita sognata dagli angeli” di Erik Zonca, secondo appuntamento della Rassegna di film “Donne e Resistenza” – 60° anniversario della Liberazione – con Angela Pesici Olivari dell’Istituto Pedagogico della Resistenza – ARCI “Martiri di Turro” Via Rovetta 14 Milano – Ingresso gratuito MARTEDI’ 15 – dalle ore 21 alle ore 23,30 – Prima lezione del nuovo corso di canto tradizionale basato sui repertori della Sardegna, aperto a tutti, tenuto da Pino Martini – CAM (EX cts) Ponte delle Gabelle Via San Marco 45 – Milano MERCOLEDI’ 16 – dalle ore 18,30 alle ore 19,30 – Laboratorio di incisione artistica su linoleum, tenuto dal prof. Claudio Annaratone, aperto a tutti – CAM (ex CTS) Ponte delle Gabelle – Via San Marco 45 –Milano, ingresso libero e gratuito GIOVEDI’ 17 – dalle ore 21 – Laboratorio di danze tradizionali europee tenuto da Marco De Bernardi e Yannik Uggè – aperto a tutti, a cura del Gruppo Danze popolari Melegnano, c/o Cascina Cappuccina Località Montorfano – Melegnano VENERDI’ 18 – dalle ore 20,30 – Cena “Noi siam partiti di una sera al chiar di luna” con cibi da ricette tradizionali bergamasche, con racconti, musiche e canti di emigrazione, di lavoro, di lotta e d’amore a cua di Sandra Boninelli al Circolo dell’Unità Via Cappuccina Ang. Via dell’Acqua 3/1 Cerro Maggiore MI. Prenotazione obbligatoria entro e non oltre mercoledì 16-11-05 al’indirizzo e mail: laconta@interfree.it
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MEDIAPOLI, LA CITTA’ INFORMATA CIRCOLO ARCHIMEDE INCONTRA A MILANO, il 17 NOVEMBRE
Dov’è finito l’agorà, la piazza dove i cittadini discutevano il destino della polis? La città è diventata una rete di tribù che si aggregano e comunicano nei luoghi virtuali creati dalle nuove tecnologie. La democratizzazione dell’informazione sembra a portata di mano, ma le istituzioni appaiono distanti. Il linguaggio della politica è incomprensibile ai più, preoccupato più di informarci che di ascoltare. Cosa si può fare per dare voce ai cittadini e far loro arrivare le informazioni sulle scelte dell’amministrazione? Il ruolo della stampa è adeguato alla nuova realtà urbana? Internet può essere un mezzo per costruire una nuova comunità democratica? Occorrono nuovi linguaggi e nuovi mezzi per trasformare gli utenti in attori della comunicazione.
MEDIAPOLI, LA CITTA’ INFORMATA Da chi, come, dove Dialoghi sulla democrazia metropolitana
Milano, giovedì 17 novembre, ore 21 Libreria Archivi del ‘900 (ex Tikkun) – Via Montevideo, 9 Zona Parco Solari MM2 S.Agostino, Tram 14, 29, 30 Ne parleremo con Giuliano Bianucci Amministratore M&C Marketing e Comunicazione Fabio Zanchi Capo redattore cronacamilanese di La Repubblica Maurizio Decina Professore Ordinario di Telecomunicazioni, Politecnico di Milano
Ti aspettiamo!
ARCHIMEDE Un punto di appoggio a sinistra
Per sapere di più clicca www.circoloarchimede.it
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ISTITUTO D’ISTRUZIONE SUPERIORE "GIUSEPPE TORNO" PROGETTO "EDUCAZIONE ALLA PACE"
La Dirigente Scolastica, Prof.ssa Nicolina Francavilla, i Docenti, gli allievi e il personale tutto dell’Istituto "Torno" sono lieti di ospitare nella giornata di giovedì 3 Novembre 2005, dalle ore 10 alle ore 12, presso l’Aula Magna, la Dott.ssa Margherita Hack astrofisica, tra i massimi esponenti della comunità scientifica internazionale, che interverrà sul tema: Lo stato della scuola e della ricerca in Italia, oggi In questa sede l’illustre relatrice presenterà i contenuti della sua ultima pubblicazione "Brandelli d’Italia", Chimienti Editore, Taranto. www.chimientieditore.it
Gli allievi e i Docenti del Progetto "Educazione alla Pace"
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Mercoledì 2 Novembre, ore 20,45 Teatro Pax Ricordando Patrizia. Serata dedicata alla raccolta fondi per una borsa di studio che porta il nome di Patrizia Puppo. Concerto dei: Nema Problema Corpo di ballo dell'associazione: Danza Primavera Compagnia teatrale: Gruppo di Giò Teatro PAX Via Fiume, 4 Cinisello Balsamo Bilgletto: 8 € adulti, 4 € bambini |
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Venerdì 4 Novembre, ore 20,45 Villa Girlanda Il malato, la malattia, la cura e non solo, la ricerca. Discussione, confronto, informazione sul tema delle neoplasie polmonari. Intervengono: Dott.a Raffaella Speranza Dott. Tommaso A. Dragani Racconto di un esperienza di Gerosa Cristiana Villa Ghirlanda. Sala dei Paesaggi Via Frova, 10 - Cinisello Balsamo
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Venerdì 4 Novembre, ore 16,00
La Biblioteca Civica di Cinisello Balsamo Ha il piacere di invitarvi all'incontro con
Margherita Hack per la presentazione del libro Brandelli d'Italia
Il libro si rivolge alla società civile offrendo strumenti di analisi, di critica e di discussione sull'attuale situazione del paese.
Presentazione a cura del Comitato Genitori. Interverra’ l’assessore alla cultura Roberto Anselmino
Villa Ghirlanda - Via Frova, 10 - Cinisello Balsamo Tel. 02.66.023.552 Info www.comune.cinisello-balsamo.mi.it |
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SEGNARSI UN PO’ :(da cantarsi sulle note di "Amarsi un po’" di Battisti)
L’iniziativa del collega Gigi Moncalvo di farsi il segno della croce all’apertura e alla chiusura del suo programma "Confronti" ha suscitato lo stupore comunista di Repubblica ma va riconosciuto che è una strepitosa idea comunicativa.Essa raggiunge in un sol colpo (anzi in due) quattro obbiettivi : 1) prolunga idealmente la battaglia della Lega per affiggere crocifissi anche nelle cabine telefoniche,2) permette in qualche modo al conduttore di "privatizzare" il programma marcandone il carattere confessionale e scacciando quindi i potenziali "mercanti" che volessero entrare nel tempio.3) consente di "dedicare" la trasmissione a Santa Madre Chiesa così come fece Maroni presentando la finanziaria al Card.Ruini. 4) rilancia un’antica tradizione : i Russi che combattevano per lo zar ad esempio si segnavano prima di saccheggiare le città.
Per risollevare la mia disastrata situazione di reporter sans carrière ho pensato anch’io di aprire e di chiudere i servizi per il tg facendomi il segno della croce ma questa esigenza si scontra immediatamente con la durata dei medesimi : quando dal Desk ti dicono "MIMMO UN MINUTO TASSATIVO ! MI RACCOMANDO!" è difficile sottrarre anche pochi secondi al pezzo per segnarsi e, inoltre, non ci sarebbe neppure il tempo di spiegare il carattere privato del gesto. Il contesto, tra l’altro, potrebbe rendere la cosa anche più imbarazzante : in Bosnia ad esempio un intervistatore che si segnasse "alla cattolica" prima di ogni domanda rischierebbe di far incazzare almeno due etnie : i Musulmani e i Serbi…Non parliamo poi del medioriente: in certe zone con un gesto così finisci dritto dritto su Al Jazeera a implorare l’editore seduto fra tre tizi mascherati che ruotano coltelli… Diversa è la situazione se uno fa un programma per conto suo, ma se si tratta di un reportage o di un settimanale di storie e non di un "dibattito" quando è possibile segnarsi ? In quale spazio ? Qualcuno suggerisce di farlo prima e dopo la pubblicità, come "stacchetto", ma altri ritengono indecoroso il contagio fra il sacro gesto e le nudità "laiciste" di molti spot. Per uscire dall’empasse ma per non perdere l’occasione di schierarmi dalla parte giusta nel conflitto di civiltà voglio lanciare questa iniziativa che certo gioverà alla mia carriera : LA BENEDIZIONE DEI FORMAT !
In un giorno dell’anno (da stabilirsi) tutti coloro che hanno un’idea per un programma tv convergono in Pzza S.Pietro indossando una tunica bianca e dopo essersi purificati presentano i loro "format" al Card.Ruini come fece Maroni con la finanziaria. Chi oserà più "clonare" o affidare ad altri un format benedetto ? Se qualcuno vuole mettersi in lista mi contatti, ma in fretta perché già il telefono comincia a squillare. Mimmo Lombezzi
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 MOLYY BEZZ
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Cari colleghi ..corre voce che dall’inizio della seconda Guerra del Golfo sia nata una specie di Gladio dei giornalisti (nome in codice GJG : " Gladio’s Journalists (for) George" ) che si prefigge la difesa dell’immagine di George Dabliu Bush, in qualsiasi circostanza, sfidando anche i fatti, anche le inchieste dei colleghi americani, anche le stesse dichiarazioni del Pentagono. Io non so se la notizia sia vera o falsa, ma i commenti che anche su questo sito, hanno accompagnato l’illuminazione al fosforo di Falluja fanno pensare di si’. Ora è chiaro che una forte illuminazione puo’ far sparire il proprio oggetto – molti saggi Zen ricevuta l’illuminazione si sono letteralmente vanificati – ma questo non sembra proprio il caso degli abitanti di Falluja. Sicuramente ricade su di loro la responsabilità di essersi trovati troppo "sotto" a un composto che da lontano serve per illuminare e che da vicino ti cuoce come un forno a microonde, ma questo "concorso di colpa" non esclude la domanda se il fosforo possa o no essere definito un’arma chimica. La cottura è un processo chimico tanto che il nome in codice dell’operazione era "scuoti & cuoci" mica "scuoti & illumina". A meno di pensare che i cadaveri ben vestiti mostrati da Rainews24 non siano stati acconciati ad hoc. Comunque, come direbbe Biscardi, ai-posteri-l’ardua-zentenza : cio’ che mi interessa è sapere se qualcuno ha informazioni piu’ dettagliate sulla "GJG" (la Gladio dei Giornalisti) perché vorrei entrarvi onde migliorare la mia "professional situation". Fatemi anche sapere se c’è un rituale, un abbigliamento particolare ( tipo cappucci, grembiuli, compassi) e se bisogna fare un versamento per la Causa. Grazie di cuore e abbasso i disfattisti. Mimmo Lombezzi 24 NOVEMBRE 05
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I RUMINANTI L’ultimo l’ho visto alle spalle del ministro Calderoli immerso nei micr ofoni di una conferenza stampa: alto, ben vestito, occhiali alla moda, ruotava la cabeza chiomata luccicante di gel a destra e a manca masticando con impegno chissà che cosa. Ogni frase pronunciata dal ministro lui chiudeva la mascella come se avesse inghiottito il concetto, lo sguardo preso nel vuoto della folla a cercar qualche gnocca o qualche conoscente di passaggio. I "ruminanti" che cosi’ spesso appaiono alle spalle di onorevoli e sottosegretari sono un’appendice parassitaria delle nostre "press-conference" più devastante delTrio Medusa, delle Jene o di Paolini, l’angelo (in senso Greco "anghelos") del profilattico. I "ruminanti" danno un ‘aura da sottogoverno anche all’annuncio più serio e drammatico. Senti annunciare la vendita delle spiagge o il ponte sull’Eufrate e pensi subito che dietro ci sarà un "magna magna", vedi Fassino che si inchina pio a Pietralcina e subito sospetti che egli sia pronto a ingoiare un’ostia soltanto elettorale… Colleghi degli uffici stampa e voi consulenti d’immagine vi invito alla vigilanza : a che serve spendere milioni da sarti chirurghi e parolieri quando nell’icona dei vostri pupilli si ficcano i parassiti del rumine?.. gli inutili e surreali masticatori del nulla ? mimmo lombezzi
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L'ultima recita
E’ con divertito raccapriccio che assisto all’ultima recita in ordine di tempo, secondo la cui traccia uno degli attori dice: propendo per il rinnovo della carica al presidente Ciampi; a lui fa eco l’altro attore che dice che no a lui non sta bene, mentre il terzo recitante dice che questa scelta sarà ottima. Tutti e tre i recitanti hanno posto le premesse per permettere all’attore principale di declmare:senz’altro sarebbe, quella di Ciampi, un’ottima scelta ma ,vivaddio, è prematuro parlarne perchè questo intreccerebbe problematiche di disputa politica, nelle quali ,si sa, (..sappia..Ciampi..?) il presidente della Repubblica non deve metter bocca. In successione, i teatranti hanno costruito un copione in cui pongono anzi impongono un tema di discussione, dove il tema della presidenza della repubblica, sappiamo quanto questo tema stia a cuore al prim'attore, viene sollevato e dove le prime e le ultime appaiono essere ora e forse in futuro palleggiate tra questi personaggi, che certamente non mancano di inventiva e di spirito di iniziativa nel tener sempre desta la nostra attenzione con fuochi artificiali, petardi e qualsiasi altra arma..Vedo male? ciottolo 20 novembre 05
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Assalto alla Memoria Lodevolmente, il 15 novembre, un quotidiano riprende, nelle pagine interne ma con ampiezza, una notizia che era stata diffusa troppo sottotono; il quotidiano è 'Repubblica' e la notizia è quella delle mire nefaste del governo sugli Archivi di Stato. Se ne parla sotto il titolo: 'Assalto alla Memoria'.
Del resto..potevamo illuderci che non si sarebbe arrivati a questo? A questo punto, se fossimo illusi, potremmo cominciare a ricrederci. Pensate,una parte della nostra Memoria storica smembrata ed affidata alle cure sapienti del Presidente del Consiglio che deciderà cosa conservare, cosa distruggere, a chi far leggere e a chi no. Pensate, eminenti storici lustro della nostra cultura, custodi e studiosi e diffusori della Memora, di recente licenziati; e le nuove nomine saranno a cura del Ministro dei Beni culturali, che attualmente e’ Buttiglione e domani chissa’ e non e’ questo il punto.
C’e’ da rimanere sbalorditi, terrorizzati.
gea 17 novembre 05 nella foto: Archivio di Stato
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Rock e lento
Ci sono periodi in cui il silenzio si addice meglio alla situazione e io sento molto il bisogno di stare in silenzio. Oppure di inventare parole nuove e modi diversi di comunicare. Questa cosa e’ sentita da molti, credo; anche da Celentano, che ha inventato – come si sa - il rock e il lento per definire la realtà. Così sembra, almeno; io non ho visto neanche una puntata.
Non faccio in tempo ad aprire un quotidiano e a mettermi a leggere un articolo, o anche on line..per essere raggiunta da questo tormentone del rock e del lento..E il bello è che sono le stesse persone che ne parlano diffusamente a definire la coppia rock- lento: tormentone.
A me sembra che adesso tutti si aggrappino a queste due parole, a questa trovata alla Celentano, tipica..Da tempo, il Molleggiato ti sbatte lì queste cose che ti verrebbe istintivamente di definire ovvie e che poi bucano lo schermo e vengono recepite e valutate come mantra o parole magiche o eccezionali invenzioni o raffigurazione della realtà…o che altro.
Insomma, mi sembra che adesso tutti si appropriano di questo modo di dire..posso definirlo cosi’, il duetto rock- lento.. senza peccare di lesa maestà nei confronti di Cele? Adesso tutti scoprono che questa cosa è rock e quell’altra è lenta ma a me sembra di avere già fatto indigestione.
Non è per superbia che non mi riconosco in questo linguaggio o che non lo voglio fare mio o che non voglio identificare in quel dualismo furbo di rock e lento la sostanza del reale..è, - la mia, credo - saturazione da luoghi comuni , paura di vederli riprodursi ..
Le Parole si riproducono con prolificità esagerata e raramente si inventano parole nuove..Si può riconoscere un certo tipo di linguaggio dicendo, ad esempio, questo è lo stile de l’Espresso (o di Panorama)..
Bisognerebbe inventare ognuno parole nuove e non copiare le vecchie.
In questo senso, è vero, Celentano ha inventato parole nuove se cosi’ si puo’ dire..E tutti ne sono entusiasti a destra e a sinistra.
Pero’ non esageriamo.
germana p.
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L ' i n f o r m a z i o n e n e g a t a |
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Storia di Roj Tv, invisa alla Turchia e agli Stati Uniti
Scopro, leggendo un pregevole ed approfondito articolo su Il Manifesto di oggi, 8 dicembre, la vicenda di una emittente satellitare la cui vita è ben travagliata: si tratta di Roj TV ed è la voce del popolo kurdo.: è, come dice il giornale,” la tv del popolo che non c’è e proprio per questo fa paura” Ogni giorno, essa racconta la storia di un paese invisibile e quindi ancor più scomodo.”
L’emittente è ospitata attualmente in Danimarca e questa sede è solo l’ultima di altre, precedenti di peregrinazioni attraverso l’Europa, perché in più occasioni le pressioni e le pretese del governo turco esercitate presso i governi dei Paesi che la ospitavano, hanno fatto sì che essa venisse perseguitata prima e poi chiusa. Di recente, la Turchia ha esercitato queste pressioni anche presso il governo danese, spalleggiata in ciò dagli Stati Uniti, ma fino ad ora, per fortuna senza ottenere soddisfazione alla sua pretesa.
E’ stato durante un recente visita del premier turco Erdogan in Danimarca che si è verificato l’incidente in seguito al quale è partita la nuova offensiva del governo turco verso Roj TV. Durante una conferenza stampa del premier danese e di quello turco, quest’ultimo ha notato che tra i giornalisti presenti c’era anche quello in rappresentanza della emittente di lingua kurda: ha violentemente protestato coll’ospite sostenendo che alla conferenza stampa non potevano essere presenti lui e il giornalista, che non lo avrebbe tollerato. Il premier danese ha risposto che nel suo Paese la libertà di stampa era sacra e allora Erdogan ha abbandonato arrabbiatissimo la conferenza stampa.
Successivamente a questo episodio, gli Stati Uniti si sono fatti portavoce delle richieste turche di chiusura dell’emittente presso l’Unione Europea, fino ad ora, mi sembra capire, senza successo.
Racconta ancora "il Manifesto:” Roj Tv è nata come Med TV dieci anni e mezzo fa. Era il 30 marzo 1995 quando la televisione satellitare kurda cominciò le prime prove tecniche di trasmissione. Quindi, il 14 aprile, la televisione trasmise la diretta del congresso di fondazione del Parlamento kurdo in esilio”
Allora la piccola preziosa emittente (si sono moltiplicate le parabole in tutto il paese che non c’è da quando essa esiste) era ospitata in Belgio. In seguito, “le autorità belghe con una imponente operazione di polizia ordinarono perquisizioni, fermi e arresti negli studi di Med Tv. Le autorità sequestrarono gli archivi della TV che verranno restituiti solo molti anni dopo”
"Per qualche tempo Med Tv ottenne l’ospitalità su suolo inglese finchè “la ITC toglie la licenza a Med Tv che non puo’ più trasmettere.”
La perseveranza non manca ai creatori di Med Tv, che riescono ad ottenere, ma solo per qualche tempo, la licenza di trasmissione dalla Francia; fino a che anche qui vengono cacciati, per ottenere per qualche mese l’aiuto dello Stato del Vaticano.
Infine la Danimarca e fino agli eventi e alle intimidazioni turche e statunitensi recenti, di cui non possiamo ancora immaginare le conseguenze.
Saprà l’Europa resistere alle pretese e alle prepotenze del potente alleato americano e della capricciosa prepotente Turchia? Ci auguriamo di sì!
germana pisa 8 dicembre 2005
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NO TAV ultime notizie
Oggi alla manifestazione di Torino un grande e bellissimo spezzone era formato dai comitati noTav, per sottolineare illegame tra le finanziarie e lo spreco di miliardi dietro il TAV. MERCOLEDI 30 Novembre ci sara' l'occupazione dei terreni per iniziare i lavori del Tunnel di Venaus che stanno TUTTI I MEDIA spacciando per un semplice carotaggio mentre e' effettivamente l'inzio dei lavori!! MERCOLEDI" dalle prime ore del mattina saremo in Val di Susa a cercare di fare resistenza pacifica (com'e' succeso il 31 ottobre). Speriamo che non succedano incidenti... ABBIAMO dei contatti con molte persone che da 15 anni stanno seguendo la lotta al TAV. La priorita' oggi per il movimento contro il TAV e' proprio quella di cercare di informare il piu' possibile la gente al di fuori della valle (In valle sono informati infatti il fronte No_TAV in val di susa va dalla LegaNord ai centri sociali). Si stanno moltiplicando le serate informative e gli incontri a Torino.... Se siete interessati potremmo cercare anche di mettervi in contatto. Per approfondire questo tema viconsiglio di visitare il sito www.notavtotino.org Il prossimo numero di DIARIO avra' un reportage sul TAV che dovrebbe essere molto interessante. Anche Avvenimenti dovrebbe parlarne .... fabio bovi 25 novembre
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NO TAV Per favore, leggete questo documento fino in fondo. Non vi chiedo che pochi minuti del vostro tempo. Scrivo queste poche (spero) righe con l'unica intenzione di portare a conoscenza una situazione che la maggior parte dei media cerca di tener nascosta. Da diversi anni è in corso in ValSusa una manovra di resistenza organizzata contro la linea ad alta velocità ferroviaria Torino-Lione (TAV).
Quello che fanno credere i media è che gli oppositori siano pochi e comunque motivati solamente dal fatto che "gli passa il treno sotto casa". Nella manifestazione di giugno c'erano 30000 persone (in tutta la Val Susa ci sono 50000 abitanti). Non posso di certo smentire questa motivazione, ma in realtà i motivi veri (che vengono metodicamente nascosti dai media) sono ben altri: 1.. La tratta Torino-Lione è completamente inutile: nella Val Susa esiste già una linea ferroviaria sottoutilizzata, in grado di reggere il traffico richiesto (considerando i tassi di crescita) almeno fino al 2050. 2.. La linea in costruzione è esclusivamente merci, non si avrebbe alcun vantaggio in termini di tempo per la percorrenza da Torino a Lione. I treni passeggeri comunque continuerebbero a transitare nella linea storica con i tempi di percorrenza attuali. 3.. Nel tratto montano (e quindi da Torino alla Francia), comunque non sarebbe una tratta ad alta velocità perchè la conformazione del terreno montano non la rende possibile. 4.. L'amianto sotto al Musinè c'e' veramente (è già ampiamente dimostrato), e nei progetti non c'è il minimo accenno ad un piano di messa in sicurezza dell'amianto estratto (è previsto semplicemente uno stoccaggio in valle a cielo libero), che con i frequenti venti della ValSusa verrebbe distribuito e respirato in tutta la cintura ovest di Torino ed in Torino stessa. Le malattie causate dalla respirazione di anche solo 1 fibra di amianto vengono diagnosticate 15 anni dopo l'inalazione. Dal momento della diagnosi la mortalità è del 100%, ed il tempo di vita medio è di 9 mesi. 5.. Il corridoio 5 (tratta Lisbona-Kiev) di cui questa tratta sarebbe parte fondamentale non esiste: da Trieste verso est l'opera è bloccata in tutti i suoi aspetti. 6.. Finanziariamente è un disastro annunciato: perchè vada in attivo, nella tratta dovrebbe passare un treno merci ogni 3 minuti, 24 ore al giorno. Per questo motivo, al momento nessun privato si è impegnato finanziariamente, banche e fondazioni comprese. La tratta è costosissima, ed i soldi non ci sono: è notizia recente che nella finanziaria di questi giorni sono stati tagliati quasi tutti i fondi per le grandi opere. Gli unici soldi su cui si regge l'opera sono i finanziamenti europei. 7.. Se dovessi elencare tutte le implicazioni legali del ministro Lunardi (mi spiace, ma non riesco proprio a dare dell'onorevole ad una persona del genere) questo documento diverrebbe troppo lungo. Dico solo che l'appalto per la costruzione del tunnel di 52Km (7,5 miliardi di euro) è stato vinto da una ditta francese che l'ha subbappaltato alla francese RockSoil, di proprietà della moglie.
Forse ora è più chiaro e motivato perchè nelle proteste dei ValSusini sono presenti sempre, in prima fila, tutti i sindaci e le istituzioni di tutti i paesi della Valle, indipendentemente dal partito politico di appartenenza. Il CIPE, incaricato di distribuire i fondi italiani, ha già eliminato la tratta Torino-Lione dalle opere da finanziare dallo stato italiano (nonostante quanto riferito dai media). L'unico obiettivo di chi il TAV lo vuole fare è quello di agganciare la pioggia di finanziamenti europei per le grandi opere; per far questo, devono entro fine anno poter dire che i lavori sono iniziati. Lunedì 1 novembre ho partecipato al blocco dei lavori a Mompantero: in 500 persone (saremmo stati molti di più, ma alla maggior parte delle persone è stato impedito di raggiungere i luoghi della protesta, militarizzando Susa) abbiamo bloccato senza alcuna violenza per un giorno intero 1200 demotivati esponenti delle forze dell'ordine. La notizia che i siti siano poi stati presi in possesso dalle forze dell'ordine in nottata (quando non c'era più nessuno ad opporsi e verificare) sembrerebbe falsa, alcune persone hanno verificato il giorno successivo che i siti erano ancora sgombri. La questione NoTAV non è una questione di sinistra o destra: l'opposizione è trasversale, ed ogni persona di buon senso che sia informata sul problema non ha difficoltà a capire le nostre ragioni. Il problema è che la voce dei NoTav ciene puntualmente soffocata dai media, per la grande quantità dei finanziamenti europei in gioco. Personalmente penso che anche i più accesi interessati questo lo sappiano benissimo, e dell'opera non gli importi proprio nulla. L'unica loro preoccupazione è farsi rigirare nelle loro casse i soldoni europei. Non chiedo a chi legge questo messaggio di crederci ciecamente, ovviamente può essere inteso come propaganda di parte, ma di informarsi anche dal altre fonti indipendenti. Purtroppo il quotidiano La Stampa ed il telegiornale regionale di Rai 3 sono le fonti di informazione che si sono rivelati più corrotti e di parte, non solo nei commenti alle notizie ma anche nel continuo riportare notizie false. Qualche anno fa è venuta una troupe di Report diversi giorni in valle a fare un servizio sul problema. Risultato: il servizio non è mai andato in onda ed il giornalista è stato quasi licenziato. Il mio intento non è solo di convincervi sulle nostre ragioni, ma prevalentemente di informarvi. Se credete che le informazioni di questo messaggio siano false, vi invito a verificarle. Penso che poi la convinzione venga da sola.
Vi prego di inoltrare questo documento al maggior numero di persone possibile.
Un normale cittadino che crede ancora nella democrazia
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L'italia vista dall'america. Un nuovo attacco a Berlusconi?
La PBS, notissima TV privata NON Commerciale americana (www.pbs.org), ha realizzato un servizio sul Primo ministro Silvio Berlusconi. Berlusconi, che dopo Rockpolitik dichiara: "Un nuovo attacco nei miei confronti", che cosa penserà del servizio redatto dai cari amici americani?
Ecco in breve che racconta il servizio:
IL PRIMO MINISTRO E LA STAMPA (http://www.pbs.org/wnet/wideangle/shows/berlusconi/index.html) Il Primo Ministro Silvio Berlusconi non è solo un ricchissimo uomo italiano, ma anche l'incontrastato padrone di un vasto impero mediatico.
I critici sostengono che la combinazione del potere politico e il controllo editoriale di Berlusconi mettono in pericolo la libertà di stampa in Italia.
PUO' BERLUSCONI MINACCIARE LA DEMOCRAZIA ITALIANA? di Cristian Palmer, 1 Agosto 2003
In una mite serata di maggio, a Manchester in Inghilterra la quadra di calcio AC Milano vinse la finale della prestigiosa Coppa Campioni. La partita fu trasmessa in diretta in italia sul canale televisivo "Canale 5" e fu seguita con un record di ascolti da 20 milioni di persone. In seguito a questo si generò un record di entrate pubblicitarie per l'emittente televisiva.
Il primo ministro Silvio Berlusconi fu uno dei pochi fortunati che assistette alla partita dallo stadio, e molto spesso il suo smagliante sorriso scintillava sui monitor televisivi di tutta la nazione.
Aveva veramente ragione di sorridere. Lui possiede l'AC Milano, lui possiede "Canale 5" e anche la società che che si occupa della vendita delgi spazi pubblicitari.
E' difficile gonfiare l'influenza che Berlusconi ha sulla vita quotidiana degli italiani. In aggiunta, gestendo la nazione, egli gode del controllo diretto e indiretto di oltre il 90 % della televisione nazionale, ha costruito il più grande impero editoriale italiano, controlla il più grande network di distribuzione dei film ed inoltre ricava ulteriori introiti dai servizi finanziari e dal settore immobiliare.
Potresti pensare che, un così vasto dispiegamento di responsabilità, è più che capace di soddisfare Berlusconi. E invece ti sbagli! Il milionario politico uomo d'affari, pensa che l'incarico di primo ministro in Italia non riporta abbastanza autorità, perciò sta facendo pressioni per riscrivere la costituzione. In questa maniera egli avrà ragione di tutto.
Nata dalle macerie della seconda guerra mondiale, la costituzione italiana fu specificatamente disegnata per indebolire il potere esecutivo e impedire il resuscitare di un altro uomo forte come il leader fascista Benito Mussolini.
Come Primo ministro, Berlusconi non può buttar fuori i suoi ministri, non può dissolvere il parlamento, ed è alla mercé di giovani coalizioni partners che possono far cadere il governo ogni qual volta non si va nella loro direzione.
Berlusconi sta a destra della politica italiana di centro , crede fortemente nel libero mercato si lamenta contro il comunismo ad ogni possibile occasione eppure la sua coalizione di 4 partiti include la post-fascista Alleanza Nazionale e la polulista Lega Nord.
