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giovedì, 30 giugno 2005
 

  Per inviare articoli o messaggi: lombardia@megachip.info
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  Eventi e segnalazioni
  • La Costituzione minacciata. Incontro con Valerio Onida. Milano, giovedì 30 giugno ore 21
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  E v e n t i / S e g n a l a z i o n i
   
  La Costituzione minacciata

Incontro con Valerio Onida
Milano, giovedì 30 giugno ore 21
Camera del Lavoro, P.le Segesta 4

Il popolo Italiano ha scelto la Repubblica ed eletto l'ASSEMBLEA COSTITUENTE che ha approvato la Carta Costituzionale.
Quattro saggi (?) dell'attuale maggioranza di governo si sono chiusi nella baita di Lorenzago e, tra una polenta e un fiasco di vino, hanno riscritto la Seconda Parte della Costituzione Italiana.
Ne è risultata:
dell'ordinamento dello Stato e insieme ad esso tutti gli altri istituti di garanzia a cominciare dalla Corte Costituzionale.
- una Costituzione che attribuisce al Presidente del Consiglio più potere di quello che attualmente ha già - una Costituzione farraginosa, contraddittoria e sostanzialmente inapplicabile.
Per capire meglio e di più le finalità giuridiche e politiche
Per costruire i comitati Salviamo la Costituzione nei nostri territori

Partecipano:
LorisVegetti (Partigiano-Vìcepresidente ANPI Milano)
Antonio Lareno (Segreteria CGDL Milano)

Noi ci battiamo civilmente, pacificamente, da mesi contro questo inaccettabile stravolgimento della Costituzione e ci prepariamo a sostenere il NO al referendum confermativo.

Promotori dei Comitati "Salviamo la Costituzione" Zona 7

   
 

MiBici, rete strategica della mobilità ciclistica La Provincia di Milano stanzia 700 mila euro per i progetti

La Giunta provinciale milanese ha deliberato uno stanziamento di 700 mila euro da erogare, attraverso un bando di gara, alle amministrazioni comunali e agli enti gestori dei parchi, sia regionali sia locali di interesse sovracomunale. L'obiettivo è definire una serie di interventi che permettano la realizzazione di una rete strategica della mobilità ciclistica nella Provincia di Milano. Questa rete, denominata MiBici, dovrà facilitare lo spostamento quotidiano dei cittadini per raggiungere senza difficoltà i luoghi di studio e lavoro, le stazioni dei mezzi pubblici e le sedi amministrative.
Non saranno finanziate direttamente opere, ma la redazione di progetti complessivi o pilota, l'avvio di servizi e tutto quanto costituisca premessa concreta per le attività da avviare nei prossimi esercizi amministrativi. In particolare le tipologie di intervento ammesse al bando sono:

  • piani intercomunali per lo sviluppo della rete strategica a scala locale con una programmazione pluriennale;
  • progetti preliminari per eliminare ostacoli o fattori di pericolosità nei percorsi per raggiungere mezzi pubblici e luoghi di lavoro;
  • progetti per realizzare servizi di supporto a chi utilizza la bicicletta, soprattutto in prossimità degli snodi di interscambio, ad esempio depositi custoditi, centri assistenza e noleggio.

I 700 mila euro rappresentano una quota di co-finanziamento della Provincia per i progetti messi a punto delle amministrazioni, che dovranno concorrere per almeno il 20 per cento dell'investimento complessivo. L'ammontare di ogni singolo contributo può variare da 15 mila a 75 mila euro.
"Questo è il primo passo concreto per dare il via al piano di sviluppo della mobilità ciclistica - afferma l'assessore provinciale Pietro Mezzi - quando MiBici, la rete strategica provinciale, sarà un fatto compiuto produrrà interessanti effetti positivi su tutta la mobilità provinciale".

di Pietro Mezzi


Per Informazioni:
Assessore alla politica del territorio e parchi
Agenda 21, mobilità ciclabile, diritti degli animali
Viale Piceno 60 - 20129 Milano
Tel: 3351377631

Rapporti con la stampa:
Pierluigi Mutti
Tel: 02.77405112 - 3351427958

   
  Comunicazione a chi ha firmato l'appello per la chiusura di Via Corelli 

Cari/e tutti/e
come sapete l'incontro del 16 giugno ha prodotto alcuni impegni da parte della Prefettura, soprattutto quello di un tavolo che entrasse nei dettagli e che si riunisse la prima volta all'interno del Cpt di Via Corelli.
Ebbene, questo incontro dovrebbe tenersi settimana prossima (data esatta da definire in questi giorni), con la presenza dello stesso Prefetto Ferrante. Il rinvio della data inizialmente prevista era dovuta agli impegni del Prefetto.
Pertanto, è necessario trovarci per preparare da parte nostra l'incontro nel Cpt, nonché per discutere il proseguo della nostra iniziativa.
Come sempre, trovare una data utile per tutti/e è un esercizio complesso e la soluzione è sempre imperfetto. Sentiti quanti hanno partecipato all'incontro del 16, l'unica soluzione in settimana è questa:

GIOVEDI' 30 GIUGNO - ORE 17.00
presso la sede ARCI di Milano, in Via Adige, 11

un saluto
Luciano Muhlbauer
   
  Comunicazione da Bolzano

È con sincero rincrescimento che annunciamo la fine della "vittoria epocale" (come si ricorderà, otteniuta con 7 voti di scarto) del centro-destra a Bolzano.
Bolzano non ha più un sindaco; la giunta è stata commissariata (ad un mese dalla vittoria epocale), e dovranno essere indette nuove elezioni...
...E dire che il Cipria ed i fascisti avevano salutato questa vittoria epocale come il segnale della "svolta" dopo il 2 a 12 alle regionali..."

banane e mazzette
28 giugno 2005

   
  In ricordo di Einstein e del suo pensiero sulla pace, sulla vita, sull'uomo
(lo si ricorda e celebra a 100 anni dalla formulazione della teoria della Relatività Ristretta e nel mese - maggio di 86 anni fa - della conferma di essa)


"..Io non sono soltanto un pacifista ma un pacifista militante. Voglio combattere per la pace.Nulla fermerà la guerra come il rifiuto, da parte dei popoli, di farla.."

Come è strano il destino di noi mortali. Siamo qui per un breve soggiorno, a quale scopo ci sfugge, sebbene ogni tanto abbiamo la sensazione che vi sia un senso. Ma non è necessaria una particolare riflessione per accorgerci che ognuno di noi esiste in relazione agli altri, innanzitutto per quelli il cui sorriso e benessere è così importante per la nostra felicità; e poi per i tanti sconosciuti ai quali siamo legati da necessità solidali. Cento volte al giorno mi capita di pensare che la mia vita, quella interiore e quella pubblica, dipende dal lavoro di altre persone, vive e scomparse e mi dico che devo impegnarmi a restituire come e quanto ho ricevuto e ancora ricevo..."

"...Penso a quel pessimo prodotto dell'umanità vista come branco che è il sistema militare, un sistema che io aborro. Che un uomo possa marciare al suono di una banda è per me già sufficiente a disprezzarlo. Ha ricevuto un grande cervello per errore: una spina dorsale sarebbe già bastevole allo scopo. Questa piaga della civilizzazione andrebbe eliminata con sollecitudine. L'eroismo ubbidendo ad ordini, la violenza irrazionale e quell'orribile non senso che passa sotto il nome di patriottismo: come odio tutto questo!.."

"...Se devo pensare a quella che è la crisi dei nostri tempi penso che sia rappresentata dalla relazione tra il singolo individuo e la società. L'individuo è diventato sempre più cosciente della sua dipendenza dalla società nel suo complesso, ma non sente questa dipendenza come un sistema positivo, come una forza protettiva: la vede, piuttosto, come una minaccia ai suoi diritti e anche alla sua sopravvivenza economica. Inoltre la condizione individuale è oggi tale che le tendenze egoistiche sono accentuate, mentre quelle socializzanti, che per natura sono meno intense, si deteriorano progressivamente..."

"...e' più facile spezzare un atomo che un pregiudizio..."

"La meccanica quantistica ha indubbiamente successo. Ma qualcosa dentro di me mi dice che non è la strada giusta per avvicinarmi ai segreti del Grande Uno. Io, in ogni modo, sono convinto che Lui non gioca a dadi..."

"...la fantasia è più importante del sapere..."

"...la mia religione consiste nell'ammirazione per quello sconfinato spirito superiore
che si rivela nei minuti particolari che noi siamo in grado di interpretare con la nostra fragile e debole mente..."

"....La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti..."

da: "L'ASTRONOMIA" di maggio 2005
la rivista (del maggio 2005) celebra Albert Einstein, la sua scienza, il suo valore di uomo, il suo pensiero, a cento anni dalla formulazione della Teoria della Relatività Ristretta, e nel mese in cui, 86 anni fa, un'eclisse totale di Sole comprova la validità della Teoria Generale della Relatività: un ritratto bellissimo di una delle personalità più affascinanti della storia della scienza.


a cura di gea
26 giugno 2005
   
  CAMPO COMUNICAZIONE. PAROLE, IMMAGINI, POTERE
28 agosto-4 settembre al Centro Valdese



Potere della parola o parole del potere? Immaginare alternative o alternative alle immagini? Attraverso discussioni e laboratori pratici affronteremo due spazi della comunicazione contemporanea che l' anno scorso non abbiamo esplorato: la 'parola', scritta, parlata e ascoltata, e l 'immagine', intesa come fotografia. Come (e quando) questi due codici si intrecciano fra loro? Come i media li usano e ne abusano? Ma soprattutto: in che modo possiamo essere attivi ed attive nel processo di comunicazione? Contro la parola e l immagine del potere.

Quote di partecipazione
Per permettere ad un maggior numero di persone di partecipare ai campi, si è studiato un sistema di quote secondo il reddito dei partecipanti, che Agape non può e non vuole controllare. Si chiede a ciascuno/a di definire con responsabilità la propria quota, dividendo il reddito mensile complessivo per il numero di persone che ne beneficiano.


Quota A fino a 370 euro mensili procapite = 175.00 €
Quota B da 370 a 470 euro mensili procapite = 196.00 €
Quota C da 470 a 640 euro mensili procapite = 224.00 €
Quota D da 640 a 790 euro mensili procapite = 252.00 €
Quota E da 790 a 1030 euro mensili procapite = 287.00 €
Quota F da 1030 a 1240 euro mensili procapite = 322.00 €
Quota G oltre 1240 euro mensili procapite = 371.00 €

Per iscriversi al campo è necessario prenotarsi telefonicamente allo 0121 807514 o compilare il formulario sottostante con i propri dati specificando il campo a cui si desidera partecipare. Alla conferma dell'avvenuta iscrizione occorrerà versare sul ccp. 20378105 intestato ad Agape Centro Ecumenico una caparra di Euro 75.00 che non verrà restituita in caso di mancata partecipazione.
Poiché i/le partecipanti riceveranno la rivista "Agape Immaginaria" chiediamo un offerta minima di 4 Euro da versare all'inizio del campo.
da: www.agapecentroecumenico.org (nella home page, cercare: "campi")

   
  "Facciamo la Pace?"...
la positiva esperienza educativa della scuola media 'Casa del Sole', al Parco Trotter, di Milano

La scuola media di Milano ‘Casa del sole’ ospitata all’interno del parco Trotter, nell’area compresa tra viale Monza e viale Padova, non è nota solo per la bellezza dell’ambiente naturale in cui si trova, ma anche per la sua popolazione scolastica che, secondo l’opinione corrente sarebbe piuttosto ‘difficile’. Da una parte il parco, con i suoi alberi e le sue costruzioni dell’inizio del secolo scorso, dall’altra i preadolescenti, recalcitranti allo studio e alla disciplina, delle più varie provenienze ed etnie. Negli anni ’70 figli di immigrati italiani, di prima o seconda generazione, soprattutto meridionali, in questi ultimi anni figli di immigrati dei vari ‘sud’ del mondo. Inizialmente la ‘Casa del sole’ aveva la funzione di scuola all’aperto, destinata ai bambini gracili: era una struttura varia che comprendeva un solarium e una piscina, poi è rimasta solo una scuola, a ridosso della grande circonvallazione milanese, dietro piazzale Loreto. Intanto le sue strutture, a cui sono mancati gli interventi di ristrutturazione necessari, sono andate degradandosi: il solarium è diventato inagibile e la piscina si è trasformata in una specie di grande pattumiera; eppure la ‘La Casa del sole’ si è rivelata una scuola, nonostante tutto, capace di accogliere e far convivere, istruire ed educare studenti sempre diversi.

Le difficoltà didattiche ed educative che una volta si fermavano alla parlata o al dialetto ‘diverso’ di gran parte degli studenti e delle loro famiglie ora si ampliano e si complicano: lo spagnolo, si mescola al cinese o al rumeno…E’ necessario trovare il modo di capirsi e realizzare rapporti ancora più articolati, data la presenza di una realtà scolastica così diversificata.

Le materie scolastiche sono il primo veicolo, ma da sole non bastano: l’insegnante deve essere in grado di andar oltre, facendone un elemento di convivenza e rispetto.
Nel microcosmo della classe tutti devono abituarsi a comunicare con tutti, con chi parla un’altra lingua e segue altre pratiche religiose, con chi ha altri vincoli di parentela ed altre abitudini.

Nel parco Trotter, in effetti, convivono varie componenti, dai piccoli in età prescolare ai bimbi delle elementari, agli allievi della scuola media, con i rispettivi educatori, maestri, docenti e non docenti e - anche se la dirigenza è unica, affidata alla preside della scuola media - risulta difficile mantenere un percorso lineare.