Una traduzione di Alma Mazzoleni |
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I l d o c u m e n t o |
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Sotto la notizia niente - saggio sulla informazione planetaria - di Claudio Fracassi Libera Informazione Editrice - 1a edizione novembre 1994
 ("la rivoluzione in tv, al contrario della guerra, non viene bene"-John Kenneth Galbraith)
a Ilaria Alpi, giornalista capitolo primo Timisoara “Come avvenne realmente il massacro di Timisoara, il più spaventoso del secondo dopoguerra del Ventesimo secolo, sarà difficile raccontare, perché in realtà quel massacro non ebbe luogo. E’ possibile tuttavia fornire tutti i particolari della notizia sul massacro di Timisoara; poiché essa esistette realmente, e quindi può essere fedelmente ricostruita e ritrasmessa ai posteri, secondo spirito di verità. Quale sia poi la differenza tra l’uno – il massacro – e l’altra – la notizia – è precisamente il tema di questo libro. “Tutto cominciò esattamente con il racconto di un anonimo cittadino del mondo, di nazionalità cecoslovacca, e quindi definito “cittadino cecoslovacco”, domenica 17 dicembre 1989. Le telescrventi collegate con l’agenzia di stampa ungherese Mti trasmisero, quel giorno, un dispaccio in cui si affermava che, “secondo quanto riferito da un “viaggiatore cecoslovacco”, colpi di arma da fuoco sarebbero stati sparati a Timisoara.” In quella stessa serata, la televisione di Stato ungherese, agevolmente captata a Vienna, rilanciò la notizia, stavolta senza far riferimento all’anonimo viaggiatore. Disse lo speaker: “Una grande manifestazione si sarebbe svolta a Timisoara per impedire la deportazione del pastore protestante Toekes.” Ambedue le notizie erano vere. Una manifestazione si era effettivamente svolta a Timisoara, città romena a una quarantina di chilometri dalla frontiera, per difendere il pastore protestante Lazlo Toekes, minacciato d’arresto dalla polizia del dittatore Ceausescu, in quanto strenuo assertore dei diritti della minoranza ungherese; ed effettivamente c’erano stati degli scontri tra i poliziotti e i dimostranti durante i quali i primi avevano sparato contro la folla.. La cosa era avvenuta, in realtà, non la domenica, ma il venerdì precedente, 15 dicembre. Questa nostra ricostruzione riguarda però non i fatti, ma la notizia, ed è quindi corretto collocare la data d’inizio dell’evento, destinato a divenire mondiale, al giorno 17. La domenica sera nel mondo, per ragioni del tutto comprensibili, le redazioni dei giornali – siano essi televisivi o della carta stampata – lavorano in numero ridotto, e di malavoglia. Alcune, addirittura, sono chiuse perché saltano il numero di lunedì. Minore è, di domnica, il flusso di notizie di agenzia, quasi nulla l’attività delle sedi istituzionali, difficile è ottenere conferme o particolari. Prevalgono le informazioni sugli incidenti stradali e soprattutto sugli avvenimenti sportivi. Un non disprezzabile alimento alle cronache viene dagli eventi internazionali, anche se spesso non è semplice avere sotto mano lo specialista che sappia valutarli. In quella domenica del dicembe 1989 solo la radio di Vienna, in tarda serata, ritenne opportuno riferire, con tutte le cautele del caso, degli incidenti nella cittadina romena; non la tv francese, non quella italiana, né alcuno dei telegiornali americani, pur favoriti dal fuso orario. L’indomani, lunedì, solo due grandi giornali europei scrissero di Timisoara: il “Corriere della Sera” in Italia e “LeMonde” in Francia: in ambedue i casi non si parlava di vittime ma di “dure cariche della polizia, con numerosi arresti”. Fu il martedì 19 dicembre, in tutto il mondo, l’inizio vero del dramma raccontato dai grandi organi di informazione.”Sangue a Timisoara” secondo la “Washington Post”, tra i più autorevoli giornali statunitensi. Le notizie erano da tutti riferite, una volta tanto, senza apprezzabili accentuazioni o tendenziosità legate alla posizione politica.Il quotidiano italiano collocato più a sinistra riportò le inquietanti dichiarazioni di “uno scrittore romeno” emigrato in Jugoslavia: “I morti a Timisoara “sarebbero trecento, quattrocento.” La cittadina romena, in realtà, era difficilmente raggiungibile. Chiuse le frontiere in entrata, difficili i collegmenti telefonci, controllate dal regime di Ceausescu le emissioni radio, erano i cittadini stranieri che attraversavano il confine verso l’Ungheria le fonti primarie dell’informazione. Fu così che alcuni compagni di sventura (e di testimonianza) del già citato “viaggiatore cecoslovacco” fornirono al mondo i dati e i resoconti di una carneficina orrenda, destinata a rimanere nella storia. Tramite delle notizie furono, prevalentemente, le agenzie di Stato dell’Europa orientale, che vivevano in quei mesi un periodo di particolare curiosità e libertà, dopo gli straordinari accadimenti che avevano travolto i regimi comunisti dei rispettivi Paesi. Il 6 febbraio di quello stesso anno, in Polonia, Solidanosc, guidata da LechWalesa, aveva imposto la famosa “tavola rotonda” al governo guidato dal generale Jaruzelski. Il 2 maggio era caduta la cortina di ferro tra Austria e Ungheria. Tra l’8 ottobre e il 9 novembre si era dissolta la Rdt: Honecker era stato travolto, l’odioso Muro di Berlino, simbolo della guerra fredda,smantellato. Infine, tra il 17 novembre e il 9 dicembre 1989, era insorta pacificamente la Cecoslovacchia, e Husak era stato deposto. Aesso, finalmente, si muoveva anche la marmorea Romania, sinora immobilizzata sotto il tallone di ferro di Ceausescu, ultimo satrapo orientale. Ma come, realmente, si muoveva? Le notizie raccolte dalle agenzie est-orientali e rilanciate (da “France Presse” e “United Press”, dalla britannica “Reuter”, da “Radio Free Europe”) sul circuito internazionale dell’informazione, si facevano giorno dopo giorno, ora dopo ora, più drammatiche: la repressione da parte della famosa “Securitate”, la polizia politica di Ceausescu, era tremenda: il numero dei morti, anche se ancora non definitivo, impressionante. 25° cadaveri solo nell’ospedale di Timisoara, riferì la Radio ungherese; e “un medico” testimoniò che erano stati assassinati “trecento, quattrocento cittadini”. Lo stesso numero – ricordate?- drammaticamente denunciato dallo “scrittore romeno”. Chi dei due, ci si sarebbepotuto chiedere, aveva informato l’altro? (nella foto: una manifestazione degli anni 80 in Romania) Le fosse comuni
Il pianeta seguiva con passione, attraverso i resoconti dei giornali e i comunicati Tv (ancora del tutto privi di immagini) il susseguirsi incalzante degli eventi. Giovedì 20 dicembre, mentre in tante città del mondo cristiano era tempo di regali e di dolci sentimenti, piombò nelle redazioni, e fu rilanciata dalle rotative e dalle onde televisive la notizia del grande massacro. Due agenzie di stampa, l’autorevole “Taniug” jugoslava e la “Adn” dell’ex Germania comunista, lanciarono il massimo allarme per Timisoara, città forse ormai “completamente distrutta”. La cronaca della feroce repressione potè essere letta su due quotidiani jugaslavi, “Vecernje Novosti” e “Ekspres Politika”: bambini “schiacciati dai tank dell’esercito” , donne incinte “trafitte dalle baionette”, elicotteri che mitragliavano la folla. L’Europa non aveva mai visto, dagli orrori della guerra nazista in poi, analoghe scene di violenza e di sterminio. Fu l’Adn, per prima, a dare le dimensioni della tragedia ( mentre a Bucarest, proprio il 21 dicembre, si consumava la fine politica del dittatore Ceausescu, contestato in piazza e costretto alla fuga) : a Timisoara c’erano stati 4660 morti, 1880 feriti, tredicimila arresti, settemila condanne a morte.”. Il giorno dopo arrivarono sugli schermi di tutto il mondo, come un pugno atroce alla bocca dello stomaco, le immagini del massacro. Fu la TV di Stato ungherese a dare la notizia che a Timisoara era stata ritrovata la prima delle fosse comuni dove erano stati seppelliti frettolosamente i cadaveri: 4630 erano le vittime accatastate in quella fossa. Subito dopo, la Tv di Belgrado, e poi tutte le Tv del mondo civile, diffusero le scene dei corpi torturati e mutilati, appena disseppelliti, impressionanti sotto le torce che li illuminavano nella notte. I morti nelle fosse comuni – rese noto la jugoslava “Tanjug”, citando i dati forniti dal Comitato di Salvezza Nazionale – erano 4632. I giornalisti provenienti dall’occidente poterono rendersi conto di persona soltanto venerdi’ 22 dicembre dell’entità del massacro. Le frontiere fino a quel giorno erano restate chiuse, e le notizie, terribili ma incomplete, venivano raccolte ai valichi di frontiera - in particolare quello con l’Ungheria e quello di Vrsac, con la Jugoslavia – e attraverso i fili del telefono. Proprio per la particolarità – e la rarità – delle fonti, i resoconti apparvero per alcuni giorni molto simili, su tutti i grandi giornali internazionali. Ma anche dopo l’apertura delle frontiere, a cavallo dei giorni di Natale e subito dopo, i reportage dei maggiori osservatori giornalistici – d’Europa e d’America, di destra e di sinistra – furono sostanzialmente convergenti nei toni, nelle cifre, nelle descrizioni, nell’orrore umano e nell’appassionata condanna. Converrà perciò seguire l’evento attraverso le cronache del più diffuso quotidiano italiano: Il “Corriere della Sera” (tenendo presente che non diverse furono le corrispondenze del “Figaro”, o del “New York Times”). Il giornale titolò mercoledì con sicurezza: “A Timisoara è stata una strage, sparavano anche dagli elicotteri”, mentre una nota di cautela fu introdotta il giorno dopo dal corrispondente da Bonn (“le testimonianze dirette sono poche; molte sono quelle indirette, di seconda o terza mano”). Il giorno dopo, l’inviato al valico di frontiera fu in grado di riferire più precisamente le notizie da Timisoara:”I morti vengono praticamente “rubati” dalle autorità, portati via anche con camion per la spazzatura e sepolti probabilmente in fosse comuni nella “Foresta Verde”, il parco vicino a Timisoara.” La prima corrispondenza diretta fu telefonata dall’inviato del “Corriere” – così come da alcuni suoi colleghi che erano riusciti a raggiungere Timisoara, in una Romania attraversata dal moto rivoluzionario, mentre Ceausescu e la moglie erano braccati nel loro disperato tentativo di fuga – nella serata di venerdì 22 dicembre. Fu pubblicata perciò il giorno dopo. Era densa ed emozionata, sotto il titolo:”Timisoara, la città martire, esulta per la libertà – Ma, nelle fosse comuni, giacciono 4700 vittime della repressione”. Si leggeva: “..fa un certo effetto essere a Timisoara tra i primi, poche ore dopo che Ceausescu è caduto..La gente gioisce nelle strade, seppur sulla città si senta il peso dei 4700 morti, i cui corpi sono stati trovati in fosse comuni, dei 2000 feriti.” Furono prime pagine dense di tragedie e di sangue quelle degli ultimi giorni dell’anno. Nel frattempo, gli Stati Uniti avavano infatti dato avvìo all’operazione “Giusta Causa” , cioè all’invasione di Panama per la cattura dell’”uomo forte” Noriega. Poiché le notizie sul bombardamento della città centro-americana (con alcune migliaia di morti, si seppe poi) non avevano attraversato le strette maglie della censura imposta “per motivi di sicurezza” dal Pentagono, il giornale si limitava a riferire prudentemente, intanto, dei “diciannove militari USA rimasti uccisi” e titolava: “Panama: gli Stati Uniti in difficoltà inviano altri 2000 soldati”. Ma c’era soprattutto, a sovrastare nell’informazione l’orrore di Timisoara e il mistero di Panama, la rivoluzione in pieno corso a Bucarest. Alla Vigilia di Natale il titolo a nove colonne era sugli eventi nlla capitale romena, e il reportage diceva: “sulle strade giacciono migliaia di corpi senza vita. E’ probabilmente la più grande strage dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi.” A Bucarest come a Timisoara. O forse no. Nelle pagine interne, la corrispondenza dell’inviato nella cittadina-martire aveva infatti per titolo: “abbiamo assistito alla battaglia di Timisoara” e raccontava: “I morti e i feriti si stanno contando in queste ore..Siamo certi che è stata la maggiore battaglia urbana del dopoguerra”. Nella settimana da Natale a Capodanno la tragedia romena fu la regina degli eventi televisivi. Fu quella, due anni prima del Golfo, la grande prova mondiale della mitica Cnn. Le telecamere mostrarono, le voci fuori campo commentavano, gli inviati sul posto raccontavano. Persino le riunioni del Comitato rivoluzionario appena insediatosi a Bucarest si svolsero in diretta televisiva, nella sede della Tv di Stato espugnata dagli insorti ancor prima dello stabile del Comitato Centrale. La realtà era sotto gli occhi di tutti, dunque. Mai avvenimento planetario era stato seguito con tanto meticoloso scrupolo di verità. “La Storia in diretta” si disse con giustificata enfasi. L’orrore delle immagini televisive di Timisoara era inenarrabile. Sul maggiore giornale italiano così descrisse la scena l’inviato, finalmente libero, come tutti i suoi colleghi, di vedere con i propri occhi, di guardarsi intorno, visitare cimiteri e ospedali raccogliere testimonianze: “…La repressione ha provocato migliaia di morti…Cresce l’angoscia dei volontari che ancora ieri scavavano nel piccolo cimitero dei poveri. Di una donna incinta è stato trovato il corpo col ventre lacerato e con appoggiato a fianco il feto..Quasi ogni famiglia, qui, ha un figlio o un parente tra i morti…Tortura. Parecchi corpi ne recano i segni, con ferite che in alcuni casi vanno dal mento al bacino.” Le stesse scene erano minuziosamente descritte da tutti gli inviati, su giornali di diverso orientamento politico: per esempio l’Unità (“Quattromilacinquecento cadaveri irriconoscbili, mutilati, mani e piedi tagliati, con le unghie strappate.”) o “La Stampa” (Migliaia di cadaveri nudi legati col filo spinato, donne sventrate e bambini trucidati nel massacro di Timisoara.) in Italia; su “Liberation”, in Francia: (“Migliaia di corpi nudi e mutilati, nel carnaio di Timisoara”).Eccola. cupa e tremenda, la verità di Timisoara.. Non ci libereremo facilmente – pensò ogni pacifico cittadino del mondo – del ricordo di questo crimine.
Il custode del cimitero
C’è semre qualche persona che riesce a vedere l’imperatore nudo (quando tutti affermano concordemente che è splendidamente vestito), in mezzo ai grandi eventi della Storia. A Timisoara si aggiravano tra gli altri, in quei giorni, due cronisti venuti dall’Italia per conto di un quotidiano di Provincia: arrivati a spese proprie, per “vedere la rivoluzione”. Appena lasciate le valigie all’”Hotel Continental”, i due, Michele Gambino e Sergio Stingo – corsero al cimitero, per osservare dal vivo le immagini ossessivamente ritrasmesse dalla TV. Raccontarono poi: “Eravamo in preda ad un misto di oppressione e di curiosità: in una casetta di cemento, una delle camere di tortura della Securitate, c’è il cadavere di un uomo su un tavolaccio di ferro, la pancia squartata e poi grossolanamente ricucita. Poco distante, in fila su di un lenzuolo, ancora cadaveri, una ventina, nudi. Uno sembra trattenere le viscere rinsecchite tra le mani. Due metri più avanti la scena più orrenda, il corpicino di un neonato sul ventre di una donna. Ma c’è qualcosa di strano..almeno la metà dei cadaveri sono in avanzato stato di decomposizione, non c’è bisogno di essere degli esperti per stabilire che la morte risale a diverse settimane fa.; e ancora: la “madre” del bambino ha almeno una sessantina d’anni e il suo cadavere è peggio conservato di quello del presunto figlio.”. Dunque, la carneficina non è carneficina? I morti non sono morti? La realtà non è la realtà, la verità non è la verità? L’Imperatore non è vestito? I cronisti si rivolsero non al Tribunale della Storia, ma al custode del cimitero, che si autodefinì “direttore”. Quei corpi, spiegò l’uomo, sono di vagabondi: barboni, ubriaconi, derelitti; questo, aggiunse, è il cimitero dei poveri. Non c’era stata tortura, ma autopsia: perciò i cadaveri erano tagliati dal mento all’addome, e ricuciti. I corpi erano stati disseppelliti, illuminati, fotografati, ripresi dalle telecamere. “Ho detto a tutti la verità – si disperò il becchino – l’ho detta ai giornalisti. Ma nessuno mi ha dato retta.” Il giornale di provincia italiano aveva probabilmente in mano lo scoop del secolo. Ma non pubblicò una riga. Com’era possibile che la Tv mentisse, che i giornali mentissero? Timisoara non era dunque Timisoara? "Dieci giorni più tardi il racconto dettagliato dei due cronisti fu pubblicato da un settimanale nazionale, che titolò: “quelle cifre inventate, quei cadaveri truccati” Ma dieci giorni più tardi la Romania già non esisteva più, inghiottita dalle pagine interne dei quotidiani e dalle code dei telegiornali. Scrissero i testimoni del “non evento”: “Al nostro ritorno in Italia confrontammo ciò che avevamo visto con quello che avevano scritto i giornali, e avemmo la buffa impressione di essere stati da qualche altra parte”. Sensazione analoga dovette provare l’inviato di una grande agenzia occidentale, che non riuscì a capacitarsi di come avessero potuto essere uccisi sessantamila romeni (questa era la cifra rimbalzata in tutto ilmondo) in una città, come Bucarest, in cui solo pochi edifici apparivano distrutti o danneggiati. Raccontò, poi:”Gli ospedali erano chiusi alla stampa. Ma ad ogni angolo c’erano candeline accese, a centinaia. E qualcuno disse: “ogni candelina, una vittima” Dunque, io, giornalista, avrei dovuto scrivere il pezzo contando le candeline?” Un altro testimone incredulo, nella capitale, fu Guy Sibton, che poi espose i suoi dubbi su un prestigioso settimanale francese:”Le strade di Bucarest erano più tranquille di quelle di Parigi. In tre giorni tutto era finito? Se nei giorni 22, 23 e 24 dicembre migliaia di proiettili sono stati fatti esplodere dai carri armati sulla piazza del Comitato Centrale dai miliziani, dai terroristi, come mai la sede dei democratici è stata miracolosamente risparmiata?" Stupide domande. Non aveva fatto già vedere tutto la Tv? E poi, tanti giorni dopo, la Romania era scomparsa. L’informazione cercava già altre vicende da illuminare. Un medico di “Medecins Sans Frontieres” raccontò al ritorno in Francia una sua incredibile verità:”Siamo partiti in venti, tra medici e chirurghi, con quattro tonnellate di materiale. I chirurghi sono tornati immediatamente indietro perché non c’è stato bisogno del loro aiuto.” Ma quel medico non leggeva i giornali, non vedeva la televisione? Non sapeva distinguere, l’incauto, tra verità e bugìa? (nella foto: il giornalista Michele Gambino,che, con Sergio Schingo indagò a Timisoara) Il mistero dei corpi scomparsi
I giorni a cavallo di capodanno furono di duro lavoro per i rappresentanti, a Timisoara, dell’informazione planetaria. Si rincorrevano le voci di nuovi ritrovamenti, di nuove fosse comuni. Secondo quanto scrissero, al ritorno, i due esterrefatti cronisti italiani che si erano intrattenuti col guardiano del cimitero, un giorno, durante una conferenza stampa sui massacri, “ad un certo punto un ragazzo romeno con al braccio la fascia gialla, blu e rossa della rivoluzione, si impadronisce del microfono e urla: “ non è vero niente, vi stanno prendendo in giro. Nessuna fossa è stata trovata”. All’ospedale, il bilancio dei morti durante le sparatorie di metà dicembre, fatto dai medici, non variava:”tanti, forse una cinquantina”. Tanti? Ma tanti, nel mondo, voleva dire 4600. Anzi, quattromilaseicentotrentadue, secondo le più aggiornate, più informate, più diffuse, più verificate notizie. Qualcuno osava mettere in dubbio ciò che tutto il mondo sapeva per certo? I testimoni dell’informazione planetaria si chiesero dove poteva essere la verità nascosta, e giunsero alla conclusione che si trattava di un “mistero”, che presto sarebbe stato svelato. Un inviato si chiese:”Dove sono finiti tutti quei corpi straziati dai mitra e dai cingoli dei carri armati, quei vecchi trucidati, quei bambini uccisi assieme ai genitori? E’ questo il mistero che incombe su questa città, questa la tragedia che pesa sulla vita della gente.” Un altro informò: “I cadaveri degli assassinati sono stati fatti sparire subito dagli uomini della Securitate”. Un terzo, più esplicitamente, denunciò “una mostruosa operazione di occultamento della verità” e spiegò:” le squadracce di Ceausescu sono riuscite a far scomparie la maggior parte dei cadaveri, e quelli recentemente riesumati dalle fosse comuni, a testimonianza della ferocia del regime, non bastano a far quadrare i bilanci ufficiali, che parlano di 4700 morti. La cifra potrebbe essere confermata nel giro di tre o quattro mesi.”
Ciò che era realmente avvenuto
“Nel giro di tre o quattro mesi” tuttavia, la cifra non fu confermata. Il che non implicò, ovviamente, che essa fosse messa in dubbio. Il massacro di Timisoara, mostrato più e più volte alla Tv, raccontato dai quotidiani, fotogragato dai settimanali e dai mensili, era ormai consegnato alla Storia. Su di esso si erano ormai eseritati i commentatori, per scoprirne le radici, valutarne le connessioni, indicarne le cause remote e gli effetti futuri. Timisoara era Timisoara e basta. Si può aspettare forse una conferma ogni tre o quattro mesi” per sapere che il sole sorge ogni giorno ad oriente? Il 24 gennaio 1990 una rete televisiva tedesca trasmise testimonianze oculari da Timisoara secondo cui “le immagini di orrore, della scoperta della fossa comune, mandate in onda durante i giorni più caldi della rivolta, sono una messa in scena, sono false.” La France Presse battè il seguente dispaccio:” Le immagini dei cadaveri mutilati mostrati dalle televisioni del mondo intero in seguito al massacro di Timisoara non sono altro che il risultato di una messa in scena..Tre medici di Timisoara hanno affermato che i corpi di persone decedute di morte naturale sono stati prelevati dall’istituto medico-legale e dall’ospedale della città ed esposti alle telecamere della televisione come vittime della Securitate.” La smentita non ebbe praticamente spazio sui grandi giornali d’informazione e fu praticamente ignorata dalle maggiori catene televisive. Fu considerato alla stregua delle bizzarrie informative (la scoperta di un Hitler vivo ed esule, o di una moglie segreta di Stalin) che periodicamente vengono lanciate sul mercato delle notizie, a effimera smentita di eventi storicamente accertati. Stavolta tuttavia qualcuno si diede la pena di svolgere nuovi accertamenti, in una Romania uscita dalla febbre della rivoluzione. Le fonti interpellate furono concordi, le conclusioni molto concrete. Dopo una inchiesta svolta sul posto, il quotidiano francese “Liberation” dedicò infine otto pagine e la copertina al “falso massacro” di Timisoara. L’editoriale diceva tra l’altro:” Liberation, come altri – ma questa non può essere una scusante – ha dunque pubblicato una informazione priva di ogni fondamento.” Pochi giorni dopo, “Le Nouvel Observateur” si chiedeva:” Romania: chi ha mentito?” e, ricostruendo le false notizie da Timisoara, constatava:”In cinque giorni – dal 20 al 25 dicembre 1989 – l’informazione ha deragliato, come mai era successo in passato.” Ciò che ai due cronisti italiani era parso scandalosamente evidente, fu confermato ufficialmente (e burocraticamente) dalle ricostruzioni anagrafiche delle autorità romene, riferite dai giornalisti di “Liberation”: “Madre e figlio assassinati” erano, rispettivamente: Zamfira Baintan, una anziana alcoolizzata morta a casa sua di cirrosi epatica l’8 novembre del 1989, e la bimba Christina Steleac, morta per una congestione, a casa sua, a due mesi e mezzo di età, il 19 dicembre 1989. L’autocritica pubblica dei due giornali francesi fu un bel gesto, e sarà forse ricordato in qualche manuale di giornalismo. Non cambiò, tuttavia, il corso dell’informazione, né quello della Storia. Molti grandi giornali del pianeta riferirono, in pagina interna, dei “nuovi sviluppi” dell’”affare Timisoara”, in modo così conciso che pochi lettori furono messi in grado di valutarli. Altri addirittura, soprattutto le Tv, ignorarono del tutto la questione. In Italia solo alcuni specialisti trovarono il tempo di riflettere su quella che Michel Castex, dell’Afp, definì “un mensonge gros comme le siecle” . Uno di loro osservò acutamente che “costretta ad inseguire, la carta stampata ha cercato di riprodurre le tecniche televisive, abbandonando il suo ruolo e la sua funzione di riflessione e amplificando, invece di contrastare, la “verità” delle immagini. Che cosa era realmente accaduto? Molti in quei giorni di dicembre, in Romania, erano evidentemente interessati ad una drammatizzazzione degli eventi. Eppure nessuno al vertice (nel clan del dittatore o tra i ribelli) aveva il realepo tere di manipolare o censurare in modo efficace, se non attraverso rozze menzogne propagandistiche. I giornalisti, per parte loro, non avevano certo complottato per ingannare l’opinione pubblica mondiale. Le redazioni in Europa e in America, infine, avevano selezionato, valutato e pubblicato. Le Tv avevano trasmesso immagini, nient’altro che immagini: la Storia in diretta. Tutto dunque era avvenuto sotto gli occhi di tutti, secondo routine e senza consapevoli inganni. E tuttavia la realtà non fu vista, né fu raccontata. Furono raccontate le notizie: erano del tutto difformi dalla realtà, erano un’altra realtà. Ciò che resta, nella coscienza del mondo civilizzato, fu la tremenda carneficina, furono le fosse comuni scoperte nel cuore dell’Europa. Restarono le notizie di una realtà inesistente, non la realtà che era esistita. I morti furono dunque, nella storia e nel ricordo dell’umanità civile del pianeta, 4632. Ecco ciò che accadde realmente a Timisoara, nel mese di dicembre del 1989." (nelle fotoLiberation e Le Nuovel Observateur, le uniche due testate europee che fecero presto autocritica e diedero smentita del supposto enorme massacro di Timisoara diffuso da ogni media nel mondo nel 1989)
MUTLA RIDGE ("Io l'ho fatto" dice la mia memoria. "Io non posso aver fatto questo"dice il mio orgoglio e resta irremovibile. Alla fine, è la memoria ad arrendersi. Friedrich Nietzsche)
Il “Providence Journal”, quotidiano della capitale del Rhode Island, il piu’ piccolo Stato degli USA, aveva compiuto un notevole sforzo economico, agli inizi del 1991, per spedire un suo inviato in Arabia a raccontare la Guerra del Golfo. La spesa, fino a quel momento, non era stata granchè ripagata dai reportage, sostanzialmente identici a tutti quelli spediti dalla base di Dhahran dai giornalisti europei e americani. La scena dell’informazione – constatavano amaramente al “Providence” – era stata interamente occupata, maledizione, dalla TV con le sue sceneggiate (“Arriva lo Scud?” ; “Quando arriva vi chiedo la linea”) e da quel furbone di Peter Arnett da Baghdad.
Randall Richard, l’inviato del “Providence Journal”, decise di giocare la sua carta alla vigilia della cosiddetta “guerra terrestre”, cioè dell’attacco finale delle forze della coalizione, dopo trentacinque giorni di massicci bombardamenti, contro le truppe di Saddam Hussein asserragliate nelle trincee del deserto. Chiese perciò (e ottenne) di essere preso a bordo della portaerei “Usa Ranger”, in rotta nel Golfo Persico. La sua segreta speranza era che, come si mormorava nelle lunghe ore di attesa attorno alla piscina dell’albergo di Dhahran, il promesso “attacco di terra” fosse in realtà uno sbarco da parte dei marines: allora sì che, dopo mesi di inerzia passati a leggere e copiare, per poi ammannirli ai lettori del Rhode Island, i dispacci del ristretto pool di giornalisti selezionati dal Pentagono per brevi visite al fronte, avrebbe potuto descrivere di persona l’opera di veri soldati, l’azione di vere armi, insomma, una vera guerra. Nel pomeriggio e nella serata di martedì 26 febbraio accadde a bordo della “Usa Ranger” qualcosa di stupefacente, e che l’inviato ritenne in dovere di segnalare trasmettendo il pezzo per telex al “Providence”. Gli aerei da bombardamento, gli “Harnet”, decollavano dal ponte della portaerei ad un ritmo frenetico, carichi di ordigni gravitazionali e incendiari, e rientravano leggeri, dopo aver sganciato il loro carico nel deserto, per ripartire di nuovo dopo aver fatto il pieno di carburante e di bombe. La baraonda era totale. Scrisse Randall Richard nel suo dispaccio:”Gli attacchi aerei contro le truppe irakene in ritirata dal Kuwait sono stati così febbrili oggi, che i piloti hanno dichiarato che prendevano a bordo le prime bombe che trovavano, quelle più vicine al ponte di decollo. Mentre dagli altoparlanti scendevano le note del motivo “Lone Ranger”, gli avieri operavano a ritmi da record, in un clima di generale confusione ed esaltazione. “Trascuravano spesso le bombe più adatte alle loro missioni, quelle “Rockeye” a frammentazione da duemila libbre, perché il montaggio sotto la carlinga richiedeva troppo tempo.” In quelle ore, tutti i giornali e le TV del mondo erano impegnati a descrivere come una “passeggiata multicolore”, presumibilmente poco sanguinosa, l’offensiva di terra contro gli iracheni in rotta. Le informazioni che filtravano,in assenza di testimoni diretti, (giornalisti o telecamere) erano quelle provenienti, come al solito, dal quartiere generale di Schwarzkopf. L’opinione pubblica ignorava, persino, che poco dopo la mezzanotte del 26 febbraio il ministro degli Esteri irakeno, Tarek Aziz, aveva bussato al portone dell’ambasciata sovietica a Baghdad, chiedendo di trasmettere, via Mosca, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU (le comunicazioni dirette tra Baghdad e New Yor erano impossibili) la decisione irakena del ritiro incondizionato e immediato dal Kuwait illegittimamente invaso, occupato e saccheggiato sette mesi prima. Mai l’informazione dal fronte era stata così rigidamente controllata. Eppure il dispaccio di Randall Richard da una portaerei sfuggì, imprevedibilmente, a ogni tipo di controllo, e fu pubblicato regolarmente il giorno dopo sul semisconosciuto quotidiano di Providence, Rhode Island. Sarà ricordato come l’unica testimonianza scritta e diretta di ciò che di terribile avvenne quel giorno nei cieli e nel deserto del Golfo.” (nella foto: l'ex ministro iracheno degli Esteri, Tarek Aziz che, attraverso l'ambasciata sovietica a Baghdad, tentò di informare il Consiglio di Sicurezza del ritiro incondizionato dal Kuwait)
Un ingorgo sulla collina Piloti e soldati statunitensi lo chiamarono poi “Turkey shoot”, caccia al tacchino in fuga. In rotta verso il nord, alcue migliaia di veicoli, certamente più di duemila, avevano abbandonato la troppa esposta autostrada a otto corsie Kuwait City-Bassora e si erano ammassati lungo la vecchia strada Jahra-Umms Qasr. Secondo i frammenti di racconto fatti dagli accaldati piloti dei caccia-bombardieri Hornet all’inviato del “Providence”, laggiù s’era creato “un ingorgo pazzesco” di auto, camion, jeep, vecchie carcasse d’autobus, ambulanze, blindati e carri armati straboccanti di civili e militari e usati come mezzo di fuga. Scappavano i soldati che avevano occupato e devastato Kuwait City, scappavano i funzionari spediti da Saddam con le loro famiglie, scappavano i palestinesi che temevano la rappresaglia per collaborazionismo, scappavano migliaia di asiatici- indiani, pakistani, cingalesi – emigrati in Kuwait e timorosi del futuro. “E’ uno spettacolo, paraurti contro paraurti, sull’asfalto e ai lati dell’asfalto, sembra l’autostrada di Daytona Beach durante le vacanze di Pasqua.” Secondo le ricostruzioni fatte molti mesi dopo dalla rivista statunitense “Command”, la colonna fu bloccata con un attacco dal cielo ai piedi della collinetta di Mutla Ridge: gli A-10 decapitarono la testa e la coda del convoglio con bombe incendiarie al fosforo. Sull’infernale ingorgo che ne derivò, mentre la gente come impazzita scappava dagli autobus, dalle auto, dai camion, si lanciarono i caccia-bombardieri che il fortunato giornalista Randall Richard aveva vist odecollare a ritmo febbrile dalla “Usa Ranger”. Secondo la descrizione di un pilota “era come quando ti alzi la notte e accendi la luce in cucina.. Correvano dappertutto come scarafaggi e noi li stavamo ammazzando.” Mentre tutto ciò accadeva, le tv di tutto il mondo, sintonizzate su quella che era stata definita la prima “guerra in diretta”, trasmettevano immagini strazianti ma rassicuranti di soldati irakeni che si arrendevano uscendo in fila, a mani alzate, dai loro rifugi (quelle drammatiche scene, si seppe poi, furono girate più e più volte, per consentire alle varie truppe televisive di riprenderle, così come due capi di Stato si stringono la mano a lungo sotto il lampo dei flaches, o una squadra si mette in posa ripetutamente prima della partita). David Martin informava in diretta dal Pentagono che “la madre di tutte le battaglie si era trsformata in una madre di tutte le rese.” Dan Rather, il popolare anchorman del network statunitense Cbs, aveva – secondo il New York Times – “gli “occhi umidi” mentre elogiava “lo spirito indomito, il valore dei fanti e il fegato dei marines” La guerra andò in onda, in quelle ore, in una posizione privilegiata: l’intervallo dei play-off del torneo di basket dei college. Dan Rather ebbe così modo di esclamare che “l’azione di contropiede degli alleati è veloce, e sta andando a gonfie vele” mentre Tom Brokaw della concorrente Nbc, anch’egli spuntando nell’intervallo, illustrava il “rapido gioco di squadra delle forze alleate”. Non un dispaccio d’agenzia, no n un reportage giornalistico, non un servizio televisivo ebbero modo di informare su quello che più tardi –allentatasi la morsa della censura e dell’autocensura , mentre il corrispondente a New York del Tg3, Lucio Manisco, trasmetteva le prime notizie - ..un giornalista dell’ “Observer” definì “il più terr ibile attacco aereo contro un esercito in ritirata della storia di tutte le guerre.”
(nelle foto: la resa dei soldati irakeni nella guerra del golfo 1991 e Dan Rather, noto anchorman della CBS che commento' "lo spirito indomito, il valore dei fanti e il fegato dei marines” nelle ore del massacro di Mutla rRdge)
Nella memoria del mondo Varrà la pena di esaminare a parte, e più dettagliatamente, i meccanismi dell’infernale congegno informativo che impedì in quei mesi al mondo di conoscere sugli avvenimenti del Golfo, svoltisi apparentemente sotto gli occhi di un paio di migliaia di reporter di ogni Paese e di centinaia di troupe televisive, qualcosa di più che non sulle guerre tra Sparta e Atene. Tuttavia, finito il conflitto, reportage, studi e ricerche si sforzarono lodevolmente di recuperare frammenti di verità. Tornato in patria, il giornalista britannico Steven Staker raccontò: “ Ciò che ho visto su quella strada è una scena di devastazione assolutamente terrificante…Durante l’attacco migliaia e migliaia di veicoli sono stati semplicemente annientati. Ho visto cadaveri accatastati a mo’ di pila..” Un giornalista italiano, Tony Fontana, raggiunse l’apocalittico cimitero della collinetta di Mutla Ridge quando “i bulldozer avevano appena finito di far piazza pulita e avevano ricavato una stretta pista tra due ali di lamiere senza forma”. Tra le auto rovesciate “c’era di tutto, dai reggiseni ai libri della biblioteca nazionale kuwaitiana, agli stereo, alle scatolette di formaggio danese”. L’osservatore raccontò poi di essere rimasto colpito dal fatto che “tra i rottami, apparentemente, non c’erano cadaveri”. La maggior parte delle vittime del massacro, migliaia, “erano state seppellite con i bulldozer probabilmente lì intorno”. E tuttavia era sorprendente che nei bus bombardati “i vetri erano intatti” mentre “sulle carogne degli animali non vi erano tracce di sangue, né ferite, né lacerazioni”. Il giornalista, facendo riferimento a numerose altre testimonianze, espresse la convinzione che fossero state usate “nel corso del bombardamento a tappeto, le terrificanti “ bombe aerosol” che esplodendo bruciano l’ossigeno in un’area di parecchi chilometri e lo risucchiano dai polmoni di coloro che sono sopravvissuti alle fiamme e all’onda d’urto. Gli ordigni Fae (Fuel aer explosive), armi convenzionali simili, per effetto, a quelle atomiche, erano state sicuramente usate nel periodo della “disinfestazione” del deserto. Non si seppe mai se fossero state sganciate sull’ingorgo di Muttla Ridge.” Non si seppe, anche perché l’informazione sul massacro arrivò tardi e in modo incompleto, quando ormai i riflettori internazionali si erano spostati sulla sanguinosa repressione, in Irak, della rivolta dei curdi. Nella memoria del mondo restò una sola, famosa immagine di Muttla Ridge, quella –ricordate? – di uno sterminato ammasso di ferraglie inamidate nel deserto. Solo qualche corpo, sola qualche goccia di sangue, solo qualche traccia di presenza umana in quelle foto e in quelle immagini televisive che sembravano richiamare, più che l’incubo e lo sterminio della guerra, l’oltraggio ambientale degli sfasciacarrozze e dei cimiteri d’auto usate.” “ Quante erano state le vittime, lungo la strada tra Kuwait City e Bassora, trenta ore prima della cessazione definitiva della guerra? Secondo alcuni calcoli, non meno di ventimila. Ventimila esseri umani in carne ed ossa, di cui c’è traccia in qualche ricerca di specialisti, ma non nella coscienza dei miliardi di cittadini del pianeta che hanno vissuto ora per ora, attraverso i giornali o “in diretta” sugli schermi tv, la guerra del Golfo.” Chissà che cosa pensò, al suo ritorno nel Rhode Island, il buon Randall Richard, che aveva sorpreso e raccontato la febbrile attività di preparazione dei caccia bombardieri e del loro micidiale carico di bombe, per una strage che i bollettini di guerra (e la coscienza dei popoli) considerarono mai accaduta.” In defintiva: come avvenne che nelle fosse comuni di Timisoara, nel 1989, ** fossero sepolti oltre quattromila cadaveri in realtà mai esistiti? E come potè accadere due anni dopo, nel deserto d’Arabia, che ventimila corpi fossero sotterrati nelle fosse comuni, senza che un massacro fosse avvenuto, o almeno senza che di esso fosse stata data notizia al mondo civilizzato?” Se l’informazione sulla realtà non è la realtà, ci si potrebbe chiedere cosè la realtà. Oppure, lasciando questo complesso compito alla metafisica, si potrebbe almeno provare a capire cosa è, realmente, l’informazione..”