Di fronte ad una realtà tanto complessa alcune famiglie del quartiere si spauriscono e preferiscono dirottare i loro figli su scuole ritenute ‘più sicure’, perché temono che la preparazione strettamente scolastica e la ‘buona educazione’ dei loro figlioli risultino compromesse. Alla fine della quinta elementare molti allievi lasciano il Trotter.

Il triennio successivo presenta le maggiori contraddizioni, è il periodo più delicato, perché la sua popolazione risulta la più esposta al conflitto e alla crisi, traversando un’età in cui le difficoltà dell’adolescenza si sommano a quelle dell’ identità ‘straniata’.

Alcune professoresse che, da anni, riprendono in classe il tema dell’educazione alla pace hanno saputo intervenire, su progetto condiviso dal collegio dei docenti, con estrema sensibilità proprio su questi ragazzi e in occasione della festa di fine anno hanno presentato, al teatrino del Trotter, nella serata del 26 maggio scorso, il lavoro messo a punto nelle classi prime della scuola media.

Si tratta di una conferenza sulla pace realizzata dagli stessi allievi, i quali si confrontano uno dopo l’altro con la teoria e la pratica dei principi contenuti nelle Carte dei diritti, volute dalle organizzazioni mondiali: una riflessione che conduce tutti i partecipanti in un percorso critico, che favorisce la consapevolezza di sé e degli gli altri.

All’orgoglio di appartenere ad un paese lontano si unisce quello di essere cittadini del mondo, che abitano in Italia e vanno a scuola a Milano.

Alla fine della conferenza si sono presentati accanto ai piccoli, ragazze e ragazzi più grandi, ormai alle superiori: i primi che, in occasione della guerra in Afganistan, avevano dato il via al progetto ed ora passavano il testimone ai compagni più piccoli per continuare a tessere la tela paziente delle parole condivise.

Nel lavoro, fatto di testi scritti, diapositive, interventi individuali fino alla canzone finale, cantata in coro, non solo si denunciano le contraddizioni tra ciò che si dice e ciò che si fa, ma ci si fa carico, in collaborazione con il personale di Emergency, della realtà comune, quella del mondo a cui tutti apparteniamo: dalla campagna contro le mine alla lotta allo sfruttamento dei bambini, in particolare contro l’orrore dei bambini soldato.

Tra le numerose proposte di educazione alla pace sbocciate negli ultimi anni il progetto realizzato nelle loro classi da Manuela Gatta, Cristina Perego e Marilisa Pirovano, rappresenta un punto di riferimento importante e significativo perché mette al centro proprio l’esperienza di ciascun allievo. Quotidianamente nella scuola di via Giocosa, grandi e piccoli affrontano la dimensione strettamente individuale dei pregiudizi e dei preconcetti, imparando a convivere e a distinguere i visi dei compagni dagli stereotipi, provando a muoversi sulla difficile via della tolleranza.

Questi ragazzi si sono resi ‘visibili’ e uno dopo l’altro sono stati capaci di prendere la parola davanti al pubblico, in una relazione di reciprocità, di confronto e dialogo: si sono conquistati una dimensione politica con gesti di pace.

Ogni volta che al posto di visi e voci mettiamo concetti astratti e lontani, come ‘lo 'scontro di civiltà’ o ‘il terrorismo’ la pace è messa in pericolo: solo l’educazione alla pace, pazientemente costruita, può sconfiggere questi fantasmi da cui nascono mostri.

L’arte difficile della comprensione delle ragioni altrui si può imparare se cominciamo dalla scuola, perché la scuola è luogo dove si impara a parlare e a prendere la parola, anche per chiedere.

"FACCIAMO LA PACE?"
cristina degan
università di Milano Bicocca
25 giugno 05

   
  Nuovo servizio di Casa della Cultura di Milano
Le iniziative della Casa della Cultura sulla rete: in audio e in video

Sul sito della Casa della Cultura potete trovare un nuovo servizio. Andate alla home page del nostro sito: www.casadellacultura.it e trovate una sezione multimediale. Se entrate, trovate due opzioni possibili: una audio e una video.

Nella sezione audio trovate la registrazione audio di tutti gli incontri che si tengono presso di noi (al momento, sono archiviate tutte le iniziative svoltesi da aprile 2005 in avanti). Nella sezione video trovate la registrazione video (e audio) di alcuni incontri tenutisi ultimamente in Casa della Cultura.
Si tratta di una nuova operazione, costruita con la collaborazione della TV internet Arcoiris.tv, che permette di rendere disponibile in rete, e quindi per sempre, l'archivio audio digitale delle nostre iniziative e nel contempo di avviare una sperimentazione della fruibilità tramite TV Internet anche delle attività culturali più impegnative.

La casa della cultura
via Borgogna, 3 Milano

   
  Il Manifesto di Un'altra Lombardia
Sotto un altro cielo : dalla Puglia a Milano, una sfida possibile
Relazione di Mario Agostinelli
30 maggio 2005

Nel panorama nazionale i risultati della Puglia e della Lombardia indicano che una trasformazione della politica italiana è praticabile se si ha il coraggio di interpretare la sfida del cambiamento.
Il valore alternativo di un vera politica partecipata ha ricevuto una conferma clamorosa nell’ elezione a presidente di Niki Vendola ed ha trovato e sta trovando uno sviluppo di attese e di inesplorate potenzialità nell’ affermazione di Unaltralombardia al di là del lusinghiero risultato elettorale.
Pur con effetti e a livelli diversi, si è espressa una volontà di partecipazione che ha preso le distanze dalla dimensione dell’ antipolitica, per mettere in discussione le attuali regole della rappresentanza e per riavvicinare la società ed i bisogni dei cittadini ad organizzazioni e rappresentanze politiche rinnovate e ridisegnate dal basso.
Oggi il percorso democratico per innovare la sinistra parte dalle associazioni e dai movimenti e dalla loro obiettiva convergenza con le rappresentanze politiche attorno allo scopo di battere le destre, mantenendo però ferma una ricerca di contenuti e di programmi alternativi alle spinte liberiste che pervadono e talvolta corrompono lo stesso schieramento moderato di centro-sinistra.
C’è un tratto comune che ha reso possibile tracciare in questa serata un ponte ideale tra Puglia e Lombardia: l’aspettativa scelta con coraggio e senza rassegnazione della rimozione della destra locale –Fitto e Formigoni- come prova unificante della cacciata di Berlusconi e l’auspicio di una vittoria elettorale dell’Unione che facesse propri obiettivi e programmi che il movimento non solo ha praticato, ma ha reso senso comune, trasversale, potenzialmente maggioritario.
Questa è la speranza che Unaltralombardia ha suscitato orgogliosamente anche in una delle due Regioni dove ha vinto la destra e che avrà effetti duraturi sia sull’ opposizione in Regione che sulle prossime scadenze elettorali.
Che Riccardo Petrella diventi presidente dell’ Acquedotto Pugliese riguarda anche noi che abbiamo fatto dell’ acqua bene comune uno dei simboli del nostro programma; che dalla Lombardia ripartano le lotte contro la mercificazione della sanità comporta certamente anche più probabilità di successo per la cancellazione delle leggi sanitarie di Fitto che la Giunta di Vendola avvierà da subito sul proprio territorio.
C’è poi un ‘altro elemento di riflessione che non va sottaciuto . In Puglia e in Lombardia, una delle forze politiche di sinistra – Rifondazione Comunista- ha provato a condurre anche per la sinistra moderata esperienze di democrazia partecipativa e di elaborazione dal basso del programma, creando attorno a candidature nette e riconoscibili rilevanti risultati – nel caso della Puglia addirittura straordinari – di allargamento del consenso.
Non si tratta qui di restringere attorno ad una sola forza politica lo spettro di possibilità aperto , ma di riconoscerle un metodo ed una disponibilità al servizio di tutti.Metodo e disponibilità che sono stati in fondo poco valorizzati nel dibattito e che vengono ingiustamente annegati nel dato nazionale, poco entusiasmante se separato dal contributo alla vittoria e ai programmi dell’ Unione. In fondo, se Vendola suscita speranze nazionali, se Unaltralombardia continua il suo percorso oltre le elezioni, lo si deve anche a gruppi dirigenti locali di Rifondazione – come quello lombardo e milanese con Ezio Locatelli e Augusto Rocchi - che hanno scelto con uno sguardo lungo di dare un contributo unitario alla sinistra di alternativa, anche a costo di passi indietro e di rischi per il loro apparato.
E’ quanto, in fondo, i cittadini si aspettano di fronte al passaggio attuale, che ci prepara a incrinare definitivamente il blocco sociale di Berlusconi, a respingere la gestione privatistica e clientelare di Formigoni e ad affermare una nuova idea di Milano e della sua ricostruzione sociale, economica e culturale, in vista delle elezioni 2006.
In questa serata, con questi interlocutori, ci dobbiamo innanzitutto chiedere perché la partecipazione democratica sia una risorsa non seperabile dall’ alternativa e perché la radicalità faccia ormai parte del sentire comune.
La crisi a cui ci affacciamo per la cui soluzione non solo è nato il movimento ma si sta anche riorganizzando il mondo del lavoro e si è ricaratterizzata la stessa CGIL,mentre entrano in crisi le tradizionali ricette socialdemocratiche e le mistificazioni blairiane, è la più ampia dal dopoguerra.
Essa è maturata nell’illusione che potesse essere scongiurata prendendo tempo e rinchiudendo il mondo ricco entro una fortezza armata.
Un’ intera generazione di governanti in Occidente ha dissipato il patrimonio di valori laici fondati su pace e lavoro con cui le democrazie risorgevano dalle guerre mondiali, non ha previsto il cambio di paradigma energetico che segue e conclude una fase dell’ industrializzazione, non ha fatto i conti con l’enorme disponibilità di mezzi per risolvere i problemi della povertà, della giustizia sociale ed è ricorsa all’uso della forza per governare il pianeta.
La mano è passata dalla politica all’ economia ed il mondo è diventato l’arena di una competizione senza regole al cui seguito veniva cancellato ogni compromesso e patto sociale.
La percezione di questo vuoto, di questa mancanza di politica l’hanno avuta i movimenti, non le forze politiche, né nazionali né internazionali, e la separazione tra società e partiti, tra spettatori e professionisti del potere, tra popolo e sovrano si è accentuata con rigurgiti di populismo e qualunquismo.
La vicenda della Costituzione Europea con la dissoluzione della sovranità popolare è figlia di questi arretramenti e di questa debole visione delle sinistre moderate e in questo contesto il NO francese può costituire una occasione straordinaria di riorientamento e di rifondazione dell’ Europa Sociale
Il movimento ha prodotto a livello di cultura politica e sociale un salto di percezione del cambio di fase epocale ad esso fornendo analisi e basi di massa. Dapprima l’idea di un " mondo diverso possibile" ha definito le basi comuni di una narrazione. Poi le lotte contro la guerra ed una nuova cultura di pace hanno creato un tratto connettivo tra diverse ispirazioni, rimescolando le carte e spostando la tensione dalla mera opposizione ad una cultura politica autonoma. Oggi la necessità in tutto il mondo di battere il liberismo e le destre per disegnare il futuro porta ad una fase propositiva, ad una radicalità di programmi, ad una costruzione che proviene dal basso e che richiede per una gestione l’esercizio di democrazia diretta, oltre che delegata.
Nel globale alternativo il percorso parte dal locale, dal proprio territorio, dove i bisogni e le soluzioni alle domande sociali vanno in controtendenza al "pensiero unico" che sembrerebbe uccidere sul nascere ogni articolazione.
Sul territorio si sta cercando di "deglobalizzare" il locale, portando al centro il livello più vicino e, quindi,direttamente praticabile sia da parte dei cittadini che dei poteri direttamente eletti, attraverso il sostegno politico al cambiamento degli stili di vita e della conseguente amministrazione del territorio. Così la pace, il Bilancio partecipativo,la sottolineatura della gestione dei beni comuni, la rinnovabilità di materia e energia, la stabilità e i diritti del lavoro, il diritto a muoversi con mezzi non distruttivi e a camminare, la ricomposizione tra giustizia sociale e legalità, la laicità dei rapporti sociali, la valorizzazione della natura, il carattere pubblico dei diritti universali, trovano espressione nella convivenza e nell’ autogoverno del territorio e risalgono da lì ad una richiesta poderosa di cambiamento delle politiche economiche, degli assetti istituzionali, dei meccanismi democratici. E, cioè, dei contenuti veri e propri di un programma che ha il suo perno nel lavoro, nell’ ambiente, nei beni comuni e che sia sostenuto da mobilitazioni, campagne e vertenze e sia rispondente ai bisogni e all’ altezza delle necessità.
Cosa ha a che fare con questo processo dal basso, diffuso ,unitario, radicale, che apre ormai "cantieri" dappertutto , l’ostinata costruzione di contenitori e di muretti separatori nel centro sinistra, che di volta in volta gli architetti e i capomastri autonominatosi tali spostano da una parte all’altra in funzione di qualche posto in più per la loro formazione nei collegi elettorali?
C’è una crisi inaudita nel rapporto tra questa politica e la crescita di una consapevolezza dell’auspicato compito di servizio di essa,proprio nel momento in cui l’emergenza e la crisi economica e sociale portano al declino il paese.
Non c’è tempo per calcoli cinici sulle spoglie di un governo che porta tutti verso il baratro. Il tempo per la sua sconfitta definitiva è lo stesso per la ricostruzione di una alternativa durevole e condivisa, che siamo già in grado di praticare in parti rilevanti e la cui riunificazione è il compito politico per eccellenza di questa fase.
Ecco, quindi, la cornice entro cui una dialettica tra associazioni e movimenti e forze politiche riesce a creare, anche a livello locale, una massa critica per il cambiamento. Dobbiamo fare in modo che cessi una pura battaglia per il potere ristretto e dentro gli apparati e che i partiti vengano messi in discussione perché ormai non possono tutti insieme fare a meno dei movimenti.
Ecco il quadro entro cui chiediamo a Niki Vendola un contributo e all’esperienza pugliese un legame duraturo con quella lombarda.Ecco il contesto rispetto al quale affrontiamo in questa serata tre questioni:
a) la stabilizzazione e l’efficacia di Unaltralombardia rispetto sia alla fase di gestione del programma lanciato in occasione delle Regionali, che all’opposizione alla Giunta e allo sviluppo della democrazia partecipativa.
b) il contributo di Unaltralombardia al rinnovamento della politica, alla ridefinizione della sinistra dell’Unione, alla riattivazione dal basso di un legame tra società e partiti attraverso contenuti, valori e metodi del movimento.
c) la definizione del contributo specifico alla individuazione di programmi, candidature e schieramenti per Milano.
a) Il futuro di Unaltralombardia
L’abbiamo già detto in una affollata riunione ad Aprile: Unaltralombardia continua, si dà una stabilità ed una struttura leggera per rafforzare il suo profilo innovativo di interfaccia tra movimenti, associazioni e rappresentanza politica-istituzionale.
Abbiamo contribuito ad evitare che l’intera vicenda elettorale venisse interpretata solo nella logica dei partiti,a mantenere le aspirazioni della società civile, a ricondurre al voto settori critici e refrattari. Più difficile appare ora tenere pienamente fede a queste premesse e dedicheremo un seminario entro Giugno agli aspetti organizzativi, al consolidamento politico, alla precisazione dei compiti, all’ efficacia dell’ azione.
In particolare, Unaltralombardia si estenderà in tutti i territori; si darà vita all’ Assemblea Regionale; verrà designato un Comitato composto dai rappresentanti delle associazioni, dai responsabili di campagne tematiche,da rappresentanti territoriali; verrà indicato un portavoce e verranno individuate responsabilità organizzative secondo modalità a rete; verranno predisposte sedi di riferimento, risorse, strumenti di comunicazione (una rivista, il sito, la documentazione); si struttureranno canali di informazione attraverso circuiti alternativi già in funzione.
Sulla base di un aggiornamento e di una sintesi dei 7 punti programmatici del documento di costituzione si organizzeranno campagne e si chiederà a tutti gli eletti a tutti i livelli di aderire e sostenere tali punti. Si creerà così un circuito virtuoso permanente tra bisogni socialmente condivisi e sostenuti, attività di associazioni e movimenti, rappresentanti istituzionali più cogentemente vincolati a forme di democrazia diretta.
Torneremo definitivamente su queste proposte in altre occasioni entro l’estate, non solo con il seminario annunciato per il 27 Giugno, ma anche con le articolazioni tematiche e territoriali necessarie.
b) Il contributo alla sinistra dell’ Unione
La crisi politica del centro destra, il venir meno del suo blocco sociale di riferimento, l’aggravamento delle condizioni di vita di milioni di donne e uomini, il declino culturale, economico e produttivo del Paese rendono possibile e matura l’alternativa.
Se siamo alla fine del ciclo berlusconiano, siamo anche davanti all’allentamento del fronte unitario contro il Cavaliere e all’ inadeguatezza di una opzione riformista vuota di contenuti.
La posta in gioco è la guida di un nuovo ciclo del Paese.
E’ possibile che questo blocco, pur nella sua articolazione ed ampiezza, abbia obiettivi , cultura e valori della sinistra come riferimento e soggetto portante? E’ nostra intenzione portare l’Unione su questo terreno e discutere effettivamente di ciò.
Senza il peso negoziale di tutta la sinistra di alternativa il rischio di una deriva moderata è sopra le nostre teste.
Una sinistra che non sia una lista, ma una forza reale è l’unica possibilità perché sopravviva il progetto dell’Unione come campo in cui si svolga una lotta per l’egemonia programmatica. Una sinistra che non faccia né il correttore di bozze né il partito del no, ma che stia dentro la creazione di una cultura politica, utile anche per l’arcipelago dei movimenti e che contribuisca alla ricostruzione e alla riforma dei partiti.
In questo senso, la vittoria di Vendola ha costituito un successo emblematico e rappresenta una speranza, perché ha rotto la separazione della sfera della politica dagli elettori.
Il caso di Unaltralombardia è meno eclatante,ma non meno significativo, perché qui è intervenuto un processo partecipativo che ha influito sull’ atteggiamento di tutta l’ Unione ed ha cambiato l’esito dello scontro nella nostra Regione.
A Milano ci sono 4 zone dove il Centrosinistra supera la Casa delle libertà, dove noi abbiamo il massimo di preferenze, avendo svolto una campagna intensa e combattiva dove a sinistra della Fed si supera il 17,5%.
Il Centro della contesa oggi è in effetti la democrazia partecipativa( e questo è perfino il significato più profondo del Referendum francese che ha respinto un patto sociale imposto,"octroyé" !).
La delega ad una coalizione, ad un partito, ad un candidato eletto non può equivalere all’investitura di un sovrano che per tutta la legislatura considera i cittadini semplici spettatori delle sue scelte.
Prima ancora che nel merito di queste scelte, è infatti nello scarso riconoscimento dei bisogni reali delle persone da parte dei "professionisti della politica" che la democrazia mostra sintomi di una malattia che la sinistra non può ignorare.
In modo crescente la società sta esprimendo – con il diffondersi di associazioni, movimenti, reti, comitati territoriali – una volontà di partecipazione che mette in discussione le attuali regole della rappresentanza a favore di una delega partecipata e condivisa.
Una volontà che ha preso le distanze dalla dimensione antipolitica e che sta uscendo dall’ ottica puramente difensiva di opposizione al prevalere delle logiche degli affari privati sull’interesse pubblico.
Quello che Unaltralombardia ha da offrire alla ricomposizione della sinistra di alternativa nell’ Unione è il rifiuto di una coalizione di ceti politici, l’accoglienza di tutte le soggettività politiche che siriconoscano nell’ antiliberismo e che si distinguano per modalità simboliche e linguistiche adiacenti a quelle del movimento,adottino modalità a rete, rifuggano dal settarismo, abbiano una reale autonomia di posizione e di iniziativa. Si tratta dello stimolo di esperienze di democrazia partecipativa complementari alle esperienze di partiti che accettano di rinnovarsi e di sperimentare una nuova gerarchia tra democrazia diretta e delegata. Solo così si può superare una divisione del lavoro che vede i partiti trasformarsi in organismi elettorali e i movimenti in puri organizzatori di mobilitazioni, lasciando il campo di sedi fondamentali della politica e della prospettiva del governo alla sinistra moderata.
E’ indispensabile un soggetto di sinistra autonomo, popolare, radicato nei lavori, pacifista, ecologista, partecipativo, dei diritti, che impedisca la rimozione delle domande democratiche avanzate dalla critica alla globalizzazione dai suoi terminali sul territorio, utilizzando la potenza del movimento e praticando l’unità.
La domanda diventa allora: è possibile battere la destra e alimentare contemporaneamente di contenuti sia il movimento che tutte le istanze partecipative di cui abbisogna e si nutre una società in crisi di fronte al proprio futuro? E farlo in un tempo rapido quanto è richiesto dall’ urgenza delle cose e dalla drammaticità degli eventi anziché dall’ inerzia e dalle incrostazioni delle formazioni politiche in continua e astratta competizione interna?
c) Per un’ altra Milano
Da tempo e per tempo l’esigenza di un largo coinvolgimento dei soggetti sociali e della società civile sta coagulando sulla scadenza delle elezioni amministrative milanesi forze, interessi, proposte.
Siamo ancora alla fase tattica,dove i disegni reali vengono mantenuti sullo sfondo e l’opinione pubblica rassicurata sulla necessità di un governo partecipato. Il contrario di quanto la Giunta Albertini ci ha offerto finora.
La discontinuità rispetto al passato è un passaggio obbligato per dare potenzialità ad energie già in moto ed evitare la loro strumentalizzazione quando, anche nel centro sinistra, entreranno in gioco nel rush finale finale poteri forti e alleanze trasversali legate, come sempre a Milano, al mondo degli affari.Questo problema va posto subito e va sollevato proprio ora, di fronte alla disastrosa prova che proprio in funzione della prospettiva di governo, da di sé la classe politica nazionale. Ha creduto di avere vinto per meriti propri e non si è accorta che il merito essenziale era di un elettorato che aveva saputo uscire dallo sconforto della sconfitta e rinnovare un atto di fiducia nella possibilità di vittoria.
Non ha capito che i meriti di movimenti, associazioni, mondo del lavoro e sindacati e protagonismo civile erano di gran lunga superiori ai suoi.
Proponiamo di avviare da subito anche a Milano una esperienza analoga a quella che Unaltralombardia ha promosso nelle elezioni regionali e di innescare un processo di relazione tra associazioni e movimenti di cui è ricca la società milanese e le rappresentanze che si andranno a costruire, al cui centro si situi un programma fondato sull’ "idea di Milano". Un’ idea in cui un popolo di sinistra si può identificare quando pensa di abitarci, di lavorare, di viverci, di consumare e fare cultura, di cooperare per risanare il suo ambiente.
Non la Milano degli affari, sempre appetibile anche di fronte alla più drammatica fase di decadenza del dopoguerra come centro economico e produttivo.
Nell’ idea di Milano per tutti e non per pochi sta anche la chiave per rispondere al suo declino e per parlare a quei ceti che, senza progetto, vengono passivamente assoldati dagli interessi della rendita, della finanza, della speculazione edilizia.
A Milano la Scala è stata pesantemente e frettolosamente ristrutturata senza concorso pubblico: alla celebrazione della ritrovata efficienza meneghina nel portare a termine l’operazione è seguita la scoperta della mancata programmazione gestionale e amministrativa del teatro.
Sempre a Milano il Comune ha deciso di privatizzare con la MM il servizio idrico cittadino senza informare i cittadini in una scelta che coinvolge uno dei principali bacini del Paese oltre che dell'intera Provincia.
Due esempi di esclusione degli elettori da una decisione riguardante beni comuni che non possono essere trattati alla stregua di aziende-piccole dentro una città azienda-grande, riducendo il cittadino alla condizione di "cliente" di un supermercato.
Sia la prassi amministrativa che l'agire politico devono darsi nuove regole,istituire procedure verificabili, garantire con canali consultivi autonomi la condivisione delle scelte.
Questo significa che è necessario sancire il diritto dei cittadini ad esprimere nella definizione di programmi e liste e nella individuazione dei candidati il punto di vista specifico del territorio, spesso diverso e divergente da quello centralizzato dei partiti o delle lobby.
La costruzione di un programma deve coinvolgere, oltre che le forze politiche , i soggetti collettivi e individuali rappresentati nella città in una consultazione volta a individuare alleanze con i corpi sociali di riferimento.
L’esperienza di Unaltralombardia è essenziale per arginare le operazioni tendenti a costruire un programma moderato e guidato dai poteri forti e per legittimare democraticamente, con una struttura e qualità della partecipazione riconoscibile fin dall’inizio, programmi e candidature. Se occorre, saranno le elezioni primarie sui programmi a rafforzare questo percorso e quelle sui candidati a sciogliere, ove permanessero, opzioni irrisolte e limpidamente identificabili.
Abbiamo chiamato al voto più gente, anche se ne rimane a casa ancora troppa e c'è da lavorare, ma per la prima volta negli ultimi nove anni abbiamo convinto molti a passare da uno schieramento all'altro.
Un blocco sociale che finora non aveva avuto voce e che con Tangentopoli era stato allontanato dalle scene della politica sta riprendendo la parola, abbiamo per la prima volta raggiunto settori marginali e periferici e rilevato un ritorno alla partecipazione di fasce di cittadini da tanto tempo autoesclusi dal voto.
E alla soddisfazione per il risultato di queste ultime elezioni si accompagna il senso di responsabilità davanti alle prospettive che questa esperienza racchiude.
L'azione che abbiamo svolto con Unaltralombardia nel corso della campagna elettorale costituisce un apporto all'evoluzione e alle prospettive dell'Unione e un'indicazione sul riavvicinamento tra società e politica che era il nostro obiettivo principale.
Non avevamo chiesto un passo indietro dei partiti: noi abbiamo chiesto un passo avanti della società, una società che in Lombardia ha cominciato ad auto organizzarsi, che si ritrova più povera e sperequata, travolta dalle emergenze e con di fronte a sé un declino che non si risolve nell'arco del breve tempo delle elezioni.
Abbiamo mosso la nostra battaglia nella convinzione che l'Unione fosse un campo aperto in cui si può esercitare, soprattutto rispetto al programma, l'azione di chi ha più filo da tessere, di chi ha più rapporti con le associazioni, di chi ha più rapporti con la società nel suo complesso. L'Unione ci ha seguito e ciò non era scontato. Quarantasette associazioni si sono mobilitate con noi in maniera rilevante e insieme a loro abbiamo fatto una battaglia serrata perché venisse inserito nel programma il valore del pubblico, venisse affermato il criterio che i diritti hanno solo senso se viene riqualificato il pubblico.
Costituiamo da questo punto di vista un cuneo - anche nel futuro delle prossime scadenze come quella di Milano, che riprenderemo con una apposita iniziativa a Luglio - estremamente esplicito: il circuito che abbiamo attivato segnala la crescita di una cultura politica di partecipazione che è la parole chiave di questo processo di
cambiamento.