(nella foto: una immagine di Mutla Ridge (da google)
Capitolo secondo (..dove si parla di guardiani di cancello e di vedette che scrutano l’orizzonte o che dovrebbero scrutarlo..) "La La verità? E un’isola, circondata da un ampio e tempestoso oceano: questa è la sede propria della parvenza, dove vari banchi di nebbia e masse di ghiaccio che tosto si fonde simulano la presenza di nuove terre, ingannando con vuote speranze il navigante che gira intorno per fare nuove scoperte." Immanuel Kant Sotto la notizia Come i fatti diventano notizie. Dentro la macchina dell’informazione. Fabbrica della realtà "Sarà per la potenza del mito di Ulisse, indefesso cercatore di nuovi e sconosciuti approdi, ma le immagini marinare acompagnano volentieri il mestiere del giornalista e il lavoro di produzione delle notizie. Secondo la celebre e romantica definizione che Joseph Pulitzer fornì nel 1904 sulla "The North American Review", un giornalista è la vedetta sul ponte della nave dello Stato. Egli nota i bastimenti di passaggio, le piccole cose che punteggiano l’orizzonte. Egli segnala il naufrago alle navi che possono salvarlo, scruta nella nebbia e nella tempesta per avvertire dei pericoli in arrivo. Egli nonpensa al suo salario o al profitto dei suoi padroni. Egli è lì per procurare la sicurezza e il benessere alla gente che crede in lui." Chissà se avevano in mene queste edificanti parole le migliaia di giornalisti della tv e della carta stampata, operatori, registi di tutto il mondo che si erano radunati nel dicembre del 1989 nell’isola di Malta per seguire il vertice Bush-Gorbaciov. Era, questo, un tipico "media event" , un avvenimento cioè che traeva la sua principale giustificazione dal fatto di essere trasmesso in tv e descritto dagli osservatori. Non c’erano trattati da sottoscrivere tra i due presidenti, non c’erano conoscenze da fare ( Bush e Gorbaciov si erano già incontrati a Washington). Non c’erano, dunque, "bastimenti di passaggio", né "naufraghi"da scoprire e da segnalare per il bravo reporter alla Pulitzer. Tutto era previsto, tutto era stato minuziosamente costruito – disse uno degli organizzatori – allo scopo di creare in tv lo spettacolo di un "ambiente rilassato", dove ciascuno dei due leader "penetrava nell’ambiente da cui proveniva l’altro". All’uopo, era stato previsto un evento davvero spettacolare, l’incontro, al largo delle coste di Malta, tra la corazzata americana "Bellknap", con a bordo Bush, e il transatlantico sovietico "Maksim Gorkij", con a bordo Gorbaciov. Accadde però che quella sera, e il giorno successivo, si scatenò una tempesta nel basso Mediterraneo. L’incontro tra le navi non ci fu, le telecamere rilanciarono in tutto il pianeta immagini che rischiarono di far venire il mal di mare agli spettatori; i giornalisti, secondo la previsione di Pulitzer, si rassegnarono a "scrutare nella nebbia e nella tempesta", peraltro con scarsi risultati. Fu uno dei pochi casi conosciuti in cui la notizia, edificata sul nulla, prodotta per partenogenesi, si vendicò dei suoi creatori. Il fatto, di cui la notizia avrebbe dovuto essere il riflesso e l’eco, non si verificò. E lei, la notizia, restò a galleggiare allegra sull’oceano in subbuglio. (nella foto:..come i giornalisti dovrebbero scrutare l'orizzonte, come disse Pulitzer...) Mr Gates, il guardiano del cancello A stare alla definizione di Pulitzer, la notizia è un fatto particolarmente rilevante, meritevole di essere registrato. E’ il "naufrago" da segnalare, è il "pericolo in arrivo". Secondo questa interpretazione, compito del reporter sarebbe quello di osservare la realtà, separare il grano dal loglio, e infine individuare nella spazzatura della routine, nelle pieghe dei fatti, i brillanti nascosti, di cui impadronirsi perché la loro luce possa splendere all’esterno. La notizia, insomma, andrebbe "riconosciuta", "individuata" , "scoperta" per essere raccontata (e questo sarebbe il lavoro primario del giornalista). Essa, in quest’ottica, è una specie rintracciabile in natura: ci sono gli scoiattoli, i datteri, i pesci rossi; e le notizie. Ancora più esattamente, essa sarebbe una sottospecie, o una specie di particolare valore, della categoria degli accadimenti. Altri, tuttavia, non la pensano così: ritengono invece che le notizie non siano fatti di tipo speciale, ma "una produzione umana, un prodotto culturalmente determinato" Una cosa, insomma, che in natura non c’è, e che sarebbe vano andare a cercare nel mare magnum dei fatti, dato che essa non va scoperta, ma faticosamente costruita. La distinzione non è di poco conto. Per certi aspetti,è il cuore del problema dell’informazione. Se infatti l’universo delle notizie è diverso e separato da quello dei fatti, pur essendo ad esso logicamente collegato, andrà conosciuto, giudicato, valutato in base a criteri autonomi,che non siano quelli immediatamente evidenti della realtà, e della verosimiglianza. L’universo dell’informazione andrà studiato, capito e percepito come un sistema le cui regole non sono quelle del mondo delle cose, del mondo dei fatti in cui siamo immersi. Nel processo di costruzione della notizia, l’elemento decisivo è la selezione. Non c’è informazione senza brutale, ripetuta, non motivabile (nei confronti del lettore) ma indispensabile selezione degli eventi della realtà. La selezione non è una particolare o malevola forma di censura. E’ la sostanza stessa del processo informativo. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto accadono in ogni paese eventi degni di essere riferiti. La costruzione di ciò che, al termine del processo, sarà definita "informazione" è il risultato, innanzitutto, della cancellazione di una serie innumerevole di eventi dalla possibilità stessa della loro conoscibilità. Walter Lippmann, uno dei grandi columnist americani di questo secolo , l’ha spiegata così:" L’informazione giornaliera, quando raggiunge il lettore, è il risultato di un’intera serie di selezioni che riguardano le notizie da pubblicare, le posizioni nelle quali devono essere pubblicate, lo spazio che devono occupare, ‘enfasi che ognuna di esse deve avere. Non vi sono crieri oggettivi qui. Si tratta di convenzioni." Il protagonista di questa fase, quella decisiva nella caotica nascita, nel big bang, dell’universo informativo, non è il giornalista "di buona penna", non è il coraggioso reporter né il polemico commentatore, non è nemmeno la "vedetta sul ponte" descritta da Pulitzer. No, l’eroe assoluto di questo forsennato e creatio processo di distruzione della realtà è un guardiano, il "gatekeeper", il "guardiano del cancello". L’idea è che il flusso degli eventi diventi processo di comunicazione attraverso l’apertura o la chiusura di una serie di cancelli (gates), controllati da guardiani (gatekeepers) con funzione di filtro;il fatto diventa notizia quando riesce a passare, di canale in canale, attraverso gli sbarramenti successivi. Come ha spiegato David Manning White, il primo studioso di comunicazione ad usare, nel 1949, l’immagine dei cancelli:" Una storia è trasmessa da un gatekeeper all’altro lungo la catena delle comunicazioni. Dal reporter al rewriter, fino ai vari uffici delle agenzie di stampa, è in atto un ininterrotto processo di scelta e di scarto." White seguì il lavoro di un caporedattore di un giornale di provincia, che ribattezzò Mr Gates, e constatò due fatti: che circa i nove decimi delle notizie d’agenzia venivano scartate; che le motivazioni di questo rifiuto si rifacevano a giudizi di valore estremamente soggettivi, definiti però "oggettivi" da Mr Gates. In realtà, in un normale giornale degli anni ’90, l proporzione delle notizie pubblicate rispetto a quelle fornite dalle agenzie è ancora più bassa. Il rapporto sale a uno a cinquanta, uno a cento per i notiziari televisivi, la cui scelta è ulteriormente condizionata dalla disponibilità o meno di immagini. Sarebbe sciocco, tuttavia, infierire su Mr. Gates, che fa esattamente il suo mestiere. Volete giornali di mille pagine, o telegiornali di tre ore? Del resto, la vera, massiccia selezione avviene ad opera dei Mr Gates che sorvegliano i cancelli più a monte, e li aprono con severissima parsimonia; c’è un guardiano (e un relativo cancello da manovrare) per la scelta del notiziario di ogni agenzia nazionale. Più su, c’è un guardiano nei grandi circuiti dell’informazione internazionale, quelle delle notizie e quello delle immagini televisive (l’ottanta per cento delle quali, circolanti nel mondo – come ha ricordato Zbigniew Brzezinski – "provengono dagli Stati Uniti"); c’è un guardiano (il corrispondente dell’Ap, o della Up, o della France Presse, o della Reuter britannica) in quasi tutti i paesi del mondo, pronto a chiudere a doppia mandat il cancello per tutti gli eventi locali (siano essi crisi politiche, o corruzioni o epidemie, o terremoti) non sufficientemente apocalittici da emozionare il sofisticato palato informativo delle capitali europee e nordamericane. Ci sono luoghi, infine, dove Mr Gates non c’è, ma può stare tranquillo: il cancello è pressoché sempre chiuso. In questi casi gli eventi sono selezionati direttamente dai poteri politici totalitari; oppure, semplicemente, si svolgono ma non esistono, perché non trovano modo di entrare in uno degli affluenti che si immettono nel grande canale dell’informazione planetaria." Ma come fanno i giornalisti? Se chiedete a Mr Gates in base a quali criteri cestina o sceglie le notizie da pubblicare, vi risponderà, probabilmente, con una delle varianti sul tema suggerito dai classici della sociologia del giornalismo. I concetti più frequenti usati sono quelli della singolarità (unusualness), dell’interesse umano (human interest) e dell’attualità. Due studiose scandinave hanno messo a fuoco, in particolare, i "criteri ai quali gli avvenimenti devono rispondere per diventare notizie", e ne hanno indicati tre, legati alla "cultura della parte nord-occidentale del globo". Essi sarebbero: il carattere di elite delle persone o delle nazioni che diventano notizia, la personificazione, la negatività delle conseguenze. Siamo più vicini, con questa spiegazione, alla sostanza della questione riguardante Mr Gates. Che è, più o meno, la seguente: chi o che cosa determina le scelte? Quali percorsi segue nella sua sistematica e scrupolosa attività di "distorsione non deliberata" (unwitting bias) della realtà? Perché di questo si tratta, di una distorsione, di una manipolazione, di una creazione che non si limita a segnalare gli eventi, ma li sottopone ad un trattamento tale da trasformarne la natura, da farli uscire dall’universo di "ciò che è accaduto" per farli entrare nel parallelo, ma distinto, universo delle notizie. Insomma, se, come è stato scritto, "la notizia è ciò che ne fanno i giornalisti; orbene, come fanno i giornalisti a fare le notizie?" ..E’ possibile, certo, che Mr Gates agisca in proprio, manovrando il suo prezioso cancello. E tuttavia un sistema delle comunicazioni non potrebbe esistere, se l’apertura e la chiusura dei cancelli fossero determinate dalle imprevedibili individualità dei guardiani. E’ stato scritto, più convincentemente: "La caratteristica distintiva del comunicatore professionale è che il messaggio che esso produce non ha necessariamente un rapporto con le sue proprie convinzioni e percezioni. Il professionista della comunicazione opera sotto i vincoli e le richieste che gli vengono imposte. Perciò la sua abilità non è tanto intellettuale e critica, quanto rivolta all’interpretazione e alla trasmissione (o all’offuscamento)" . Non stiamo parlando, qui, di meccanismi autoritari di censura e di manipolazione, ne’ del machiavellico mondo della propaganda, ma della normale produzione delle notizie, in condizioni di libertà politica e civile. Un ricercatore americano, Walter Gieber, si è dato la pena, in un divertente studio, di sottoporre ad analisi sedici quotidiani del Wisconsin abbonati, per l’informazione nazionale ed internazionale, ai servizi dell’Associated Press (che è tra le due maggiori agenzie statunitensi e planetarie)." Non riscontrai – fu la sua conclusione – alcuna sostanziale differenza nella scelta delle notizie e nella distribuzione delle pagine." E’ la stessa impressione di uniformità, a ben riflettere, suggerita in Italia e in Europa, quasi ogni giorno, dalla lettura della grande stampa e dalla visione dei maggiori telegiornali. Per i quotidiani del Wisconsin, la cosa era del tutto naturale nel campo delle notizie dagli USA e dal mondo: a costruirle in modo uniforme per tutti ci aveva pensato il Mister Gates dell’Associated Press. Piu’ singolare fu la scoperta che anche le informazioni locali erano, sostanzialmente, le stesse per tutti. Eppure i quotidiani erano di diverso orientamento politico. Tuttavi,a era da presumere, si abbeveravano alle identiche fonti (istituzionali, politiche e culturali, polizia eccetera), non solo: aprivano e chiudevano i cancelli della realtà allo stesso modo e con gli stessi criteri. Walter Gieber, cercando di capire il perché e il percome, appurò che "i giornalisti,con poche eccezioni, personalmente condividevano i valori generali delle fonti". A loro volta, "le fonti si vedevano come custodi del benessere della comunità e degli elettori". In definitiva, i giornalisti "si trovavano, volenti o nolenti, a passare nell’area della collaborazione con le loro fonti". Ecco dunque uno dei meccanismi dei cancelli che separano l’informazione dalla realtà: la produzione delle notizie avviene attraverso una sorta di condivisione, a volte di complicità, tra la fonte e il reporter. Il fenomeno è del tutto comprensibile: basti pensare ai rapporti che inevitabilmente si stabiliscono tra il giornalista e il suo potenziale informatore, sia esso un politico, un funzionario di governo, un magistrato, un poliziotto. In che misura la fonte è utilizzata, e in che misura essa stessa utilizza la diffusione della notizia? Chi ha deciso di aprire il caso Watergate: i reporter del "Washington Post" o "Gola profonda" ? Quali patti di reciproca protezione (e censura) si stabiliscono tra fonte e giornalista? I problemi deontologici ed etici che si aprono nel rapporto tra informatore ufficiale (ma spesso anonimo) e giornalista non possono essere risolti una volta per tutte; tocca a quest’ultimo trovare, ogni volta, il punto d’equilibrio tra il massimo di informazione e il minimo di menzogna (o di copertura). Ne’ sarebbe un servizio alla verità la decisione – apparentemente puritana,ma in realtà autoritaria e censoria – di rendere note soltanto le notizie con crisma ufficiale, in cui sia evitato perciò ogni rischio di confusione tra fonte e giornalista. La compromissione – in realtà – è spesso lo strumento per stanae un’informazione altrimenti nascosta. Il problema non è dunque prevalentemente il comportamento del giornalista: il problema è un meccanismo occulto e incontrollabile (da parte del lettore) di selezione e di filtraggio: è l’esistenza di una griglia non scritta e non leggibile – ma decisiva – che guida minuziosamente il processo della trasformazione della realtà in informazione. Oggetti non osservati Le pericolose commistioni tra fonte e reporter sono solo un aspetto di una questione più generale: esistono dei criteri oggettivi per la scelta o la cancellazione dei fatti? In altre parole, esistono delle leggi, verificabili ed enunciabili, che regolino la trasformazione degli eventi in notizie? Il problema è, per alcun aspetti, di natura filosofica e attiene alla possibilità, in natura, di un rapporto certo tra soggetto ed oggetto, tra coscienza e realtà, tra osservatore e fenomeno. Alcune conclusioni cui è approdato il moderno pensiero scientifico possono essere utili per capire meglio. E’ verosimilmente applicabile ai processi informativi, per esempio, il noto "principio di indeterminazione" di Heisenberg, secondo cui "l’indeterminatezza di tutte le misure è una conseguenza della perturbazione dovuta all’osservazione" . La notazione di Heisenberg deriva dagli esperimenti nella fisica quantistica. Di una particella, per esempio un elettrone, non possono essere definite, contemporaneamente, la velocità e la posizione: per misurarle, infatti, esso deve essere colpito da un’altra particella; ma quest’ultima, nell’atto in cui ne fissa la posizione (mediante onde luminose di piccolissima lunghezza d’onda, cioè che portano quanti di energia piuttosto grandi) muta, nello scontro, la velocità dell’elettrone; mentre misurandone la velocità (attraverso lunghezze d’onda più lunghe) non è in grado di accertarne con precisione la posizione. In sostanza "non abbiamo una conoscenza esatta degli stati fisici, perché l’osservazione disturba in modo non prevedibile". Al di là di una meccanica trasposizione di leggi fisiche a fenomeni socialmente complessi, come l’informazione, è interessante riflettere sul ruolo chiave che, in ambedue i casi, gioca l’osservatore. E’ insieme, infatti, registratore e attore del fenomeno che intende misurare (o riferire). E non è in grado di riferire senza interferire. Si potrebbe dire che, fatta salva l’autonomia degli eventi, le notizie sono sempre frutto di un incontro tra ciò che accade e colui che decide di raccontarlo. La loro stessa esistenza è in definitiva subordinata all’esistenza e alla scelta del giornalista. A proposito della determinazione degli "oggetti non osservati" un filosofo della meccanica quantistica, Hans Reichenbach, ha descritto il seguente paradosso:"Supponiamo di guardare un albero, e poi di volgere altrove la testa. Come sappiamo che l’albero resta al suo posto mentre non lo guardiamo? Non ci aiuta il rispondere che possiamo facilmente voltare di nuovo la testa e, così, "verificare" che l’albero non è scomparso. Ciò che noi in tal modo verificheremmo è soltanto che l’albero è sempre là quando lo guardiamo; ma questo non esclude affatto la possibilità che l’albero scompaia tutte le volte che non guardiamo, purchè ricompaia ogni volta che volgiamo la testa verso di esso". Quanti sono gli "oggetti non osservati" nel sistema planetario della conoscenza? Quanti Randa, quante Somalie, quanti Kurdistan compaiono e scompaiono dalla scena dell’informazione non in virtù degli eventi di cui sono teatro (carestie, massacri, esodi), ma della decisione di Mr. Gates – o degli interessi che egli rappresenta – di aprire e chiudere il cancello del flusso di notizie? Quante vicende di ordinaria disperazione, di banale disoccupazione, di normale emarginazione, anche a due passi da noi, restano "non osservate" come l’albero di Reichenbach, finchè improvvisamente, per qualche giorno e per qualche misteriosa ragione, non si accendono i riflettori del circo informativo? E chi i dice che, chiuso il cancello dell’informazione, quei Paesi, e quelle tragedie, esistano davvero? Obbiettività La certezza della fonte è, secondo il punto di vista giornalistico, la vera garanzia dell’obbiettività. E tuttavia, come abbiamo visto, non tutte le fonti sono accessibili, non tutte sono neutre rispetto al comunicatore, non tutte sono ugualmente in condizione di sfondare (o di scavalcare) il cancello dell’informazione. Quello dell’obbiettività, perciò, ne ha concluso Gaye Tuchman, la ricercatrice americana che più brillante attenzione ha dedicato al problema, è piuttosto un "rituale", una convenzione, che un fatto scientificamente accertabile. La realtà è che proprio nella scelta delle fonti cui abbeverarsi nel processo informativo, avviene la prima, decisiva scrematura della realtà. Non solo, anche l’affidabilità delle fonti, nel processo giornalistico, tende ad essere sempre più "convenzionale"; nel senso che certi fatti, nel racconto giornalistico, non possono che essere accettati come veri, anche se non sono stati direttamente verificati. Ciò è sempre più normale, a mano a mano che aumenta, nell’informazione planetaria, la distanza tra il fatto e chi ne riferisce; tende addirittura ad essere consuetudine per le notizie di fonte ufficiale, cui generalmente i attribuisce senza ulteriori verifiche la caratteristica di fatti "obbiettivi" Persino per le cronache più ravvicinate, è l’elemento convenzionale a prevalere. A voler circondare di sistematica incertezza ciò che non è stato direttamente verificato in modo documentale dal reporter, si arriverebbe a scrivere notizie di questo tipo:" Robert Jones e la sua presunta moglie, Fay Smith Jones, hanno dato ieri quello che essi stessi hanno definito un cocktail party in quella che è lecito supporre sia la loro residenza al 187 di Grant Street, secondo ogni apparenza in onore di una donna che sosteneva di essere la signora Smith, la quale viene comunemente considerata la zia di colei che si autodefinisce padrona di casa". Il giornalista che identificasse l’ "obbiettività" con i " fatti " (che lui o altri giornalisti hanno direttamente osservato o che possono essere verificati) " si troverebbero a navigare tra la diffamazione e l’assurdo" . La separazione tra realtà fattuale e obbiettività (o pretesa di obbiettività) è pertanto una delle caratteristiche del processo informativo.. Se un senatore degli Stati Uniti avesse affermato, all’epoca della guerra fredda, che " Gli USA sono in ritardo rispetto all’URSS" nella costruzione di un certo tipo di missile, è probabile che nessun reporter avrebbe avuto la possibilità immediata di controllare la veridicità dell’affermazione, in che misura essa fosse, cioè, " un fatto ". In definitiva, il giornalista "può solo stabilire che il senatore ha affermato " A " . Nel lavoro giornalistico, "X ha detto A" equivale a un fatto, anche se " A " è falso" . Come si vede, il confine tra fatto ed opinione – cui talvolta si attribuisce decisivo valore di discrimine – è labile. Il " rituale strategico" dell’obbiettività prevede, a questo scopo, una serie di rimedi, come per esempio la ricerca e l’elencazione di pareri diversi e contrastanti ( " X ha detto A, ma secondo Y la verità è B " ). In questo modo il giornalista persegue un duplice obbiettivo: invitare il lettore ad una " percezione selettiva " e mettersi, per così dire, le spalle al coperto.. La giusta attenzione all’equilibrio dei punti di vista tende talvolta a degenerare – ognuno può agevolmente constatarlo – nel chiacchiericcio vuoto delle dichiarazioni a catena: in questo caso non l’informazione, ma il teatrino prende il posto della realtà; e chi legge, o chi osserva la tv, in genere non è messo in grado di apprezzare le differenze di peso specifico ( competenza, autorevolezza ) tra i numerosi signor X e signor Y che dicono la loro. E’ comunque dubbio che una mitragliata di opinioni in fila abbia la possibilità di sostituire una notizia. Tantomeno un fatto. Le ombre delle ombre " Fino a quando gli occhi non sono stanchi, milioni di noi guardano le ombre delle ombre e trovano che sono sostanza, guardano le scene, le situazioni, le azioni, le relazioni, le crisi. La porzione di vita è ora un ritmo interno, volontario, abituale ". E’ questo – la descrizione è di Raymond Williams – la televisione? Certo è che nel " soundbite ", nell’istantaneo frammento televisivo, è concentrata ed enfatizzata quella stessa potenza sovvertitrice (Bruce Cumings, l’autore di "Guerra e televisione" , la definisce "eversiva" ) della realtà di cui è portatrice in genere l’informazione. La televisione, ancor più della stampa, ha i suoi sofisticati metodi di costruzione e di manipolazione, ma essi sono abilmente "nascosti nella loro apparente trasparenza" . Nonostante il lavoro tecnico e creativo (e le spese ingenti) che stanno dietro anche al piùpiccolo spot di dieci seconi, la tv dà "l’illusione dell’accesso immediato alla realtà e alla verità". E infatti, quante volte nella vita si ripete il dialogo : " Ma davvero? "n " Ti giuro: l’ho visto coi miei occhi in tv ". Certo, la televisione è anche businnes. Robert Allen la definisce in modo fulminante: " La televisione è un’istituzione che esiste principalmente per tradurre il fenomeno dell’osservazione contemporanea di massa in un bene che possa essere venduto agli sponsor pubblicitari. E tuttavia la sua principale funzione resta quella di " simulacro " della realtà. L’espressione, traducibile come "copia identica per la qualenon è mai esistito l’originale" è dell’ateniese Platone (uno che la tv non la vedeva ( enon poteva vederla), ma che se ne intendeva. Qualcosa del genere ha descritto, in piena era televisiva, uno dei teorici postmoderni, Jean Baudrillard: la tv , implacabile predatore della vita privata, porta nei salotti il fac similedi cò che cediamo essere il mondo reale. Il risultato è "la fusione di pubblico e privato , reale e irreale, in una specie di manicomio postmoderno: la vicinanza completa, la totale istantaneità delle cose, il sentirsi senza difesa, senza rifugio alcuno" . Ma il massimo potere televisivo sta nella trasmissione dell’obbiettività. La tv ci convince "della sua universalità", stabilisce che "il suo senso del reale sia il buon senso comune". Insomma,come dice Cumings, "la televisione in definitiva è conformista, vende cose e ha autori nascosti, ma sa che cosa è oggettivo e che cosa è di parte". 29 novembre 05 segue
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R e c e n s i o n i |
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ARNA’s CHILDREN (Israele, Palestina, Paesi Bassi, 2003, 84’) un film di Juliano Mer Khamis scritto e diretto da Juliano Mer Khamis e Danniel Danniel
prodotto da Osnat Trabelsi e Pieter van Huystee La trama Yussef compie un attacco suicida nel 2001. Ashraf viene ucciso dall’esercito israeliano nel 2002. Alla, a capo di un gruppo di resistenti, trova la morte nel 2003. Il regista, che li ha filmati quando erano promettenti attori bambini nel gruppo teatrale fondato insieme alla madre Arna, nell’aprile del 2002 torna al campo profughi di Jenin, per capire che cosa ne è stato dei ragazzi che ha conosciuto e amato... Juliano Mer Khamis, figlio dell’ebrea Arna Mer e del palestinese Saliba Khamis, è oggi uno degli attori più famosi di Palestina-Israele. Durante la prima Intifada sua madre Arna dà vita a un programma educativo alternativo all’interno del campo profughi di Jenin. L’occupazione israeliana ha infatti distrutto il programma ufficiale e Arna intende risarcire i palestinesi del danno subito. Tra le varie attività del centro vi è lo “Stone Theatre”, un laboratorio teatrale diretto da Juliano. A otto anni dalla morte della madre, cinque anni dopo la conclusione del progetto teatrale, Juliano torna nel campo di Jenin e scopre la tragica storia dei “ragazzi di Arna”. Arna’s children è un documentario che spezza con tenera brutalità ogni falsa contrapposizione. Dopo aver visto crescere, sognare, e in alcuni casi morire, i “ragazzi di Arna” cui fa riferimento il titolo, spettatrici e spettatori di quest’opera che poco concede alle idee ricevute, incluse quelle veicolate da certo rassicurante pacifismo, si trovano costretti a guardare a occhi ben aperti un’evidenza che i media si accaniscono a rendere opaca: dietro la favola cupa del terrorismo suicida ci sono persone in carne e ossa, volti, nomi, storie familiari, sogni, paure. Se ricomposizione o riconciliazione ci sarà, dovrà passare da questo sguardo umano e umanizzante sull’Altro. -------- ------- E' disponibile il DVD, sottotitolato in italiano. Per acquistarlo, al prezzo di 22 euro, rivolgersi a: maria.nadotti@fastwebnet.it Il regista e la produttrice Osnat Trabelsi hanno deciso di destinare il ricavato delle vendite alle spese processuali di Tali Fahima.
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L' i n t e r v i s t a |
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Intervista a Giovanni Beduschi, autore del libro "Il Vangelo secondo Silvio"
E’ ormai una pubblicazione satirica e fortemente avvincente quella di Giovanni Beduschi e di Marco Fusi, già entrata nei circuiti di distribuzione editoriale, non solo alternativa e di nicchia, come si suol dire. Il titolo è abbastanza curioso, di spirito piuttosto evangelizzatore, se così si può dire: "Il Vangelo secondo Silvio", edito dalla Greco&Greco.
Chiediamo come prima domanda a Giovanni da dove nasce l’idea del libro. Abbiamo scritto, Marco ed io, già un libro, "Il codice della coppia", edito dalla Comix. Dal discreto successo abbiamo pensato di scrivere un libro di genere politico/sociale. Abbiamo pensato a un personaggio che potevamo prendere in giro, ossia Silvio Berlusconi, con i suoi pro e contro. Trattare di una questione politica con Marco che lavora per Mediaset ci sembrava un’impresa abbastanza rischiosa. La casa editrice Greco&Greco ha accettato la pubblicazione del libro, perché nelle sue collane ampio spazio viene dato alle pubblicazioni satiriche.
Cosa tratta il libro? Il libro è diviso in tre parti. La prima parte tratta del Vangelo, come se trattasse di un Vangelo reale, vero e proprio, suddiviso in versetti e paragrafi, intervallato da disegni e rappresentazioni. I disegni sono del sottoscritto, i testi di Marco. La seconda parte tratta, invece, della religione secondo Silvio, come se fossimo spettatori di un’ora di religione scolastica. Infine, la parte conclusiva, riprende il libro da lui inviato a casa delle famiglie italiane "Una storia italiana", che noi lo definiamo "Berlusoneide".
Ma perché titolare il libro "Il Vangelo secondo Silvio"? Perché abbiamo parlato come se Berlusconi fosse nato in una capanna e morto in croce. Lui si definisce "unto dal Signore" e, pertanto, da questa dizione abbiamo pensato di fare un vangelo su di lui.
Avete altre idee di pubblicazioni nel vostro prossimo futuro? Ci divideremo in due: Marco farà un libro sugli "sproverbi", dei proverbi che vengono definiti così. Io, invece, farò un libro dedicato esclusivamente a vignette su Berlusconi e i suoi cinque anni di governo. Il titolo è provvisorio, penso "Signor B., cinque anni di interessi propri".
Finora in che ambiti avete presentato il libro? Alla Fiera di Torino abbiamo riscosso un forte successo, tant’è che è stato il libro più venduto come genere satirico. Abbiamo presentato il testo alla Fiera di Roma dei Piccoli Editori e, a marzo, alla Mondadori, dove intervenne il cabarettista Alberto Patrucco. In seguito abbiamo dato inizio al "Berlusca tour" portando il libro alle Feste de L’Unità e di Liberazione.
Avete trovato delle difficoltà nella diffusione? Sì, alla Mondadori. Volevamo, dopo Milano, presentarlo alla Mondadori di Roma. I erano concluse da poco le elezioni regionali e Berlusconi ha avuto, come tutti sappiamo, una forte debacle. Avendo registrato l’insuccesso elettorale, la figlia ha censurato tutti i libri "dedicati" al padre. Ci siamo, così, trovati censurati. In una lista nera editata da Panorama ci siamo trovati anche noi.
Le reazioni del pubblico? Abbiamo avuto delle critiche sul libro: pensa che alcuni pensavano che noi fossimo simpatizzanti di Berlusconi e che stessimo promuovendo un vero Vangelo suo. Abbiamo spiegato che tutto era in tono satirico e comico.
Quali sono le prossime presentazioni? Saremo a Roma con una presentazione, mentre a gennaio faremo una mostra a Milano nella hall del Teatro della Cooperativa di Riguarda.
Ci sarà una ripubblicazione del testo? Non si sa ancora, ma penso che il libro rimarrà nel depliant della casa editrice.
Intervista a cura di Alessandro Rizzo
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domenica, 02 ottobre 2005
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Per inviare articoli o messaggi: lombardia@megachip.info |
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Eventi e segnalazioni
- Palestina, terra negata- incontro a Milano l'11 ottobre
allo spazio Oberdan - collaborazione Provincia di Milano Terres des hommes 'Come la mosca nel bicchiere' - spettacolo teatrale a Milano giovedi' 13 ottobre ore 9,30 - promosso da 'Libera' 'Brandelli d'Italia' - Chimienti editore - a giorni in libreria Presentazione del romanzo: 'Il pretino' - di Marco De Poli Donne Altre - giovedì 13 ottobre al Circolo ARCI di via Rovetta 14 a Milano Invito alla satira di Peppe Galuffo - sabato 8 ottobre
- alla Biblioteca Tibaldi - ore 21
- Buongoverno, buon lavoro - presentata a Milano l'Associazione "Buongoverno" - di Alessandro Rizzo
Progetto ' Diritto al lavoro" promosso dalla Fondazione Roberto Franceschi Università Milano Bicocca venerdì 14 ottobre 2005 Salviamo la Costituzione - giovedì 20 ottobre invito al presidio in p.zza S. Babila a Milano - ore 17,30 17-18 ottobre 2005 - IIa Conferenza Nazionale sull'America Latina - Milano Palazzo Mezzanotte Appello : Salviamo la legge sui beni confiscati alle Mafie - da Libera 26 ottobre - Moni Ovadia per il Villaggio Solidale - Camera del Lavoro Milano Solidarietà a Turi - appello per il non violento processato Arrestati in Nepal centinaia di giornalisti - dal mensile Giornalisti
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Il male oscuro - di gea Nimby Blitz (uomini di strada penetrano alla Bicocca) di rino sanna 11 ottobre: Il Manifesto dice di Lu Banglie di gea Riforme - di gea
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L'informazione negata
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Il documento
- Il Centro Destra e il vizio della querela. Storia di una querela nel Comune di Pavone del Mella
Riflessioni di padre Alex Zanotelli sul commercio equo.solidale - dal sito www.greenplanet.net SOMALIA-RIFIUTI TOSSICI: ECCO DOVE SONO SEPOLTE LE PROVE - di Luciano Scalettari dal settimanale "Famiglia Cristiana"
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L'intervista
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Arrestati in Nepal centinaia di giornalisti
Il governo nepalese ha ordinato alle forze di polizia l’arresto di centinaia di giornalisti della carta stampata, delle televisioni e delle radio indipendenti, che hanno espresso critiche nei confronti del potere, in quel Paese ai piedi dell’Himalaya. Tra gli altri, sono stati incarcerati il Presidente e il Segretario Generale del Sindacato nazionale dei giornalisti nepalesi, che avevano organizzato manifestazioni per la libertà di stampa e per la scarcerazione dei colleghi, a Katmandu e in altre città del Paese. Solo l’intervento del Presidente della Federazione internazionale dei giornalisti, Christopher Warren e una massiccia raccolta di firme per i diritti dei media, hanno evitato conseguenze peggiori…
fonte: Giornalisti - numero di novembre-dicembre 2005
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Denuclearizziamo l'Italia e l'Europa: Rischia 6 mesi il nonviolento italiano che ha demolito due F16 nella base NATO di Wonsdrecht (Olanda) Conferenza stampa Giovedì 27 ottobre 2005 - ore 12.00 Sala Stampa Camera dei Deputati, via della Missione 4, Roma Il 27 ottobre mattina conosceremo la sorte di Turi Vaccaro, il nonviolento italiano, processato a Breda (Olanda), per aver, a colpi di martello, "disarmato", il 10 agosto scorso (anniversario di Nagasaki), due cacciabombardieri nella base NATO di Woensdrecht.
La Corte olandese, proprio in mattinata, comunicherà ufficialmente il dispositivo della sentenza. Le richieste dell'accusa: 6 mesi di carcere per "vandalismo" e 2.600.000 euro di danni. La difesa, tenuta dall'avvocato Meindert Sterling, ex pilota militare di F16, ha chiesto invece l'assoluzione: Turi avrebbe esercitato una "legittima difesa" contro l'"illegalità" delle armi nucleari. Nonviolenti italiani e politici sensibili alla necessità del disarmo quale via per la pace solidarizzano con il "Ploughshares" Turi e si dichiarano corresponsabili. Indicano, per l'Europa, l'esempio del voto del Parlamento belga: 60 anni di nucleare bastano, è arrivato il momento di rifiutare di ospitare le testate americane. Intervengono: On. Ramon Mantovani, Deputato del PRC, componente della commissione Esteri della Camera Sen. Gigi Malabarba, Capogruppo al Senato del PRC On. Mauro Bulgarelli - Deputato dei Verdi- L'Ulivo Alfonso Navarra, Lega disarmo unilaterale, del comitato di sostegno al nonviolento Turi Lorenzo Porta, Sociologo dell'educazione alla pace Alex Zanotelli, Missionario comboniano Angelo Baracca,Unione Scienziati per il Disarmo Tonino Drago, Presidente comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta. (Altre adesioni di deputati e senatori sono in arrivo)
COMITATO DI SOSTEGNO AL NON-VIOLENTO TURI VACCARO Riferimento Italia per informazioni: Alfonso Navarra – cell. 349-5211837 c/o Lega per il disarmo unilaterale via Borsieri, 12 – 20159 Milano e-mail alfonsonavarra@virgilio.it
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La "Banda del Villaggio Solidale"alla Camera del Lavoro il 26/10/05
La Casa della Carità sta promuovendo la costituzione dell’Associazione Villaggio Solidale. Si tratta di una Associazione a carattere Culturale, sociale, economico che si propone di favorire una vita ed un abitare dignitoso per quei Rom, provenienti dalla Romania che vogliono, nel rispetto della legalità, abitare nel territorio dell’area metropolitana Milanese L’Associazione nasce dalla collaborazione con quei nuclei familiari usciti dall’esperienza successiva allo sgombero di via capo Rizzuto. Compito dell’Associazione è favorire il dialogo tra culture diverse e la musica rappresenta una parte importante di cultura per ogni popolo. La musica Rom, la tradizione Gitana, è fatta di virtuosismo, vivacità, allegria e malinconia Questa musica rappresenta la Cultura Rumena, piena di diversità etniche ed emotive, come uno squarcio della vita quotidiana di un popolo, messo li, come spartiacque tra Oriente ed Occidente. Violino, fisarmoniche, melodie a velocità fugaci accompagnate da voci femminili che esprimono tutto il dramma di una esistenza di confine, tra l’accettazione e la "colpa" di essere Rom. I musicisti che compongono il gruppo partecipano ad un progetto che attraverso 1’Associazione Villaggio Solidale vuole far uscire la cultura Rom dai campi e farla conoscere, riconoscere come valore che ha cittadinanza nella nostra società.