Mario Agostinelli
Un'altra Lombardia

   
  Matematica per la Pace
nuove idee, nuove strade alla ricerca della Pace

Una delle più belle sorprese di questi tempi così poco lieti è legata al Convegno - che ogni anno, con il nome di ‘Belgirate’ (sede del primo incontro) viene organizzato da Pristem.. - tenutosi a Venezia nello scorso febbraio.
All’interno di questa iniziativa voluta e gestita da docenti di matematica, di varie città d’Italia, che fanno riferimento alla rivista ‘Lettera matematica Pristem’ (l’acronimo sta per progetto ricerche storiche e metodologiche) dell’università Bocconi di Milano, da tempo si è rivolta l’attenzione al tema dei Modelli Matematici.
Che cosa dunque può venire di buono da specialisti dello studio analitico di quantità reali e irreali tanto lontane dal dibattito legato alla pace?
Proprio nel convegno in questione si sono aperte delle strade davvero particolari, grazie alla proposta che, nel suo intervento, il prof. Giorgio Gallo dell’università di Pisa, città in cui si tiene il corso di laurea in Scienze per la pace, ha avanzato e chiarito.

Il professore, nel suo corso di Elementi di matematica, statistica ed informatica, denominato ‘Decisioni in situazioni di complessità e conflitto’, mette come condizioni di partenza alcuni punti imprescindibili che riguardano.
• l’assunzione di un’etica della responsabilità
• la condivisione delle scelte,
• il senso critico dell’operare intersoggettivo.

Il valore delle matematiche, in funzione della pace, nasce quindi da una precisa convinzione morale e si traduce in parametri di riferimento che permettono di costruire un modello col quale arrivare alla soluzione dei problemi, di volta in volta affrontati, grazie a delle scelte chiare e condivise.
L’analisi di una situazione conflittuale anche se aiuta a precisare ed individuare le cause di un disagio non sempre consente di trovare le vie con cui superarlo.

Invece la modellizzazione del problema in questione consente di affrontarlo e risolverlo, partendo da un caso esemplare di dinamica del conflitto.
Su questo si interviene utilizzando strumenti adeguati a spiegare con puntualità a quali esiti conducono scelte differenti, ovvero come i fini da raggiungere non siano separabili dai mezzi.
Si tratta di un ribaltamento della posizione secondo cui il fine giustifica i mezzi (la democrazia dovrebbe giustificare la guerra), perché sono i mezzi che si ridefiniscono in funzione del fine che viene perseguito in quanto giusto (la democrazia è il mezzo che dovrebbe impedire la guerra).

Pertanto, ad esempio, davanti alla grande questione della gestione delle risorse naturali del nostro pianeta, da parte di soggetti portatori di interessi contrapposti, quali - facciamo il caso - i produttori e i consumatori, risulterà chiaro che l’azione gestita in una logica antagonista avrà esiti profondamente dannosi per gli uni e per gli altri.
Il modello mostra chiaramente come la funzione dello sfruttamento indiscriminato (tutto volto alla produzione) si ritorce su gli stessi che inizialmente ne cavano un grande profitto, mentre uno sfruttamento mediato dall’interesse reciproco consente ad ambedue i contendenti di trarre un utile soddisfacente.

Ovviamente, il caso esaminato (qualunque esso sia), funge da modello a cui riferirsi senza però subordinarsi; in altre parole, diciamo che mette nelle condizione di arrivare ad una soluzione solo quando, fra i contendenti, si verificano delle dinamiche di relazione intersoggettiva. La relazione non viene però postulata a priori, bensì intrecciata dalla struttura del modello in cui vanno evidenziandosi le reciproche posizioni nella rete del sistema in cui viviamo.
Ciò mette in evidenza come sia realizzabile un percorso nel quale non è inevitabile contrapporsi, facendo ricorso alla forza fino alle estreme conseguenze, in uno scenario di guerra, ma è possibile accordarsi, sulla base della reciproca convenienza, esplicitata dal percorso che il modello matematico realizza, di gran lunga preferibile alla conflagrazione, inevitabile, delle contraddizioni.
Il costo di morte e distruzione, che ne deriva e che non risulta auspicabile, neppure in un’ottica di mercato aggressiva e spregiudicata viene drammaticamente quantificato.
Il metro della razionalità, invece, genera soluzioni condivisibili proprio a partire dalla riflessione tutt’altro che ‘astratta’ del pensiero che non rinuncia a pensare, ma sfrutta la ricchezza che matura nell’esercizio della critica tramite l’invenzione, la creatività della strumentazione matematica.

Matematica per la pace non è solo vaglio numerico-quantitativo della realtà: è anche un modo di guardare la realtà senza pretendere di esaurirla nel proprio linguaggio.

Il formalismo matematico permette una comunicazione di un nitore più forte, di grande efficacia soprattutto quando fa da ponte con altri punti di vista. La collaborazione multidisciplinare condotta con il confronto e l’ascolto reciproco, è capace di produrre interventi differenziati e positivi sulle difficoltà che continuamente si generano nella pluralità della convivenza.
Una matematica che aiuta a collocarsi sul piano del rispetto della vita di tutti e quindi attiva nel costruire alternative di pace proprio con la precisione di cui a buon diritto può menar vanto.

Maggiori informazioni e dettagli sull’attività per la pace che il professor Giorgio Gallo esercita con grande passione e altrettanto rigore possono essere reperite sul sito di Scienze per la pace oppure scrivendo al suo indirizzo: gallo@di.unipi.it

Cristina Degan
Università di Milano Bicocca

 
  A  b o t t a  c a l d a
   
  Tu! cozza finlandese!

TU COZZA FINLANDESE
CHE ORA CON ORGOGLIO
OSI PARLAR DI "OFFESE"
E CI BOICCOTTI L’OLIO !
CHE ? CREDEVI DAVVERO
BRUTTO MUSO DI RENNA
DI ESSERE "ABBORDATA" ?
MA, SEI FUOR DI COTENNA ?
BECCATI QUESTO DITO !
(IL MEDIO SIA BEN CHIARO..)
PER NON AVER CAPITO
QUELL’UMORISMO RARO
CHE AMIAMO FARE NOI
POPOLO DI POETI SI DANTI E DI PLAYBOY !
SE NON VUOI IL NOSTRO VINO
SE VUOI FARCI GLI OCCHIACCI
SIEDITI SOTTO UN PINO
E DISTILLA I TUOI GHIACCI !
TI AUGURO CHE UN TRICHECO
(DOPO LUNGA ASTINENZA…)
TI STRIZZI L’OCCHIO BIECO
E ABBOCCHI ALLA TUA LENZA !

Mimmo Lombezzi
26 giugno 2005

   
  Allarme caldo: allerta tra il due e il 3, di cui 3 è il massimo...

Io me ne faccio un baffo che mi diciate, organi di stampa e ministri e protettori civili che siamo in emergenza (ma che novità!..Se non è il caldo è una frana, se non è una frana è un'alluvione, se non è un'alluvione è un terremoto, provocato dal famoso dissesto del territorio (riassestatelo) se non è un dissesto è un incendio e così via: sempre emergenza! )
Io me ne faccio un baffo che mi diciate - adesso - sotto la cappa dei 33 o 34 o 35 ma percepiti 36, 37, 40, come amabilmente informate (e incazzatissimi ascoltiamo))..che sono in pericolo
.. E il ministro si agita e rassicura che tutto farà per alleviare e tutto è pronto per l'emergenza!Basta con le situazioni che ci volete gabbare per emergenziali (e che permetteranno a voi di dispiegare il Vostro eroico, tempestivo, efficace, efficiente agire! Cercate di essere seri! di parlare di prevenzione ad esempio .
..Lo dovevate esprimere prima , quando era inverno o primavera, il vostro talento !
Perche' si sa, ormai.. non potete dire che non è così..! che la deriva del clima è questa qui! E qualcosina la potevate fare da tempo, invece di accusare i soliti estremismi degli ambientalisti! Qualcosina, cosa?..Per esempio cominciare a immaginare citta' e costruzioni piu' vivibili, per tentare d alleviare un po' questo effetto serra che più serra non si puo'! Per esempio, nelle città piantare alberi e non demolirli e anche guardare qualche rivista di bioedilizia, nel tempo libero..per esempio.
Solo piccolissimi esempi.
..E poi, piantarla di gridare all'emergenza, seminando il panico quando si sfiorano i trenta
.. Che non mi dite - per stare a quest'anno - che non era ampiamente previsto, il fenomeno! Sono mesi che si annuncia, dai meteorologi, che sarà - questa - una estate peggiore di quella che seminò vittime solo tre anni fa, tre mi pare...
E poi, responsabilizzatevi e responsabilizzate sul fatto che, si'!, per la insipienza umana ( in grande parte) abbiamo fatto della nostra amata Terra un forno potenziale che ci cuocerà le cervella ma che..diamoci una mossa! e guardiamo in faccia la cosa e tentiamo qualcosa di diverso dal gridare sempre, invariabilmente e insipientemente: EMERGENZA..!

gea
27 giugno 2005

   
  Nuovi format

La conduzione una volta tanto non sarà affidata
alla solita coscialunga che seduta sulle sue opinioni tracima tette e sorrisi ma a una voce off, calma, profonda paterna un po’ lontana e soprattutto tedesca.
Lo scenario sarà un’isola dell’Adriatico un po’ brulla con una collocazione indefinita a metà fra Otranto e il Bosforo. E’ il contesto del nuovo format che inoltrerò al Dott.Cattaneo prima che la banda dei pane&cicoria gli ciuli la poltrona a favore di qualche relitto del comunismo polpottista.
Il format si chiamerà l"ISOLA DEI LAICISTI" : non dei "Laici"- badate! - dei "Laicisti", un frequentativo che allude alla reiterazione compulsava della devianza.
L’"ISOLA DEI LAICISTI" farà un botto di ascolto:

1°) perché i "laicisti" non dovendo difendere un’immagine pubblica di monogamia e castigatezza potranno portare sull’isola e dentro il CPC (centro di permanenza cablata) delle belle ragazze che alzano l’audience a tutti, credenti e non. I detenuti però non potranno toccarle (niente scopate in diretta come nel GF!) .

2°) perché sarà il primo reality che rappresenta davvero la realtà dell’Italia : un’isola laica circondata dall’oceano degli embrio-con e degli atei-clericali. L’Istituzione in cui saranno chiusi i "laicisti"sarà una via di mezzo fra Pianosa e un girone Dantesco. Un reparto di punizione simile al "boicot" di Goli Otok o alla sezione "A" di Guantanamo ospiterà gli Atei , abbigliati con le caratteristiche tute arancioni (pensate che hanno ancora un sito e venerano Giordano Bruno).
L’evento del reality , che verrà raccontato dalla voce-off, sarà il ravvedimento e la conversione dei reclusi, specie di quelli che appartenevano al jet set di quella scienza ancora convinta che il mondo sia nato da un’esplosione.

Mimmo Lombezzi
24 giugno 2005

   
  Gli alberi lasciateli stare!

Nella Milano che soffoca nello smog la pervicacia dell’Amministrazione che si accanisce a sradicare alberi per fare buchi e colate di cemento appare come una mostruosa beffa, un’ irrisione delle più elementari richieste di armonia, di vivibilità del proprio spazio da parte dei cittadini che simili amministratori ottusi dicono voler tutelare e rappresentare. Appare anche come un’ottusa strategia giacchè mai ! simili amministratori avranno il voto di chi si vede strappare il benefico verde dal suo suolo e appare come una assurda prepotente pretesa, come voler imporre il proprio marchio cementifero distruttivo – a futura memoria - in una città che quei governanti considerano propria e dei loro comitati di affari!
Si sa che basterebbero soluzioni verdi nell’edilizia, nella strategia complessiva di pianificazione dell’arredo urbano per mitigare, se non ancora placare del tutto., la mortifera atmosfera milanese; si sa che basterebbero adeguate soluzioni già praticate in Europa per far sì che le estati torride siano più vivibili. E’ sperimentato che in una via o piazza dove ci sia adeguata presente di verde la temperatura, in estate, e’ inferiore di almeno tre gradi alle aree circostanti. .
E parlare della possibilità di una strategia accurata preveggente moderna che adotti soluzioni nuove nelle costruzioni,ad esempio.. per rendere più vivibile la casa e il territorio intorno, non è parlare di cose avveniristiche. ormai: basterebbe prendere l’esempio da altri luoghi in Europa ben più evoluti di questi nostri provincialissimi lidi italici e mediolanenses nello specifico!
Infine: questa Italia che avrebbe nell’ambiente e nella sua tutela la opportunità quasi unica al mondo o comunque privilegiata!...questa Italia schiava di gente che arraffa il possibile, che di Ambiente conosce quello dei Palazzi e disdegna ogni idea ossigenante, condannandoci all’aria soffocante che ci forniscono loro con la loro presenza…
Questa Italia soffre e con lei noi che la vorremmo amata da chi la governa come la amiamo noi cittadini…

1 giugno 2005
ciottolo

   
  La poesia

L'alambicco


Una favola per gli uomini stanchi
è accendere l'alba nell'alambicco
per non vedere le piccole mani degli schiavi
una favola per la fatica di essere
è accendere l'alba nell'alambicco
per custodire il segreto della speranza
una favola per le mattine dell'ignoto
è accendere l'alba nell'alambicco
per sperimentare il coraggio del futuro.