QUESTI MUSICISTI SI ESIBIRANNO NEL CORSO DELLA SERATA DEDICATA DA MONI OVADIA AL PROGETTO DEL "VILLAGGIO SOLIDALE"
nella foto:Moni Ovadia
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SALVIAMO LA LEGGE SUI BENI CONFISCATI ALLE MAFIE La legge Rognoni - La Torre, che consente da oltre vent’anni di aggredire le ricchezze accumulate dalle mafie nel nostro Paese, è in pericolo. Rischia di essere approvato dal Parlamento, infatti, un disegno di legge che tra i molti aspetti discutibili prevede la possibilità di revisione, senza limiti di tempo e su richiesta di chiunque sia titolare di un “interesse giuridicamente riconosciuto”, dei provvedimenti definitivi di confisca. In nome di un malinteso garantismo, insomma, si compromettono definitivamente il lavoro e l’impegno di quanti, dalle forze dell’ordine alla magistratura, dalle associazioni alle cooperative sociali, sono oggi impegnati nella difficilissima opera di individuazione e riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Nessun provvedimento di confisca, di fatto, sarà mai definitivo. Nessuna assegnazione di beni confiscati avrà un futuro certo. Altri avrebbero potuto essere gli strumenti con cui risarcire, anche dal punto di vista economico, eventuali vittime di errori giudiziari, sempre possibili, nell’iter che va dal sequestro preventivo dei beni alla loro definitiva confisca. Se dovesse essere approvato, invece, quanto previsto dal comma 1 lettera “m” dell’art. 3 del disegno di legge AC 5362 recante “Delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di gestione e destinazione delle attività e dei beni sequestrati o confiscati ad organizzazioni criminali”, tutti i beni confiscati (dai terreni coltivati da coraggiose cooperative di giovani agli immobili trasformati in sedi di servizi sociali o in caserme delle forze dell’ordine, solo per fare alcuni esempi) finirebbero in un limbo di assoluta incertezza. Ovvero esattamente il contrario di quanto sarebbe necessario oggi. Le mafie, infatti, hanno da tempo affinato i meccanismi con cui riciclano i proventi delle loro attività illecite e nel nostro Paese si registra, negli ultimi anni, una consistente flessione del numero di beni confiscati. Una situazione che richiede normative efficaci e scelte concrete in grado di far crescere la fiducia di chi è impegnato ogni giorno nella lotta alle mafie. E’ per queste ragioni che l’associazione Libera (che raccoglie più di 1200 associazioni nazionali e locali, scuole, cooperative) e i sottoscritti familiari delle vittime delle mafie, attraverso questo appello, chiedono un serio e approfondito ripensamento, in sede di dibattito parlamentare, del disegno di legge delega AC 5362, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di revisione dei provvedimenti definitivi di confisca, affinchè deputati e senatori di tutte le forze politiche sappiano trovare la giusta misura, il corretto equilibrio tra la tutela dei diritti di chi subisce i provvedimenti di confisca dei beni e la necessità di sottrarre alle organizzazioni mafiose gli immensi patrimoni che accumulano ogni anno, nell’illegalità e nel sangue. Trasformando questi beni, come sta avvenendo faticosamente oggi, in segni tangibili di legalità e giustizia. Per aderire all’appello: libera@libera.itTel. 06/69770301 Luigi Ciotti Rita Borsellino Giovanni Impastato Claudia Loi Daniela Marcone Viviana Matrangola Debora Cartisano Margherita Asta Maddalena Rostagno Monica Rostagno Elisabetta Roveri
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17 e 18 Ottobre 2005: II Conferenza Nazionale sull' America Latina Ministero degli Affari Esteri, Regione Lombardia, Camera di Commercio di Milano, Istituto Italo-Latinoamericano la invitano alla II Conferenza Nazionale sull¹America Latina che si terrà a Milano nei giorni 17 e 18 ottobre p.v. a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Italiana (Piazza degli Affari, 6 20123 Milano). La partecipazione alle sessioni plenarie è aperta a tutti coloro che si sono registrati. Per quanto riguarda i gruppi di lavoro che si terranno a Palazzo Affari ai Giureconsulti (Piazza Mercanti, 2 20122 Milano) la partecipazione sarà consentita fino al raggiungimento della capienza delle sale. la registrazione è possibile on-line: www.ri-al.org E¹ prevista la partecipazione di: Hugo Rafael Chávez Frías, Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela Luiz Inàcio Lula da Silva, Presidente della Repubblica Federativa del Brasile
Per informazioni contattare: Rete Italia-America Latina Tel. +39 02 8515 5887/5823/5862 Fax +39 02 8515 5886 info.rial@mi.camcom.it
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Salviamo la Costituzione invito al presidio in p.zza S. Babila giovedì 20 ottobre Carissime, carissimi, Ancora una volta siamo a sollecitare la vostra attenzione e la vostra presenza ad una iniziativa in difesa della nostra Costituzione antifascista. Giovedì 20 ottobre riprenderà alla Camera, in terza lettura, la discussione ed il voto sulle modifiche costituzionali. L’attuale maggioranza di Governo sta utilizzando le proposte di modifica della Costituzione anche come merce di scambio per garantirsi l’approvazione in tempi rapidi della nuova legge elettorale. Infatti dopo il passaggio alla Camera la controriforma costituzionale passerà al Senato dove verrà portata al voto prima della legge elettorale al fine di garantire/costringere alla fedeltà i voti della Lega Nord e dell’UDC. Questa disinvoltura istituzionale conferma l’insofferenza del Presidente del Consiglio e della sua maggioranza nei confronti delle regole e delle istituzioni di uno Stato democratico, regole e meccanismi che non a caso si vuole stravolgere attraverso la modifica della Carta Costituzionale. Temiamo che la complessa situazione che si sta determinando per il sommarsi del dibattito sulla legge elettorale e sulla legge finanziaria (per altro iniqua e dannosa per le casse della Repubblica), porti a sottovalutare la necessità di contrastare adeguatamente ed a ogni scadenza la controriforma costituzionale. Lo stesso referendum confermativo che promuoveremo, avrà esito positivo se la campagna di contrasto alle modifiche sarà continuativa. Quindi: contro le modifiche alla Costituzione e a sostegno della battaglia parlamentare a Milano è indetto un presidio per Giovedì 20 ottobre ’05 Ore 17,30 in piazza S.Babila Il presidio è finalizzato a sottolineare ancora una volta che le modifiche proposte istituiscono, dilatando smisuratamente i poteri del primo ministro, compreso quello di sciogliere a suo piacimento la Camera, un Governo personale, un Capo intoccabile ed estraneo ai principi del costituzionalismo moderno, delegittimano e disarmano il Parlamento, spogliano delle responsabilità di garanzia il Presidente della Repubblica, indeboliscono le funzioni degli altri organi dello Stato, a cominciare dalla Corte Costituzionale e dal Consiglio Superiore della Magistratura e con la cosiddetta devolution mina l’universalità e l’eguaglianza dei diritti, ostacolando la condivisione delle risorse e allargando il divario tra zone più povere e più ricche del paese. Salviamo la costituzione (Comitato di Milano) nell'immagine: si richiama il dossier di "Libertà e Giustizia" |
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Progetto "diritto al lavoro" La Fondazione Roberto Franceschi onlus promuove il progetto
Diritto al Lavoro
"L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro" (Costituzione della Repubblica Italiana - art . 1)
I diritti umani non sono un semplice costrutto mentale, un'aspirazione astratta o un reperto archeologico: sono conquiste sociali - spesso frutto di lotta e determinazione collettiva - che producono giudizi, schieramenti e talvolta condanna, ma che sono elementi fondamentali per la crescita educativa e sociale, tendente ad una vita sempre più umana e dignitosa per tutti. Il diritto al lavoro può essere considerato il primo diritto sociale, in quanto costituisce la fonte di sostentamento dell'individuo e lo strumento per affermare la sua autonomia ed indipendenza e, come tale, è anche il presupposto per l'esercizio di molti diritti di libertà. Il diritto al lavoro può essere, quindi, considerato alla base di tutti i diritti umani: trascurare i diritti economici e sociali può minare le libertà civili e politiche di un paese. Le trasformazioni del lavoro negli ultimi vent'anni hanno investito le prospettive e le aspettative delle giovani generazioni. L'accesso e la permanenza nel mercato del lavoro dei giovani che oggi vi si affaccianoassume caratteristiche strutturalmente differenti rispetto a quelle che hanno vissuto i loro padri. Le condizioni di accesso, in particolare, sono segnate da un'estrema flessibilità in entrata, frutto delle riforme del mercato del lavoro dell'ultimo decennio. Ma la flessibilità occupazionale è un dato che tende a permanere e a modificare l'aspettativa occupazionale anche nellefasi successive della vita lavorativa. Poiché queste trasformazioni investono in maniera preponderante il futuro dei giovani, è a loro che questo progetto si rivolge, con l'obiettivo di fornire loro informazioni e strumenti culturali utili per orientarsi consapevolmente e criticamente nel mercato del lavoro.
L'incontro di presentazione del progetto si terrà: --------------------------------------------------- Venerdì 14 ottobre 2005- ore 0930 Università Bicocca - Milano P.zza dell'Ateneo Nuovo, 1 - Edificio U6 - Aula 5 --------------------------------------------------- Interverranno: Giansandro Barzaghi Assessore all'Istruzione Provincia di Milano Giorgia Casalone Facoltà di Economia Politica - Università L. Bocconi Raffaele Mantegazza Facoltà di Scienze della Formazione - Università Bicocca Marco Revelli Docente di Scienza della Politica - Università del Piemonte Orientale Cristina Tajani Camera del Lavoro di Milano - Dipartimento Scienze del Lavoro Università Statale di Milano
Coordinerà Paolo Ferri Facoltà di Scienze della Formazione - Università Bicocca<<<
Con il patrocinio di Provincia di Milano Ufficio Scolastico Regionale Università Bicocca - Facoltà di Scienze della Formazione - Dipartimento di Scienze giuridiche ed economiche CGIL FLC - Federazione Lavoratori della Conoscenza di Milano In collaborazione con Università L. Bocconi - Facoltà di Economia Politica Con il contributo di Fondazione Cariplo
Nel ringraziare per l'attenzione, porgiamo i migliori saluti.-------------------------------------------------- FONDAZIONE ROBERTO FRANCESCHI o.n.l.u.s. Via E. De Marchi 8 - 20125 Milano sito www. fondfranceschi.it e-mail infofondfranceschi@fastwebnet.it
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Venerdì 7 ottobre, presso la Fondazione Lazzati di Milano, sono stato ospite a un'interessante presentazione di un'associazione che ritengo essere di forte interesse propositivo e di alto valore contenutistico e sostanziale: l'associazione "Buongoverno" presieduta dal professor Pippo Ranci e vicepresieduta dal capogruppo de L’Unione in Comune di Milano, Sandro Antoniazzi. Il Buongoverno è termine suggestivo e mi rimanda con grande facilità a un ricordo storico e artistico: l'opera "Allegoria del buongoverno" di Ambrogio Lorenzetti, dove si trova una forte espressione di un tema direi molto centrale nel concetto di democrazia reale, ossia la pacifica convivenza di tutti verso il raggiungimento della prosperità e del benessere, tramite un governo che trovi linfa vitale nella partecipazione popolare diretta e nel confronto attivo tra istituzioni e cives. Lorenzetti mi è venuto in mente anche perchè è nell'Allegoria dello stesso artista fiorentino che possiamo affidare quella proposta possibile che potrebbe dare vita a un cambiamento essenziale e strutturale per Milano. Milano diventerebbe agorà culturale, dove il civismo, il confronto dialettico e l'apporto di sostanziali contributi potrebbero dare analisi forti e chiare a quello spazio comune e collettivo che può essere considerato come officina di idee e proposte, per dare risposte alle questioni sociali e civiche, culturali che la città ci propone ogni giorno, quotidianamente nella propria complessità comunitaria, nel proprio incessante divenire frenetico e moderno, e a cui l'attuale amministrazione di centrodestra non è riuscita a dare e garantire. Ci sono già due pubblicazioni che possono creare confronto attivo e plurale e che possono essere presupposti essenziali per costruire a Milano un'alternativa di società, alimentata da quel sostrato di coscienza civica e comunitaria consapevole della propria fondamentale importanza centrale a livello europeo: un saggio sul tema della sanità e un altro saggio sul tema dell'immigrazione. Entrambe i temi sembrerebbero, da un superficiale approccio, ,estranei dalle competenze di un "buongoverno" amministrativo del Comune, ma è nello stesso Comune che si deve dare quelle impostazioni politiche di scelte che possano essere prese come riferimenti ed esempi di buona amministrazione con forte progettualità a livello più complessivo e globale. La questione della sanità comporta la questione della promozione di forme di garanzia sociale che vedano in primo piano il Comune saper elargire strutture efficenti e accessibili alla pluralità, in base al reddito, di servizi alla persona in quanto cittadino, in quanto soggetto di diritti, in quanto avente una personalità giuridica, tale per cui i suoi diritti siano tutelati e tutelabili in ogni forma e tale per cui la stessa istituzione debba provvedere a calibrare le risposte ai problemi soggettivi in base alla richiesta che il soggetto stessa effettua, prescindendo da contesti di inserimento di quest'ultimo in contesti più generali e alienanti come l'entità famiglia, nell'accezione formigoniana assistenzialistico-aziendalista. La questione dell'immigrazione implica il concetto di nuova cittadinanza con nuovi diritti ed esigenze, che devono trovare soddisfazione in un'azione istituzionale e politica indirizzata al conseguimento dell'inserimento dell'immigrato nel contesto comunitario, senza creare ghetti e senza creare esclusioni, ma implicando il proprio inserimento a titolo integrativo, ossia inserimento non condizionato al non riconoscimento della cultura e dei connotati civili e sociali tradizionali tipici della persona immigrata. L'immigrato deve poter contribuire con la propria partecipazione a sviluppare un buongoverno atto a dare a Milano una configurazione più cosmopolita e più comprensiva, dove la partecipazione consista nell'essere politico a pieno titolo e grado come gli altri cives. Da questo punto possiamo rilevare come sia insufficiente e rozza la risposta al problema delle devianze tramite l'utilizzo di una modalità di gestione della sicurezza vista solamente come repressione poliziesca: occorre garantire, invece, una sicurezza sociale che prevenga le devianze, causate dall'emarginazione. L'Associazione sarà quel laboratorio di analisi politica non parziale e autoreferenziale ma, bensì, aperta alle disponibilità e alle varie competenze, professionalità, di cui Milano ha da tempo espresso di avere bisogno: un bisogno che trova rispondenza nelle altre città di grande rilievo nazionale e internazionale, Bologna, Roma, Torino, Firenze, in contesti di studio collettivo con una visione generale e universale, politica nel senso terminologico dell'espressione, nel senso etimologico. Ricordo a proposito Il Mulino, come rimembrato dallo stesso Sandro nel suo intervento, oppure Il Saggiatore: sono, questi, tutti contesti collettivi fatti di persone che danno un supporto non saltuario, ma, bensì, permanente e continuativo, costante e coerente, di esame delle questioni, in cui si possa verificare una scelta delle soluzioni tramite la consapevolezza della realtà, delineandone una prospettiva possibile di cambiamento in senso alternativo. Voglio esprimere la mia soddisfazione per aver visto nascere un nuovo focolaio di idee che potrebbe divenire forte collettore delle diverse idee e dei diversi contributi propositivi, atti a dare a Milano risposte in chiave europea all'imminente e immensa esigenza maggioritaria di avere un "buongoverno", come nella Firenze di Lorenzo de' Medici. Certo in chiave riletta rispetto al 1380, ma della stessa matrice di considerazione di fondo dell'amministrazione, ossia elemento di promozione delle migliori potenzialità che una città offre, ma che non riesce ad esprimere in senso coordinato e proficuo, per imperizia e incapacità di chi governa.
Buon lavoro "Buongoverno". Alessandro Rizzo
Nell'immagine l'opera di Lorenzetti "Allegoria del Buon governo" - Sala della pace, Palazzo pubblico, Siena, 1338-39
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INVITO ALLA SATIRA di PEPPE GALUFFO PATISCO MA NON REAGISCO e..
La Biblioteca Tibaldi è lieta di invitarvi alla manifestazione culturale
PATISCO MA NON REAGISCO LA FINE DEL MONDO IN COMODE RATE spettacolo di satira a 380° (uno più, uno meno)
di e con PEPPE GALUFFO SABATO 8 OTTOBRE 2005 ORE 21 Ingresso libero Biblioteca Tibaldi V.le Tibaldi 41 20136 Milano tel. 0288462920 biblioteca.tibaldi@comune.milano.it
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Associazione "La Conta" - ARCI Ass.ne LA CONTA-ONLUS Martiri di Turro Storie e culture delle genti del mondo
VI INVITANO ALL'INCONTRO DONNE ALTRE" Storie di donne: streghe, eretiche, ribelli , delinquenti, rivoltose e tarantolate con la partecipazione di:MICHELA ZUCCA - antropologa giovedì 13ottobre2005- ore 21,15 c/o ARCI Martiri di Turro - Via Rovetta, 14 Milano INGRESSO LIBERO E GRATUITOInfo: Ass.ne "La Conta" ONLUS – Via Bagutta, 12– Milano – e mail: laconta@interfree.it
e Circolo ARCI Martiri di Turro Via Rovetta, 14 – Milano tel. 02 2610933 – www.martiriditurro.com- e mail:martiriditurro@tin.it
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Invito alla presentazione del romanzo 'Il Pretino' di Marco De Poli
Cari amici, venerdì 7 ottobre alle ore 18 alla libreria Odradek in via Principe Eugenio 20, a Milano (tel. 02 31 49 48) verrà presentato "Il pretino" (edizioni Yema). Introduce Mario Agostinelli. Ci auguriamo di avervi con noi in questa occasione. Giovanna e Marco De Poli
dalla presentazione di copertina: Il pretino, romanzo "sognato" da Marco 27 anni fa, nei giorni della transizione tra i Papi Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, romanzo per vari motivi inedito, viene ora pubblicato senza sostanziali modifiche, ma in sorprendente e non programmata coincidenza con una nuova "morte di Papa". "Il pretino" crediamo, ha conservato l'attualità e gli interrogativi legati ai grandi periodi di trasformazione storica, riflesso delle contraddizioni e delle lotte interiori dei singoli individui.
il pretino 1a edizione aprile 2005 edizioni Yema www.liber.it
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"Brandelli d'Italia" . Chimienti editore (a giorni in libreria) Gli autori: Giulietto Chiesa La virtualizzazione del reale e la fucina delle illusioni Nicola Colaianni
L'eversione costituzionale Margherita Hack La cultura del modello aziendale Nerio Nesi Il declino dell'economia italiana Gianni Vattimo La democrazia verso l'asfissia
Un’analisi severa dell’attività politica e legislativa del governo Berlusconi in materia di economia, giustizia, riforme, università, ricerca, comunicazione e della loro incidenza sulla qualità della democrazia in Italia. Cinque saggi inediti frutto di un progetto editoriale che intende proporsi all’attenzione della società civile e del mondo politico come strumento di discussione seria, concreta e progettuale per il futuro del Paese.
dal sito www.chimientieditore.it
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'Come la mosca nel bicchiere' opera del Laboratorio teatrale di 'Libera'
GIOVEDI' 13 OTTOBRE ORE 9.30 presso il Salone Di Vittorio della Camera del lavoro A MILANO, CORSO DI PORTA VITTORIA 43
Rappresentazione teatrale COME LA MOSCA NEL BICCHIERE " (regia di Marco Pernich)
Il testo dello spettacolo è frutto del Laboratorio teatrale per studenti patrocinato da Libera.
Ha per argomento le conseguenze che il racket e l'usura possono avere sulla vita di una famiglia. E' drammatico e brillante, recitato con intensità.
Segue dibattito su LA MAFIA INVISIBILE Parteciperanno:
ANTONIO INGROJA, Sostituto Procuratore della Repubblica a Palermo PIER PAOLO ROMANI, Direttore di Macramé JOLE GARUTI, Libera Lombardia Interviene ALBERTO GRANCINI, Assessore all'Usura della Provincia di Milano.
CHIEDIAMO DI ORGANIZZARE LA PARTECIPAZIONE DEGLI STUDENTI e di inviare un messaggio con il numero di studenti che parteciperanno agli indirizzi email: libera.lombardia@aclimilano.com jolgar@fastwebnet.it
L'ingresso è GRATUITO Le prenotazioni saranno accettate sino a completamento dei posti disponibili.
Per informazioni tel. 02 7723201 oppure 335 8063998
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PALESTINA, TERRA NEGATA
Terre des hommes Italia, in collaborazione con la Provincia di Milano-Settore Cultura invita all’incontro
PALESTINA, TERRA NEGATA
Dalla nokba al muro di separazione: tappe di una strategia della rimozione Con la partecipazione di Ula Tabari, regista di Diaspora, intervistata da Maria Nadotti
Martedi’ 11 ottobre 2005 alle ore 21
Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto 2, Milano – Linea 1 MM Porta Venezia, tram 9-29-30
Con proiezione di Maaloul celebrates its destruction (Maaloul festeggia la sua distruzione) di Michel Khleifi, Palestina7Belgio 1985, 30 minuti.
Diaspora di Ula Tabari, Francia 2004, 16 minuti, presentato alla Mostra di Venezia 2005
Partecipano al dibattito Ugo Tramballi, inviato in Medio Oriente de 2Il Sole 24 Ore" e Piera Redaelli, Terres des hommes Italia
Terres des hommes Italia - tel 02 28970418 –Ufficiostampa@tdhitaly.org
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A b o t t a c a l d a |
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C i c a l e c c i o Sul mio balcone, degli uccellini conversano in modo acceso: ‘ Hai sentito della malattia che gira tra i migranti? -…Dobbiamo fare attenzione
-…Non vorrei che gli umani decidessero una delle loro guerre preventive e che ci andiamo di mezzo tutti, migranti e non -..Ma il problema e’ serio. Comunque. io ho rinforzato il mio nido e ho beccato anche un po’ di quell’erba di cui parlano tanto che ha effetto rinforzante sulle difese -..Io ho vietato ai miei piccolini di spingersi troppo in alto e, ancor piu' che di solito, di frequentare i luoghi battuti dai cacciatori. -..Ho sentito dire che qualcuno vuole abbattere gli alberi -..gli alberi? Anche loro si ammalano?! -..Per ammalarsi si’, si ammalano, non della nostra malattia pero’ Ma adesso non sto parlando di questo -E di cosa.. ..del fatto che qualcuno vuole abbatterli perche’ noi, noi uccelli non vi ci si posiamo!! -..Noi avremo sempre un luogo su cui posarci -..Loro no,non avranno piu’ alberi e non avranno piu’ neppure noi. Noi ce la caveremo, loro no ...
ciottolo 27 ottobre 05
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Riforme
Nel tempo, tanto esecrato, in cui i governi cambiavano colore spesso: monocolore, bicolore, a tre o quattro colori ( mentre adesso c’è l’azzurro e rischia di restarci a lungo), in quel tempo …non e’ che si faceva una Riforma della Scuola ad ogni cambio di governo. Per forza, si dira'. I governi cambiavano spesso di colore, adesso no. Non e' cosi' semplice...
Ricominciamo: una volta non si faceva una Riforma della Scuola ad ogni cambio di Governo
... e' accettabile una Riforma della Scuola ad ogni cambio di governo? E' accettabile porre mano alla organizzazione, alla complessa e ricca struttura del mondo della Scuola, ogni 5 o 6 anni? ..E' accettabile rivoluzionare i modi, i tempi di essa, inserire altri fini, altre priorita', cosi' come si cambia d'abito? E' lecito vanificare il lavoro e le competenze di anni, di studenti insegnanti e' lecito cambiare le regole del gioco cosi' facilmente in un contesto come quello della Istruzione? E lecito giocare per i propri interessi politici con la parte, una delle parti piu' delicate e sensibili della societa'... con la formazione l'educazione l'istruzione?
Questa follia, che porta a cambiare sempre piu' in fretta..Tutto si accelera, in una fuga in avanti violenta e, in fondo, autodistruttiva e distruttiva..
gea
26 ottobre 05
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11 ottobre Il Manifesto dice di Lu Banglie Il Manifesto dice ed io riferisco qui dell’uomo che, nella lontana Cina, in un paese dell’immensa Cina, è stato ucciso di botte e coperto di sputi e di escrementi . L’uomo si chiama Lu Banglie e chi lo ha finito e umiliato così sono poliziotti. L’uomo che ci riferisce di avere visto Lu Banglie per l’ultima volta e così come ho detto e’ un giornalista e il giornalista dice: "L’ultima volta che ho visto Lu Banglie, giaceva in un fossato al lato della strada – sereno, immobile, senza vita –ricoperto degli sputi, del moccio e dell’urina di circa venti uomini, che si mescolavano al suo sangue e scorrevano su tutto il corpo." Il giornalista e' un giornalista del "Guardian" Benjamin Joffe-Walt che stava andando con Lu Banglie e che non ha potuto nulla per salvarlo. "Lu Banglie era un attivista cinese, nonche’ delegato al Consiglio legislativo della provincia dello Zhejiung, uno dei pochi eletti davvero "dal popolo". "E il popolo lo aveva chiamato per dirimere una controversia con le autorita’ locali, nel villaggio di Tahisci, nel Guangdong, da mesi in rivolta contro quelle autorita’-" "Lu Bangli, 34 anni, contadino e migrante, non era di Tahisci ma di Bahoyuesi, un villaggio dell’Hubei. Gli abitanti di Tahisci lo avevano chiamato come "consulente" perche’ li aiutasse a vincere una battaglia che lui aveva già vinto a casa sua, dove nel 2003 era riuscito a far dimettere il capo del villaggio accusato di irregolarita’ elettorali e corruzione." A Tahisci Lu Bangli e Benjamin non sono mai arrivati : ad un posto di blocco la polizia li ha fermati e poi se ne e’ andata mentre venti uomini in abiti civili hanno afferrato Lu Bangli e lo hanno pestato e finito e umiliato… A Benjamin sono rimasti gli strumenti del mestiere per dire a noi di Lu Bangli. A noi rimane l'orrore e la desolata certezza che l'uomo puo' divenire ogni giorno non dico una bestia, e' chiaro. No, non ci sono parole, non ce ne sono in questo caso, non ce ne sono mai abbastanza per dire della realta' intorno a noi, dell'inferno del cuore dell'uomo.
gea
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Nimby Blitz ( uomini di strada penetrano alla Bicocca)
Erano circa le 17,00 del 6 ottobre scorso (siamo nel 2005) e, nell'aula Pagani della facoltà di Sociologia della Bicocca a Milano, si teneva un seminario sopra uno studio realizzato in alcune città ( Bologna,Torino, Milano, Palermo , Catania,Trieste) nel decennio 1990-2000, per scoprire il volto dei "sociali movimenti". Perchè sociali movimenti ? perchè, come diceva qualcuno ( e non a torto), il dialetto è una forma mentis, e se tu , poco pratico, dicessi invece movimenti sociali - come si sentiva dire in quel della Bicocca- immediatamente ci sarebbe qualcuno che grida vittoria e qualcun altro che si sbatte la testa al muro dalla disperazione. Purtroppo è così. Il linguaggio parlato, la lingua immersa nel vissuto, nell'intento di descriverlo e di interpretarlo, finisce per deformarlo e per deformarsi. Ne sanno qualcosa quelli che si arrabattano a comporre dizionari e a rischiare di perdere l'integrità tra Crusche e Volgari. Si deformano perfino i concetti e con essi i significati e quindi la semantica e quindi... Il degrado della legalità è degrado anche della lingua diceva qualcuno. Ma questa è storia per un'altra volta. Torniamo al Blitz alla Bicocca di Milano. I relatori delo studio sociologico si alternavano ad illustrare l'identità dei Comitati di Protesta . Per esempio "Tra egoismo e bene pubblico" nel titolo del lavoro di Massimiliano Andretta (spero di aver annotato giustamente) dell'Istituto Universitario Europeo (Fiesole). Nel processo di riconoscimento delle identità , si individuavano i connotati politici prevalentemente di sinistra nei comitati che si occupavano di ambiente e qualità della vita. E invece quelli della destra in quelli di loro che trattavano di emigrazione e sicurezza. Si scopriva così che mentre il concetto di protezione nella sicurezza preferisce riparare in una idea statica di conservazionismo, quello di ecologia cerca di aprirsi un varco verso la dinamica della trasformazione. Si introduceva così anche un'interpretazione (e siamo alle solite questioni linguistiche) del concetto di NIMBY ( not in my back yard) con significato denigratorio, come giudizio di incompetenza a partecipare ad una decisione politica. NIMBY -- Not In My Back Yard -- has become the symbol for the neighborhoods to exclude certain people because they are homeless, poor, disabled, or because of their race or ethnicity. (http://www.nlihc.org/nimby/) ..E in conclusione si approdava alla considerazione che anche se eventualmente nimby, i "sociali movimenti" espressi dai Comitati di Protesta nel decennio considerato apparivano, allo studioso di fenomeni sociologici, come principalmete impegnati su temi come quello della qualità della vita e delle localizzazioni contestate.
Questo il quadro molto superficiale tracciato da uno come me, osservatore incompetente, che pur mettendoci il massimo del proprio impegno deve fare i conti con la propria equazione personale e con la propria cultura. E mentre meditavo tra me e me su questi limiti personali, ecco l'imprevisto.
Due figuri ( un certo Roberto Prina e un suo sodale, da me non precisamente identificato) si alzano tra la folla (circa 50 o 60 seminaristi ordinatamente seduti) e prendono la parola per dire che loro rappresentano non semplicemente un comitato, ma LA RETE DI COMITATI DI PROTESTA. ..Che nei cinque anni successivi al periodo considerato dai seminaristi, quei Comitati che sembravano un pò di quà e un pò di là (Dx e Sx, destra e sinistra) per la logica delle legislature e dei governi si sono ancor più radicalizzati e asserragliati in un Nimby ormai esplosivo , che dice che ne ha pieni i cosiddetti di essere malmenato e giubilato. Si sono addirittura costituiti in rete non più soltanto nello specifico parziale del quartiere o della località, ma dilagano e si coordinano nelle città e nel mondo.
Ed ecco un terzo figuro, uno della strada, che aprendosi un varco a gomitate, vuol dire la sua.
..Che lui porta una testimonianza diretta. Che nella città di Milano e non solo, i cittadini scendono per le strade e per le piazze, che i "sociali movimenti" dopo quei dieci anni sono cambiati, che si mobilitano in gente senza Comitati, senza sigle, senza targhe. Non un comitato, ma un CORO ormai DI PROTESTA che non si dibatte "tra egoismo e bene pubblico", ma grida di DEMOCRAZIA. Che gliel'avevano promessa e adesso la vuole. La pretende fra eletti ed elettori, pur senza vincoli di mandato ma con vincoli di trasparenza , di onestà intelletuale e di onestà tout court, con vincoli di legittimità e di scelte condivise, per una società retta secondo vincoli di equilibrio e non di accaparramento dei mezzi finanziari,con un controllo democratico periodico, costante e continuativo .
..E poi questo tale, sedicente nimby, che ha superato non si sa come tutti i controlli , gliela dice tutta.
Dice perfino ai seminaristi che questi gruppi e gruppetti si sciolgono è vero, ma subito si ricreano . Si precipitano nei gorghi come le correnti e danzano ormai un rito incessante. Addirittura più che nimby, impudente, quando invita i giovani studenti di sociologia a scendere anche loro nel laboratorio sperimentale della strada, con i loro venti e trent'anni insieme ai portatori d'acqua ormai cinquantenni e sessantenni. Perchè quella battaglia è soprattutto la loro. Insomma un blitz, che finisce fortunatamente con la fuga . E, penso tra di me che, se continua così, finirà per crescere IL NIMBY. Un muro di solidarietà universale della cultura e della dottrina contro l'istruzione condizionata, contro la scuola truccata, contro i ministri della cultura che cancellano Darwin, contro i ministri dell'informazione che assicurano alla malafede della finzione pubblicitaria il controllo demenziale e pilotato della non conoscenza, contro i ministri della giustizia che guidano la ribellione per la salvaguardia dei malfattori, contro i ministri del welfare che disintegrano la struttura dello stato sociale, contro i ministri di culto che uccidono la consapevolezza.
..E intanto il sedicente nimby, l'uomo della strada in fuga dalla Bicocca, corre verso la libertà delle sue piazze e delle sue strade contro la speculazione, l'emarginalizzazione, l'abuso di potere , la commistione affari- politica, l'uso mistificante dei confessionalismi, la ricerca infedele di radici di chicchessia che, dietro il suicidio immane di milioni di morti e la legge del sacrificio degli ingenui, hanno anche nascosto il trionfo mortale e il profitto dell'astuzia immonda e insaziabile dei più furbi e delle follie di potere. rino sanna NIMBY VERSO LA PACE.
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Il male oscuro Dobbiamo avere piu’ paura..per dire.. della influenza che viene dai polli o del male oscuro che c’e’ nel cuore dell’Europa? Potevamo immaginare cosa si nascondeva a Lampedusa? Si’ lo potevamo, anche se non avremmo pensato che il male fosse fino a questo punto; abbiamo la nostra Guantanamo o Abu Graib . Come potevamo dubitarne? Era da un po’ che il male oscuro del cuore dell’Europa evidenziava i suoi sintomi e ultimamente si sono accentuati , sono diventati eclatanti: abbiamo visto come l’Europa delle paure uccide alle frontiere. Noi li vediamo: sono li’, i disperati che si aggrappano alla rete che scalano il muro e noi li respingiamo, li uccidiamo. E’ questa l’Europa che pensavamo sarebbe stata? .. E ora che sappiamo sempre piu’ in che Europa siamo, quali sono le leggi che si da’, quali le priorita’ (sento ogni giorno per ore analizzare lo stato di salute della moneta, mai una volta che si misuri la febbre all’ambiente, alle persone, ai popoli) ora che sappiamo ogni giorno di piu’, come possiamo fare, riparare? Come facciamo a consolare gli uomini che sono stati umiliati a Lampedusa, come possiamo noi io e te dirgli guarda non ero io che ti offendevo io non avrei voluto!!!! Ma si’ una bella epidemia per questa arrogante civilta’ d’occidente, una roba biblica perche’ no? Uccello del malaugurio? Ma che futuro ci aspetta in questa Europa delle paure finte dell’arroganza vera, della cecita’ incombente, del male oscuro del cuore..