E' una favola per dimenticare
le piccole nenie silenziose
che consolano la ripetizione del non senso

è una favola per cancellare
sguardi senza spazio
e volti rassegnati di nascite senza sorriso

è una favola per disarmare
allucinate e innocenti ossessioni di male

è una favola per abbracciare
la dignità silenziosa di morire di sete e di fame

è una favola per vincere
l'insulto dell'ipocrisia che cosparge
di voglia di male il potere dell'occulto

è una favola per scongiurare
l'impotenza violenta di strupri dementi.

Incerti e confusi,
irretiti
nel senso di colpa di tutti gli onesti,
scrupolosi dell' inadeguatezza
e increduli di malafede,
ci aggiriamo nei nodi del nulla
sull'orlo dello specchio profondo
nella struggente ansietà di sapere
tra un'ancestrale paura di morte
e virtù di conoscenza per sopravvivere.

rino sanna
23 giugno 2005
   
  Considerazioni, opinioni, iniziative del dopo-referendum sulla procreazione assistita
OTTOPERMILLE e LO SBATTEZZO. INIZIATIVE DEI PAZIENTI INFERTILI

All'indomani del fallimentare referendum/reverendum sulla procreazione
assistita, l'associazione Cerco un Bimbo, la maggiore associazione italiana
di pazienti infertili, attivamente impegnata da anni nella battaglia contro
la legge 40/2004, rilancia le iniziative

  • OTTOPERMILLE, per non devolvere l'8x1000 alla chiesa cattolica
  • LO SBATTEZZO, per la cessazione degli effetti civili del battesimo.

L'iniziativa OTTOPERMILLE, che Cerco Un Bimbo ha proposto già dal 2003 al
momento dell'approvazione del disegno di legge che sarebbe poi diventato la
famigerata legge 40/2004, è stata rilanciata in questi giorni e ha già visto
una massiccia adesione: oltre 200 firme in pochi giorni (l'elenco è sul
nostro sito a questa pagina).

Per quanto riguarda LO SBATTEZZO, ovviamente le adesioni sono in numero
minore ma registriamo già almeno una decina di persone che ne hanno fatto
formale richiesta.

Le cifre non sono certo da capogiro, ma riteniamo sia un segnale
significativo delle reazioni dei pazienti infertili (la gran parte dei quali
sono cattolici) all'atteggiamento della chiesa cattolica nei confronti della
procreazione assistita.

Invitiamo tutti coloro che hanno sostenuto la battaglia contro la legge 40 e
la campagna referendaria ad aderire alle nostre iniziative. Tutte le
informazioni sono disponibili sul nostro portale www.cercounbimbo.net

Federica Casadei
Presidente Associazione Cerco Un Bimbo
www.cercounbimbo.net
16 giugno 2005

   
  Come mai, le donne...

Come mai moltissime donne hanno disertato le urne del referendum che ci chiamava a scegliere su di una questione che la donna tocca intimamente ? Come mai non hanno voluto esprimersi? Perchè un sostanziale disinteresse ha tenuto le donne lontano dalle urne? Possibile che non si sentissero sollecitate da un argomento così vicino a loro, se non nell’immediato nel futuro, e nel futuro dei loro figli?
Se, come è stato anche efficacemente scritto in un articolo qui riportato da 'Liberazione', qualche tempo prima della data del referendum , (Referendum: l'importante è votare) la questione, i quesiti, hanno sollecitato nelle donne domande difficili relative alla loro intimita’, al ruolo del corpo, al futuro della maternita’ e della sessualita’..al potere della scienza.. domande che possono confondere, lasciare esitanti, forse..Perche’, se pur non toccate direttamente, non sentirsi almeno toccate dalla constatazione che questa realtà della fecondazione assistita tocca, coinvolge da decenni - ormai - moltissime altre donne, è una realta’ ineludibile, una possibilità che la scienza ha offerto al desiderio di maternità e paternità, una strada ormai aperta a cui difficilmente si potrà rinunciare, anzi questo è impossibile! Certo, queste possibilità suscitano domande nuovissime, richiedono risposte nuovissime. Se una risposta si è data con questa legge italiana, essa non è adeguata.
Bastava informarsi per capire, ma occorreva essere sollecitate a informarsi. Come è potuto accadere che ciò non sia avvenuto, per la maggior parte delle donne e che esse abbiano preferito una astensione ?..E' stata indifferenza? E se non è stato questo, che cosa?
Vogliamo provare a capire, a rispondere, a ipotizzare?

Certo, anche all'uomo rivolgiamo la domanda, ma più ancora alla donna... a noi

germana
16 giugno 2005

   
  Il sogno si chiama anche Svizzera

Il popolo di Guglielmo Tell dice due SI di importanza storica
E', quella del risultato del referendum svoltosi oggi, domenica 5 giugno, in Svizzera, una notizia che apre una breccia verso il cammino della speranza: quello elvetico, è stato un referendum che ha cambiato pagina nella storia di un Paese tradizionalmente chiuso, arroccato nelle proprie difese, da sempre isola finanziaria ed economicamente ricca interna a un continente dove da anni si prevede la costruzione di un'Europa unita, federale, sociale ed egualitaria.
La terra di Guglielmo Tell apre le finestre sulla Comunità e dice un SI forte e deciso, - sostenuto da un buon numero di consensi, il 54,6% dei partecipanti al voto - all'adesione della nazione al Trattato sulla libera circolazione delle persone nella zona comunitaria. Dice SI la Confederazione - espressione storica e antica della democrazia reale ed effettiva, del decisionismo popolare, della partecipazione, la Confederazione a volte da noi criticata per la troppo frequente applicazione dell'istituto referendario con derive che, secondo i nostri parametri latini, sarebbero intese come propensione verso il populismo e verso la demagogia...- SI - all'adesione a una Convenzione che rivoluziona internamente la struttura giuridica ordinamentale del Paese delle Alpi, da sempre impostato su una gestione amministrativa e politico istituzionale di stampo autoreferenziale, autarchico, fondato sul mito dell'autosufficienza e dell'efficentismo avanzato svizzero.
Ma la Svizzera, il popolo degno di Guglielmo Tell, ha ulteriormente dato esempio di quanto la tradizione libertaria del grande eroe nazionale, che ha lottato per l'indipendenza del proprio popolo (come viene cantato nella celeberrima canzone "Lugano bella") sia ancora fervida e viva: il 58% dei partecipanti al voto ha detto un SI forte, determinato e convinto, all'introduzione nel sistema legislativo del Pacs. Un passo - questo - compiuto da un altro stato (dopo la Spagna, di recente) per comprendere i diritti civili e sociali delle coppie di fatto di orientamento sessuale diverso, per la loro libertà di scelta, per la loro libertà di vivere in coppia con le stesse garanzie dei nuclei familiari eterosessuali e di diritto, per la loro libertà di scelta a diventare genitori, adottando bambini e crescendoli nello spirito della tolleranza e dell'uguaglianza, delle pari opportunità.
Dopo la Spagna si è coronato un altro sogno: quello elvetico. Ma dopo la Svizzera a chi toccherà? Sono già la maggioranza gli stati europei che hanno introdotto il principio di eguaglianza sostanziale delle cittadine e dei cittadini di fronte alla legge e di fronte alle garanzie giuridiche, a prescindere dal proprio orientamento sessuale: per ultimo il Paese delle Alpi, la Repubblica confederale svizzera.
Laicità è sinonimo di tolleranza e di integrazione sociale e civile: è il presupposto essenziale per comporre un passo verso una comunità coesa, fortemente strutturata e fortemente costituita sulle fondamenta della concezione della persona come essere umano eguale agli altri esseri umani, senza alcun tipo di ostacolo di impostazione razziale, ideologica, confessionale e sessuale. La laicità è il presupposto di democrazia avanzata e sostanziale, di partecipazione attiva di tutte e di tutti per il concorso progressivo del miglioramento delle condizioni dell'intera umanità; è sinonimo di emancipazione universale, di libertà e di autodeterminazione civica.
Tra una settimana, in Italia, si voterà su alcuni referendum di fondamentale importanza, in quanto, dal loro risultato, dipenderà il futuro dell'indipendenza di uno Stato che, per Costituzione, si concepisce come autodeterminato e a-confessionale. Nessun pregiudizio religioso può ostare al raggiungimento della libera espressione della volontà di un popolo per un atto legislativo che permetta, in spirito di perfetta tolleranza, la libertà di scegliere individualmente del proprio futuro senza precludere agli altri di optare per scelte diverse e senza elidere i diritti collettivi. Non è - quindi - solamente questione scientifica, di tutela del diritto di diventare genitori, di preservare la salute della donna, della scelta libera della donna concepita come persona, non come incubatrice funzionale solamente per procreare.. Ma si tratta di difendere un tema che in Italia rimane fortemente condizionato e limitato: la laicità dello stato e la sua totale autodeterminazione politica.
Se vince il NO al prossimo referendum del 12/13 giugno vince un concetto di stato subalterno, non maturo, pieno di pregiudizi e non libero intellettualmente e istituzionalmente; ma si apre anche un presupposto pericoloso, ossia il presupposto di compromettere tutti quei passi che fino ad oggi si sono compiuti in nome della laicità e della libertà: il divorzio, l'aborto. Non solo, quindi, si aprirà la strada per inibire ogni progresso verso altre conquiste di libertà ma, anche e soprattutto, per compromettere quelle che fino a oggi sono state difese e che sono state conquistate dai movimenti civili per la rivendicazione dei diritti.
In Svizzera si è detto due SI, in Italia si rischia di dire un'infinità di NO contro tutto un percorso antico che con estrema difficoltà ha introdotto norme che possano dare un riconoscimento ufficiale e giuridico alle personalità fisiche di individui e di cittadini, in eguaglianza e parità.

Alessandro Rizzo
5 giugno 2005

 
  L ' i n f o r m a z i o n e  n e g a t a
   
  MUTLA RIDGE (Storia di un fatto, storia di una notizia)

"Il "Providence Journal", quotidiano della capitale del Rhode Island, il piu’ piccolo Stato degli USA, aveva compiuto un notevole sforzo economico, agli inizi del 1991, per spedire un suo inviato in Arabia a raccontare la Guerra del Golfo. La spesa, fino a quel momento, non era stata granchè ripagata dai reportage, sostanzialmente identici a tutti quelli spediti dalla base di Dhahran dai giornalisti europei e americani. La scena dell’informazione – constatavano amaramente al "Providence" – era stata interamente occupata, maledizione, dalla TV con le sue sceneggiate ("Arriva lo Scud?" ; "Quando arriva vi chiedo la linea") e da quel furbone di Peter Arnett da Baghdad."

"Randall Richard, l’inviato del "Providence Journal", decise di giocare la sua carta alla vigilia della cosiddetta "guerra terrestre", cioè dell’attacco finale delle forze della coalizione, dopo trentacinque giorni di massicci bombardamenti, contro le truppe di Saddam Hussein asserragliate nelle trincee del deserto. Chiese perciò (e ottenne) di essere preso a bordo della portaerei "Usa Ranger", in rotta nel Golfo Persico. La sua segreta speranza era che, come si mormorava nelle lunghe ore di attesa attorno alla piscina dell’albergo di Dhahran, il promesso "attacco di terra" fosse in realtà uno sbarco da parte dei marines: allora sì che, dopo mesi di inerzia passati a leggere e copiare, per poi ammannirli ai lettori del Rhode Island, i dispacci del ristretto pool di giornalisti selezionati dal Pentagono per brevi visite al fronte, avrebbe potuto descrivere di persona l’opera di veri soldati, l’azione di vere armi, insomma, una vera guerra."

" Nel pomeriggio e nella serata di martedì 26 febbraio accadde a bordo della "Usa Ranger" qualcosa di stupefacente, e che l’inviato ritenne in dovere di segnalare trasmettendo il pezzo per telex al "Providence". Gli aerei da bombardamento, gli "Harnet", decollavano dal ponte della portaerei ad un ritmo frenetico, carichi di ordigni gravitazionali e incendiari, e rientravano leggeri, dopo aver sganciato il loro carico nel deserto, per ripartire di nuovo dopo aver fatto il pieno di carburante e di bombe. La baraonda era totale. Scrisse Randall Richard nel suo dispaccio:"Gli attacchi aerei contro le truppe irakene in ritirata dal Kuwait sono stati così febbrili oggi, che i piloti hanno dichiarato che prendevano a bordo le prime bombe che trovavano, quelle più vicine al ponte di decollo."

" Mentre dagli altoparlanti scendevano le note del motivo "Lone Ranger", gli avieri operavano a ritmi da record, in un clima di generale confusione ed esaltazione. "Trascuravano spesso le bombe più adatte alle loro missioni, quelle "Rockeye" a frammentazione da duemila libbre, perché il montaggio sotto la carlinga richiedeva troppo tempo."

" In quelle ore, tutti i giornali e le TV del mondo erano impegnati a descrivere come una "passeggiata multicolore", presumibilmente poco sanguinosa, l’offensiva di terra contro gli iracheni in rotta. Le informazioni che filtravano,in assenza di testimoni diretti, (giornalisti o telecamere) erano quelle provenienti, come al solito, dal quartiere generale di Schwarzkopf. L’opinione pubblica ignorava, persino, che poco dopo la mezzanotte del 26 febbraio il ministro degli Esteri irakeno, Tarek Aziz, aveva bussato al portone dell’ambasciata sovietica a Baghdad, chiedendo di trasmettere, via Mosca, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU (le comunicazioni dirette tra Baghdad e New Yor erano impossibili) la decisione irakena del ritiro incondizionato e immediato dal Kuwait illegittimamente invaso, occupato e saccheggiato sette mesi prima."

" Mai l’informazione dal fronte era stata così rigidamente controllata. Eppure il dispaccio di Randall Richard da una portaerei sfuggì, imprevedibilmente, a ogni tipo di controllo, e fu pubblicato regolarmente il giorno dopo sul semisconosciuto quotidiano di Providence, Rhode Island. Sarà ricordato come l’unica testimonianza scritta e diretta di ciò che di terribile avvenne quel giorno nei cieli e nel deserto del Golfo."

Un ingorgo sulla collina

" Piloti e soldati statunitensi lo chiamarono poi "Turkey shoot", caccia al tacchino in fuga. In rotta verso il nord, alcue migliaia di veicoli, certamente più di duemila, avevano abbandonato la troppa esposta autostrada a otto corsie Kuwait City-Bassora e si erano ammassati lungo la vecchia strada Jahra-Umms Qasr. Secondo i frammenti di racconto fatti dagli accaldati piloti dei caccia-bombardieri Hornet all’inviato del "Providence", laggiù s’era creato "un ingorgo pazzesco" di auto, camion, jeep, vecchie carcasse d’autobus, ambulanze, blindati e carri armati straboccanti di civili e militari e usati come mezzo di fuga. Scappavano i soldati che avevano occupato e devastato Kuwait City, scappavano i funzionari spediti da Saddam con le loro famiglie, scappavano i palestinesi che temevano la rappresaglia per collaborazionismo, scappavano migliaia di asiatici- indiani, pakistani, cingalesi – emigrati in Kuwait e timorosi del futuro. "E’ uno spettacolo, paraurti contro paraurti , sull’asfalto e ai lati dell’asfalto, sembra l’autostrada di Daytona Beach durante le vacanze di Pasqua."

Secondo le ricostruzioni fatte molti mesi dopo dalla rivista statunitense "Command", la colonna fu bloccata con un attacco dal cielo ai piedi della collinetta di Mutla Ridge: gli A-10 decapitarono la testa e la coda del convoglio con bombe incendiarie al fosforo. Sull’infernale ingorgo che ne derivò, mentre la gente come impazzita scappava dagli autobus, dalle auto, dai camion, si lanciarono i caccia-bombardieri che il fortunato giornalista Randall Richard aveva vist odecollare a ritmo febbrile dalla "Usa Ranger". Secondo la descrizione di un pilota "era come quando ti alzi la notte e accendi la luce in cucina.. Correvano dappertutto come scarafaggi e noi li stavamo ammazzando."

" Mentre tutto ciò accadeva, le tv di tutto il mondo, sintonizzate su quella che era stata definita la prima "guerra in diretta", trasmettevano immagini strazianti ma rassicuranti di soldati irakeni che si arrendevano uscendo in fila, a mani alzate, dai loro rifugi (quelle drammatiche scene, si seppe poi, furono girate più e più volte, per consentire alle varie truppe televisive di riprenderle, così come due capi di Stato si stringono la mano a lungo sotto il lampo dei flaches, o una squadra si mette in posa ripetutamente prima della partita). David Martin informava in diretta dal Pentagono che "la madre di tutte le battaglie si era trsformata in una madre di tutte le rese."

" Dan Rather, il popolare anchorman del network statunitense Cbs, aveva – secondo il New York Times – "gli "occhi umidi" mentre elogiava "lo spirito indomito, il valore dei fanti e il fegato dei marines" La guerra andò in onda, in quelle ore, in una posizione privilegiata: l’intervallo dei play-off del torneo di basket dei college. Dan Rather ebbe così modo di esclamare che "l’azione di contropiede degli alleati è veloce, e sta andando a gonfie vele" mentre Tom Brokaw della concorrente Nbc, anch’egli spuntando nell’intervallo, illustrava il "rapido gioco di squadra delle forze alleate"."

" Non un dispaccio d’agenzia, non un reportage giornalistico, non un servizio televisivo ebbero modo di informare su quello che più tardi –allentatasi la morsa della censura e dell’autocensura , mentre il corrispondente a New York del Tg3, Lucio Manisco, trasmetteva le prime notizie - ..un giornalista dell’ "Observer" definì "il più terribile attacco aereo contro un esercito in ritirata della storia di tutte le guerre."

Nella memoria del mondo

" Varrà la pena di esaminare a parte, e più dettagliatamente, i meccanismi dell’infernale congegno informativo che impedì in quei mesi al mondo di conoscere sugli avvenimenti del Golfo, svoltisi apparentemente sotto gli occhi di un paio di migliaia di reporter di ogni Paese e di centinaia di troupe televisive, qualcosa di più che non sulle guerre tra Sparta e Atene. Tuttavia, finito il conflitto, reportage, studi e ricerche si sforzarono lodevolmente di recuperare frammenti di verità. Tornato in patria, il giornalista britannico Steven Staker raccontò: " Ciò che ho visto su quella strada è una scena di devastazione assolutamente terrificante…Durante l’attacco migliaia e migliaia di veicoli sono stati semplicemente annientati. Ho visto cadaveri accatastati a mo’ di pila.."

"Un giornalista italiano, Tony Fontana, raggiunse l’apocalittico cimitero della collinetta di Mutla Ridge quando "i bulldozer avevano appena finito di far piazza pulita e avevano ricavato una stretta pista tra due ali di lamiere senza forma". Tra le auto rovesciate "c’era di tutto, dai reggiseni ai libri della biblioteca nazionale kuwaitiana, agli stereo, alle scatolette di formaggio danese". L’osservatore raccontò poi di essere rimasto colpito dal fatto che "tra i rottami, apparentemente, non c’erano cadaveri". La maggior parte delle vittime del massacro, migliaia, "erano state seppellite con i bulldozer probabilmente lì intorno". E tuttavia era sorprendente che nei bus bombardati "i vetri erano intatti" mentre "sulle carogne degli animali non vi erano tracce di sangue, né ferite, né lacerazioni". Il giornalista, facendo riferimento a numerose altre testimonianze, espresse la convinzione che fossero state usate "nel corso del bombardamento a tappeto, le terrificanti " bom be aerosol" che esplodendo bruciano l’ossigeno in un’area di parecchi chilometri e lo risucchiano dai polmoni di coloro che sono sopravvissuti alle fiamme e all’onda d’urto. Gli ordigni Fae (Fuel aer explosive), armi convenzionali simili, per effetto, a quelle atomiche, erano state sicuramente usate nel periodo della "disinfestazione" del deserto. Non si seppe mai se fossero state sganciate sull’ingorgo di Muttla Ridge."

" Non si seppe, anche perché l’informazione sul massacro arrivò tardi e in modo incompleto, quando ormai i riflettori internazionali si erano spostati sulla sanguinosa repressione, in Irak, della rivolta dei curdi. Nella memoria del mondo restò una sola, famosa immagine di Muttla Ridge, quella –ricordate? – di uno sterminato ammasso di ferraglie inamidate nel deserto. Solo qualche corpo, sola qualche goccia di sangue, solo qualche traccia di presenza umana in quelle foto e in quelle immagini televisive che sembravano richiamare, più che l’incubo e lo sterminio della guerra, l’oltraggio ambientale degli sfasciacarrozze e dei cimiteri d’auto usate."

" Quante erano state le vittime, lungo la strada tra Kuwait City e Bassora, trenta ore prima della cessazione definitiva della guerra? Secondo alcuni calcoli, non meno di ventimila. Ventimila esseri umani in carne ed ossa, di cui c’è traccia in qualche ricerca di specialisti, ma non nella coscienza dei miliardi di cittadini del pianeta che hanno vissuto ora per ora, attraverso i giornali o "in diretta" sugli schermi tv, la guerra del Golfo."

" Chissà che cosa pensò, al suo ritorno nel Rhode Island, il buon Randall Richard, che aveva sorpreso e raccontato la febbrile attività di preparazione dei caccia bombardieri e del loro micidiale carico di bombe, per una strage che i bollettini di guerra (e la coscienza dei popoli) considerarono mai accaduta."

" In defintiva: come avvenne che nelle fosse comuni di Timisoara, nel 1989, ** fossero sepolti oltre quattromila cadaveri in realtà mai esistiti? E come potè accadere due anni dopo, nel deserto d’Arabia, che ventimila corpi fossero sotterrati nelle fosse comuni, senza che un massacro fosse avvenuto, o almeno senza che di esso fosse stata data notizia al mondo civilizzato?"

" Se l’informazione sulla realtà non è la realtà, ci si potrebbe chiedere cosè la realtà. Oppure, lasciando questo complesso compito alla metafisica, si potrebbe almeno provare a capire cosa è, realmente, l’informazione.."

Da: "Sotto la notizia niente" di Claudio Fracassi – saggio sull’informazione planetaria – Libera Informazione Editrice, Roma – prima edizione novembre 1994
** nella prima parte del capitolo, l’Autore narra dei giorni della rivolta di Timisoara, nel dicembre 1989, e della notizia secondo cui migliaia di cittadini erano stati uccisi dalla repressione di Ceausescu e sepolti in fosse comuni. La tv e i media mostrarono anche al mondo corpi di donne, uomini, bambini squartati, che si rivelarono poi essere corpi prelevati per essere fotografati dal "cimitero dei poveri": erano corpi di vagabondi morti di morte naturale e che avevano subito autopsia. Allo stesso modo, l’immane massacro di migliaia di cittadini uccisi non era avvenuto …Un anno dopo quegli eventi, un trafiletto sul Corriere della Sera (per quanto riguarda l’Italia; in altri paesi ci furono servizi più ampi e ci fu, specie in Francia, una severa autocritica da parte degli operatori dell’informazione)) riportava la corretta versione dei fatti, la smentita di quegli eventi cosi’ come erano stati raccontati al mondo nelle convulse ore che precedettero la caduta di Ceausesc u

Ma nella "memoria del mondo" - dice Fracassi - rimasero "quei" fatti e non la smentita.

(L’immagine di una pipa non è una pipa - Magritte)

documento proposto
da germana pisa

 
  I l  d o c u m e n t o
   
   

Quando inizia la vita?
Il biologicismo della legge 40

Ritengo far cosa utile e gradita diffondendo un estratto dal documento, estremamente interessante ed affascinante, oltre che molto importante per la comprensione degli aspetti relativi all'inizio della vita...documento diffuso di recente da un quotidiano e preparato a cura della Associazione Luca Coscioni.

germana pisa

Per i sostenitori della Legge 40/2004:

  • Sul piano biologico: la vita umana è identificata completamente col genoma;
  • Sul piano etico: ogni fase della vita biologica ha lo stesso valore, a prescindere dal grado di vitalità, dalla presenza di un sistema nervoso e dalle relazioni che è in grado di stabilire col mondo;
  • Sul piano giuridico: questa concezione etico filosofica deve essere imposta per legge a tutti, nonostante la sua validità sia logicamente e intuitivamente controversa, nonché apertamente contestata dalla maggioranza dei ricercatori per quanto riguarda gli assunti scientifici.

 

Si tratta di una visione:

  • Inadeguata rispetto alle conoscenze che la biologia ha acquisito sulla evoluzione e la fisiologia umana;
  • Dogmatica e riduttivamente materialistica sotto il profilo etico in quanto, identificando il valore della vita con l’informazione genetica, equipara ogni forma di vita umana a prescindere, non solo dalle dinamiche relazionali e psicologiche che concorrono alla formazione della vita personale, ma persino dai presupposti biologici minimi della capacità di pensiero e dell’integrazione del sistema nervoso;
  • In conflitto con i fondamenti liberali delle democrazie occidentali, che presuppongono una separazione tra la sfera delle credenze etiche private e le leggi che devono governare una società in cui convivono diverse credenze.

La vita non coincide con il DNA

I sostenitori della legge 40/2004 assumono, più o meno esplicitamente, che la vita umana – non solo biologica ma anche personale – concida con il DNA e collocano il suo inizio nella fase di formazione del genoma individuale, cioè alla fecondazione.
Tale assunzione viene presentata come fondata scientificamente, ma non lo è affatto: il concetto di ‘vita’ non è scontato in biologia e, come tutti i termini scientifici, è oggetto di continua ridefinizione. Nel corso dell’ultimo decennio tra i biologi molecolari e storici della disciplina è definitivamente entrata in crisi l’idea che la vita coincida con l’informazione genetica contenuta nel DNA (Michel Morante, ‘La vie esplique’. 50 ans apres la double helice’ – Odile Jacob – Parigi 2003). Il DNA non coincide con la vita. Ne’ contiene tutte le informazioni necessarie per la costruzione di un organismo. In un certo senso, il DNA sta alla vita come la ricetta sta al dolce. Non è il dolce già fatto, ma solo una parte delle istruzioni su come sarà preparato. L’esito finale dipenderà dall’intervento di molti altri fattori, che non sono nella ricetta e che solo nel corso della preparazione svolgeranno il loro ruolo decisivo.
Come spiega l’embriologo Antonino Forabosco:
"Non si può dire che tutto è già preformato e già scritto nel menoma del concepito. Infatti, almeno per quanto riguarda le primissime fasi dello sviluppo ed in particolare per quanto riguarda la determinazione dei fondamentali assi e piani del corpo umano (quelli che dicono dove sta la testa e dove si ha il ‘sedere’ o podice, oppure quale sarà il dorso e quale il ventre), ciò avviene sotto il controllo esclusivo del citoplasma dell’ovocita e dei geni espressione del genoma materno. Se tutto fosse davvero prestabilito nel genoma, dovremmo risalire fino all’ovocita maturo per individuare l’origine del processo. Ma davvero vogliamo considerare anche l’ovocita maturo tra i soggetti titolari di diritti?"