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Accademia della Pace - validita' di un progetto
Gia’ ora si puo’ dire, a qualche passo dal suo esordio, che il progetto Accademia della Pace, promosso dalla Provincia di Milano, settore Istruzione, mostra la vitalità delle scuole milanesi e lombarde: sono prevalenti, nei progetti per i quali le scuole chiedono la collaborazione delle associazioni sul territorio, le richieste di approfondimento intorno ai temi: della informazione, sue modalità, sua libertà, ostacoli ad essa; della interculturalità, della realta’ del Sud del mondo, del commercio equo -solidale, della informazione di guerra, degli Organismi Internazionali ed altro ancora. I vari progetti stanno per essere definiti e saranno perfezionati entro la fine del mese di ottobre. MegachipLombardia e’ tra le associazioni che daranno il loro contributo. la redazione |
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L ' i n f o r m a z i o n e n e g a t a |
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ESCLUSIVO SOMALIA-RIFIUTI TOSSICI: ECCO DOVE SONO SEPOLTE LE PROVE
ATTENTI AL TRAFFICO di Luciano Scalettari (da "Famiglia Cristiana" n. 39)
Lunghi preparativi. Poi due viaggi. E alla fine spuntano i testimoni: «Qui abbiamo sepolto i bidoni». Il magnetometro conferma: il ferro c’è. Adesso tocca a chi di dovere andare a scavare per stabilire di quali sostanze si tratta e di chi è la responsabilità. Garowe-Bosaso, Somalia L’indice punta il terreno arido: «I fusti sono qua sotto. I camion li abbiamo scaricati qui». Siamo nel letto di uno wadi, i torrenti della Somalia secchi per 10 mesi all’anno e in piena travolgente negli altri due. I due autisti si sono guardati intorno con attenzione prima di indicare il luogo preciso: dopo 18 anni non è facile ricordare il punto. All’epoca lavoravano alla costruzione della strada Garowe-Bosaso, opera italiana nei famosi anni del Fai, Fondo aiuti italiano, che poco fece e tanto sprecò. Per un momento dimentichiamo il caldo soffocante, la stanchezza e le tensioni della spedizione. Questa strada – che peraltro è diventata la vera spina dorsale per i trasporti di un Paese che non ha più alcuna rete viaria – è da anni l’indiziata numero uno. Tanti sono i "si dice" e le voci sull’ipotesi che lungo il suo tracciato siano stati sepolti materiali pericolosi o radioattivi. Di recente, è stato proprio un ingegnere della Lofemon, Vittorio Brofferio, a dichiarare che gli fu proposto di interrare container sigillati, e che lui rifiutò. E non si può dimenticare che questo è stato l’ultimo tragitto percorso da Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, prima di essere uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994. Le verifiche sul posto erano sempre state impossibili: la Somalia era in guerra civile, senza Stato e istituzioni. Adesso un Governo c’è, e le sue due massime cariche, il presidente Abdullahi Yusuf e il premier Ali Mohamed Ghedi, ci hanno assicurato (anche mettendoci a disposizione i rispettivi portavoce, Yusuf Bari-Bari e Abdullatif Mohamud Abdi) la più totale collaborazione delle autorità nazionali e locali del Puntland e del Medio Shabelle, dimostrando nei fatti la volontà di indagare a fondo su chi dove e quando ha smaltito rifiuti in questa parte del Corno d’Africa. Sono solo "vernici scadute"? Da Bosaso abbiamo percorso circa 140 chilometri verso Garowe. La strada dista poche centinaia di metri dal greto del torrente, dove i due autisti ci hanno guidato con sicurezza, lungo una pista laterale, che scende allo wadi passando accanto a un ex frantoio, dove si sminuzzavano le pietre per il fondo stradale. Montiamo con un po’ d’ansia lo strumento e il suo sensore. I due autisti hanno parlato di bidoni, era stato detto loro che si trattava "solo di vernici scadute". Se i fusti ci sono, il magnetometro (così si chiama lo strumento) di sicuro li rileverà, perché individua qualsiasi presenza ferrosa, e nel greto di un torrente somalo di ferro è difficile che ce ne sia. È l’ultimo giorno, è l’ultima misurazione. Il nostro lungo peregrinare attraverso il Paese volge alla fine. Per tre settimane abbiamo cercato di verificare le tante tracce accumulate nel tempo, che parlano di scarichi di rifiuti, in terra e in mare, di nuove patologie sconosciute, di fusti risputati a riva dallo tsunami. Il viaggio ha toccato molte delle zone pacificate della Somalia: l’area di Jowhar (oggi sede provvisoria del Governo); i 400 chilometri di costa a nordest di Mogadiscio; la regione del Puntland in tutta la lunghezza, da Galkayo a Bosaso. Realtà diverse: nel Centro-sud della Somalia occorrono 40 uomini armati per garantirci la sicurezza; per il Puntland, assai più tranquillo, bastano un paio di poliziotti. Così, abbiamo potuto ascoltare i pescatori del Medio Shabelle che dicono di aver visto bidoni sospetti sul fondo marino e che soffrono di sintomi sconosciuti. Medici, somali e italiani, che allargano le braccia di fronte a casi «incompatibili», come li definiscono, «con l’Africa e con le patologie tropicali». E i timori di sindaci e autorità locali per la salute della gente, che ci hanno condotto a vedere qualcuno dei bidoni spiaggiati nei pressi di Igo e Warsheik. Qualche anno fa il tema rifiuti era tabù. Oggi si è quasi all’eccesso opposto: sintomi ignoti e malformazioni spuntate qua e là hanno alimentano la paura, al punto che – avverte il prof. Mohamed Jama, neurochirurgo all’ospedale di Galkayo – «ora la gente attribuisce tutto all’inquinamento, anche malattie che la medicina conosce già». Eppure, a sentire gli interessati, qualcosa non va. Ne citiamo alcuni fra i tanti. Hilowle Mohamed Omar, 37 anni, 22 dei quali passati a tuffarsi in mare per pescare aragoste. «Dopo lo tsunami ho visto sul fondo tre bidoni simili a questo», spiega indicando il fusto di Warsheik. «Due interi e uno rotto, con dei ganci ai lati e una catena che li lega. I miei colleghi in altri punti ne hanno visti altri simili. I pescatori», aggiunge, «lamentano spesso irritazioni cutanee e problemi respiratori». Proprio i sintomi patiti da Mohamud Ali Ahmed, che di anni ne ha 80, pescatore da sempre. La sua irritazione cutanea si è presto trasformata «in piaghe sempre più estese». Le cure non hanno sortito effetti, «finché», dice, «la malattia se n’è andata da sola, com’è venuta, dopo 5 mesi». L’unico medico di Warsheik annuisce: non sapeva di che si trattasse né come guarirlo. A Missigoweyn, 200 chilometri a nordest di Warsheik, c’è solo un piccolo ambulatorio. Gli ospedali più vicini sono a decine di chilometri. L’unica presenza sanitaria è Yusuf Mohamed Hussein, infermiere. Descrive patologie molto simili: «Eruzioni cutanee, problemi respiratori, qualche caso di emoraggia dalla bocca e dal naso. Nell’ultimo mese si sono rivolte a me 230 persone in tutto, 30 delle quali presentavano malattie di questo tipo, che non conosco». Malattie in aumento Psicosi da inquinamento? O effetti di veleni venuti da chissà dove? «Difficile a dirsi», commenta il prof. Jama. «Occorrono analisi e studi precisi, che non siamo in grado di fare. Qui a Galkayo, ad esempio, riscontro un aumento dei tumori al seno. Ma qual è la causa? I rifiuti tossici o gli antennoni piazzati di recente? Posso aggiungere che in 20 anni i casi di epilessia in Somalia sono passati da circa 300 a oltre 1.500. E abbiamo alcuni casi all’anno di gravi malformazioni nei bambini, specie all’apparato urogenitale. Ma è un fatto noto, che si verifica anche nel resto del mondo. I casi in Somalia stanno aumentando, o è solo che i genitori oggi si rivolgono più spesso al medico? Insomma, bisogna stare attenti al rischio di allarmismi». Nell’ultima settimana del nostro viaggio cerchiamo di individuare dei siti. Puntiamo al luogo su cui vi sono più indizi, la strada costruita dai consorzi italiani Lofemon (Lodigiani-Federici-Montedil) e Saces (Cogefar-Astaldi-Edilter), tra l’86 e l’89. La ricerca inizia a Garowe, attraverso il formidabile passaparola dei somali. Il primo a darci una mano è Aseyr Ghelle Mohamed. Ci conduce in due posti e ci spiega una cosa fondamentale: «Se il vostro strumento rileva il ferro, potete escludere che si tratti di bidoni vuoti o rottami innocui. Qui il metallo è prezioso. All’epoca, i fusti vuoti venivano addirittura tagliati e ci si passava sopra col rullo compressore, per ottenerne fogli di lamiera». Aseyr ci conduce da Mireh Hagi Ahmed, che 18 anni fa era capocantiere nel primo tratto, quello della Lofemon. Mireh ci indica alcuni siti "sospetti" dove c’erano fosse o frantoi, ora interrati («non sono stato testimone di sotterramenti, ma se il fatto è avvenuto, è probabile che sia successo là»). E i rilievi del magnetometro in due dei posti confermano la presenza di ferro. Mireh non s’accontenta: «Vi aiuto io a trovare gente che ha lavorato sulla strada». Alla fine dell’ultima nostra giornata disponibile si presentano i due autisti. Il loro racconto è asciutto: «Ci hanno detto di prelevare il carico di vernici scadute e di andare a scaricare in determinati luoghi». Ci portano: due greti di torrente, il primo – chiamato Dhud – a 90 chilometri da Bosaso, l’altro a 140, nello wadi Jiifis, vicino a Dalweyn. Entrambi nel tratto di strada della Saces. Adesso bisogna scavare «Nel primo sito c’erano cinque o sei cave scavate per il materiale della strada. Noi e altri autisti le abbiamo riempite con questi piccoli fusti di una ventina di chili ciascuno», raccontano. Nello wadi, però, il magnetometro non rileva nulla. Il letto del torrente è largo, di anni ne sono passati tanti, e basta sbagliare di 30 metri perché lo strumento non capti il metallo. Lasciamo il posto delusi, noi e loro. Ma il secondo sito è molto più identificabile. Gli autisti lo ricordano bene. Il magnetometro comincia a funzionare. E dopo pochi metri già non ci sono dubbi: c’è materiale ferroso. È la conferma al loro racconto: verso la fine del 1988 arrivò una nave che, come le altre, portava il materiale per la costruzione della strada. Il carico, però, questa volta era costituito da bitume e da piccoli fusti. «Prelevammo il carico», raccontano, «e come al solito lo portammo al magazzino dell’aeroporto. Poi altri camionisti, con mezzi più grandi trasportarono i bidoni nei pressi dei frantoi. Toccò di nuovo a noi scaricarli nelle buche. Avvenne di notte, tra dicembre ’88 e gennaio ’89. Erano buche profonde, col camion ci scendevamo dentro e scaricavamo tutto, alla rinfusa». Non sanno indicare il nome della nave («stava in rada», dicono. «Il materiale arrivava al porto sulla chiatta»), né da chi partisse l’ordine dato loro di effettuare il seppellimento. Queste cose, del resto, tocca ad altri accertarle. Abdullahi Yusuf Aden e Abdulkarim Said Osman, i due autisti, sperano solo che ora si possano portar via quei fusti, se sono davvero tossici. «Noi viviamo qui», sottolineano. «Allora, non avevamo la minima idea che potesse essere materiale pericoloso». Ora occorre verificare cosa indica quella presenza di metallo. Basta scavare. Luciano Scalettari COME È NATA LA SPEDIZIONE L’idea di un viaggio in Somalia era stata cullata da tempo. Famiglia Cristiana (con i suoi giornalisti Barbara Carazzolo, Alberto Chiara e Luciano Scalettari), insieme a Francesco Cavalli dell’Associazione "Ilaria Alpi" di Riccione, l’aveva progettato già due anni fa. Non solo per raccontare l’unico Paese al mondo che per 15 anni è sopravvissuto senza istituzioni, ma anche per provare a dare un ulteriore contributo sul caso Alpi-Hrovatin (ne parleremo nel prossimo numero) e sui traffici illeciti italo-somali. Tuttavia, si era dovuto rinunciare per l’insicurezza del Paese. Qualche mese fa, invece, si è aperto uno spiraglio. A una nostra richiesta, Yusuf Bari-Bari, portavoce del neoeletto presidente della Somalia, aveva risposto: «Ora c’è un Governo. Si può fare». Così, si è messa insieme la squadra: oltre a Scalettari e Cavalli, hanno partecipato l’onorevole Mauro Bulgarelli, dei Verdi, membro (autosospeso) della Commissione parlamentare sul caso Alpi-Hrovatin, e il regista e operatore Alessandro Rocca (che realizzerà con Cavalli alcuni reportage televisivi sul tema). Complessa è stata la preparazione e grandi le difficoltà. Tanto che i viaggi sono diventati due, in meno di un mese, per un totale di tre settimane in Somalia. Essenziale è stato procurarsi e imparare a usare il magnetometro (fattoci giungere dalla Codevintec di Milano dall’Inghilterra), uno strumento usato in geofisica capace di "leggere" la presenza di metalli nel sottosuolo. In questo modo, alle testimonianze di chi ci ha raccontato di aver seppellito rifiuti abbiamo potuto associare un dato scientifico e la posizione Gps. Chiunque potrà tornare nei luoghi e verificare: dati, testimoni e documentazione raccolti sono a disposizione. IL PARERE DELL’ESPERTO SUI RILIEVI Tre dei rilievi effettuati col magneto-metro hanno indicato la presenza di materiale ferroso nei siti. Uno di questi (Wadi 2) ci è stato indicato esplicitamente come luogo di occultamento di rifiuti. Sono evidenziati nelle foto qui accanto, con l’elaborazione grafica dei dati. Il magnetometro rileva l’intensità del campo magnetico. I colori mostrano quella normale (in giallo) e le "anomalie", ossia la presenza di materiale ferromagnetico. Il rosso indica l’intensità della parte positiva, il blu quella negativa. Abbiamo chiesto una lettura dei dati a uno dei maggiori esperti italiani nell’uso di queste tecniche a scopi di tutela ambientale, il dottor Marco Marchetti, dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e consulente, fra l’altro, della Commissione parlamentare sui rifiuti. «Prima di analizzare le mappe», spiega, «c’è da considerare che i siti rilevati sono vicini all’Equatore. Il campo magnetico ha un’intensità minore rispetto alle nostre latitudini e un’inclinazione quasi orizzontale. Questo influisce molto sulla geometria e sull’intensità delle anomalie. A quelle latitudini le anomalie presentano due picchi positivi all’esterno e un marcato picco negativo all’interno». ? Può commentare i tre rilievi? «Nel primo è presente una chiara anomalia magnetica, di modesta estensione; le masse ferromagnetiche non dovrebbero essere molto consistenti. Il rilievo 2 comprende quasi tutta l’anomalia, e manca il lobo a sud. Qui il materiale presente dovrebbe essere maggiore e l’intensità dell’anomalia è molto superiore. Potrebbe anche significare che si trovino a minore profondità. L’anomalia della terza figura fa pensare a un discreto quantitativo di materiale ferroso, anche se il rilievo manca della parte sinistra che, come riferitomi, non si poteva misurare a causa di ostacoli naturali». ? Se ne può stabilire la profondità? «Si dovrebbero elaborare modelli inserendo i parametri geomagnetici e geologici della località. Ma dovrebbero essere poco profonde. Non avendo casistica sulla Somalia, l’interpretazione ha qualche elemento di incertezza maggiore. Ma sono dati sufficienti, in ogni caso, ad accertare con uno scavo natura e consistenza delle masse». L.SC. ANCHE IL GOVERNO SOMALO VUOLE LA VERITÀ «Dobbiamo proteggere le risorse nazionali, tutelare il nostro ambiente naturale e rimuovere i rifiuti tossici e industriali che sono stati gettati sulle nostre spiagge». Sono parole pronunciate dal premier Ali Mohamed Ghedi al summit dell’Unione africana, nel luglio scorso. Il Governo somalo pone il problema fra le priorità, come conferma il portavoce del presidente Abdullahi Yusuf: «La nuova leadership somala è decisa a risolvere le contraddizioni del passato», dice Yusuf Bari-Bari, «pensando alle generazioni del futuro. Rientra in quest’ambito il tema dei rifiuti, che richiede un approccio razionale, scevro da strumentalizzazioni politiche». L’obiettivo immediato, aggiunge, è «realizzare un accurato monitoraggio nel Paese e una completa bonifica. E prevenire il ripetersi di simili attività illecite». «Sarebbe ingiusto», aggiunge, «che da episodi circoscritti emergesse l’immagine di una Somalia "discarica internazionale". Cosa non vera e inaccettabile». Monitoraggio e bonifica sono anche le parole d’ordine dell’onorevole Mauro Bulgarelli, dei Verdi. «Questo, ora, è compito della politica: il nostro Governo, l’Unione europea, l’agenzia Onu per l’ambiente devono dare il massimo sostegno al Governo somalo. Anche perché i rifiuti pericolosi vengono prodotti da sistemi industriali e produttivi che la Somalia di certo non ha. È un problema che noi, Paesi ricchi, abbiamo creato, e di cui dobbiamo farci carico». «Questa spedizione», conclude Bulgarelli, «realizzata con pochi mezzi e risorse, dimostra che si può intervenire, con efficacia e tempestività». «È un impegno morale che possiamo prendere tutti, a prescindere da schieramenti e colore politico», insiste Francesco Cavalli, fondatore dell’Associazione "Ilaria Alpi", ma anche del noto premio giornalistico-televisivo di Riccione. «Gli indizi e le indagini giornalistiche svolte in questi anni sull’omicidio di Ilaria e Miran e sui traffici illeciti hanno oggi una conferma. Abbiamo qualche certezza in più. È quindi un punto d’arrivo, ma anche di partenza, che può dare nuovo vigore alle inchieste giudiziarie e parlamentari di casa nostra». L.SC
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RIFLESSIONI DI padre ALEX ZANOTELLI SUL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE
(Il settore prospera a livello economico, ma che dire del suo impegno politico? Ma a cosa serve il commercio equo e solidale? A vender di più per aiutare i poveri? Il 21 settembre, con due lanci alle ore 5.01 e 5.13, l'agenzia di stampa missionaria MISNA ha riprodotto il testo di una lettera aperta di p. Alex, indirizzata al mondo del commercio equosolidale. Eccola...)
Carissimi e carissime, Jambo!
Grazie per lo splendido lavoro che state facendo nelle oltre 500 botteghe del commercio equo e solidale (CES) sparse in Italia. Girando per questo paese, ho trovate botteghe dove lavorano persone splendide e che sono veri luoghi di condivisione, di informazione, di resistenza. Grazie per l’ospitalità e il calore umano che vi ho trovato. Ho visto il CES nascere quando ero a Nigrizia ed espandersi quando ero a Korogocho. Poi l’ho conosciuto più dal di dentro quando a Korogocho iniziò la cooperativa Bega Kwa Bega che ebbe il suo sbocco nel commercio equo e solidale. Per me il CES è un grande dono, una perla preziosa per resistere al sistema. Sappiamo bene poi che questo sistema economico-finanziario neo-liberista è talmente scaltro che può trasformare anche questa “perla” in un suo fiore all’occhiello. Corriamo il pericolo di buttare le perle ai porci. Per cui è giusto chiederci dopo 20 anni di CES a che punto siamo.
Permettetemi come compagno di viaggio di esporvi alcuni aspetti che mi lasciano perplesso.
1. La grande distribuzione è in rapida crescita Sembra che la metà del fatturato alimentare del CES si venda sulla grande distribuzione. Mi sembra che nei punti vendita dei supermercati non c’è uno sforzo serio di informazione e coscientizzazione. Questo mi sembra tradisca lo scopo stesso del CES che è nato non per mandare qualche soldo in più al sud del mondo, ma per far capire ai consumatori del nord che c’è qualcosa di radicalmente sbagliato nella filiera commerciale. Scopo del CES infatti è cambiare le regole del gioco perché c’è qualcosa di radicalmente ingiusto nel sistema economico internazionale. È vero che i contadini impoveriti del sud ci chiedono di vendere sempre più i loro prodotti, ma non è così che risolveremo i loro problemi. Se ci dimentichiamo che il CES è uno strumento politico per coscientizzare i consumatori del nord a cambiare le regole del commercio internazionale, non otterremo nulla. Avremo fatto solo carità. Avevo ritirato il mio nome da Transfair proprio perché, a mio avviso, non faceva uno sforzo sufficiente per informare coloro che comperavano quei prodotti. Ed in questo avevo allora l’appoggio del CES. Ora è lo stesso CES che rischia di trovarsi nella stessa situazione.
2. Lo sforzo politico è in calo Mentre il CES a livello economico prospera, non altrettanto si può dire del suo impegno politico. Trovo spesso nel CES una mancanza di sensibilità politica che mi sconcerta! È incredibile per me vedere che spesso su importanti questioni politiche (non parlo di partiti!), il CES non c’è. Questa mancanza della dimensione politica può portare a conseguenze per me assurde. So di certo che la Max Havelaar (il corrispettivo del CES in Svizzera) vende alla McDonald’s di quel paese, quaranta tonnellate di caffè all’anno!!! E questo nel quasi totale silenzio delle botteghe svizzere che trovano difficile protestare. Ma allora a cosa serve il CES? A vender di più per aiutare i poveri?
3. Uno stimolo a consumare di più? Se l’enfasi del CES va al primato del commercio, al vendere di più, è chiaro che l’invito ad uno stile di vita più sobrio, a consumare di meno, andrà decrescendo. Eppure è il cuore del CES che dovrebbe invitare tutti a consumare di meno, ad avere uno stile di vita più semplice. Un esempio di questa tendenza è l’apertura di tante botteghe durante le “domeniche d’oro” (precedenti la festa di Natale, la festa per eccellenza del consumismo mondiale). È ovvio che in quelle domeniche si vende di più. Ma è giusto? Non rischiamo di entrare nel grande giro del consumare, consumare, consumare… Le botteghe dovrebbero essere dei luoghi dove la gente impara ad essere più sobria, più essenziale.
4. Punto d’incontro, di relazioni? Ogni bottega del mondo dovrebbe essere il luogo dove si sperimentano relazioni umane, fraternità, serenità, gioia di vivere. È un aspetto fondamentale questo per ogni bottega in una società come la nostra dove viene imposta una massificante cultura, materialista e consumista, che ci riduce tutti a atomi, a tubi digerenti dove non esistono più autentiche relazioni umane. Ecco perché è così importante la bottega (con il rifiuto del supermercato!), dove si sperimenta la gioia dello stare insieme, della celebrazione, dell’incontro anche interculturale e interreligioso. L’anima di ogni bottega dovrebbe essere una piccola comunità che ama ritrovarsi, far festa, danzare la vita. Ogni comunità dovrebbe essere una comunità alternativa alla cultura dominante.
5. E il volontariato? E’ sotto gli occhi di tutti la tendenza ad assumere impiegati in bottega a scapito del volontariato. È chiaro che una volta che il volume commerciale di una bottega cresce, si dovrà assumere personale per far fronte al lavoro. Per questo l’assunzione di personale dovrebbe essere temuta entro precisi limiti. Guai a noi se perdiamo la dimensione del volontariato in bottega. Il rischio è che alla fine ci guadagneremo sempre noi del nord a scapito dei poveri ai quali daremo le briciole. Ho potuto toccare questo con mano con la cooperativa Bega Kwa Bega di Korogocho.
6. L’Africa fanalino di coda L’Africa sembra, purtroppo, essere all’ultimo posto nel CES. E’ una constatazione questa che mi ferisce proprio perché l’Africa è il continente oggi più disastrato. Ma perché il CES sta investendo così poco in questo continente crocifisso? Perché così pochi prodotti africani nelle nostre botteghe? Lo so, per esperienza, che è più difficile lavorare con gli africani. Ma oggi è proprio l’ora dell’Africa! Quand’è che il CES deciderà di investire di più in Africa?
7. E il lavoro in rete? Girando per l’Italia, ho trovato botteghe della stessa città che non si parlano, che non collaborano e che non lavorano in rete! Ma che razza di commercio equo e solidale è mai questo? Come fanno botteghe della stessa città a guardarsi in cagnesco, rifiutandosi per di più di partecipare alla rete cittadina? Il CES è o non è uno strumento politico di resistenza al sistema? E non dovrebbero le botteghe di una stessa città essere le promotrici di reti locali che raccolgono tutte le realtà di resistenza al sistema?
8. Comunità locali autosufficienti Il CES non è fine a se stesso, ma deve aiutare tutte le forze critiche presenti sul territorio per far nascere quelle esperienze locali alternative che permettano poi l’emergere di soluzioni economiche di più vasto raggio. “L’elemento chiave di questa prospettiva - afferma il teologo tedesco U. Duchrow nel suo libro Alternative al capitalismo globale – è di rendere le comunità locali il più possibile autosufficienti e proteggerle dagli effetti dannosi del mercato mondiale”. Oggi non è più sufficiente fare resistenza, ma sarà sempre più compito del CES creare spazi economici locali autosufficienti. E’ fondamentale – afferma sempre Duchrow - “la creazione di spazi economici locali con mercati locali che siano orientati al bisogno, sostenibili dal versante ecologico e promuovano il lavoro”. Il noto teologo tedesco Duchrow conclude: “Per questa evoluzione è molto importante il decentramento dell’approvvigionamento energetico con energie rinnovabili (sole, vento, acqua, …) e lo sviluppo dell’agricoltura biologica preferibilmente nella forma della cooperativa dal produttore al consumatore.
Scrivo questa lettera dal Quartiere Sanità dove vivo, uno dei quartieri a rischio di questa grande città di Napoli, il più grande complesso urbano d’Italia e vero cuore del Sud. Vorrei proprio ricordare anche alle botteghe del Nord di non dimenticarsi del commercio equo e solidale del Sud . Le botteghe si sono infatti propagate molto al Nord e al Centro, ma poco al Sud. E questo per tante ragioni. Penso che sarebbe un bel gesto se le botteghe del Nord dessero una mano alle botteghe del Sud per poter decollare. E’ così brutto veder che c’è un Nord e un Sud anche nel CES! Questa lettera che vi proviene dal cuore del Sud vuole essere un grido di allarme, ma anche un inno di grazie per lo splendido lavoro che il CES ha fatto in questi 20 anni. Tutta l’Europa guarda con meraviglia alla nostra maniera di fare commercio equo e solidale. Non sciupiamo questa perla preziosa che ci è stata affidata, ma rendiamola sempre più strumento efficace di resistenza. Buon lavoro. Sijambo
Alex (dal sito www.greenplanet.net)
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Il Centro Destra e il vizio della querela storia di una denuncia e di una querela a Pavone del Mella
Riceviamo notizia - dalle signore Lucia Treccani e Giuliana Guarneri, esponenti della lista Vivere Pavone, lista all’opposizione nel Comune di Pavone del Mella - di una atto antidemocratico ed intimidatorio agìto dalla Giunta di Centro Destra nei confronti della capogruppo della lista di opposizione medesima. Nella lettera inviata a 'Il Giornale di Brescia' , che le signore ci hanno trasmesso, c’è il racconto della vicenda . Ecco la lettera...
'PAVONE DEL MELLA E LA LIBERTA’ D’ INFORMAZIONE. 'Vorremmo prendere spunto dalla lettera pubblicata il 27.09.2005, della d.ssa Bellomi, di Leno, per raccontare ai lettori quanto sta succedendo alla lista d’ opposizione "Vivere Pavone", (e alla quale apparteniamo), per aver divulgato, in un volantino, più o meno le stesse cose che la consigliera di Leno ha scritto sul Vostro giornale. La d.ssa Bellomi, parlando della sua prima esperienza amministrativa, volta a contestare il provvedimento preso per impedire nuovi insediamenti intensivi suinicoli a Leno, (che, invece, noi troviamo lodevole), inizia con un ampio cappello introduttivo a descrivere l’arroganza della maggioranza e l’aumento, (peraltro legittimo), di stipendio del sindaco e della giunta, citando cifre per le quali dice di essere stata "sgridata" dal Sindaco. Non entriamo in merito alle considerazioni espresse dalla D.ssa Bellomi, ma prendiamo spunto per informare i lettori che, per aver dato notizia ai cittadini, a mezzo di un’informativa locale, dell’ aumento di stipendio della nuova giunta di Pavone del Mella, ( tra l’altro, non abbiamo mai contestato la legittimità di questo atto), non siamo stati "tutti sgridati" dal Sindaco, ma la capogruppo della lista "Vivere Pavone" si è vista recapitare una lettera da un legale nella quale venivano chieste le scuse pubbliche e un indennizzo in denaro, (questo per evitare il procedimento penale, che, altrimenti, i rappresentanti della Giunta avrebbero intrapreso).
Altro che sgridata del Sindaco……………….
E’ ovvio che le assurde richieste non sono state accettate; anche perché, dopotutto, abbiamo solo scritto cose vere, non citate nelle informative della maggioranza, che si è presentata agli elettori dichiarando, ma non attuando, la massima trasparenza sul suo operato, (ha, infatti, da sempre definito il municipio una "una casa di vetro"). Nel frattempo, ciò che rimane è la denuncia e sulla questione dovrà esprimersi un giudice del tribunale penale; la giustizia sicuramente saprà dare una risposta e in questo confidiamo. Noi, a differenza della d.ssa Bellomi, non siamo alla prima esperienza: ci interessiamo e ci occupiamo di questioni amministrative locali e di politica da più di 20 anni; eppure, mai ci era capitato di assistere a comportamenti tanto arroganti e a un clima intimidatorio come quello messo in atto dalla giunta di centro-destra a Pavone del Mella, nei confronti dell’opposizione alla quale apparteniamo. Avendo appena visto il film documentario, (quindi una storia vera), di Sabina Guzzanti, (e che consigliamo vivamente a tutti di vedere), abbiamo avuto la conferma di come l’operato della maggioranza di Pavone del Mella rispecchi fedelmente la metodologia del Governo Centrale in Italia riguardo la censura e la libertà di informazione. Siamo sicure che alla D.ssa Bellomi non toccherà una simile sorte per aver espresso la sua opinione, anche perché i metodi usati dalla Giunta di Pavone del Mella non sono ordinari e usati da tutti, ma solo da chi pensa di esercitare il potere con arroganza e cattiveria. Per fortuna, i tentativi di calpestare i princìpi della democrazia e della partecipazione, (quando succedono come è avvenuto a Pavone), non passano inosservati, e non solo suscitano delusione, ma anche sdegno. Di fatto, l’ intento di intimidire non è riuscito; anzi, essere querelati per aver espresso la libertà di opinione, di pensiero e di informazione, (libertà ancora sancite dall’art. 21 della nostra Costituzione), è per noi solo motivo di vanto e orgoglio, dato che tante sono state le indignazioni raccolte fra la gente per questo atto compiuto nei confronti della libertà. A fronte di questi "attacchi" viene proprio da pensare che persino i più elementari princìpi del diritto costituzionale siano troppo democratici per i Nuovi Protagonisti della politica locale, che hanno deciso di "scendere in campo" considerando che le regole della partita siano solamente quelle da essi prescelte. Del resto, riteniamo che le limitazioni di parola e di opinione abbiano già avuto spazio nelle dittature passate, e che l’intento di riproporle verrà fortemente contrastato dall’intelligenza delle persone "di buon senso". E come dice la Guzzanti nel suo spettacolo RAIOT : "Sono stata querelata da Previti per aver citato le sue vicende giudiziarie……………………. Me ne vanterò per tutta la vita!". "
Lucia Treccani 333/ 5459011 Giuliana Guarneri 030/ 959878
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giovedì, 15 settembre 2005
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Eventi e segnalazioni
- Milano, 16 settembre."Viva Zapatero" di Sabina Guzzanti. Cinema Anteo ore 20:30
- Torino, 22-23-24 settembre. YOUNG WORDS HAPPENING "Meating Peace. Sottoscrivi una tregua" - da Alma Mazzoleni
- Milano, 23-24 settembre.1a Festa Nazionale dell'Acqua - da
Emilio Molinari e Rosario Lembo
- Attacchi intimidatori e minacce alla Casa della Legalità di Genova - da Christian Abbondanza
-L'Associazione per la Pace a Milano: il suo sito -Lettera aperta alle bambine e ai bambini senza scuola da ReteScuole (ne "Il Manifesto") -Appello all'altra Milano da retescuole.net -La corrispondenza tra la scuola araba di via Quaranta e il Comune di Milano sul sito www.retescuole.net -1 ottobre: Venezia, Isola di S.Servolo: Riflessi(oni) da un'isola - Comunicazione e informazione - Diritti nel sistema globale -Novità editoriale: Brandelli d'Italia - Chimienti editore -Novità editoriale: Il pretino - di Marco De Poli edizioni Yema - presentazione il giorno 7 ottobre a Milano
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A botta calda
- Il banditore - di gea
- Questa è la storia di uno di noi, nato per caso in via Gluk - di Rino Sanna
Viva Sabina - di gea Ricordo di Samir, il piccolo dai grandi voti - di Paolo Berizzi Alcuni fatti relativi alla vicenda della scuola araba di Via Quaranta, a Milano - redazione ..sulla vendita di libri per strada - da gea Berlusconi assolto - da "Repubblica"
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L'informazione negata
- "Università: il disegno di legge" - una lettera al Corriere della Sera
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Il documento
- Finanziaria Occulta. Associazioni delittuose e intercettazioni vietate.
(TFR INPS e Sistema corleone nel paese di Coglione) di rino sanna. -Milano Verso le Comunali 2006, il Cantiere muove i primi passi di Alessandro Rizzo
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Recensioni
- . Antonio Scurati - Bruno Vespa: aspetti della polemica dopo il
premio Campiello - di germana p.
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L'intervista
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Invito alla presentazione del romanzo 'Il Pretino' di Marco De Poli
Cari amici, venerdì 7 ottobre alle ore 18 alla libreria Odradek in via Principe Eugenio 20, a Milano (tel. 02 31 49 48) verrà presentato "Il pretino" (edizioni Yema). Introduce Mario Agostinelli. Ci auguriamo di avervi con noi in questa occasione. Giovanna e Marco De Poli
dalla presentazione di copertina: Il pretino, romanzo "sognato" da Marco 27 anni fa, nei giorni della transizione tra i Papi Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, romanzo per vari motivi inedito, viene ora pubblicato senza sostanziali modifiche, ma in sorprendente e non programmata coincidenza con una nuova "morte di Papa". "Il pretino" crediamo, ha conservato l'attualità e gli interrogativi legati ai grandi periodi di trasformazione storica, riflesso delle contraddizioni e delle lotte interiori dei singoli individui.
il pretino 1a edizione aprile 2005 edizioni Yema www.liber.it
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"Brandelli d'Italia" . Chimienti editore (a giorni in libreria) Gli autori: Giulietto Chiesa La virtualizzazione del reale e la fucina delle illusioni Nicola Colaianni
L'eversione costituzionale Margherita Hack La cultura del modello aziendale Nerio Nesi Il declino dell'economia italiana Gianni Vattimo La democrazia verso l'asfissia
Un’analisi severa dell’attività politica e legislativa del governo Berlusconi in materia di economia, giustizia, riforme, università, ricerca, comunicazione e della loro incidenza sulla qualità della democrazia in Italia. Cinque saggi inediti frutto di un progetto editoriale che intende proporsi all’attenzione della società civile e del mondo politico come strumento di discussione seria, concreta e progettuale per il futuro del Paese.
dal sito www.chimientieditore.it
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Riflessi(oni) da un’isola Comunicazione e informazione diritti nel sistema globale Convegno l'1 ottobre a San Servolo
La massa dei dati sul web, lo sviluppo ambivalente dei media, il digital divide, il diritto ad accedere ad un’informazione affidabile e verificabile per qualità, autenticità e sicurezza, la richiesta di nuove forme di regolamentazione e di governance, sono solo alcune delle questioni che impongono un dibattito etico su larga scala. L’isola di S.Servolo, già sede di diverse Università europee associate, diverrà così il luogo dove insediare un laboratorio permanente per affrontare una questione così rilevante per la nostra e per tutte le democrazie. Il programma sabato 1 ottobre ore 9.30 Saluti Davide Zoggia, Presidente della Provincia di Venezia Laura Di Lucia Coletti, Provincia Etica di Venezia
10-.00 – 13.00 prima sessione Comunicazione e informazione: diritti nel sistema globale Ignacio Ramonet, Direttore di Le Monde Diplomatique Presidente di Media Watch Global International Roberto Savio, Segretario Generale di Media Watch Global International Giulietto Chiesa, Giornalista Europarlamentare Fausto Colombo, Direttore Osservatorio sulla Comunicazione Università Cattolica di Milano Francesco Siliato, Docente di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi al Politecnico di Milano Alex Zanotelli, Missionario Comboniano Dibattito coordina: Laura Di Lucia Coletti, Consigliere Provincia di Venezia Provincia Etica partecipa: Il Comitato Scientifico del World Political Forum
13.00 – 14.30 Buffet
14.30 – 16.30 seconda sessione workshop Media Watch Global International associazione internazionale che promuove i diritti dei cittadini di tutto il mondo ad essere correttamente informati. Media Watch International in Italia per promuovere la libertà di comunicazione e un autentico pluralismo Angeline Robbel Ballieu, Promotrice della creazione dei MWI Giovanni Cesareo, Docente di Sociologia della Comunicazione al Politecnico di Milano Francesco Siliato, Docente di Sociologia dei Processi Culturali Comunicativi al Politecnico di Milano Elisa Mereghetti, Documentarista televisiva VAG –Officina dei Media Indipendenti Saveria Capecchi, Docente di Comunicazione Politica nei Media Università di Bologna Giuliano Battiston, Ricercatore “mediawatch” tutor presso la Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso di Roma Claudia Padovani, Ricercatrice Università di Padova Campagna Cris Italia Communication Rights in the Information Society Le pubbliche amministrazioni e le politiche intraprese per superare il digital divide e per sperimentare “tecnologie aperte”. I beni digitali possono essere comuni? Angelo Buongiovanni, Coordinatore Rete Telematica Regionale Toscana Gerard Wormser, Filosofo, Scuola Normale Superiore di Lione, Istituto di Studi Politici di Parigi, Direttore di Sens Public www.sens-public.org, membro del comitato di Les Temps Modernes Vittorino Ferla, Direttore Relazioni Istituzionali Cittadinanza Attiva Franca Sallustio, Dirigente Sistema Informativo ed Informatico –URP Provincia di Venezia Crisi del giornalismo? Sigfrido Ranucci, Rai News 24 vincitore del Premio Ilaria Alpi Associazione: Ilaria Alpi-Comunità Aperta Giulietto Chiesa, Giornalista Europarlamentare Massimiliano Melilli, Giornalista RAI - Articolo 21 Ennio Remondino, Giornalista inviato speciale RAI Maurizio Paglialunga, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto Michelangelo Bellinetti, Membro della giunta esecutiva dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Maurizio Dianese, Giornalista, Premio cronista dell’anno 2003 Raffaello Zordan, Redattore Nigrizia
16.30 – 19.30 terza sessione workshop Verso Tunisi. Il World Summit on the Information Society questioni aperte, potenzialità dell’approccio multistakeholder e prospettive per il dopo WSIS. Jason Nardi, Campagna Cris Italia Communication Rights in the Information Society Claudia Padovani, Ricercatrice Università di Padova Campagna Cris Italia Communication Rights in the Information Society
Educazione ai media: Come superare accanto al digital divide anche il cultural divide Stefano Mosti, Presidente Osservatorio di Pavia Marco Grollo, Marco Capovilla(megachiplombardia), Massimo Rossi, Megachip Alessandra Falconi, Centro Zaffiria Marisa Strozzi, Responsabile Progetto Educazione Consumo Consapevole COOP Presentazione della videolettera, “KOROGOCHO. ALLA SCUOLA DEI POVERI”, scritta dai bambini della scuola elementare di Santa Barbara Circolo “C. Colombo”, a padre Alex Zanotelli. Con la partecipazione di Ottavio Raimondo, Direttore Editrice Missionaria Italiana, e Giorgio Bassanese, curatore dell’iniziativa. “Cinema Etico”: un ossimoro? in collaborazione con Ufficio Attività Cinematografiche Comune di Venezia. L’esperienza di Lars Von Trier - I laboratori in itinere nel territorio - con la partecipazione dei registi Enzo Balestrieri, Manuela Pellarin e Gianni De Luigi
19.30 Chiusura dei lavori a cura di: Laura Di Lucia Coletti - Consigliere - delega Provincia Etica di Venezia laura.coletti@provincia.venezia.it organizzazione: Giuliano Basso - Capo di Gabinetto Provincia di Venezia presidenza@provincia.venezia.it / T +39 0412501500 ufficio stampa: Provincia di Venezia ufficio.stampa@provincia.venezia.it / T +39 0412501666 - 0412501689 informazioni e iscrizioni ai laboratori: antonella.montagner@provincia.venezia.it / T +39 0412501592 matteo.bompieri@provincia.venezia.it / T +39 0412501261
come raggiungere l’isola di S. Servolo: 1 ottobre partenze da Venezia - Piazz.le Roma per l’isola di S. Servolo alle ore 8.30 e alle ore 9.00 con servizio gratuito. L’Isola di San Servolo è facilmente raggiungibile con traghetto ACTV linea 20 in partenza da San Zaccaria (fermata adiacente all’Hotel Londra) Il tragitto è di circa 8 minuti Informazioni trasporti lagunari: www.actv.it | www.velaspa.com Fonte: Provincia Etica
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Milano - Vicenda della scuola araba Della corrispondenza intercorsa tra la scuola araba di Via Quaranta, a Milano e il Comune di Milano, settore Educazione, si puo' prendere visione nel sito: www.retescuole.net dove è anche presente un aggiornamento dell'appello (sotto pubblicato) a ritrovarsi accanto alla scuola: sarà lunedì mattina, 26 settembre |
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Appello all'altra Milano Venerdi' mattina in via Quaranta avrà luogo un vergognoso "picchetto" della Lega Nord che ha per fine intimidire e umiliare le bambine e i bambini, le mamme e i papà arabi che stanno protestando contro la chiusura della loro scuola. Noi che da tre anni difendiamo la scuola pubblica come luogo di incontro, non possiamo tollerare che una intera comunita' venga isolata, umiliata e minacciata nella nostra città, ponendo le basi per un futuro di intolleranza e violenza. Per questo chiediamo che il Questore di Milano impedisca questa vergognosa sceneggiata squadrista della Lega In ogni caso facciamo appello al popolo della scuola e più in generale al mondo democratico milanese ad essere presente venerdi' dalle ore 10 in via Quaranta per un presidio pacifico e nonviolento che contribuisca a difendere nei fatti e non solo a parole la dignità e l'integrità dei piccoli migranti e delle loro famiglie. Sollecitiamo le istituzioni affinché lavorino concretamente ad una soluzione che consenta di risolvere rapidamente questa assurda situazione mettendo in pratica proprio quella civiltà difesa in "esclusiva" da persone ignoranti, faziose e senza scrupoli. Studentesse, studenti, docenti e genitori di ReteScuole da www.retescuole.net 23 settembre 2005
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Lettera aperta alle bambine e ai bambini senza scuola da ReteScuole
"Siamo un gruppo di insegnanti, genitori, studentesse e studenti della scuola pubblica statale che in questi anni si sono battuti contro la politica scolastica del ministro Moratti. In particolare ci siamo opposti al tentativo di eliminare il tempo pieno, che nelle elementari permette alle bambine e ai bambini di rimanere a scuola anche il pomeriggio facendo una scuola di qualità. Ci sono molte altre cose che non ci sono piaciute nell’azione del governo, ad esempio ha eliminato i facilitatori linguistici, quegli insegnanti che aiutavano i bambini stranieri ad imparare la lingua e a inserirsi a scuola senza traumi. Non siamo d’accordo inoltre che nella scuola pubblica si possano imparare solo le lingue dell’Unione Europea. Per queste ragioni e molte altre in questi anni abbiamo organizzato proteste e manifestazioni. Noi pensiamo che voi abbiate diritto alla Vostra scuola in lingua araba. A Milano vi sono scuole francesi e tedesche ed anche a carattere religioso, come le scuole cattoliche ed ebraiche, e non si capisce perché venga impedito solo a voi. Noi lottiamo perché nella scuola pubblica statale siano garantiti degli spazi dove tutte le culture, le lingue e le religioni possano incontrarsi. Questo è il nostro obiettivo ma sappiamo bene che per ora non è così. Per questo difendiamo la possibilità che la vostra identità non venga annullata. Noi pensiamo che l’attacco che voi avete subito sia di tipo razzista. Nel nostro paese c’è un clima di isteria antiislamica e antiaraba senza precedenti, alimentata da partiti e da persone che seminano odio e incomprensione. E’ gente che vive racchiusa in torri di pregiudizio e di ignoranza. Noi invece che a scuola ci andiamo tutti i giorni vi conosciamo e vi apprezziamo. Le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi arabi frequentano le scuole dove sono iscritti i nostri figli e figlie e dove noi lavoriamo come insegnanti. Consideriamo una grande ricchezza conoscervi e frequentarvi e vorremmo essere orgogliosi di vivere in un paese che accoglie con un sorriso chi viene qui per lavorare e non chiede altro che di essere rispettato nella sua identità. C’è stata un’epoca in cui gli italiani emigravano nel mondo ed erano trattati molto male, purtroppo in troppi oggi si sono dimenticati le sofferenze del nostro popolo migrante. Sappiamo che state attraversando un brutto momento, ci dispiace non disporre della forza sufficiente per contrastare l’offensiva razzista della quale siete vittime, sappiate che comunque noi continueremo a batterci tra l’altro per: - garantire l’insegnamento delle lingue non comunitarie nelle scuole pubbliche (arabo, cinese, eccetera) - ripristinare nella scuola pubblica i semidistacchi dall’insegnamento per i facilitatori linguistici - garantire ai popoli migranti il diritto a costituire proprie scuole per salvaguardare la propria cultura d’origine "
(i genitori, le studentesse e gli studenti, le maestre e i maestri, i professori e le professoresse di Rete Scuole) seguono alla firma le prime adesioni
Chi volesse dare la propria adesione a questo comunicato potrà farlo indirizzando una e mail a info@retescuole.net specificando se possibile scuola e città. (da Il Manifesto" del 21 settembre 2005) -
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l'Associazione per la Pace nella città di Milano www.assopacemilano.net
La Storia L’Associazione per la Pace è un organizzazione non lucrativa di utilità sociale (ONLUS) nata dall’impegno pacifista di alcune grandi associazioni nazionali, numerosi comitati locali per la pace e alcuni parlamentari ed europarlamentari. Tutti insieme, dopo il forte impegno antimilitarista e contro la installazione degli euromissili a Comiso, fondarono l’Associazione per la Pace allo storico congresso di Bari nel 26-28/02/1988. Da allora, l’Associazione si è radicata in tutta Italia con i suoi quaranta gruppi territoriali, dando vita a significative esperienze come, ad esempio, la Marcia per la Pace Perugia – Assisi, la marcia di Aldo Capitini, riproposta dall’Associazione per la Pace insieme all’ARCI e alle ACLI nel 1988 e da allora organizzata ogni due anni dalla Tavola della Pace, coordinamento di oltre cinquecento associazioni e gruppi, al cui Comitato Direttivo l’Associazione per la Pace partecipa. Dall’interposizione non violenta, fatta in questi anni in Palestina, Kurdistan e nei Balcani, si è acquisito un prezioso bagaglio di esperienza, che i soci e gli attivisti dell’Associazione per la Pace portano con sé nelle loro attività di sensibilizzazione, formazione, ed educazione alla Pace, presso scuole, gruppi, realtà istituzionali e non, in tutta la Penisola. Da tutto ciò nasce l’impegno dell’Associazione nello studiare, proporre, sperimentare forme di difesa alternativa come i Caschi Bianchi e i Corpi Civili di Pace. L’Associazione è da sempre impegnata nella ricerca, dapprima con un proprio Ufficio Studi e Ricerche che ha prodotto nel 1998 il volume "Formarsi volontariamente"1, poi avvalendosi, dall’anno 2000, della collaborazione con il Centro Studi Difesa Civile, gruppo autonomo, ma tesserato all’Associazione per la Pace, con una rete di formatori di livello nazionale ed internazionale, ha prodotto negli ultimi anni due ricerche dal titolo: "Caschi Bianchi"2 e "Le ONG e la trasformazione dei conflitti"3. Un altro lavoro dell’Associazione in materia di ricerca è stato il progetto sullo studio dell’esclusione sociale delle comunità kurde in quattro paesi europei, studio che è terminato con la pubblicazione di un libro4 e di un convegno pubblico a Roma. Continua, peraltro, l’impegno antimilitarista cominciato nel 1988 quando l’Associazione per la Pace ha dato vita, assieme ad altre cinque importanti associazioni, alla Campagna di Obiezione alle Spese Militari5. Ancora oggi l’Associazione fa parte del Comitato Politico della Campagna partecipando alle attività per la promozione dell’obiezione fiscale e della difesa popolare nonviolenta (DPN) e ottenendo, come risultato di tutto il movimento pacifista italiano, nel 1998 la nuova legge in materia di obiezione di coscienza, la 230/98, che prevede tra l’altro la possibilità di svolgere Servizio Civile all’estero e l’istituzione di un Istituto per lo studio della DPN. L’Associazione per la Pace ha l’ambizione di fare politica per il bene del paese e di tutta la comunità europea e mondiale per facilitare il percorso di creazione di pace e dialogo tra i popoli della Terra, soprattutto nell’area europea e mediterranea. Ha l’ambizione di entrare nei conflitti per porre un elemento di contraddizione su cui far inciampare gli interessi della guerra, credendo che non possano esistere guerre giuste, guerre umanitarie o guerre preventive, ma solo guerre ingiuste e crudeli. Ha l’ambizione di fare politica con i fatti più che con le parole, producendo occasioni di dialogo e confronto dentro e fuori i confini nazionali, senza dimenticare che le popolazioni afflitte da conflitti etnici, civili o sociali hanno, prima di tutto, bisogno del nostro aiuto concreto. Di qui, l’impegno di tutti i nostri gruppi territoriali a sostenere, con progetti mirati, alcune realtà ai margini dell’interesse umanitario, come i campi profughi della Striscia di Gaza, due ospedali in Ucraina, una scuola ad Haiti, e numerose, piccole, nascoste realtà nei Balcani non ancora pacificati. A tale proposito hanno un particolare rilievo i nostri Presidi permanenti a Nablus (Palestina) e a Mitrovica (Kossovo). Tutto questo avviene nella totale autonomia dai partiti politici e della gerarchie ecclesiali, essendo la nostra un’associazione laica e apartitica, ma nel rispetto di chiunque voglia dialogare con noi. Nel rispetto delle sensibilità femminile e maschile, tutti i ruoli associativi sono ricoperti insieme da un uomo e da una donna. In estrema sintesi, la nostra Associazione pone come principio irrinunciabile la non violenza per il raggiungimento dell’attuazione dei diritti della persona umana in ogni luogo, sostiene le iniziative per raggiungere uno sviluppo sostenibile e considera fondamentale il rispetto per la natura, fonte della vita stessa. Nell’Associazione per la Pace può entrare, con adesione individuale, chiunque ne condivida i princìpi senza alcuna preclusione di sesso, razza, credo religioso o politico. da www.assopacemilano.net
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"Viva Zapatero" di Sabina Guzzanti
Milano, 16 settembre. Cinema Anteo ore 20:00 www.vivazapatero.org
"Viva Zapatero", un documentario satirico sul berlusconismo dilagante nella politica italiana, presentato alla Mostra di Venezia e proiettato lunedì 12 al Parlamento Europeo.
Megachip, forte dell'amicizia con Sabina e della condivisione di intenti nella battaglia per la democrazia nella comunicazione, sarà in prima fila nel supportare l'iniziativa dell'attrice: in concomitanza con la proiezione del film, l'Associazione sarà presente nelle sale cinematografiche italiane per tutta la durata della programmazione, garantendo referenti locali nelle varie città e coordinando la raccolta delle firme all'appello che Sabina Guzzanti, Marco Travaglio e Giulietto Chiesa hanno redatto e rivolto al centrosinistra che si prepara ad andare al governo.
Leggi l'appello: www.vivazapatero.org/appello2.htm |
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Torino, 22-23-24 settembre.
"Sottoscrivi una tregua"
A Torino (Italia), città delle Olimpiadi invernali 2006, dal 22 al 24 settembre 2005 l'assessorato alle Politiche giovanili ed alla Cooperazione Internazionale e Pace della Città di Torino invita i giovani di tutto il mondo a partecipare all'incontro internazionale "Young words happening", tre giorni di serrato confronto sui grandi temi dell'informazione, dello sviluppo e dell'integrazione, nell’ambito delle manifestazioni per l’"Olimpic Truce", la Tregua Olimpica Torino 2006.
L'obiettivo dell'incontro, che coinvolgerà 2.000 ragazzi italiani e stranieri, è sperimentare una tregua, una sospensione dei conflitti tra persone che hanno opinioni, culture e fedi diverse e permettere che in questa occasione prevalgano l'ascolto, il dialogo, la riflessione. Un’occasione unica per ascoltare le ragioni dell’altro.
Per informazioni e iscrizioni visita il sito: www.comune.torino.it/treguaolimpica/youngwords
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23-24 settembre, Milano 1° Festa Nazionale dell'acqua (lettera di Emilio Molinari e Rosario Lembo, del comitato italiano)
Con riferimento all'interesse dimostrato per la proposta formulata dal Comitato italiano per il Contratto mondiale sull'acqua per la realizzazione all'Idroscalo di Milano della 1° Festa Nazionale dell'acqua, con la presente vi aggiorniamo sulla evoluzione della progettazione di questo importante appuntamento.
La proposta è stata formalmente accolta dalla Provincia di Milano che concederà il Patrocinio e vedrà il coinvolgimento diretto nel programma degli eventi dell'Assessore Brembilla all'Ambiente e Risorse Idriche e della Assessore Dioli alla Partecipazione, Cooperazione Internazionale e Sport. Per la realizzazione dell'evento è stato messo a disposizione l'Idroscalo di Milano per i giorni 23 e 24 settembre.
La 1° Festa Nazionale dell'acqua si caratterizzerà per essere un momento politico-culturale di incontro, di dibattiti e di confronto, fra movimenti, istituzioni, cittadini , intorno a due assi tematici:
a) quello dei modelli di partecipazione dei cittadini e della cooperazione internazionale come strumento per garantire l'accesso all'acqua;
b) quello della conservazione e tutela della risorse idriche in Italia ed in Lombardia.
A seguito delle indicazioni emerse nell'incontro con le associazioni disponibili, che ha avuto luogo a Milano il 4 luglio u.s., il Comitato italiano ha proceduto attraverso a definire l'impostazione della Festa con i due Assessorati che risulta articolata attraverso i seguenti spazi:
a) spazio educativo rivolte alle scuole ed ai giovani che saranno realizzati con il coinvolgimento del Progetto Petaso della Provincia di Milano;
b) spazio di intrattenimento musicale finalizzati al coinvolgimenti dei cittadini;
c) spazio di approfondimento autogestito dalle associazioni nella tenda Dibattito;
d) spazi culturali di dibattito e di confronto, attraverso seminari sui due assi tematiche, organizzati di concerto con gli Assessorati.
In allegato si trasmette la bozza del programma convenuta coni due Assessorati e si segnalano le modalità di partecipazione concordate che sono state differenziate, in funzione anche di esigenze di reperimento di risorse finanziarie:
a) per le associazioni che aderiscono al Comitato organizzatore ed intendono partecipare all'evento, sono state previste due quote di adesione: una quota di €.200 per coloro che intendono dare solo l'adesione e partecipare con un banchetto espositivo; una quota di € 500 che intendo gestire uno spazio- tenda permanete nell'ambito della Festa con vendita di materiale ed organizzare laboratori didattici per le scuole;
b) per amministrazioni di Aziende di gestione pubblica dell'acqua ed enti Parchi che desiderano avere a dispostone uno stand autonomo (mt5x5) è previsto un contributo di € 5.000 se intendono organizzare e gestire uno stand autonomo e di € 2.000 per coloro che invece partecipare solo con il logo della propria azienda nel materiale promozionale;
c) per i due Assessorati la partecipazione alla realizzazione della Festa con un contributo minimo di €15.0000.
Al momento, la cifra da reperire, per arrivare alla copertura del bilancio preventivo è pari €33.000. che speriamo di poter reperire attraverso i contributi delle associazioni aderenti e degli Enti.
Al fine di poter organizzare l'impostazione dei lavori, e di programmare il numero degli stand da allestire, vi invitiamo a comunicarci entro la prossima settimana, tramite la scheda in allegato, le seguenti informazioni:
- il tipo di adesione della vostra associazione rispetto alle proposte su indicati;
- le attività alle quali la vostra associazione è interessata a partecipare ( laboratori didattici, eventi di approfondimento, proiezione di filmati, spazi mostre , etc.);
- suggerimenti di gruppi musicali e di intrattenimento ( con relativi indirizzi di contatto).
Sulla base delle adesioni e dei suggerimenti, che vi invitiamo a farci pervenire entro la prossima settimana o al più tardi entro fine luglio, il Comitato provvederà ad organizzare una riunione di aggiornamento con la presentazione del programma definitivo e del materiale di comunicazione. La segreteria di Milano resta comunque a disposizione per ogni eventuale approfondimento e per concordare le modalità di organizzazione dello spazio di animazione Vi ringraziamo per la collaborazione e cogliamo l'occasione per porgere un cordiale saluto.
Per il Comitato Italiano Emilio Molinari Rosario Lembo
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Attacchi intimidatori e minacce alla Casa della Legalità di Genova
"La lotta alla mafia è il 1° problema da risolvere nella nostra bellissima terra e disgraziata...Non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le nostre giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dellindifferenza, della contiguità e quindi della complicità. Ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo egli mi disse: La gente fa il tifo per noi. E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che lappoggio morale della popolazione dava al lavoro del giudice, significava qualcosa di più, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche svegliando le coscienze." Paolo Borsellino
Comunicato stampa con cortese richiesta di massima diffusione:
Alla Società di Mutuo Soccorso Arci Perugina di Genova Rivarolo, sede della Casa della Legalità e della Cultura, si fanno vivi gli amici degli amici.
La struttura di via Sergio Piombelli 15, dove sono ospitate le rappresentanze e le attività di diverse strutture civili impegnate nell’azione di contrasto alle mafie e per la promozione della cultura della legalità, come la Fondazione Antonino Caponnetto, il Centro Falcone Borsellino, Libera contro le mafie e l’associazione liberaMente, dopo nove mesi di vita ha subito pesanti minacce, aggressioni fisiche e verbali, tentativi d’intrusione, con toni e linguaggio tipico dell’atteggiamento mafioso, costringendo le FFOO ad intervenire per ben tre volte tra la notte di sabato/domenica, martedì pomeriggio e mercoledì sera. (primi gg di settembre, ndr)
Il soggetto che pretendeva di fare da padrone è stato identificato dalle FFOO e querelato per i diversi reati commessi. Nella denuncia-querela depositata presso il comando di polizia di Cornigliano, si è richiesto inoltre di accertare chi siano i soggetti che si sono recati nella sede intorno alle 20 di martedì con atteggiamento intimidatorio, usando frasi e termini identici a quelli usati dal soggetto già identificato, che parlando in un dialetto stretto lanciavano tipici ghigni minacciosi ai responsabili della gestione della struttura e chiudendo prima di andarsene con la battuta "qui qualcuno ha paura della mafia".
La fasulla politica sulla sicurezza, attuata in questi anni, che da un lato vuol far sentire il cittadino più protetto, con il passaggio in alcune strade del poliziotto di quartiere, ha al contempo sottratto ai nuclei territoriali delle FFOO uomini e mezzi (centralizzandoli), indebolendo la capacità di risposta tempestiva nelle periferie, agevolando di fatto una criminalità organizzata ben divisa e articolata nel territorio. Per questa ragione, gli interventi delle volanti alle nostre richieste di intervento urgente nella notte tra sabato/domenica e nel pomeriggio di martedì sono state troppo lente, permettendo al soggetto denunciato di imperversare e lanciare messaggi chiari alla popolazione della strada che sentiva le sue frasi, ben scandite ed urlate, in chiaro stile di avvertimento. Considerata la situazione nonna Betta, Elisabetta Caponnetto, socia anch’essa della Sms Arci Perugina casa della Legalità, a nome della Fondazione Antonino Caponnetto ha scritto al Questore di Genova per chiedere di garantire la massima protezione alla struttura ed ai suoi volontari e frequentatori, sia per evitare episodi più gravi, sia per testimoniare che lo Stato, le Istituzione non lasciano soli coloro che combattono la Mafia.
I gravi atti intimidatori portati da uomini che si sono dichiarati "di Famiglia" e che non apprezzano "gli infami che sono della famiglia della legge e delle Forze dell’Ordine" dimostrano ancora una volta che la Mafia è giunta, si è radicata e sommersa dietro attività apparentemente lecite, anche nella nostra città, arrivando a controllare pezzi di territorio, garantendo lavoro - soprattutto nel settore dell’edilizia, del risanamento ambientale e di trattamento dei rifiuti anche grazie ad appalti e sub-appalti gestiti in modo non adeguato a contrastare il cancro dell’economia mafiosa della nuova generazione. Anche a Genova, le mafie hanno trovato accordo, quelle italiane e quelle straniere, dai Marsigliesi ai Cinesi, passando per quelle dell’Est. Attività commerciali e attività varie usate come mezzo di riciclaggio del denaro sporco o come copertura di attività illecite, ogni giorno più visibili, in tutte le zone, ma in particolare nelle periferie popolari (come negozi che appaiono e dopo breve tempo svaniscono). Come il traffico della droga è tornato ad essere massiccio e quasi incontrastato, soprattutto per le cosiddette droghe pesanti divenute, al contempo, maggiormente economiche e facilmente reperibili, utilizzando un numero elevato di soggetti a rischio ed una struttura a rete. Assistiamo nuovamente a strade sempre più popolate dalla tratta delle nuove schiave, come il pizzo che viene richiesto sempre più ad ampio raggio nella città, a Commercianti che preferiscono pagare, rinunciando alla propria indipendenza e dignità per non rischiate di essere lasciati soli dalle Istituzioni, dopo leventuale denuncia dei taglieggiatori. Le periferie della città sono svuotate di attività e luoghi di socializzazione e contrasto civile e culturale alla legge del branco ed alla cultura mafiosa. Lazione repressiva di contrasto, compiuta da Magistrati e FFOO, è sempre più faticosa e vanificata dall’assenza di un chiaro e costante impegno delle Istituzioni e dalle troppo isolate e timide risposte civili.
Ora abbiamo la certezza del fastidio che porta la presenza di una "casa della legalità", dove poter trovare documentazione, dove potersi incontrare e costruire insieme una risposta civile sempre più ampia di sostegno all’azione repressiva delle Autorità dello Stato, ma dove anche le Scuole possono portare i propri ragazzi e bambini ai laboratori educativi che promuovono i progetti di Libera-Scuola e della Fondazione Antonino Caponnetto, dove è possibile incontrare e conoscere da vicino le persone che in prima linea hanno combattuto e combattono ancora la criminalità organizzata e difendono lo Stato, la sua Costituzione con il principio di una legge uguale per tutti, fondato sul principio di una Magistratura autonoma ed indipendente.
Alla Mafia da fastidio che si parli di mafia perché non si deve sapere che essa esiste ed agisce. Noi resistiamo, non ci intimidisce la promessa fattaci a viva voce di ³ricevere il vestito e non ci pieghiamo alla prepotenza di una banda o di una ³famiglia che vuole sostituirsi alle regole dello Stato. Continueremo a parlarne, ancora con maggiore intensità, rilanciando lappello a denunciare gli atti intimidatori e le attività illecite, che siano il racket o la spaccio, che sia lintimidazione o il caporalato, le scommesse clandestine o i combattimenti tra caniŠ Segnalando ancora una volta che la Sms Arci Perugina Casa della Legalità, quale parte della Fondazione Antonino Caponnetto, può raccogliere le segnalazioni dei singoli cittadini e formulare denuncia alle autorità competenti a nome della Fondazione, garantendo quindi coloro che vorranno collaborare ad unazione di contrasto radicale della criminalità organizzata.
Dalla prossima settimana saranno distribuiti volantini per informare la popolazione dell’accaduto e per rilanciare la mobilitazione delle coscienze. Da Ottobre partiranno gli incontri con le persone che in tutta Italia, da Magistrati e Cittadini, combattono per la legalità, continuando a "far camminare le idee" di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, come ogni persona che voglia essere cittadino può fare quotidianamente.
Chiediamo quindi a tutti di venire nella "Casa della Legalità" in Via Piombelli 15, per far capire e vedere agli "amici degli amici" che siamo in molti, uomini e donne semplici e non eroi, a "rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità." Una resistenza civile, pacifica e non violenta, che non cede alle provocazioni ed alle minacce, nelle diverse forme e modalità in cui ci/vi vengono portate, che si organizza dal basso e costruisce una rete di persone e soggetti che si oppone e denuncia le vecchie e nuove Mafie.
Christian Abbondanza Simonetta Castiglion
Per informazioni: 0106456385 - 3924682144 e-mail: c.abbondanza@genovaweb.org
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A b o t t a c a l d a |
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vignetta di Bertolotti e De Pirro (da Repubblica on line) |
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..sulla vendita di libri per strada... Non so se questa cosa che sto per raccontare riguardi solo Milano, comunque vorrei segnalare un fatto che forse può interessare altri luoghi. Un paio di giorni fa, fui fermata da una di quelle persone che, lungo la via, propongono interviste o altro e decisi di dargli retta un attimo, potendolo. Mi chiese quale era l'ultimo libro che avevo letto, che preferenze avessi eccetera e mi disse se ero al corrente che nella cartoleria accanto, da un po' di tempo c'era anche uno spazio libreria ed io dissi che no e che mi faceva piacere saperlo e allora mi disse: le mostro dove e per la sua gentilezza le spetta un libro in regalo e intanto salii le scale della notissima cartoleria. A quel punto il propangandista mi fece strada in un angolo del negozio e, lungi dal pormi il libro agognato, mi mostro' un foglio con su scritto Euroclub e mi avvicinò una penna. Al che io, ricordandomi di avere sentito alla radio una trasmissione che metteva in guardia da una situazione simile dissi che no, che non mi interessava perchè sapevo che se avessi firmato una qualsiasi cosa sarei stata obbligata poi a comprare libri vita natural durante. Il giovane negò dapprima calorosamente dicendo che una volta era così con Euroclub ma che adesso era stata acquistata da Mondadori e voleva continuare a tentare convincermi. Quando gli dissi che alla radio e ne dissi il nome si era parlato di quella faccenda, non negò piu' e appoggiò foglio e matita sconfortato. Attenzione!:-) gea
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Fatti relativi alla vicenda della scuola araba di via Quaranta, a Milano
Che cosa e’ avvenuto tra la data del 25 luglio 2005 e oggi, che giustifichi lo scatenarsi dell’aggressione alla scuola araba di Via Quaranta, da parte delle autorità milanesi? Nel sito di rete scuole (www.retescuole.net) si può leggere la corrispondenza intercorsa tra la scuola medesima e la amministrazione comunale, nell’arco di tempo dal 7 giugno 2005 alla data di luglio sopraddetta e si può verificare la disponibilità di entrambe le parti a raggiungere un positivo accordo, accordo peraltro in dirittura di arrivo – così sembra– e che porta alla assegnazione alla scuola araba, da parte del Comune, dei locali della scuola di Via Zama, , nel contesto – peraltro - dell’iter che la trasformi in scuola parificata. Invece le cose non vengono presentate in questo modo all’opinione pubblica e la Lega Nord può impunemente scatenare la sua aggressione razzista e strumentalizzare a fini elettoral propagandistici una vicenda che positivamente avrebbe potuto evolversi e concludersi esaltando democrazia e spirito di concordia e convivenza. La vicenda ha sicuramente tratto spunto ed alimento dalle ripetute esternazioni sul Corrierone dell’onnipresente (ed ormai onnipotente?) Magdi Allam, ma può invece proseguire e concludersi in spirito di pace se non lasceremo soli allievi genitori e docenti della scuola di via Quaranta. Lunedì mattina alle ore 10 e 30 i legaioli andranno a fare il loro picchetto contro la protesta di genitori e alunni ma ci saremo anche noi con questi ultimi e ci saranno coloro che non ne possono più della campagna di odio e intolleranza alimentati dalla parte più retriva di una destra già indecente. redazione
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Ricordo di Samir, il piccolo dai grandi voti di Paolo Berizzi
"Samir faceva gara con il figlio del preside, il suo migliore amico, a chi prendeva il voto piu’ alto: pero’ non era un secchione. Era solamente uno sveglio, curioso sempre acceso. Uno che aveva una marcia in più ma si faceva voler bene da tutti. Dai compagni di classe che, come hanno scritto a colori sui cartelli appesi fuori dalla scuola, se lo immaginano già nelle braccia di Allah., la battuta pronta, il sorriso contagioso, la scuola non come un tedio ma come luogo divertente dove imparare la vita, e poi le maestre quelle arabe e quelle italiane. Era la mascotte della scuola, Samir l’undicenne egiziano morto ieri mattina all’Humanitas dopo essere stato investito da un furgone in via Marco D’Agrate, a pochi metri dalla scuola. Una specie di piccola bandiera. Allievo e bambino e figlio modello da portare a esempio di un’integrazione possibile e qui perfetta. Per questo e per altro ancora diverrà, già si è capito, un simbolo della resistenza didattica della tribolatissima scuola di via Quaranta. E’ un desiderio condiviso da tutti, una richiesta collettiva dell’anima. Ecco, potrebbero dedicargli l’Istituto. O magari un altro. Non è un caso che sia stato proprio Samir uno dei primi a imparare l’Italiano, in queste aule listate a lutto, polverose, mestamente svuotate dei loro piccoli studenti ora alloggiati sul marciapiede. "Lui è uno di quelli che in un anno hanno fatto asilo, prima seconda e terza elementare. Apparteneva a un gruppo che si chiama "i pionieri". Dei precursori delle lezioni di italiano. E a lui quelle lezioni piacevano tanto tanto." L’uomo che parla ha gli occhi liquidi e una folta barba scura. E’ egiziano, si chiama Mustafà, di mestiere fa il traduttore. E’ stato il primo che ha insegnato la nostra lingua a Samir. Lo ha visto crescere: dall’asilo alla prima media (avrebbe iniziato quest’anno) Adesso non riesce nemmeno a pronunciare il nome che la voce gli si spezza in gola, le parole si fanno attendere, scivolano fuori solo per dare forma ai ricordi, alla carriera brillante di quel bambino dal fisico compatto e robusto. A vederlo poteva avere benissimo quindici anni. Un ometto si diceva una volta, Mustafà dice che non esagera quando racconta che adesso era Samir che aveva preso per mano la scuola, non il contrario. "Era talmente bravo e intelligente, e equilibrato, che mediava tra alunni e insegnanti." Un altruista anche. Se lo ricordano bene i compagni quando a metà mattina, a mezzogiorno, divideva la merendina con chi se l’era dimenticata oppure non poteva proprio permettersela: quando, dopo le corse e i giochi in cortile, in questo fazzzoletto di cemento stretto tra la moschea interrata e le aule disposte su due piani, invitava gli "svogliati" a ricomporsi, a scendere al di sotto perché era arrivato il momento della pregiera. Asem, il figlio del preside, è l’amico inseparabile, il rivale nei voti. Un po’ per scherzo e un po’ per spirito di competizione. Assieme giocavano a calcio, assieme – certe cose fanno dei bambini degli adulti in miniatura – si facevano coinvolgere in appassionate discussioni sul calcio, il lunedì. Interisti da una parte, milanisti dall’altra. Poi tutti sul pulmino della scuola, che si torna a casa, in via Tadino, zona Buenos Aires, non proprio vicino a via Quaranta. Samir arrivava alle otto e mezza coi due fratellini, Samar, la sorellina, terza elementare e Iusef, il più piccolo iscritto alla seconda. La loro è una famiglia di "egitaliani" papà Mohammed, cinquant’anni, è un imprenditore nel settore dell’edilizia e delle pulizie. Uno di quelli che a Milano hanno messo radici. L’operosità egiziana innestata nell’efficienza meneghina. Ieri mattina alle undici quest’uomo se ne stava appoggiato alla parete di marmo della camera mortuaria dell’Humanitas, a Rozzano, la testa tra le mani, la barba arruffata, le lacrime trattenute solo quando bisognava far forza alla moglie, distrutta, e ai parenti che in ordine e con grande compostezza sfilavano tra il pronto soccorso e i locali dove Samir è stato composto.. C’è il dottor Mauro Zago, che nella notte ha provato a salvargli la vita ma che alla fine si è dovuto arrendere. C’è Ali Sharif, il responsabile della scuola islamica. E’ sconvolto. Con Mohammed si abbracciano. Ragionano. Se quel bambino, anziché per strada fosse stato in classe, come sempre in questi anni, forse questa tragedia non sarebbe accaduta. Forse…." Chissà. A caldo la rabbia non si controlla, si guarda tutto con una sola lente. Poi arriva il momento dei silenzi, dei ricordi, quella pace penosa che solo la morte può lasciare. A sera, in via Quaranta, solo lacrime e preghiere. La gente si ferma davanti al manifesto con su scritto: Samir in paradiso. Lo seppelliranno in Egitto, in quella terra che lui ha imparato a conoscere più che altro sui banchi di scuola.. C’è un bambino che gira con una macchinetta digitale che ha fotografato Samir dieci minuti prima dell’incidente. Sorrideva. Faceva ciao con la mano." da REPUBBLICA Milano Cronaca 22 settembre 2005 --------------------- Samir addio Samir dai grandi voti Dai grandi sogni come ogni bimbo dalla voglia di crescere di diventare grande di parlare italiano di giocare al pallone di studiare e ridere e giocare Samir sotto le ruote di un furgone Forse era pensieroso Pensava come e’ strano Quel che ci accade Non capisco..Perche’? ...........
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Viva Sabina
La Milano orfana di Sabina è corsa ieri sera 19-9 all’Anteo ed ha espresso a parole, interrogata, tutte le sfumature della protesta e della rabbia per la censura arrembante, per la prepotenza del potere che ha paura della satira una paura terribile. "Dovrebbero farlo vedere in tutte le scuole” ha detto una giovanissima che attendeva in fila di entrare a vedere “Viva Zapatero “e’ la nostra unica speranza”... gea 17 sett. 05
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Il banditore
Fu ormai parecchi anni fa che, ascoltando la mattina il richiamo della sigla delle notizie TG da un canale privato assai emergente, lo percepii come la "voce" del banditore di piazza che in un medioevo presente diffondeva le notizie e gli editti del re tra la gente..intendendo con cio’ che egli era incaricato di dire e far conoscere quanto consentito con brevi sonori annunci .. A suscitarmi quella impressione era il tipo di musica che accompagnava e ancora accompagna l’annuncio del TG: una musica martellante e veloce che mi fa pensare al battere di strumenti su tamburo, come l’annuncio di un banditore, appunto. Gia’ a quel tempo, anni fa, pensai che da quel momento le notizie avrebbero avuto per noi una caratteristica di "sobrieta’ " (per così dire....) e di sintesi e che quello era il nuovo stile della conoscenza che ci si preparava: il minimo indispensabile elargito al popolo. Il procedere del tempo e della comunicazione attraverso i TG e la televisione in generale non ha certamente smentito quella impressione; infatti , col tempo, anche altri TG, oltre a quello che ho citato, adottarono quello stile che direi scarno e aggiungerei selettivo; stile ora consueto, indipendentemente dal tipo di accompagnamento musicale dei titoli e dai contenuti. Se talvolta lo stile si fa ridondante non è detto che non sia aria fritta Piu’ di recente, con l’avvento e il proliferare dei fogli informativi distribuiti gratuitamente ogni mattina alle fermate dei tram e nei pressi delle metropolitane quella mia vecchia impressione (editto, rullio di tamburo eccetera..) si è come rinnovata e rinvigorita e a me fa una impressione penosa vedere le persone che accolgono con gesto automatico il magro fascicolo informativo dalle mani del novello banditore e vedere come tutti, poi, seduti o in piedi nella vettura o in strada, leggono la stessa cosa, le stesse notizie in pillole, appagati dall’averle avute gratuitamente ed accogliendole come la fonte informativa prima, forse unica della loro giornata. Non c’è stato lo sforzo di scegliere il foglio all’edicola; questo per molti, io credo, è motivo di soddisfazione: non aver fatto fatica a scegliere e a discernere, non aver pagato le notizie. Quelle li’ bastano e avanzano. Intanto, intorno, il mondo impazza e la complessità lo caratterizza, ma sembra che a qualcuno interessi sopra ogni cosa che noi si semplifichi sempre piu’ e che di quella complessita’ non ci interessiamo affatto: qualcuno auspica che ci bastino i consueti gadget, il giornalino regalato, la musichetta e il chiacchiericcio che imperversa dallo schermo mentre attendiamo il treno nel metro e, naturalmente, le rassicurazioni sulla sicurezza che ci sarebbe garantita, per esempio, dagli occhioni delle telecamere che ci inquadrano in varie prospettive e che forse sghignazzano nel verderci leggere tutti la medesima cosa. In pillole. Si potrebbe obiettare a queste mie osservazioni che, anche acquistandolo, il giornale, non saremo affatto sicuri di essere veramente informati e magari taluni si sono rassegnati a leggere il foglietto gratuito proprio non scorgendo una eccessiva differenza di contenuti da questo e dal quotidiano comprato e allora qui il discorso si fa veramente difficile e forse, dico forse, non siamo ancora arrivati a questo punto..
gea 20 agosto 2005
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Questa è la storia di uno di noi, nato per caso in Via Gluk.
Nel paese dei campanelli, ormai evoluto a paese delle "suonerie". Tanti piccoli fazio si aggirano brandendo i loro piccoli cellulari. Lo fanno per la difesa del paese. Del paese dei campanelli . Del paese delle suonerie.
Li accompagna l'orchestra dei nevrotici . Dei politici nevrotici. Della sinistra più nevrotica e complessata nella storia della politicaNell'universo delle sinistre possibili.