L’inizio della vita è un processo graduale

In un contesto tecnologicamente avanzato come il nostro, è ormai evidente che l’inizio e la fine delle forme di vita individuali non sono eventi singolari, ma processi continui. Questo ci impone un approccio gradualista, cioè capace di individuare, all’interno dei processi biologici, le fasi e le soglie a cui collegare gradi diversi di funzionalità vitale, e quindi di valore e di tutela giuridica.
Al termine della vita, questa impostazione è stata accolta con l’adozione del criterio della morte cerebrale, che non segna certo la fine della vita biologica, ma solo la fine dell’integrazione complessiva dell’organismo data dal sistema nervoso centrale. Anche all’inizio della vita non troviamo salti qualitativi assoluti, bensì un processo di progressiva emersione delle strutture funzionali.

  1. L’inizio di una nuova vita umana può essere collocato nella formazione della cellula- uovo. L’ovulo prima della fecondazione è certamente ‘vita’. Se appartiene alla nostra specie è certamente ‘umano’, e ha la ‘potenzialità’ di dare luogo a una nuova persona. Molti degli argomenti usati per sostenere l’inviolabilità dell’ovulo fecondato, come quello della potenzialità o della tutela di ogni forma di "vita umana" valgono anche per l’ovulo prima della fecondazione.
  2. La fecondazione si completa solo circa 16-24 ore dopo la fusione delle membrane dell’ovulo e dello spermatozoo (singamia). Solo al termine di questa fase si parla di zigote. Durante la singamia, i 23+23 cromosomi derivanti dal genoma materno e paterno sono ancora separati, e infatti si parla tecnicamente di oocita a due pronuclei (detto anche ootide). Sarebbe possibile bloccarne la fusione crioconservando l’ovulo fecondato prima che questa avvenga. La legge 40/2004 non dice nulla a proposito. Dimostrandosi così anche incompleta rispetto alle possibilità delle tecnologie riproduttive.
  3. Nel periodo dal 2° al 5°.6° giorno, lo zigote – in questa fase detto blastocisti – si divide per segmentazione in 2-4-8-16-32-64 cellule, i blastomeri, indifferenziate e totipotenti: ciascuna di queste cellule è cioè altrettanto in grado di dar luogo a un nuovo individuo oppure a un organo o a un tessuto…Ciò esclude che si possa considerare la blastocisti un individuo o, ancor meno, una persona.
    E’ di questo avviso la maggioranza dei bioeticisti, anche cattolici, come Evandro Agazzi, a cui lasciamo la parola:
    "le cellule derivate dallo zigote sono totipotenti ossia possono esprimere ognuna il programma genetico completo di un individuo umano o possono invece dar luogo allo sviluppo di particolari tessuti, il che significa che in esse non è ancora univocamente ed esclusivamente iscritto il piano costruttivo di un embrione. Solo dopo l’impianto della blastocisti nella parete uterina si distinguono nettamentela componente embrionale da quella extraembrionale, mentre appaiono una o più strie primitive, che indicano ciascuna il piano costruttivo di un singolo individuo o più individui geneticamente identici.
    Questi dati mostrano che, mentre l’identità genetica è stabilita fin dalla fecondazione dell’ovulo, essa non è sufficiente per garantire un’identità individuale ( i gemelli monozigoti hanno ilmedesimo patrimonio genetico, ma sono distinti). In altre parole, se io ho un fratello gemello monozigote, non posso regredire o affermare idealmente ‘quello ero io alla fase dello zigote’.
    Pertanto"…appare ben fondato sostenere che almeno fino al sesto giorno dopo la fecondazione, mentre l’identità genetica è fissata, quella individuale non lo è ancora: si è in presenza di materiale biologico di tipo umano, ma non ancora di individui nel senso pieno."
    La conclusione di Agazzi è perciò nel senso che:"…in quella fase iniziale..si possono considerare con criteri meno restrittivi di quelli previsti dalla legge 40 le pratiche di procreazione assistita, la possibilità di crioconservare questi embrioni, di sottoporli ad esame selettivo reimpianto, di utilizzarli anche a fini di ricerca scientifica."
  4. Dal 6° giorno cessa la totipotenzialità: le singole cellule diventano multipotenti, puo’differenziarsi in diversi tessuti, a non in un nuovo embrione completo. Può però ancora accadere che la blastocisti si divida i due, dando luogo a gemelli monocoriali, oppure si fonda con un’altra blastocisti, allo stesso stadio di sviluppo.
    Quindi non è ancora definito l’individuo.
  5. Il 14° giorno avvengono tre passaggi importanti:
    . compare la c.d. stria primitiva, cioè la prima specializzazione cellulare di ciò che si svilupperà nel sistema
    nervoso centrale
    . si ha la vera individuazione, cioè la certezza che si tratta di un solo individuo, perche’ solo ora cessa la
    possibilità che da quel’unica blastocisti si sviluppino più gemelli
    È completato l’impianto in utero e quindi c’è il vero inizio della gravidanza.

    L’opinione della maggior parte degli studiosi di embriologia è che, dalla fecondazione fino al 14° giorno, il concepito debba essere definito pre-embrione (riservando il termine di embrione vero e proprio al periodo dal 14° giorno alla 8° settimana) e che entro tale arco di tempo si debba consentire la sperimentazione. Questo è l’orientamento espresso fin dal 1984 dal Comitato Warnock (istituito dal governo inglese nel 1982 per esaminare la liceità morale delle tecniche riproduttive e sperimentazione sugli embrioni, e composto da giuristi, scienziati, filosofi e teologi) che ha indicato nel 14° giorno dalla fecondazione il termine per la sperimentazione.
    L’indicazione del 14° giorno è anche posta in parallelo con il criterio della morte cerebrale: manca, infatti, nel preembrione ogni traccia di ciò che, all’altro capo della vita consideriamo essenziale per distinguere le persone vive da quelle legalmente morte, cioè la presenza di un sistema nervoso centrale funzionante.
  6. Dato che questa pubblicazione si riferisce alla materia trattata dalla legge 40/2004 sulla fecondazione assistita, trascuriamo qui di analizzare gli ulteriori sviluppi della vita embrionale e fetale. Accenniamo solo al fatto che soltanto a partire dalla 10°-12° settimana di gestazione – fase in cui si parla ormai di "feto" – inizia un’attività elettrica cerebrale intermittente. Attività elettrica che diventa continua solo verso il 7° mese di gravidanza. La legge 194/1978, che consente l’aborto per motivi asseriti dalla donna solo entro i primi 90 giorni, colloca questo limite proprio in prossimità dell’inizio dell’attività elettrica cerebrale.

La tesi bioetica maggioritaria

La maggior parte degli studiosi di bioetica conviene sulla liceità della sperimentazione sul pre-embrione, o limitatamente alla prima settimana o nelle prime due settimane dalla fecondazione.
Questa posizione è stata oggetto in Italia della "Dichiarazione sull’embrione" promossa e firmata da eminenti scienziati, tra cui il premio Nobel Rita Levi Montalcini. Il testo di tale dichiarazione recita:
"in quanto scienziati ed operatori del settore, noi affermiamo che le recenti conoscenze relative alla totipotenzialità dello zigote e dell’evoluzione, unita ad altre considerazioni, portano a dire che "prima" del 14° giorno dalla fecondazione è da escludersi che l’embrione abbia "vita personale" o sia "persona". Non è nostro compito stabilire con precisione quando ciò avvenga, ma certamente non avviene al momento della fecondazione, bensì in un momento successivo ad essa." – Giovanni Azone, Marcello Barbieri, GianMaria Bressan, Paolo Carinci, Giulio Cossu, Carlo Flamini, Antonio Forabosco, Rita Levi Montalcini,, Lucio Luzzatto, Mario Molinaro, Pietro Motta, Carlo Redi, Gregorio Siracusa, Mario Stefanini, Umberto Veronesi, Dino Volpin.
La tesi gradualista è condivisa anche da molti scienziati e ricercatori di ispirazione cattolica.
In Francia, un gruppo di cattolici ha pubblicato un saggio (Au debuts de la vie…Des Cathpliques prennent position – 1990) proprio su questo tema.
Analogo orientamento è stato espresso da esponenti del clero cattolico, come il sacerdote australiano, padre Norman Ford, il quale in un libro intitolato: "Quando comincio io" asserisce che il confine tra il pre-embrione e l’embrione vero è proprio è la comparsa della stria primitiva al 14° giorno; o come il gesuita Richard A. Mc. Corick, professore di etica cristiana al dipartimento di teologia dell’università di Notre Dame.

Dal documento preparato dalla Associazione Luca Concioni
Documento allegato – integralmente - al quotidiano "Liberazione" di domenica 5 Giugno 2005

   
  La legge 40 ha ucciso i miei bimbi
Treviso, una donna costretta all'impianto di tre embrioni. L'infezione, poi la morte dei tre gemellini

Le sono morti i tre gemellini che portava in grembo e ora accusa la legge 40 di averli uccisi. A denunciarlo è una donna trevigiana di 31 anni. La sua storia, finita in prima pagina su La tribuna di Treviso, inizia quando la donna si rivolge alla Pma (procreazione medicalmente assistita) per diventare mamma. «Putroppo la legge 40 era già entrata in vigore», racconta. I medici le prelevano tre ovociti e li fecondano in vitro. Poi, siccome la legge vieta che gli embrioni vengano congelati o gettati in quello che il comitato "Scienza e Vita" chiama «i cimiteri del freddo», glieli impiantano nell'utero. «Avrei preferito tenerne uno di riserva nel caso l'intervento non fosse andato a buon fine, e invece, dopo poco, scopro già di essere incinta». La donna passa in poco tempo dalla gioia all'orrore e al dolore: sono tre gemelli, una gravidanza piena di rischi. Ma la legge 40 le vieta l'embrioriduzione. E così uno dei piccoli feti muore, ma invece di essere espulso si imputridisce e fa infezione, contaminando le sacche dei fratellini. «Alla diciottesima settimana ho la rottura delle acque, corro in ospedale, ma i medici non riescono a chiudere i sacchi. Dopo due settimane partorisco due bambini di cinque mesi, morti». Ora, dopo la terribile esperienza la donna si batte per far conoscere quelli che possono essere gli effetti dei limiti imposti dalla legge 40. «E' assurdo che siano dei politici a scegliere quanti embrioni impiantare in una donna mettendo a repentaglio la sua salute»

da Liberazione
26 maggio 2005

   
  Fermiamo la proliferazione delle armi

Un dato allarmante che deve indurci a riflettere sulla necessità della riconversione delle industrie belliche in civili.
La guerra apporta solamente morte, distruzione e oppressione, povertà: il progresso si struttura se si parte dal rispetto dei diritti umani.
Da tempo come componente del tavolo dell'Obiezione alle spese militari e come referente di Milano dell'Associazione pacifista Berretti Bianchi seguo, anche nell'ambito del Coordinamento Fermiamo la Guerra di Milano, di cui le due realtà sono componenti e membri, il tema della riconversione dell'industria bellica in industria civile per il progresso sociale.
La questione che ho sollevato è datata, ma sempre rimane di forte attualità e di forte problematica civica e internazionale.
Conosciamo tutte e tutti noi le parole di Pertini:"Svuotate gli arsenali e riempiteli di grano" e sappiamo tutte e tutti noi come grandi mobilitazioni, soprattutto negli anni 70, abbiano con coerenza sostenuto l'importanza di promuovere un progressivo disarmo unilaterale delle potenze mondiali per poter realmente applicare ciò che è scritto nell'articolo 1 della Carta Fondativa dell'ONU: ossia la garanzia della pace con la forza della diplomazia e della supremazia del dialogo, del confronto, della solidarietà internazionale e tra i popoli. Tutto questo è ancora oggetto di attualità politica internazionale odierna, alla luce delle guerre criminali che continuano a proliferare nel mondo, sostanzialmente finalizzate a procacciare alle superpotenze le risorse energetiche necessarie per poter incrementare i profitti delle multinazionali e degli interessi corporativi consociativi dei potentati economici.
Guerra significa distruzione, morte; ma significa anche licenziamenti e precarietà, tagli allo stato sociale, impoverimento dei molti, la massa popolare, a beneficio dell'arricchimento dei pochi, gli industriali collusi con il sistema capitalista che vive e si nutre dell'esercito e delle armi per creare l'occupazione finalizzata a godere delle risorse presenti nei territori liberi e autodeterminati degli stati occupati militarmente.
La spesa militare è utile al grande capitale ed è danno per gli interessi e i diritti dei lavoratori e delle classi più povere, più indigenti, medie e impiegatizie.
Nonostante la storica battaglia sul disarmo e sulla riconversione delle industrie militari in industrie civili, ancora oggi abbiamo la vergogna tutta italiana del primato nell'esportazione e nel sostegno economico finanziario cooperativo - se così si può definire - nel campo dell'industria militare e di armi. La legge 185 è stata elusa in modo vergognoso dall'attuale maggioranza, che ha permesso in modo perentorio la liberalizzazione del commercio di armi anche nelle zone di potenziali o concreto conflitto. Come in Algeria, se prendiamo il caso qui sotto riportato.
Questo articolo testimonia quanto al governo attuale interessi incrementare lo sviluppo del commercio di armi per arricchire gli interessi capitalistici del "capitalismo provinciale italiano a discapito delle convenzioni internazionali e della promozione della pace nel mondo, tramite l'espressione che rende concreta questa "utopia positiva": il ripudio della guerra. Un ripudio che deve essere non solo scritto ma deve trovare elementi che aiutino a renderlo effettivo, concreto, reale e possibile: come era l'attuazione della legge 185, oggi violata e prettamente elusa.

Alessandro Rizzo

   
  Stralcio dal documento di Magistratura Democratica
www.magistraturademocratica.it/md.php/9/712

Le difficoltà dello Stato costituzionale di diritto

L'attuale fase istituzionale e politica non è il contingente risultato di una serie di cause transeunti.