Li avevano accusati di mangiare i bambini! Quanto mai ! Proprio nel periodo della crescita.Non quella dei bambini, ma la loro. Proprio nel periodo più delicato : quando si diventa adulti. Quando si cresce: per il governo e per il potere. Gli avevano detto che mangiavano i bambini, i bambini privati. Che capivano solo la coercizione del pubblico. Che avevano l'ossessione del pubblico. Che erano incapaci di capire cos'è il mercato con le sue divinità. Con i suoi assoluti : il dio denaro e la libertà nell'intrapresa privata. Che non sarebbero mai diventati adulti , adatti per governare un paese. Ed ecco le conseguenze ! Per forza ! Su giovani nel periodo più delicato , nel periodo della crescita. Gli avevano detto che della democrazia economica , che so io, per esempio quella anglosassone, non avrebbero mai capito nulla ! Mai capito le ineffabili , squisite , irripetibili e naturali bellezze degli equilibri spontanei tra gli operatori del mercato in regime di libera concorrenza.Che si studiassero le lingue! Che imparassero dal mondo anglosassone. Che traducessero finalmente un pò dall'inglese ! Ma turbare le menti degli adolescenti, può essere pericoloso ! Può essere devastante ! Almeno li si poteva ammonire che le traduzioni sono difficili ! Talvolta quasi impossibili. A meno di un giro di frase, di una circonlocuzione di cervelli ! Si anche questo bisogna sapere , per non entrare in stato confusionale nell'età dell'adolescenza. Nel paese dei campanelli, dei telefonini, delle "suonerie". Eppure si sa, ormai è dimostrato: tradurre dalle lingue straniere sembra un'operazione "normale", ma talvolta diventa addirittura operazione impossibile. La traduzione "tradisce" ! Si credeva che la traduzione "tradisse" soltanto nel meraviglioso segreto terreno delle profondità dell'immaginario e nelle infinite sfumature delle sensibilità. Ma non è così. Anche gli abissi tra le culture diventano esperienze intraducibili. Anche il sapore genuino della legalità e della democrazia e quindi della libertà, diventa una chimera se non ci appartiene per cultura storica profonda, e se si tenta di "tradurlo" da una lingua del tutto e forse per sempre sconosciuta. Trust e autority, utilities, sono parole intraducibili per sempre al DNA della cultura di paesi come il nostro, soggiogati storicamente da dominazioni straniere prive di eredità democratica e occupato perennemente da regimi nostrani estranei al principio non trascendente della responsabilità . Soprattutto quando, nel paese regno del "timor di Dio", la venerazione per sè e il proprio denaro-potere sovrasta quella per la divinità. Quando soprattutto un DNA culturale sfinito e usurato dall'aspirazione ad una trascendenza impraticabile, precipita nell'immanenza imbelle e spregiudicata di poeti e navigatori trasformati in sedicenti governatori, banchieri, tecnici e dentisti fiduciari. Trust o trustee o blind trustee dove trovi insieme al concetto di un fiduciario che non fa porcherie, che non fa gli affari propri ma solo del rappresentato, dell'affidato, non per timore ma per dovere, verso gli altri, ma soprattutto verso se stesso , come elemento cardine della solidarietà civile e sociale, trovi l'immagine intraducibile di colui che conduce il blind, il cieco per la mano, per non farlo "cadere". E a noi che traduciamo , cosa può venire in mente ? Per contrasto, la mafia ? Ma si sa "mafia" è intraducibile : si può solo esportare. A causa del DNA del traduttore. Ed eccole le conseguenze. Ci si cimenta con il mercato del lavoro e si viene trafitti dal demone della flessibilità. Al punto che , dimenticando di essere parlamentari di passaggio , si fa un pezzo di riforma, si liberalizza, omettendo di pretendere subito dai gratificati "padroni", in inglese dai datori di lavoro, degli adeguati presidi di salvaguardia per i dipendenti , in inglese lavoratori . Si pensa di farlo subito dopo, ma ormai è tardi perchè le elezioni ti mandano a casa. Ed ecco il disastro nella "traduzione": da flessibilità a precariato devastante . . Ci si prova con il mercato di borsa e si viene trafitti dall'ingordigia. Pur sapendo di partire da un mercato finanziario truccato , da un finanziamento alle imprese senza vergogna pilotato attraverso leggi sul mezzogiorno, dalla mancanza di trasparenza applicata a bilanci fasulli o senz'altro falsi, da un deserto di legislazione che consente di approfittare a mani basse di un risparmio indifeso e delapidato, ci si butta a partecipare al delirio per dimostrare di essere all'altezza con banche e assicurazioni "in proprio", esattamente uguali alle altre. Ecco il disastro nella traduzione da mercato finanziario a rapina del risparmio delle famiglie. Ci si prova con le privatizzazioni. Ma subito il pendio scosceso del libero mercato travolge gli adolescenti governanti, in odore di cannibalismo, e la prima cosa che ti fanno è di privatizzare i monopoli. Ecco il secondo disastro nella "traduzione". Come dire privatizzare la "non concorrenza per antonomasia ". Come dire privatizzare non il mercato di mutandine ( Roberta docet ) e magliette, ma quello dei beni primari, dell'energia per esempio(leggi ENEL, anno 1999). Con la fatica e la spesa che aveva fatto la DC di Amintore Fanfani a nazionalizzare ! La DC nazionalizza , distribuendo manciate di denaro pubblico ai privati produttori di energia elettrica che si ritrovano finanzieri. Da lì, dal gusto del gioco d'azzardo facile senza rischio d'impresa, dal possesso insperato di grandi masse di denaro comincerà il gioco sporco della finanza tout court, il declino dell'industria. La DC nazionalizza , la sinistra privatizza.A cominciare dai monopoli nazionalizzati. E quì nel dominio dell'energia vitale, mentre tutto sembra immutato, il posteriore di Roberta dovrà invece cimentarsi e fare i conti con lampade abbronzanti e calde abluzioni. Perchè i consumi e i costi dell'energia elettrica passeranno dalle mani delle tariffe e delle regole stringate dell'Enel Pubblica (quella dei pasti famelici a base di bambini) per finire nelle grinfie dell' Autorità per l'energia e il gas che delibera qualche centinaio di volte all'anno, in contraddittorio, si dice, con le Associazioni dei Consumatori e soprattutto, si dice, con i privati speculatori monopolisti.Ma quale piccolo fazio,quale piccolo cellulare per garantire, si dice, l'italianità dell'energia ? E se a Roberta, impegnata nelle cure del posteriore, dovesse capitare di ricevere in dono un contatore elettronico digitale , sappia che non riceverà teleletture condivise con un semplice letturista , con moglie e figli, ma con qualche gestore di telefonia, assatanato di guadagno. E se il sistema telemetrico non funziona (ha dei disservizi ? perchè, qualcuno ha forse sentito parlare di problemi coi cellulari ?) sappia che non riceverà fatture "a consumo reale" ma solo acconti, e dopo qualche anno riceverà il conguaglio a suon di milioni, naturalmente ! E salteranno tutti gli adeguamenti graduali e storicizzati di tariffa. Mai più ricostruibili ! E se poi la ormai famosa Roberta dovesse perdere l'altro organo fondamentale per la sopravvivenza, la testa, nel cercare di districarsi nelle miriadi di delibere dell'autority / associazioni consumatori ( lanciate come granate ogni anno a partire dal 1999, anno di grazia della privatizzazione ad opera della sinistra italiana) sappia che avrà un'unica chance : quella di affidarsi mani , piedi , testa e tutto il resto, ad un'associazione dei consumatori. Una vera e propria consegna di sè, di tutto il suo essere. Sappia infine che l'authority tradotta all'italiana e l'unione consumatori nostrana , associazionismo anch'esso "tradotto", non hanno mai emanato una regola specifica per imporre una periodicità costante e minima della lettura digitale, obbligatoria invece da sempre per il contatore analogico. E giù nella valle dove arde la battaglia del mercato dell'energia, si odono squilli di telefonini e "suonerie"e "intercettando", anche sussurri affettuosi di piccoli fazio , custodi dei beni privatizzati. Migliaia. Evidentemente in questo paese, "a causa di difficoltà linguistiche" i tempi non sono ancora maturi. L'età dell'adolescenza non è stata superata, neppure con buone traduzioni. Per un’ adeguata democrazia , il complesso di governo della sinistra italiana intende perseguire il potere, invece di fare i conti con il DNA culturale di un paese che si vanta di possedere le radici di una concezione religiosa, con dichiarate aspirazioni ecumeniche, ma con incarnazioni filosofiche anche recenti poco "ortodosse". Certo che con quello che c'è in giro di sacerdozio demente e orripilante di sangue e di morte, passino i maniaci del potere, anche se con qualche banchiere omicidato sotto i ponti di Londra. In questo modo l'adolescente nevrotico finirà per dare il suggello al proprio declino politico oltre che ad un decadimento davvero drammatico di convivenza sociale, civile, di etica e di legalità. Speriamo che authorities, utilities e istituzioni cieche trovino un giorno sulla strada politica adolescenti divenuti finalmente adulti senza nevrosi, capaci di "corrette traduzioni", fedeli anche nella lingua di un paese come il nostro, straniero da sempre, cioè estraneo, ad un patrimonio di responsabiltà, di autonomia e di libertà. Trovino per esempio il modo di tutelarsi dai campanelli, dalle"suonerie" e dai sussurri intimisti e affettuosi di governatori e presidenti, di dentisti e finanzieri, di sedicenti fiduciari, con mandati senza controllori e con mandati senza scadenze, che finiscono per attentare alla crescita democratica del paese.
Rino Sanna
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L ' i n f o r m a z i o n e n e g a t a |
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Università: il disegno di legge da una lettera al "Corriere della Sera"
Nella sua replica all'articolo di Sabino Cassese che lamentava interventi clientelari sull'università, il ministro Moratti (Corriere, 26 giugno) omette di ricordare che il disegno di legge che porta il suo nome, ora in discussione al Senato, prevede: 1) la promozione 'ope legis' a professore aggregato di decine di migliaia di dipendenti dell'università, ivi compresi gli impiegati "in possesso di qualifica di elevata professionalità" (art. 4 comma 11); 2) la riserva di posti nei concorsi a professore associato e professore ordinario a favore di chi è già in ruolo con una certa anzianità (art. 3, comma 1, punti c e d) 3) L'obbligo per le università, in violazione del principio di autonomia finanziaria, di destinare una parte rilevante delle loro risorse alle promozioni interne (art. 3, comma 1, punto e). Quest'ultima disposizione vanifica qualsiasi tentativo di modulare il finanziamento sulla base dei 'risultati raggiunti', come sembra volere il ministro, a meno che non si intenda che i risultati raggiunti riguardino la prevalenza di promozioni interne sull'assunzione dei giovani. Infine, mentre le norme transitorie (art. 3, comma 1, punto e), che saranno valide per i prossimi cinque anni, contraddicono le disposizioni sui concorsi che il ministro Moratti ritiene utili per scelte più meritocratiche nelle promozioni, il disegno di legge abolisce, anzichè rendere più severi, i concorsi nazionali per l'accesso al primo gradino accademico, che diviene quello di professore a contratto. I concorsi nazionali a ricercatore sono infatti sostituiti da 'procedure' selettive lasciate agli arbitri delle singole sedi (art. 4, comma 6). E' difficile credere che questo distillato di norme clientelari sia veramente voluto dal ministro. Ma allora, è il ministro, piuttosto che il prof. Cassese, che dovrebbe informarsi per evitare che questo scempio sia portato avanti in suo nome.
Prof. Alessandro Figà - Talamanca Università di Roma "La Sapienza" Lettera tratta da Il Corriere della Sera di venerdì 1 luglio (pagine milanesi)
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I l d o c u m e n t o |
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IL Cantiere, una agorà: i primi passi perso le elezioni 2006
E' iniziato a Milano un percorso che possiamo definire plurale e collettivo, collegiale e inclusivo delle diverse realtà, sensibilità sociali, rappresentanze culturali e istituzionali, partitiche, associative, di movimento, che arricchiscono e hanno arricchito la città di proposte politiche e di idee per un progetto alternativo di sviluppo : e' il progetto de Il Cantiere che ha ufficialmente mosso i primi passi, giovedì sera, 22 settembre, alla Camera del Lavoro - la storica sede simbolo delle conquiste sociali e operaie - i primi passi verso le elezioni amministrative del prossimo anno. Erano presenti decine di associazioni, movimenti, collettivi, comitati di quartiere, nonchè le rappresentanze comunali dell'opposizione e i responsabili dei partiti de L'Unione. L’itinerario intrapreso porterà, a fine ottobre, alla presentazione di un programma per Milano, un programma che sarà sottoscritto dal candidato o dalla candidata alla carica di sindaco per le prossime elezioni municipali amministrative del 2006. Io credo che sia importante e fortemente doveroso dire che il lavoro che promuoveremo nei nostri ambiti d'azione civile e associativa possa e debba trovare diretta confluenza in questo contesto unitario, dove la molteplicità e trasversalità dei valori espressi porterà alla definizione di una piattaforma progettuale e programmatica forte e incisiva, coerente e foriera di rinnovamento e rilancio della metropoli, in chiave europea, solidaristica emulticulturale. Cosmopolita. I soggetti che hanno sottoscritto la proposta de Il Cantiere sono molteplici e testimoniano la forte sensibilità politica e sociale esistente nel substrato culturale e civico della città di Milano, che è, che ritorna ad essere luogo e laboratorio di forme di aggregazione politica e culturale all'avanguardia. Dopo una riunione plenaria, dove si è discusso essenzialmente della metodologia del lavoro che ci attenderà come Cantiere e dove si è presentato un calendario molto ampio nelle proprie linee e nelle scadenze, si è ipotizzata la possibilità, in caso di più proposte di candidatura alla carica di sindaco, di intraprendere anche per la città di Milano la strada già intrapresa a livello nazionale, ossia quella delle consultazioni primarie. Questa, delle primarie, potrebbe delinearsi come soluzione essenziale e metodologica che riporta in vigore quel principio di democrazia diretta e reale( una volta - beninteso, prese le dovute misure di garanzia della veridicità e dell'affidabilità delle medesime consultazioni , che dovranno mirare a rendere sempre meno ampia la distanza tra rappresentante istituzionale e rappresentato .) ...a proposito, ricordo un dato abbastanza sconcertante: in Italia, solo una estrema minoranza degli elettori conosce il deputato o il senatore eletto nelle ultime elezioni, nel territorio di riferimento mentre in Svezia e in Danimarca, per esempio, è l’esatto contrario, è la maggioranza degli elettori ad essere informata !! Nell’ambito della serata inaugurale de "Il Cantiere", sono stati istituiti tre tavoli di lavoro: - il primo riguarda la cultura, lo sviluppo, il territorio, l'urbanistica e l'ambiente; - il secondo riguarda i diritti e le opportunità, il welfare cittadino; - il terzo riguarda l'aspetto istituzionale municipale e amministrativo, lo statuto e il regolamento, il funzionamento degli organi di governo di Milano. Si è anche lanciato un progetto che definirei essenziale e fondamentale per la costruzione di un programma che abbia come caratteristica fondativa il principio di progettualità alternativa e di visione dell'alternanza e che abbia una piattaforma antitetica alle fallimentari politiche promosse dal centrodestra: l'operazione verità. Il nostro Forum è altamente interessato a questo punto fondante e che mira ad a un'analisi forte e reale della situazione attuale della città: del suo tessuto civile, culturale, economico; dello stato delle casse economiche del Comune, della gestione dissipante della Giunta uscente, del bilancio municipale, della svendita progressiva a basso prezzo dei gioielli pubblici della città,( le grandi municipalizzate, dall'AEM all'ATM): l'obiettivo è insomma quello di fornire un panorama esaustivo e completo della difficile e angusta situazione, quella attuale, in cui si trovano a vivere la città, la cittadinanza e tutto il complesso comunale e civico. L'operazione verità interesserà in senso trasversale tutti gli ambiti di lavoro del Cantiere, perchè darà l'opportunità di rilevare le basi su cui, poi, registrare le proposte, che siano connaturate da quel senso forte di recepimento delle istanze sociali che provengono dal complesso tessuto municipale della nostra città, dalla categoria lavoratrice alla categoria studentesca; dai giovani agli anziani, dalle donne alle nuove cittadinanze. Il percorso del Canitere ha visto finalmente un'ottima partecipazione di tutti i soggetti attivi presenti in Milano e che vedono nell'alternativa la possibilità di ridare alla città slancio e rilancio , di nuovo esaltando la sua storica connotazione riformatrice, oggi umiliata nelle sue numerose potenzialità di innovatizione e tradizione, sociali e culturali, da una giunta che ha portato l'anticultura dell'aziendalizzazione a essere fondamento principe della gestione individualistica e affaristica del bene comune. Il progetto de Il Cantiere è ambizioso, ma realizzabile e noi, cittadine e cittadini, abbiamo l'opportunità in questo percorso di progredire in senso parallelo, (conservando ognuno e ognuna, ogni realta' la propria identita' ma lavorando per un obiettivo Il Cantiere deve diventare agorà che dia voce e crei dibattito contaminante tra le realtà politiche che vi aderiscono nello scambio di idee, valori, esperienze. Credo che il lavoro che si prospetta si preannunci intenso, importante e fortemente coinvolgente. Penso che sia opportuno dare risalto a un procedimento che ha trovato già nelle altre occasioni elettorali lo stimolo a divenire consuetudine politica. Nel percorso collettivo di condivisione delle competenze, delle sensibilità, il fine e' costruire, come in un vero cantiere, una Milano diversa, possibile, una Milano dove il civismo e la solidarietà, l'eguaglianza, l'internazionalismo, la tolleranza, la laicità ritornino a essere fondamenta costruttive di una gestione partecipata e democratica dell'interesse pubblico e comune. L'occasione è troppo importante per sprecarla o vanificarla! E' l'occasione per dare corpo e gambe a uno sviluppo necessario della città che veda l'aggregazione, il collettivismo, il fare comunità e l'essere cittadino in senso attivo e non in senso passivo, non nella logica nefasta e feudale della delega in bianco..... Alessandro Rizzo Componente de Il Cantiere per Milano 2006
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Finanziaria Occulta. Associazioni delittuose e intercettazioni vietate. (TFR INPS e Sistema corleone nel paese di Coglione.)
( con le scuse perchè questa volta è proprio lungo, ma forse non è inutile - rino) UNA VERITA' NEPPURE PASOLINIANA , perche' ne' stampa, nè nessuno fornisce un'informazione elementare ed adeguata, quella del buon senso. Ma noi,incuranti dell'ultimo divieto alle intercettazioni fedifraghe,con i nostri potenti mezzi, abbiamo intercettato un Lui e un Loro. Lo stile è quello della corleone finanziaria. Quella che SOSTITUISCE la tutela del risparmio. Lui, sedicente imprenditore, LORO sono il sistema , quello che TFRAF , Ti Frega il Risparmio Anche Futuro. LUI: " ebbè fratello, che caspita facciamo ? che caspita ci combinate ? Io soldi per il TFR non ne ho..." LORO : " Ma certo, statti buono...la famiglia sa quello che fa ...! Non c'è niente di nuovo. E' tutto come prima, anzi...!!" LUI : " E allora COMPARE cos'è questa storia che io devo versare il TFR alle banche e alle assicurazioni. Io non ho accantonato una lira ! Se qualcuno se ne va, gli pago il suo e stop...Il TFR L' ho sempre calcolato , l' ho sempre iscritto come un costo nei bilanci, mi ha sempre diminuito LE TASSE, ma non ho mai tirato fuori o accantonato una lira!..... !" LORO : " stai tranquillo. E' tutto ancora così...non c'è problema ! I soldi li tirano fuori le banche ! Che ci hanno la loro convenienza ! Noi facciamo una legge ! Il TFR che le imprese hanno a bilancio se lo tengono.. E' solo il nuovo , quello dei prossimi anni. lA LEGGE stabilisce prestiti agevolati alle imprese per compensare il fatto che le imprese "versano" il TFR ai fondi pensione. I sindacati sono contenti perchè hanno i loro fondi ........Ma i soldi ce li mettono le banche ! Del resto loro ci tengono..... Perchè poi gli entrano i TFR nelle mani e poi sanno loro cosa farne. Alla fine gestiranno tutto i fondi chiusi e i loro fondi aperti ...... e sanno loro come si fa ....." LUI: " Prestiti ? Prestiti a me dalle banche ? E chi li paga ? Io non gli do una lira..non gli do neppure un euro !" LORO : " Ma no! Ma certo ! E' solo per far vedere ! ..nella legge ci mettiamo una riduzione di costi ! Riduciamo , fiscalizziamo, la maternità , gli assegni familiari e tu stai a posto !" LUI: " E se poi sti fondi in borsa si bruciano ? E non ci stanno più ? Io non ne voglio sapere più niente , veh !" LORO : " Ma certo, e si capisce ! Se si bruciano vorrà dire che era fatale .....Ma tu comunque certamente sei fuori. Non c'entri più ! per legge !" La magistratura non indaga, perchè? Perchè noi non riusciamo a passare l'intercettazione ai giornalisti. Non la vogliono. E' come se l'intercettazione non esistesse perchè il paese non lo sa e se lo sa , non ne vuole sapere. Non ne vuole sapere , perchè pensa che non siano fatti suoi. Il malloppo TFR da scippare : 13 miliardi di euro all'anno, 26mila miliardi di lire , 260 mila miliardi di lire in 10 anni. Il costo dello scippo ,-tra fiscalizzazioni e costo di gestione del Fondo per l'accesso delle imprese al credito agevolato- ci dice l'amico Saverio di Attac - finisce per costare oltre 7 miliardi e 200 milioni di euro all'anno . 72 miliardi di euro in 10 anni . 144 miliardi di euro in venti anni . 216 miliardi di euro in trenta anni . ( copia della stima di Saverio verrà girata in altra mail ) La somma, scippo + costo dello scippo: circa 20 miliardi di euro, 40mila miliardi di lire all'anno. E indoviniamo un pò chi mai li pagherà ? Quella stessa società , quello stesso paese ai quali hanno raccontato che l'INPS era prossimo al crollo. Che bisognava provvedere , perchè il paese viveva al di sopra delle sue possibilità ! INPS e TFR un tesoro finanziario da custodire gelosamente per la pace sociale, dilaniato sull'altare del libero mercato e della libera speculazione di borsa! Un comunista eversivo come il compianto Franco Modigliani pensava di utilizzare il trattamento di fine rapporto per creare un grande potente fondo pubblico di sostegno alla previdenza sociale , cioè probabilmente da far confluire e gestire in un FONDO di Salvaguardia nell'ambito dell' INPS. E cosa è stato l'INPS nella nostra storia del dopoguerra, nella storia del miracolo economico nostrano, se non appunto una cassaforte sociale ? Quanti conflitti di classe , quanti episodi di disordine civile ed economico abbiamo evitato? Approfittandone a man bassa. E poi ci raccontano che l'INPS è in deficit! Quando? Quando dovremmo decidere di separare la previdenza dall'assistenza, ci dicono che l'INPS è prossimo al tracollo. E se qualcuno non ci crede, parte un divieto impartito dal Commissario Straordinario INPS al Direttore Generale di divulgare i dati dell’Istituto (analisi, stime, conti, proiezioni, ecc.) se non al Ministro Maroni o al suo Capo di Gabinetto. Nel 2003 l'INPS ha corrisposto 3,6 miliardi di euro ,7000 miliardi di lire, di prestazioni non previdenziali , ma assistenziali. Nessuno, tranne i giocatori d'azzardo della finanza speculativa , banche e assicurazioni, trarrà alcun vantaggio. Perchè non si può trarre vantaggio dalla distruzione del risparmio. Non i piccoli artigiani, non le libere professioni e meno di tutti coloro che continueranno a chiamarsi dipendenti, potranno trarre utilità da un paese privato di risorse straordinarie per i periodi di difficoltà economica , come quello attuale e ancor più imminente. Il malloppo scippato doveva essere fatto confluire ed essere pensato come nucleo di un Fondo Speciale, nell'ambito INPS, per il finanziamento dell'imprenditorialità del lavoro, a prescindere dagli imprenditori di carriera. Alla creazione di un riferimento finanziario per il sostegno del lavoro precario. Secondo dati Nomisma, da ottobre 1998 a ottobre 2004 il valore medio delle abitazioni è cresciuto del 65 %, degli uffici del 59%, dei negozi del 57%. A Roma e Milano gli immobili di pregio sono cresciuti del 200 e 300 %. Questi sarebbero stati i rendimenti possibili gestendo le risorse TFR secondo i vincoli d'obbligo per le riserve obbligatorie di qualunque intrapresa assicurativa. Nell'interesse della pace sociale. Ma cosa fa invece questo governo? obbliga enti ed istituti (proprio a partire da quelli dell'INPS e dell'INPDAI) a vendere la proprietà degli edifici in cui risiedono (a quali valori, quelli cresciuti del 60% o quelli di bilancio?) per dover addirittura pagare l'affitto, che è cresciuto nel frattempo anche più del valore . E il ricavato non sarà destinato al bilancio INPS, nè a quello degli enti ed istituti , ma andrà a ripianare il deficit dello stato. Nessun vantaggio per le cosiddette classi medie, che si sono già viste le mani mutilate dai caimani Parmalat e Cirio delle borse. Figuriamoci con i fondi , aperti e tanto peggio se chiusi come i fondi pensione, perchè avranno un vincolo di crescita in più ,rappresentato dal fatto che gli ingressi nel fondo saranno circoscritti e comunque limitati ai lavoratori di settore. Ancor più trattandosi di un gioco matematico non aperto alla casualità, ma vincolato, legato al vincolo preciso dell'anzianità in stretto collegamento con la durata del rapporto di lavoro. Un paese tradito da una mala informazione, un paese distratto, un paese incapace di impegno e di riflessione sta assistendo inerte - e quindi sta partecipando - alla distruzione delle sue strutture di solidarietà sociale. Un paese che sprofonda verso il disastro economico. Dei bilanci truccati, dei valori di borsa pilotati prima da Mediobanca ed oggi dal potere incontrollato dei poteri forti , degli immobiliaristi , dei sedicenti dentisti, prestanome ben pagati di oscure manovre di potere. All'insegna della rivoluzione previdenziale liberal all'americana, iniziata da almeno un decennio dalla sinistra di turno e sindacale che in luogo di provvedere prima alla riforma della tutela del risparmio, alla fissazione delle regole è entrata nell'esistente del gioco del businness di Mediolanum (S.B.), Unipol (CGIL), Cattolica assicurazione (CISL) Unionvita (Cisl) CDO(Compagnia delle Opere-Formigoni) etc. Per insipienza o per malriposto calcolo anche i sindacati confederali stanno dando un loro contributo. Secondo lo stile dei corleonesi, i poteri forti e meno forti stanno completando l'ultimo anello della distruzione dello stato sociale per conto terzi. La politica , attraverso l'intromissione nel cosiddetto rapporto "di libero mercato" tra impresa e lavoro ( tra capitale e lavoro), la politica, impersonata dal partito dei guastatori ( messi lì per costituire la punta avanzata dello stravolgimento della struttura socio-economica del paese) sta completando l'operazione iniziata da un decennio di politica insipiente e in malafede. Tre guastatori nei punti nevralgici, messi all'opera devastante per conto terzi. Uno alla sanità, con lo schermo della devolution e lo strazio della Costituzione, uno allo sbaraglio finanziario con pensioni e TFR AF e l'ultimo a mettere il bavaglio al diritto. E quanto crescono i Fondi pensione cui è destinato il TFR ? Scrive Roberto E. Bagnoli sul Corsera del 04 luglio 2005. "Se si guarda al quinquennio 2000-2004, i fondi pensione escono sconfitti: i chiusi hanno reso il 9,2%, gli aperti hanno PERSO il 6,9% contro il 15,8% garantito dalla liquidazione." E se la borsa dovesse avere un crollo ? Ma LORO vi raccontano che c'è la COVIP organismo di vigilanza costituito nel 1993 a tutela del risparmio dei Fondi Pensione. Loro vi raccontano che c'è una garanzia, perchè i fondi pensione possono essere affidati, previa autorizzazione della stessa Covip, agli esperti , agli operatori di settore ! Cioè a chi ? Alle banche e ai gestori dei fondi di borsa! Ecco il risultato : Altreconomia Numero 59, marzo 2005 Uno dei più antichi fondi pensione italiani fallisce. E migliaia di dipendenti rischiano di perdere i contributi versati in una vita. Una storia che, tra non molto, potrebbe riguardarci tutti Oltre 10 mila pensionati, la metà sopra gli 80 anni, della ex Banca Commerciale Italiana (acquisita nel 2001 da Banca Intesa) hanno ricevuto in gennaio la mensilità di previdenza integrativa decurtata del 25%. In febbraio e marzo il taglio salirà al 50%. Poi le mensilità saranno azzerate, in attesa di ricevere qualcosa dalla liquidazione del Fondo pensione. Quando e quanto non si sa. .................. Lo scorso 10 dicembre Banca Intesa e il Consiglio d’amministrazione del Fondo, formato da membri nominati dalla banca e dai principali sindacati, siglano un accordo per chiedere alla Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) il commissariamento del Fondo e la successiva liquidazione. ........................... L’antivigilia di Natale la Covip risponde bocciando la richiesta di commissariamento per mancanza dei requisiti di eccezionale gravità. La Covip invita il Consiglio d’amministrazione a riconsiderare l’accordo in modo da tutelare in modo più adeguato ed equilibrato gli interessi sia dei pensionati che dei soci in attività; ricorda la possibilità del Fondo di ricorrere all’indebitamento per temporanee esigenze di liquidità; scrive che la prevista sospensione di ogni forma di erogazione a favore dei pensionati deve essere riconsiderata. Ma il Consiglio d’amministrazione prosegue col suo piano. Decurta le pensioni di gennaio del 25%; e il 12 gennaio delibera di inviare ai soci attivi una lettera di richiesta di trasferimento ai Fondi di Banca Intesa. Alla fine, vale la pena di confrontare la corleone finanziaria con il paese più liberal che esista. Negli USA, si chiama PBGC (Pension Benefit Guaranty Corp) http://en.wikipedia.org/wiki/Pension_Benefit_Guaranty_Corporation e rappresenta , la presenza del pubblico in materia di pensioni. Tentando una "traduzione" si puo pensare come una sorta di Agenzia Federale affidata ad un Consiglio Direttivo presieduto dal Ministero del Lavoro, alle strette dipendenze del Presidente degli Stati Uniti, che è preposta alla salvaguardia delle somme raccolte dai fondi pensione privati. Una sorta di riassicurazione che consente al lavoratore americano di essere protetto dalla perdita dei suoi diritti . Il capitalismo protestante anglosassone. quello non corleonese, costruito sulle regole delle regole, dei patti equi e delle scommesse finanziarie non truffaldine, prevede la costruzione di fondi pensione "a prestazione definita" . Gli unici che corrispondono ad un gioco matematicamente equo, quello in cui ad una data somma versata corrisponde l'obbligo di corrispondere una somma altrettanto determinata. Nel paese di Corleone, di Coglione, di Pinocchio e di Bertoldo e di qualche altro emblematico rappresentante di radici religiose cattoliche (quelle per intenderci che condannano l'usura e di politici timorati di un dio, diverso da quello statunitense, e neppure ebreo nel senso di CROSETTO) la riforma DINI ha inventato l'ultima gabola : la regola di fondi "a contribuzione definita " . Fondi pensione obbligatori e creativi, ineffabili quanto misteriosi, dove sai cosa devi , ma nessuno è tenuto a dirti cosa ti verrà dato in cambio. Neppure persino dopo 35-40 anni di lodevole sfruttamento. FONDI SENZA NESSUN IMPEGNO DI PRESTAZIONE O DI RESTITUZIONE. VORREMMO CONOSCERE IL NOME DEL CREATIVO che ha coniato il nome. Si tratterà certamente di un poeta o di un navigatore nostrano. Noi poeti e navigatori l'abbiamo addirittura proibita la costituzione di fondi "a prestazione definita" eretici e fedifraghi. Perchè ti predicono il futuro. rino sanna
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R e c e n s i o n i |
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Antonio Scurati (autore de "Il Sopravvissuto") – Bruno Vespa : aspetti della polemica dopo il premio Campiello
Vale la pena, mi pare, di ricordare qui l’episodio di cui sono stati protagonisti uno dei vincitori del premio Campiello, Antonio Scurati e il presentatore della serata, Bruno Vespa.. Lo faccio, riportando le parole di un articolo de La Stampa, del 19-9, che fa una sintesi dell’episodio e lo arricchisce con un antefatto di cui, nel riferire l’episodio, appena avvenuto, non si era dato conto nei media: “Scurati Vespa Botta e risposta Coda polemica al premio Campiello. Dopo la provocazione in diretta, quando Antonio Scurati, vincitore ex equo con Pino Roveredo, durante la premiazione ha apostrofato Bruno Vespa dicendogli che il personaggio del suo romanzo, se avesse dovuto sparare a qualcuno, avrebbe preso di mira proprio lui, il conduttore risponde: “ Sto scrivendo un libro sulle stagioni dell’odio. Non farò a Scurati l’onore di una citazione. Ma le sue frasi e la carica di odio con cui sono state pronunciate confermano quanto questo sentimento sia purtroppo attuale e diffuso.” In ogni caso – prosegue – “ho ricevuto, a nome della casa editrice, le scuse di Giulio Lattanzi, amministratore delegato della Rcs libri, e per quanto mi riguarda la polemica è chiusa.”. Scurati aveva replicato a sua volta, affermando “con molta fermezza” di non avere “alcun odio per Vespa”."...anzi, gli auguro lunga vita assieme a tutti quelli che erano sabato sera alla Fenice.” Detto questo, lo scrittore spiega le sue ragioni di critica a “Porta a porta”: “Non si è trattato di una questione emotiva, ma di una presa di posizione lucidamente razionale, di un giudizio intellettuale sul tipo di giornalismo fatto da Vespa e su quel che rappresenta il suo tipo di televisione:” Quanto alle sue presunte intenzioni omicide, si è trattato di un teatrino televisivo, iniziato quando Vespa, in trasmissione, gli ha detto:” mi raccomando, non faccia come il suo personaggio, se perde non uccida gli altri finalisti” “La mia replica faceva parte di uno scambio di battute scherzose. Ma uno scherzo non esclude il mio dovere di prendere posizione sul linguaggio oggi egemone della tv. Vespa sbaglia personalizzando, come fa sempre.”…"
recensiremo il romanzo di Scurati appena sara' disponibile: ora è in ristampa. (germana p.) Antonio Scurati in una foto relativa a un "premio Fregene"
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venerdì, 01 luglio 2005
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- Forum Bari, 11 luglio -Lettera a Nichi Vendola - di Roberto Signorini
- Le auto in centro e le fantasie dell'assessore Goggi - di Maurizio Baruffi
Cpt via Corelli - Report riunione 30 giugno - di Luciano Muhlbauer Modalità di adesione al Forum di Bari dell'11 e 12 luglio Dopo l'incontro con il Prefetto, il 5 luglio - di Luciano Muhlbauer Incontro FOTOGRAFIA & INFORMAZIONE Milano -giovedì 14 luglio - http://www.fotoinfo.net Una nuova rubrica su Arcoiris.tv: lo spazio lettere e commenti www.arcoiris.tv/ Comune di Milano - Nuovo Quartiere Fiera - Il Centro-Sinistra chiede un Consiglio straordinario - da Maurizio Baruffi Parcheggite: Nobel per la botanica a De Corato, Goggi e Albertini - da Maurizio Baruffi News 'Verdi' Palazzo Marino - la nuova radio verde - dal Consigliere Maurizio Baruffi Fassino: La posizione del centrosinistra non è quella di Nichi Vendola - da Luciano Muhlbauer l'invito per il 19 luglio prossimo ai firmatari dell'appello per la chiusura dei Cpt Milano: De Corato e la strage delle robinie - da Maurizio Baruffi
- Lombardia: la raccolta firme per una Legge di iniziativa popolare che miri alla riconversione della industria bellica ottiene buoni risultati. - fonte: Roberto Ferioli
Rete di Comunicazione per il Bene comune - dal sito www.megachip.info Il dvd di Arna's Children - da Juliano Telesur disturba, gli USA disturberanno Telesur... - di Fabio Bovi Gioventù "bruciata".Recupero dell'informazione contemporanea - di Rino Sanna
- MURALE - di Mahmud Darwish (traduzione di Fawzi Al Demi) - progetto di Maria - Nadotti
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A botta calda
- L'Argentina volta pagina - di Alessandro Rizzo
SMS, passa-parola della società civile indignata - di ciottolo Un asteroide nel nostro futuro - di germana pisa Ricordo di Ambrosoli e: dell'eversione in atto e della giustizia negata di rino sanna Gli imperdibili per una estate felice - di banane & mazzette Un'altra barbarie sconvolge il mondo - di Alessandro Rizzo Considerazioni sul Live 8 e sulla ipocrisia - di Paolo Barnard da Rai Educational - segnalazione di Fabio Bovi Pòsto che questo non è l'unico mondo possibile - di Fabio Bovi Possiamo dire che no...? - di gea Sciopero della Magistratura: livello massimo di allarme costituzionale - di Luigi Marini Chiacchiere alla fonte - di germana pisa Le scelte del 'Geniale' - da banane & mazzette Solidarietà al CSM! - del Dott. Armando Spataro Quel che scrisse Luigi Pintor - di gea Fernando Pereira: esempio di dedizione alla causa dell’ecopacifismo - di Alessandro Rizzo
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L'informazione negata
- Università: il disegno di legge - da una lettera al "Corriere della Sera"
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Il documento
- Dal forum "Mare aperto" di Bari, il commento di Roberto Signorini di Megachip Lombardia - da Roberto Signorini
La Sentenza: Dell'Utri "tramite tra mafia e Berlusconi" - segnalato da Fabio Bovi L'IRAP il TFR e lo sciopero trasporti- di Rino Sanna
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Recensioni
- I diari dalla Palestina e dal mondo di "Qui appunti dal presente" - alcuni brani dall'ultimo numero della rivista (www.quiappuntidalpresente.it)
- "Il pretino" - di Marco De Poli - edizioni Yema
"Di nessuna chiesa" la libertà del laico - di Giulio Giorello - raffaellocortina editore
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L'intervista
- “Indietro tutta”: un libro che analizza l'Italia decadente di oggi - intervista all'autore a cura di Alessandro Rizzo
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E v e n t i / S e g n a l a z i o n i |
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Sandro Lombardi con Mahmud Darwish legge M U R A L E di Mahmud Darwish traduzione di Fawzi Al Delmi (Epochè - Milano) a cura di Federico Tiezzi suono Antonio Lovato un progetto di Maria Nadotti
8 settembre * ore 20.30 MANTOVA, Teatro Bibbiena, via Accademia 57 13 SETTEMBRE * ore 21 MODENA, Teatro Storchi, largo Garibaldi 15 14 settembre * ore 21 FIRENZE, Teatro della Pergola, via della Pergola 18/32 17 e 18 settembre * ore 21 PALERMO, Teatro Garibaldi, via Castrofilippo 1
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Gioventù "bruciata". Recupero dell'informazione contemporanea
Ho partecipato a due iniziative recenti che voglio collegare. La presentazione del libro su Giorgio Ambrosoli al Circolo della Stampa e la cena pro Amazzonia Colombiana e non, al teatro Barrios. Non svolgerò quì alcun resoconto. Ma il riferimento è per sollecitare ad un'iniziativa verso la società del futuro : i giovani. Al Circolo Stampa i giovani erano proprio pochi. Alla cena erano pochi tutti, ma i giovani c'erano. Ho conversato con alcuni , tra i 20 e i 30 anni, che erano in partenza per il 16° Festival Mondiale dei Giovani e degli Studenti in programma a Caracas, 7-16 agosto. Ho chiesto se sapevano la storia di Ambrosoli o di Calvi e mi hanno confessato di saperne "poco"........... Mi sono reso conto che all'epoca potevano avere qualche anno di vita e che la scuola da tempo rifiuta di aggiornare gli unici veri programmi didattici, i programmi alla vita vissuta. Ritengo che si debbano unire gli sforzi di MEGACHIP, LIBERA , OMILEGIS, etc e tutte le altre forze possibili e da coinvolgere, in un progetto di recupero dell'informazione negata sulla nostra storia sicuramente contemporanea . Nel momento dello sfascio violento culturale istituzionale, sociale, economico e democratico dobbiamo reagire costruendo il recupero dell'immagine pulita del nostro paese. L'immagine della speranza, l'immagine della proiezione del proprio futuro in un mondo che valga la pena di vivere. Questo soprattutto per dare conforto alla gioventù probabilmente spaesata dalla proposta di denaro senza misericordia e di arrembaggio fasullo e spietato alle spiaggie dell'egoismo sterile, sul baratro del non senso e della violenza perfino nel modestissimo vissuto quotidiano. Sono i personaggi grandiosi nella modestia del loro sacrificio come Ambrosoli e per fortuna molti altri anche della lotta alla mafia, che la società migliore , se esiste, deve riproporsi di promuovere fino alla nausea ad ogni occasione, creandone molte specifiche appositamente dedicate , visto che ciò è necessario ed urgente. Non abbiamo paura e non abbiamo vergogna di essere degli irrimediabili idealisti. Nessuna mercificazione appaga il desiderio di partecipare all'essere e all'esistere. La propaganda mercantile e la tolleranza di stampa contro la distruzione del senso etico dell'esistenza vanno combattute fino all'ultimo respiro, sollevando in alto nella memoria di tutti i giorni i testimonials " veri" che incoraggiano la gioventù e chiunque verso gli stimoli ideali senza i quali la voglia di vivere è solo voglia di ipocrisia violenta e di tragica insoddisfazione. Vediamo se è possibile evitare di attendere che organi d'informazione o istituzioni specifiche diano il loro apporto o sostegno. Vediamo se è possibile riunire tutte le forze in una azione coordinata , articolata e condivisa, quasi direi asfissiante. Scusate e grazie rino sanna 27 luglio 2005
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Telesur disturba, gli USA disturberanno Telesur...
Ricevo questo buona notizia dal'associazione Europea/Argentina: ASEAR. La camera dei deputati degli Stati Uniti ha già approvato un decreto per "disturbare le trasmissioni di Telesur" (dovra' esere approvato dal senato). Questo e' significativo. Dimostra quanto il controllo dell'informazione mondiale è importante e come sia fondamentale per creare consenso nel mondo globalizzato. Noi in italia ne sappiamo qualcosa.... Ciao Fabio "Oggi, per instaurare un regime, non c'è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul palazzo d'inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra essi, sovrana e irresistibile, la televisione" Indro Montanelli IL 24 LUGLIO 2005 TELE SUR COMINCIA LE SUE TRASMISSIONI PROGETTO TELESUR Costruendo l'ALBA di un'epoca
Telesur è un progetto politico Latinoamericano, antiegemonico che nasce dalla necessità di dare finalmente ai cittadini latinoamericani una voce propria, Dare voce a chi non l'ha mai avuta senza essere visti con occhio "extramericano". "Da 513 anni siamo stati abituati ad essere visti con occhi estranei che ci dicono chi siamo, dove siamo, come siamo, cosa dobbiamo fare. E noi continuiamo a cercare in quegli occhi la nostra identità. L'offensiva della comunicazione egemonica ci fa sapere molto sulla Cecenia, però molto poco sui nostri vicini: ci fanno sapere un mucchio di cose che non hanno a che fare con noi stessi e pretendono di definire le nostre radici, la nostra esistenza, i nostri sforzi e le nostre frustrazioni, la nostra vita quotidiana. Telesur è nata per facilitare la costruzione di uno spazio sociale e culturale comune e per essere la finestra da cui poter osservare le verità e le realtà Latinoamericane".
(Hugo Chávez)
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NOW AVAILABLE ON D.V.D "ARNA'S CHILDREN"- THE FILM. "A must-see documentary. Sure to spark controversy for its straightforward presentation of the Palestinian struggle, ['Arna's Children'] limns a devastating group portrait of the legacy of occupation." – Variety WWW.ARNA.INFO "Arna's children"- the film now available on D.V.D www.arna.info The cost of d.v.d copy -20 euro- 100 shekels. Please send a cheque payable to the order of Andalus Publishing, POB 53036, Tel Aviv 61530, Israel Wire Transfers should be made to: Bank Hapoalim, Branch # 504, Account #: 299565, Swift code: POALILIT, ABA #: 026008866 Andalus Publishing POB 53036 Tel Aviv, 61530 Tel +972-3-649-1705 Fax +972-3-649-9172 yael@andalus.co.il www.andalus.co.il
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Segnalazione importante tratta dal sito: www.megachip.info
Nella sezione Le attività di Megachip sono presenti le iniziative dal territorio italiano e ne segnaliano una- tra le altre - la Rete di Comunicazione per il Bene comune.
la redazione
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Legge di iniziativa popolare per il rilancio della riconversione dell'industria bellica La raccolta di firme in Lombardia : le adesioni, le cifre |
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La raccolta di firme a sostegno della legge di iniziativa popolare per il rilancio della riconversione dell'industria bellica in Lombardia ha superato le 4500 firme. Per info www.disarmolombardia.org L'obiettivo affichè la proposta di legge sia valida è di cinquemila firme. L'obiettivo della campagna è di arrivare a diecimila firme; questo obiettivo va raggiunto entro la metà di settembre. Chiediamo quindi a gruppi, associazioni e singoli che condividono l'obiettivo di rilanciare l'attività dell' Agenzia regionale per la riconversione dell'industria bellica di dare una mano alla campagna nella raccolta delle firme e comunque nella diffusione di questa iniziativa. Cerchiamo anche volontari per gestire il banchetto per la raccolta firme alla Festa nazionale dell' Unità che si terra a Milano, a partire da fine agosto. Per segnalare iniziative, disponibilità a collaborare con la campagna o richiedere informazioni info@disarmolombardia.org Segnaliamo inoltre che alla campagna hanno aderito i comuni di: Cinisello Balsamo, Besana in Brianza e Lurate Caccivio. Ricordimo inoltre che alla campagna ha aderito il Coordinamento Provinciale Milanese per la Pace "La Pace in Comune": di cui fanno parte la Provincia di Milano e i Comuni di Agrate Brianza, Bresso, Brugherio, Carugate, Cinisello Balsamo, Cologno Monzese, Cormano, Corsico, Cusano Milanino, Garbagnate Milanese, Lainate, Melegnano, Melzo, Monza, Opera, Pero, Pieve Emanuele, Pogliano Milanese, Pregnana Milanese, Rho, San Donato Milanese, Sedriano, Senago, Sesto San Giovanni, Trezzo sull¹Adda, Vaprio d¹Adda, Vimodrone. Prossimamente sarà possibile recarsi a firmare per la legge di iniziativa popolare anche presso questi comuni. Roberto Ferioli Associazione per la Pace 19 luglio 2005
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DE CORATO E LA STRAGE DELLE ROBINIE Questa mattina le motoseghe del Vice Sindaco Riccardo De Corato hanno fatto fuori 3 robinie in Via Volturno. La strage delle piante milanesi prosegue senza che venga reso pubblico il documento con la lista degli alberi "morituri". Perchè questa mancanza di trasparenza ? L'amministrazione teme forse che qualcuno possa controllare la validità delle diagnosi di condanna al taglio che casualmente coincidono quasi sempre con i luoghi su cui sono previsti cantieri per i parcheggi o per le nuove strade ? Maurizio Baruffi Consigliere Comunale di Milano www.ilbaruffi.it 0288450208-9 13 luglio 2005
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Ai firmatari dell'Appello alla città per chiudere il Cpt di Via Corelli
Cari/e tutti/e abbiamo assoluta necessità di trovarci prima che le ferie svuotino la città. E' pertanto convocata la riunione dei firmatari dell'appello: MARTEDI' 19 LUGLIO ore 18.30 presso la sede dell'Arci Milano Via Adige,11 Ordine del giorno: 1. confronto con Prefetto per definire "lettera d'intenti" per monitoraggio associazioni di Via Corelli (stato dell'arte, come chiudere, come operariamo, costituzione Consulta cittadina Corelli ecc.) 2. bilancio Bari (assemblea movimenti del 10 e Forum Regioni dell'11) e iniziative conseguenti in autunno 3. situazione Milano (sgomberi campi, espulsioni, sicurezza ecc.) e eventuali iniziative 4. varie ed eventuali In allegato trovate un po' di materiali interessanti: - Documento finale assemblea movimento di Bari del 10/7 - Documento finale del Forum dei Presidenti delle Regioni di Bari del 11/7 - odierna dichiarazione di Fassino contro l'ipotesi di chiusura dei Cpt - presa di posizione Fp-Cgil per chiusura Cpt un abbraccio Luciano Muhlbauer COMUNICATO STAMPA DI CARLO PODDA SEGRETARIO GENERALE FP-CGIL NAZIONALE La Funzione Pubblica CGIL per la chiusura dei C.P.T.
Di fronte alla ripresa degli sbarchi di immigrati sul territorio nazionale, e alle conseguenti polemiche politiche (paradossalmente, interne alla maggioranza di governo) la Fp Cgil ribadisce la netta condanna della legge Bossi-Fini sull’immigrazione, legge inumana e inefficace che ha avuto come risultato: • le tragiche morti, nei nostri mari e nelle nostre città, di uomini, donne, bambini … • l’offesa a elementari principi di legalità, in particolare con il ricorso ad espulsioni di massa, verso Paesi che non garantiscono adeguati livelli di civiltà giuridica nei confronti dei migranti, e con la costituzione dei Centri di Permanenza Temporanea, vere e proprie prigioni • la crescita incontrollata di un vero e proprio mercato del lavoro nero, caratterizzato dallo sfruttamento dei migranti nell’ambiente di lavoro, dalle difficoltà ingiustificabili nell’accesso ad abitazioni decenti e ad altri essenziali servizi alla persona, dal mancato riconoscimento di elementari diritti di cittadinanza (quali il voto, almeno amministrativo), fino al rischio della propria sicurezza fisica.Questo Governo non è neanche riuscito a dotare le amministrazioni interessate all’attuazione della legge delle necessarie risorse, umane e strumentali, ha emanato norme confuse, non ha effettuato alcun investimento sulla formazione del personale da impiegare negli sportelli unici per l’immigrazione, limitandosi a ricorrere nei periodi di maggior carico di lavoro alla chiamata di centinaia di lavoratori interinali, anche qui coerentemente ai peggiori indirizzi della sua azione di Governo. Nonostante ciò, lavoratrici e lavoratori pubblici, dei ministeri, degli enti locali, delle forze di polizia, hanno consentito – con la loro professionalità e la loro umanità – una gestione della legge che fosse la meno devastante possibile, e a loro, alla loro capacità di attuare le norme con spirito di solidarietà e di accoglienza, va il principale merito nella regolarizzazione di oltre 700.000 immigrati: vero concreto esempio di un lavoro pubblico che mette il servizio in condizione di garantire, anche nelle situazioni più difficili, essenziali diritti di cittadinanza. Pertanto la Fp Cgil, nel ribadire l’impegno delle proprie strutture ad un confronto serrato con il governo e le amministrazioni interessate all’attuazione della legge, chiede alle forze politiche dell’Unione di centrosinistra un impegno esplicito a porre fine a questa vergogna, attraverso l’abrogazione della Bossi-Fini, la chiusura dei CPT, l’adozione di una normativa sull’immigrazione orientata all’accoglienza, al rispetto della dignità umana, all’integrazione piena dei diritti e dei doveri. In questa prospettiva, la Fp Cgil aderisce alla giornata di mobilitazione indetta per il prossimo 11 luglio dalla Regione Puglia, e da tante altre amministrazioni regionali, per l’immediata chiusura dei Centri di Permanenza Temporanea. Roma, 8 luglio 2005 nella foto: Luciano Muhlbauer
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IMMIGRAZIONE: FASSINO, SBAGLIATA LA CHIUSURA DEI CPT POSIZIONE CENTROSINISTRA NON E' QUELLA DI NICHI VENDOLA
(ANSA) - ROMA, 12 lug - ''Considero una semplificazione errata la chiusura dei Cpt''. Lo afferma il segretario dei Ds, Piero Fassino, conversando alla Camera con i cronisti. 'Se noi diamo la sensazione che si smantellino gli strumenti di lotta alla clandestinita' - osserva Fassino - rischiamo solamente di accrescere il sentimento di ostilita' dei cittadini italiani verso tutti gli immigrati''. Secondo il leader della Quercia ''bisogna intervenire sull' attuale assetto dei Cpt e trasformali in centri con condizioni piu' civili, piu' umane e piu' moderne''. Incalzato dai cronisti sull' atteggiamento del governatore della Puglia Nichi Vendola, a favore della chiusura dei centri, Piero Fassino ha cosi' risposto: ''La posizione del centrosinistra non e' quella di Nichi Vendola''. (ANSA). Roma - 12 luglio 2005 nella foto: Piero Fassino
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NOTIZIE, INFORMAZIONI E DOCUMENTAZIONE SUL "CONSIGLIERE "FUORILUOGO" A PALAZZO MARINO AGENDA Martedì 12 luglio dalle 20.30 alle 22.30 Maurizio Baruffi parteciperà alla trasmissione televisiva "Carta straccia", condotta da Roberto Poletti, su Antenna 3. Giovedì 14 luglio, alle 18.30 Spazio Oberdan V.le Vittorio Veneto 2 (Angolo P.zza Oberdan) MM1 - P.ta Venezia) Presentazione del volume Marijuana. I Miti e i Fatti di Lynn Zimmer e John P. Morgan (Edizioni Vallecchi) Interverranno: Pietro Adamo, Maurizio Baruffi, Franco Corleone, Giulio Giorello, Gad Lerner, Henri Marangon, Armando Massarenti, Sergio Scalpelli. La radio dei Verdi ha iniziato a trasmettere sulla città di Milano. La frequenza è 92.2. Gli orari delle trasmissioni e il palinsesto lo trovate su *www.ecoradio.it VERDE IN CITTA' Dal Bosco di Gioia agli alberi di Largo V°Alpini. Proseguono i tagli e avanzano le ruspe. Un Nobel per la botanica agli inventori della "parcheggite"... * www.ilbaruffi.it/new/articolo.php?id=880 * www.ilbaruffi.it/new/articolo.php?id=877 PARCHEGGI Che senso ha prevedere 26 parcheggi interrati nel centro cittadino per sistemare 1 0mila auto, quando tutti i giorni ne entrano 600mila a Milano ? * www.ilbaruffi.it/new/articolo.php?id=872 E poi, girovagando per il sito, potrete trovare comunicati stampa, mozioni, interrogazioni, interventi in aula e la rassegna stampa. Grazie a quanti hanno la pazienza di ricevere, leggere e commentare. Mi scuso invece con chi si senta disturbato da questo messaggio. maurizio@ilbaruffi.it . Chi volesse diffondere questa newsletter o indicarmi persone da inserire in indirizzario mi darà un grande aiuto. Per registrarsi l'indirizzo è: * www.ilbaruffi.it/fr_contact.htm
Maurizio Baruffi Consigliere Comunale di Milano www.ilbaruffi.it
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PARCHEGGITE: Nobel per la botanica a De Corato, Goggi e Albertini
"La prossima settimana toccherà agli alberi di Largo V°Alpini. Nei giorni scorsi era capitato alle sofore di Viale Montello, in prossimità della Piccola Scuola di Circo, e a quelle di Piazza Novelli. Alberi malati gravi, incurabili, in base ai documenti prodotti dagli uffici del Comune di Milano. Il caso vuole che si tratti sempre di località nelle quali è previsto uno dei molti posteggi sotterranei che l'amministrazione Albertini lascerà in eredità ai milanesi. Naturalmente il taglio viene effettuato per ragioni di sicurezza, per tutelare l'incolumità dei passanti, perchè quelle piante potrebbero cadere da un momento all'altro. E subito scattano le rassicurazioni: gli alberi verranno piantati di nuovo. Se poi nel frattempo, magari dopo qualche mese, dovesse partire proprio lì dove si trovavano gli alberi malati un cantiere per un nuovo posteggio, pazienza... Bisogna proprio attribuire un Nobel per la botanica alla triplice Albertini, Goggi e De Corato, che hanno scoperto la parcheggite, una nuova forma di malattia terminale degli alberi milanesi, che si sviluppa giusto con qualche mese di anticipo sull'apertura dei cantieri, senza che esista così un nesso fra abbattimenti delle piante e lavori per i posteggi. E così le statistiche di Trilussa-De Corato risultano sempre perfette e vincenti." Maurizio Baruffi Consigliere Comunale di Milano www.ilbaruffi.it 0288450208-9 10 luglio 2005 nelle foto: Julia "butterfly" Hill, che difese la foresta millenaria di sequoie, soggiornando piu' di un anno su di una di esse, che chiamò: Luna
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Comune di Milano: Il centrosinistra vuole un Consiglio straordinario sul progetto delle tre torri Nuovo quartiere Fiera I residenti chiedono più verde Entro fine mese la decisione della giunta Il disegno di Citylife, firmato da Libeskind, Isozaki e Hadid, rivoluzionerà l´area SANDRO DE RICCARDIS da Repubblica - 10 luglio 2005
Un consiglio straordinario da convocare entro il 31 luglio, prima che la Giunta approvi il Pii, il Piano integrato d´intervento, l´atto formale senza il quale il progetto di recupero della vecchia Fiera non può partire. Il centrosinistra e i residenti del quartiere sono uniti nel chiedere più verde e un nuovo passaggio in aula per conoscere i dettagli tecnici del piano e le modifiche apportate in questi mesi dalle commissioni tecniche di Palazzo Marino. «Il Consiglio ha votato solo gli indici volumetrici del progetto - accusa Maurizio Baruffi, consigliere dei Verdi e primo firmatario della richiesta di convocazione della seduta straordinaria -. Per il resto, abbiamo conosciuto i dettagli del piano di riqualificazione della Fiera soltanto dai giornali». La Giunta intende approvare il piano che rivoluzionerà la toponomastica di un pezzo di città entro fine mese. Senza alcun passaggio in consiglio comunale, anche se al progetto originario - disegnato dai tre architetti Daniel Libeskind, Arata Isozaki e Zaha Hadhid per la cordata Citylife (Generali-Sai) - sono state apportate rilevanti modifiche urbanistiche. E´ stata innanzitutto ampliata la superficie di verde, con 25mila metri quadrati aggiunti al progetto originario, ed è stata modificata la viabilità dell´intero quartiere, dove sorgeranno parcheggi per complessivi 9.500 posti auto. Residenti e opposizioni chiedono per questo che venga convocato un consiglio straordinario per il prossimo 19 luglio. «Il presidente del Consiglio ci ha proposto la data del 15 settembre - dice ancora Baruffi -. Giudice ci ha comunicato che in un eventuale consiglio straordinario in luglio, nessun rappresentante di Fiera e Citylife si sarebbe presentato in aula. E´ ridicolo - continua ancora Baruffi - essere convocati soltanto a settembre, quando tutto è già stato deciso, e non ci trova d´accordo il fatto che chi dovrà riqualificare l´area non si presenti a illustrare le modifiche apportate al progetto». Nella conferenza dei capigruppo di martedì, ci sarà la decisione sulla richiesta delle opposizioni. «La giunta non può opporsi - dice Giovanni Occhi, capogruppo di Rifondazione Comunista -. C´è il precedente di Monza di pochi giorni fa. Il Tribunale amministrativo ha dato ragione ai consiglieri di opposizione, che avevano chiesto di riportare il Piano integrato d´intervento in consiglio comunale». E sul progetto di Citylife, Occhi attacca: «E´ stato deciso interamente da Fiera senza una vera dialettica con le istituzioni. E infatti non ci piace: le volumetrie consentite sono il doppio di quelle concesse normalmente per il recupero delle aree dismesse».
Maurizio Baruffi Consigliere Comunale di Milano www.ilbaruffi.it 0288450208-9 9 luglio 2005
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Scrivi ad Arcoiris
Su Arcoiris Tv, da qualche giorno, lo spazio "lettere": puoi inviare le tue lettere, i tuoi commenti ad esse, le tue opinioni! www.arcoiris.tv/
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FOTOGRAFIA & INFORMAZIONE http://www.fotoinfo.net Giovedì 14 Luglio 2005 alle ore 21 a Milano
Fotografia & Informazione organizza una serata in cui verranno proiettati due documentari sul lavoro dei video-foto-giornalisti impegnati sui fronti di guerra, con testimonianze e immagini che ne mostrano la difficile e talvolta tragica esperienza nei molteplici conflitti aperti nel mondo.
STAINS OF WAR di Charles Glass, BBC, 1992, 30', in inglese documentario dedicato ai fotoreporter di guerra; con testimonianze di Larry Burrows, Don McCullin, George Rodger, W. Eugene Smith, Colin Jacobson, Horst Faas, Fouad Khoury.
METTI A FUOCO E SCAPPA: I SOLDATI DELL'IMMAGINE di Mimmo Lombezzi e Sabina Fedeli, Italia1 (trasmesso all'interno del programma "Mission"), 2002, 45', in italiano reportage che racconta la vita e la morte di coloro che registrano l'immagine della guerra, per passione e per mestiere; con testimonianze di Livio Senigalliesi, Riccardo Venturi, Roger Hutchings, Grazia Neri.
Al termine della proiezione interverranno i giornalisti Mimmo Lombezzi e Sabina Fedeli
Giovedì 14 Luglio 2005 alle ore 21 presso pol!femo Fabbrica del Vapore Via Luigi Nono, 7 20154 Milano zona Cimitero Monumentale (Tram 12, 14, 33, 29-30, Bus 43)
ingresso a offerta libera per il finanziamento di Fotografia & Informazione Associazione Italiana Giornalisti dell'Immagine, fino al raggiungimento disponibilità massima di posti
========================================== FOTOGRAFIA & INFORMAZIONE Associazione Italiana Giornalisti dell'Immagine www.fotoinfo.net - fotoinfo@fotoinfo.net ISCRIZIONE: http://www.fotoinfo.net/iscrizione/ ===========================================
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Per aderire a Mare Aperto - Idee per aprire le frontiere e chiudere i CPT: via fax al n.080.5406260 o via mail all'indirizzo addettostampa.presidente@regione.puglia.it |
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Ai firmatari dell'Appello alla Città: report dell'incontro con il Prefetto Ferrante ---------------------------------------------- "Ieri 5 luglio si è svolto l'incontro tra il Prefetto Ferrante e la delegazione dei firmatari dell'Appello alla Città. Oltre al Prefetto erano presenti il suo capogabinetto e il vicecapogabinetto, il responsabile della Croce Rossa di Corelli e il responsabile della C.R. provinciale. La nostra delegazione era costituita, come deciso alla riunione del 30 giugno: Patti (Arci), Parenti (Naga), Pasi (SinCobas), Volpato (CS Leoncavallo), Patta (Prc), Barraco (Verdi) Angella (P. Umanista), Maestri (cons. provinciale) e Muhlbauer (cons. regionale); Giudici (Fiom), parte della delegazione, non ha potuto partecipare per un'emergenza dell'ultimo minuto. L'incontro è iniziato con una visita all'interno del Cpt. Probabilmente superfluo sottolineare che tutto era più pulito e più in ordine del solito. Il clima era quello di una visita guidata e dunque molto diverso dalle visite fatte in altri momenti da parlamentari e consiglieri... Abbiamo potuto vedere anche il Centro di Identificazione per richiedenti asilo provvisiorio, in fase di ultimazione. Praticamente una ex-camerata del Cpt viene destinata a questo scopo e un ingresso separato dall'esterno sta per costruito. L'interno è dunque analogo alle camerate del Cpt in senso stretto. Sollecitato, il Prefetto ha dichiarato che la regola sarà quella della permanenza notturna dei richiedenti asilo, mentre di giorno possono entrare e uscire dal centro come credono. Con questa nuova situazione, i posti disponibili dentro il Cpt si riducono da 140 a 112, essendo appunto 28 destinati al Centro di identificazione. I detenuti nel Cpt sono attualmente quasi tutti Rom (circa 80), provenienti in gran parte dal campo sgomberato di via Capo Rizzuto. Degli altri "ospiti" quasi la metà sono ex-carcertati, che come al solito si vedono aggiunti due mesi di galera extra dopo la fine pena. Tre di loro ci hanno chiesto colloquio, cosa che è avvenuto alla fine dell'incontro con il Prefetto. L'incontro vero e proprio si è svolto in un clima sereno, nel senso che il Prefetto si è mostrato disponibile di fronte a tutte le nostre richieste, accogliendole. Abbiamo chiesto che quanto accordato venisse fissato nero su bianco e anche questo è stato accolto. La forma concreta è ancora da definire (dichiarazioni d'intenti, protocollo di intesa ecc.?), ma venerdì prossimo si terrà un incontro tecnico in Prefettura, dove si cercherà di tradurre il tutto in un testo scritto. Comunque sia, è stato raggiunto verbalmente un accordo sui seguenti punti: 1. visita periodica dentro il Cpt di carattere ispettivo e con colloqui con detenuti che lo desiderassero (tipo sportello) 2. possibilità visite fuori dalle scadenze periodiche, previa autorizzazione Prefettura 3. possibilità per parlamentari e consiglieri regionali di farsi accompagnare da collaboratori (applicando la regola vigente nelle carceri) 4. possibilità per "ospiti" di poter richiedere visita medica esterna, utilizzando il servizio medico messo a disposizione da noi. Le visite mediche indipendenti si svolgeranno nei locali dell'infermeria della Croce Rossa ed è salvaguardato il rapporto confidenziale medico-paziente. 5. dare pubblicità ai detenuti di tutto questo 6. informazione regolare da Prefettura a noi su presenze all'interno del Cpt (nazionalità, provenienza, numero ecc.) Da aggiungere che su nostra domanda, il Prefetto ha dichiarato che intende autorizzare anche visite da parte di consiglieri provinciali e comunali di Milano, nonché del competente CdZ, qualora venissero richieste.Va ribadito che tutto ciò va tradotto in testo scritto e forse ci saranno ancora dei problemi. Inoltre, sempre come deciso nella riunione del 30/6 scorso, al fine del funzionamento di questo meccanismo di monitoraggio ci siamo costituiti in Consulta Cittadina Corelli, intendendo compresi tutti i firmatari dell'appello. In conclusione, la mobilitazione messa in atto in questi mesi e l'iniziativa dell'Appello ha prodotto dunque il risultato di aprire una "finestra" della società civile su Via Corelli. La Prefettura ha dunque riconosciuto quella parte della città che chiede la chiusura dei Cpt come un soggetto che può monitorare quanto avviene nel centro. Ora sta a noi rendere operativo e produttivo il lavoro. Pertanto sarà necessario convocare una riunione di tutti i firmatari, dove definire gli impegni e le forze. La cosa migliore sarebbe settimana prossima, in orario accessibile ai più. Così, inoltre, conosciamo anche i risultati degli incontri di Bari del 10 (assemblea di movimento) e dell'11 (forum dei Presidenti di Regione)." Luciano Muhlbauer 6 luglio 2005
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PER NICHI VENDOLA Caro presidente della Regione Puglia sono uno dei moltissimi cittadini democratici che non hanno né voce né rappresentanza politica perché il centrosinistra è chiuso nelle sue "fabbriche" e nei suoi "cantieri", pieni del rumore di patteggiamenti velenosi e della confusione di parole senza programma. Per questo sono costretto ad aderire a titolo del tutto personale all'incontro di Bari per la chiusura dei CPT, e a dichiarare il mio far parte di quell'Italia "fuorilegge" che non considera carta straccia la Costituzione, che non accetta la detenzione e i maltrattamenti di uomini e donne incolpevoli, che non accetta la normalità quotidiana dei naufragi, delle deportazioni di massa e dei ghetti per nomadi nelle periferie, che non accetta le sfilate naziste del sabato e l'impunità loro garantita, che non accetta l'irruzione a mano armata della polizia nelle case degli immigrati per terrorizzarli, che non accetta i soprusi per il rilascio dei permessi di soggiorno, che non accetta il controllo del biglietto solo a chi ha la pelle o l'accento diversi, che non accetta l'uso del tu per rivolgersi agli stranieri non vip, che non accetta il ritorno del razzismo fascista o l'avvento del segregazionismo di tipo statunitense, sudafricano o israeliano. Condanno le scelte dell'attuale governo di destra, mi vergogno di quelle dei passati governi di centrosinistra e temo quelle dei governi futuri: infatti, quand'anche il centrosinistra vincesse le elezioni del 2006 (nonostante gli sforzi straordinari che sta facendo per perderle), la sua politica senza principi e la sua inveterata abitudine ad inseguire inutilmente le destre rischiano di perpetuare i CPT, peraltro già da esso creati, e di promuovere nuove politiche discriminatorie. A meno che un vasto movimento di cittadini riesca ad imporre il proprio netto rifiuto del razzismo, così come ha già imposto la visibilità, se non l'attuazione, del proprio netto rifiuto della guerra. Spero che l'incontro di Bari contribuisca a dare voce al diffuso e inascoltato bisogno primario di diritti e di uguaglianza per gli immigrati, che è un bisogno non solo loro ma di tutti noi, e negando il quale anche l'esigenza di legalità e di sicurezza resta inattuabile, pura espressione di inconsapevolezza o di malafede. Caro Vendola, i nipoti di Beccaria esistono, e sono anche tanti: semplicemente, come i principi migliori dell'illuminismo duecento anni dopo, sono "fuorilegge". Si tratta di cercarli e farli parlare: si scoprirebbe che molte più persone di quante si creda desiderano vivere senza vergogna e in parità di diritti con nuovi concittadini immigrati. Invio questo messaggio a tutti coloro con cui sono in contatto, invitandoli a dare anch'essi la propria adesione all'incontro di Bari e ai suoi obiettivi.
Roberto Signorini - Milano r.signorini@flashnet.it A d e s i o n i: megachip lombardia pio tarantini - milano germana pisa - milano nella foto: Nichi Vendola
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LE AUTO IN CENTRO E LE FANTASIE DELL'ASSESSORE GOGGI. "I posteggi che servono sono quelli di interscambio ai confini della città. Il Comune e la Provincia utilizzino la Serravalle per questo scopo" 1997-2005: 8 anni di giunte Albertini. 2001-2005: 4 anni di poteri straordinari del commissario al traffico Albertini. 2 i posteggi sotterranei in centro per cui siano iniziati i lavori Piazza Meda e Viale Sabotino. 26 quelli immaginati da Goggi. A essere ottimisti il piano verrebbe portato a termine nel 2035 e servirebbe a sistemare 7400 automobili. Nel frattempo dove i parcheggi sotterranei esistono (Via Vittor Pisani, Piazza Fratelli Bandiera, Viale Majno per esempio) le auto vengono posteggiate in divieto di sosta in superficie, nessuno passa a mettere le multe e i parcheggi rimangono semivuoti e inutilizzati. La vera soluzione alternativa e radicale per ridurre la congestione e l'inquinamento è quella di frenare l'afflusso di auto da fuori Milano (600mila ingressi quotidiani secondo le stime più ottimistiche) e dalla periferia verso il centro cittadino. Il Comune dovrebbe coinvolgere la Provincia e utilizzare il proprio peso all'interno della Serravalle per progettare nuovi posteggi di interscambio lungo la cerchia della Tangenziale sulle aree di proprietà della Serravalle e dove ci sono gli svincoli di ingresso in città. ATM poi avrebbe il compito di gestire le aree sosta e di fornire gli adeguati servizi di trasporto pubblico verso il centro cittadino. La grande liquidità e l'attivo di bilancio di cui gode la società dei trasporti milanesi potrebbe essere utilizzata per accendere i mutui necessari al finanziamento dell'operazione. Maurizio Baruffi Consigliere Comunale Verdi - Milano www.ilbaruffi.it |
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CPT VIA CORELLI - REPORT RIUNIONE 30 GIUGNO
"Giovedì scorso si è tenuta la riunione dei firmatari dell'Appello alla città per preparare l'incontro con il Prefetto, dentro il Cpt di Via Corelli, che avrà luogo martedì 5 luglio, alle ore 16.30. E' stato ribadito che l'obiettivo non è quello di contribuire ad un migliore funzionamento del centro di detenzione, bensì di garantire un lavoro di monitoraggio che si inserisca nella campagna più generale per la chiusura dei Cpt. In questo senso l'attività che intendiamo definire al tavolo con il Prefetto ha due caratteristiche fondamentali: di ispezione e di capacità di assistenza indipendente sul piano sanitario e legale. Concretamente, la delegazione che incontrerà il Prefetto lavorerà per ottenere: - visite periodiche dentro il centro, la cui cadenza deve essere portato a conoscenza dei detenuti. Avranno un carattere sia ispettivo, che di "sportello" per i detenuti - possibilità di visite anche al di fuori della cadenza concordata - riconoscimento del diritto per parlamentari e consiglieri regionali di potersi far accompagnare da collaboratori nelle loro visite - possibilità di accesso dei detenuti a medici esterni, indipendenti dalla Croce Rossa, qualora lo chiedano. Inoltre, è stato definito di dotarci di una denominazione, necessaria per offrire alla Prefettura un interlocutore riconoscibile: Consulta Cittadina Corelli La delegazione che incontrerà il Prefetto sarà composta in base ad un criterio di pluralità e competenza, poiché si tratta essenzialmente di un tavolo di "trattativa". In questo senso è stata ribadita anche la necessità di continuità con l'ultimo incontro. La riunione ha pertanto definito la seguente composizione di massima: un rappresentante (qualificato) per Naga, Arci, SinCobas, Fiom, CS Leoncavallo, Rifondazione, Verdi, Partito Umanista. Dopo l'incontro sarà convocata una nuova riunione, in orario più accessibile, al fine di definire operativamente il nostro funzionamento, in base a quanto emerso dal tavolo di confronto di martedì. Infine, è stata condivisa la proposta che i firmatari dell'Appello alla città facciano pervenire la loro adesione al Forum contro i Cpt, convocato per l'11 luglio a Bari, da Nichi Vendola e altri presidenti di Regione, che vedrà inoltre iniziative di movimento nel giorno precedente, sempre a Bari, sullo stesso argomento. un saluto a tutti Luciano Muhlbauer 5 luglio 2005 nella foto: Luciano Muhlbauer
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A b o t t a c a l d a |
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Le vacanze sono finite Le vacanze sono veramente finite. E’ ora che i cittadini ritornino con i piedi per terra e , qualora avessero per qualche giorno o addirittura settimana, dimenticato che siamo sotto l’attacco del terrorismo, dedicandosi a piacevoli attività, a nuotate, visione di albe e tramonti, innocenti giochi con la sabbia, passeggiate nella natura, evasioni sentimentali ed intellettuali e quant’altro la vita può offrire…sarà bene che facciano attenzione, adesso e prendano nota delle parole del ministro dell’interno che rende note le date delle esercitazioni anti-terrorismo. E’ vero, siamo ancora in agosto e qualcuno è ancora in vacanza ma è bene che, prima di mettersi in auto anzi, prima di caricare i bagagli, rivolga la mente al dovere che lo aspetta, che non è più solo il ritorno al lavoro o alla scuola o a qualunque altra cosa, ma è la difesa personale e collettiva, perchè siamo in guerra, sissignori. Cosa ci credevamo? Quale illusione avevano tentato di coltivare davanti ai tramonti e alle lagune, nel meritato svago, nel relax agognato? Siamo in guerra, lo ha detto anche Pera e, con altri modi, ce lo ricorda Pisanu, che stamattina ha detto che in settembre cominceranno le esercitazioni anti terrorismo e siccome io scrivo da Milano ho memorizzato subito che, nella mia città, queste saranno dal venti al 25 settembre..(maledetto settembre! una volta questa data significava per me il ricordo del refrain di 29 settembre, da un po'di tempo pronunciare il nome di questo mese mi da' i brividi). Anche sentire di questa esercitazione tra il 20 e il 25 settembre mi ha dato i brividi e..magari saro’ un po’ depressa non so..mi ha ricordato immediatamente che a Londra l’attentato alla metropolitana è avvenuto la mattina in cui si svolgevano le esercitazioni antiterrorismo, così mi risulta di aver letto. Tocchiamo ferro come si dice. Ma, insomma, quello che voglio esternare è che io non sento la necessita’ di una esercitazione antiterrorismo e che comunque questa cosa porta sfiga e mi sembra anche un po’ terroristica. Potendo, cerchero' di trovarmi fuori citta' in quelle ore, sì, credo che farò così. gea: 24 agosto 2005 | |