Essa presenta certamente aspetti particolari, legati agli orientamenti delle forze politiche tuttora dominanti ed al rischio di un declino economico e sociale del Paese.

Ma altri elementi strutturali nascono al di là dei confini nazionali e trovano origine in trasformazioni complessive dei modi di produzione e di distribuzione della ricchezza e nelle pulsioni autoritarie che si manifestano in molti Paesi, col pericolo di una messa in discussione dello Stato costituzionale di diritto. Ciò ci impone di allargare lo sguardo e di confrontarsi con le modificazioni globali della sfera pubblica dell'economia, della politica e del diritto.

Emerge ovunque una tendenza alla compressione dei diritti, anche fondamentali, individuali e collettivi, con particolare evidenza in alcuni ambiti quali la salvaguardia della sicurezza collettiva, la sfera del diritto penale, la tutela del lavoro, la tutela dell'ambiente, l'immigrazione, il diritto allo studio, il diritto alla salute, il diritto ad informare ed essere informati, la tutela dei minori davanti a tutti gli organi giurisdizionali.

I diritti vengono riconosciuti solo se compatibili con le scelte politiche e con le logiche di mercato.
Si assiste inoltre alla riduzione della garanzia giuridica a tutto vantaggio della dimensione della forza politica, attraverso l'enfatizzazione del principio di maggioranza e l'esaltazione dell'onnipotenza del legislatore, anche col sacrificio del principio di eguaglianza davanti alla legge.

Si è, infine di fronte ad un attacco all'indipendenza della magistratura ed in genere ad una contestazione di tutte le autorità che operano al fuori del circuito del consenso politico, nel quadro di un disegno che mira a ridimensionare il ruolo costituzionale della giurisdizione e lo spazio proprio delle istituzioni di garanzia.

La crisi della democrazia in Italia

In Italia questa tendenze si sono espresse nel progetto di mutare radicalmente la Costituzione e nella proposta "complementare" di stravolgere lo statuto della magistratura.

Le numerose leggi ad personam approvate in questi anni hanno già rappresentato una lesione della legalità costituzionale e del diritto uguale. Ma sino ad ora è rimasto impregiudicato (ed in parte ha concretamente operato) il ricorso alla giustizia costituzionale.

La controriforma dell'ordinamento giudiziario, ove fosse approvata, non potrà reggere ad una seria verifica di conformità alla Costituzione da parte di un Corte costituzionale autorevole, libera e indipendente. Ma perché ciò accada è necessario, appunto, che la Corte costituzionale resti tale.

Ciò significa che per MD il terreno prioritario di attenzione è quello della difesa della Costituzione e del contrasto degli attuali progetti di modifica.

Contro la rottura costituzionale costituita dal disegno di legge già approvato in prima lettura dalle Camere, che -modificando il rapporto tra i vari poteri e le relazioni Stato e Regioni, delineati nella II Parte della Carta costituzionale- finisce con l'incidere sugli stessi diritti fondamentali, non basta più la parola d'ordine, pure nobile e significativa, della resistenza costituzionale. "

"...invio stralcio ricavato dallo stesso documento e ringrazio i magistrati di Magistratura Democratica per questa assunzione di responsabilità:
ben venga finalmente la magistratura che "fa politica" con questa attenzione al bene pubblico dello stato di diritto"

Rino Sanna
11 maggio 2005

   
  APPELLO per la GIUSTIZIA

Al sig. Presidente della Commissione Giustizia del Senato della REPUBBLICA
Al sig. Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei DEPUTATI
Ai sigg.ri Presidenti dei Gruppi Parlamentari Della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica
Ai sigg.ri Senatori e Deputati componenti delle Commissioni Giustizia

Giudici, avvocati, personale amministrativo, utenti, cittadini aspettano da anni misure che valgano a restituire una qualche speranza ai diritti, mortificati dalla durata interminabile dei processi il cui scopo dovrebbe essere quello di assicurarne la tutela.

I fondi destinati alla giustizia subiscono tagli e riduzioni; nulla si fa per rimettere ordine alla irrazionale distribuzione delle risorse, ancora in gran parte legata ad una geografia giudiziaria ottocentesca; non si pone rimedio alle gravi carenze di organico del personale amministrativo ed all'impossibilità, che ne deriva, di assicurare una minima assistenza per la quasi totalità dei giudici istruttori civili; il processo civile telematico e altri programmi destinati a rendere più moderna e funzionale la macchina giudiziaria restano al palo di partenza.

Delle leggi che cadono a pioggia ben poche mirano alla cura dell'interesse collettivo, mentre non mancano i provvedimenti di favore che continuano ad incrinare il principio di uguaglianza di fronte alla legge. Si susseguono riforme che, anziché rendere più incisiva la tutela giurisdizionale, vanno spesso nella opposta direzione con restrizione delle garanzie specie in danno dei soggetti più deboli e che, proprio per questo, sono state ripetutamente censurate dalla Corte costituzionale.

Con una decreto legge assai poco conforme al canone costituzionale della straordinaria necessità ed urgenza di cui all'art. 77 della Cost. e con un disegno di conversione che - ignaro dei moniti formulati dal Capo dello Stato anche in specifici messaggi di rinvio alle Camere - stravolge in gran parte l'oggetto del decreto, si introducono disposizioni che, oltre ad incidere profondamente sulle procedure fallimentari ed a passare un colpo di spugna sulla quasi totalità dei processi per bancarotta in corso, fanno scomparire tutte le misure che in testi precedenti si intendeva introdurre al fine di contrastare gli abusi e le dilazioni ingiustificate del processo civile; viene approvata una delega che comporterebbe un colpo di piccone alla possibilità di funzionamento della Corte di cassazione, già fortemente compromessa dalla immane congerie dei ricorsi; si rende possibile, con l'accordo dell'attore e del convenuto o dei convenuti (dimenticando che nel processo possono esservi altre parti, anche successive), l'applicazione a tutte le controversie civili del d lgs. n. 5/2003, che ha già dato negative prove di funzionalità nei processi coinvolgenti più soggetti. Mediante la previsione, del tutto eccentrica rispetto al sistema processuale e costituzionale (art. 25 Cost.), di rimettere alle parti la scelta non solo del rito applicabile ma anche - come il testo letterale della norma potrebbe suggerire - dell'organo, monocratico o collegiale, che dovrà decidere la causa, e con una serie innumerevole di complicazioni che ne deriverebbero sul piano interpretativo, un altro rito viene ad aggiungersi ai tanti che già affollano il campo, con conseguenze gravi per l'organizzazione della già disastrata macchina giudiziaria e con disagi ancora più acuti per il lavoro quotidiano di giudici, avvocati, cancellieri nonché, prima di tutto, per gli utenti.

Dopo anni di elaborazione, di approfondimenti teorici, di formazione professionale, di sforzi organizzativi per assimilare la "novella" e per farla assimilare, occorrerebbe ricominciare tutto daccapo, dedicare ancora un volta anni di studio e di attività per la risoluzione di astruse questioni processuali, lungo i tortuosi meandri dell'ennesimo rito in cui sembra smarrirsi il fine stesso del processo e la sua ragione giustificatrice, che è la tutela del diritti.

Vi è davvero qualcosa di agghiacciante in questa degenerazione delle modalità di formazione delle leggi, avulse ormai da un contesto di razionalità progettuale e così distanti dalla realtà e dai suoi problemi.

Magistrati, avvocati, personale amministrativo, utenti, cittadini non possono non sentirsi preoccupati e chiedono con forza che le Commissioni Giustizia dei due rami del Parlamento ascoltino il naturale moto di protesta che deriva dalla prospettiva di riforme squassanti e prive di ragionevolezza, interpellando gli operatori della giurisdizione prima del definitivo varo di una nuova disciplina processuale non sufficientemente meditata.

Gianfranco Gilardi
Roberto Braccialini
Ignazio Juan Patrone
Giovanni Cannella

Con preghiera di massima diffusione!
Chi intende aderire all'appello, può inviare un messaggio di adesione al seguente indirizzo: gianfrancogilardi@tin.it

 
  R e c e n s i o n i
   
  Il saggio

"Precariopoli"
di Manifesto Libri
ed. Aprile 2005

Intervista all'autore: Cristina Tajani

Buongiorno, Cristina!

"Precariopoli": dunque: il luogo, sempre più esteso, della precarietà nel lavoro. La precarietà nelle sue varie forme, nella complessità crescente di sigle e situazioni , accomunate da una unica realtà: un panorama di incertezza per le nuove generazioni..di cui tu pure fai parte – E’ così?


E’ esattamente così. Le trasformazioni del lavoro negli ultimi vent’anni hanno investito le prospettive e le aspettative delle giovani generazioni. L’accesso e la permanenza nel mercato del lavoro dei giovani assume caratteristiche strutturalmente differenti rispetto a quelle che hanno vissuto i loro padri. Le condizioni di accesso, in particolare, sono segnate da un’estrema flessibilità in entrata, frutto delle riforme del mercato del lavoro dell’ultimo decennio.
Ma la flessibilità occupazionale è un dato che tende a permanere e a modificare l’aspettativa occupazionale e di vita anche nelle fasi successive dell’esistenza. Ma l’aspetto forse più significativo, che anche dal libro emerge, è che la precarietà che investe le giovani generazioni non è solo un dato registrabile sul mercato del lavoro, ma ha molto a che fare con le condizioni di vita urbana (alloggi, accesso a servizi essenziali, trasporti…) e con il godimento di effettivi diritti di cittadinanza.
È evidente che questo dato segna delle conseguenze non solo rispetto all’esigibilità dei diritti dei lavoratori così come codificati, ma implica delle trasformazioni di percezione e di prospettiva per le giovani generazioni di carattere culturale e antropologico. La stessa idea di lavoro nelle nostre società ha cambiato volto e codificazione, così come una serie di sincronismi sociali e consuetudini collettive tarate su tempi e modi del lavoro non più prevalenti. Se vogliamo si tratta di una precarietà non solo lavorativa, ma anche "esistenziale".

Tu hai curato con Salvatore Cominu il capitolo intitolato La stagione dei precontratti. Che cosa si intende per stagione dei precontratti; quale o quali situazioni o tempi identifica?


Per "stagione dei precontratti" abbiamo inteso indicare l’insieme di vertenze locali che il sindacato dei metalmeccanici della Cgil, la Fiom, ha promosso all’indomani dell’accordo separato (cioè siglato da Fim-Cisl e Uilm-Uil senza l’accordo della Cgil) per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di settore, nel 2003.
Il nostro lavoro non si proponeva un approfondimento analitico della "stagione dei precontratti" inerente al suo impatto complessivo, tema sviluppato in altri contributi a ciò dedicati. Nell’inquadrare gli episodi di lotta abbiamo inteso in primo luogo fornire risalto ad una diversità di scenario: quello che ci interessava indagare erano alcune dimensioni soggettive delle lotte. Dimensioni che, secondo noi, rappresentano la cifra di una differenza rispetto a mobilitazioni di un ciclo precedente. Si tratta quindi di dimensioni più soggettive (la forte presenza delle donne, dei giovani e dei migranti all’interno delle mobilitazioni) che si ascrivono anche in un contesto politico mutato dopo l’ondata portata dai movimenti degli ultimi anni. Inoltre il legame di queste battaglie con il territorio circostante è stata una dimensione di particolare interesse per la ricerca.

Parlami della metodologia della ricerca che avete condotto e se essa ha riservato sorprese e realtà di lotta che ti hanno particolarmente colpito.

La metodologia utilizzata è stata quella dell’inchiesta e della conricerca. Ovvero interviste in profondità ai protagonisti delle mobilitazioni e focus group (interviste collettive) in cui i lavoratori hanno partecipato attivamente alla costruzione del libro e delle sue chiavi di lettura.
Dalle discussioni con i lavoratori ed i delegati sindacali un dato è emerso in maniera dirompente: quello della partecipazione. Tutte le mobilitazioni analizzate sono vissute grazie ad una grande partecipazione che ne ha fatto dei veri e propri eventi collettivi.

Puoi dire di avere riscontrato, negli incontri con i lavoratori delle aziende, grandi e piccole, che hai incontrato, una consapevolezza crescente della necessità di difendere i propri diritti nell’attuale panorama frammentato e complesso di rapporti di lavoro …?

Quello che posso dire con certezza è che i casi che abbiamo indagato ci segnalano una forte domanda di democrazia. Cioè un rinnovato bisogno, nei luoghi di lavoro ma non solo, di tornare a decidere sul proprio destino lavorativo, sui tempi e sui modi, ma aggiungerei anche sulle finalità, della propria attività. Da questo punto di vista credo che non si possa ragionare di diritti accantonando il tema della partecipazione e della democrazia.

Puoi accennarmi brevemente al contenuto degli altri capitoli della ricerca, che compongono questo libro?

Gli altri capitoli analizzano episodi, che a noi sono sembrati particolarmente significativi, di lotte sul lavoro che hanno infranto un lungo silenzio, durato circa venti anni, del mondo del lavoro rispetto alla scena politica e culturale di questo paese. Si tratta delle mobilitazioni degli autoferrotramvieri nelle regioni del nord Italia, della lotta dei lavoratori di Fiumicino contro le esternalizzazioni, della improvvisa mobilitazione degli operai della Fiat Sata di Melfi (che ha prodotto 21 giorni di blocco totale dello stabilimento) e delle inedite battaglie dei giovani ricercatori nelle Universit&ag

 
  L'  i n t e r v i s t a
   
   
postato da megachiplombardia | 11:47 | commenti (1)