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venerdì, 01 luglio 2005
 

  Per inviare articoli o messaggi: lombardia@megachip.info
  E v e n t i / S e g n a l a z i o n i
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  L ' i n f o r m a z i o n e  n e g a t a
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  Ultimi articoli inseriti: vedi -agosto-settembre
  Eventi e segnalazioni
  • Forum Bari, 11 luglio -Lettera a Nichi Vendola - di Roberto Signorini
  • Le auto in centro e le fantasie dell'assessore Goggi - di Maurizio Baruffi
    Cpt via Corelli - Report riunione 30 giugno - di
    Luciano Muhlbauer
    Modalità di adesione al Forum di Bari dell'11 e 12 luglio
    Dopo l'incontro con il Prefetto, il 5 luglio 
    -  di Luciano Muhlbauer
    Incontro
    FOTOGRAFIA & INFORMAZIONE Milano -giovedì 14 luglio -
    http://www.fotoinfo.net
    Una nuova rubrica su Arcoiris.tv: lo spazio lettere e commenti
     
    www.arcoiris.tv/
    Comune di Milano - Nuovo Quartiere Fiera - Il Centro-Sinistra chiede
    un Consiglio straordinario  - 
    da Maurizio Baruffi
    Parcheggite: Nobel per la botanica a De Corato, Goggi e Albertini -
    da Maurizio Baruffi
    News 'Verdi' Palazzo Marino -  la nuova radio verde -
    dal Consigliere Maurizio Baruffi
    Fassino: La posizione del centrosinistra non è quella di Nichi Vendola  -  da Luciano Muhlbauer l'invito per il 19 luglio prossimo ai firmatari dell'appello per la chiusura dei Cpt
    Milano: De Corato e la strage delle robinie  -  da Maurizio Baruffi
  • Lombardia: la raccolta firme per una Legge di iniziativa popolare che miri alla riconversione della industria bellica  ottiene buoni risultati. - fonte: Roberto Ferioli
    Rete di Comunicazione per il Bene comune  -  dal sito
    www.megachip.info
    Il dvd di Arna's Children  -  da Juliano
    Telesur disturba, gli USA disturberanno Telesur...  -  di Fabio Bovi
    Gioventù "bruciata".Recupero dell'informazione contemporanea -
    di Rino Sanna
  • MURALE - di Mahmud Darwish (traduzione di Fawzi Al Demi) - progetto di Maria -  Nadotti

  A botta calda
  • L'Argentina volta pagina  - di Alessandro Rizzo
    SMS, passa-parola della società civile indignata   - 
    di ciottolo
    Un asteroide nel nostro futuro -
    di germana pisa
    Ricordo di Ambrosoli e: dell'eversione in atto e della giustizia negata
    di rino sanna
    Gli imperdibili per una estate felice - di
    banane & mazzette
    Un'altra barbarie sconvolge il mondo -
    di Alessandro Rizzo
    Considerazioni sul Live 8 e sulla ipocrisia - di Paolo Barnard da Rai Educational -
    segnalazione di Fabio Bovi
    Pòsto che questo non è l'unico mondo possibile  -  di Fabio Bovi
     
    Possiamo dire che no...?  -  di gea 
    Sciopero della Magistratura: livello massimo di allarme costituzionale -
    di Luigi Marini
    Chiacchiere alla fonte  -  di germana pisa
    Le scelte del 'Geniale'  -  da banane & mazzette

    Solidarietà al CSM! - del Dott. Armando Spataro
    Quel che scrisse Luigi Pintor  -
    di gea
    Fernando Pereira: esempio di dedizione alla causa dell’ecopacifismo
    - di Alessandro Rizzo

                                                           
 

  L'informazione negata
  • Università: il disegno di legge - da una lettera al "Corriere della Sera"  
  Il documento
  • Dal forum "Mare aperto" di Bari, il commento di Roberto Signorini di Megachip Lombardia - da Roberto Signorini
    La Sentenza: Dell'Utri "tramite tra mafia e Berlusconi" - segnalato da Fabio Bovi
    L'IRAP il TFR e lo sciopero trasporti-  di Rino Sanna
  Recensioni
  • I diari dalla Palestina e dal mondo di "Qui appunti dal presente" - alcuni brani dall'ultimo numero della rivista (www.quiappuntidalpresente.it)
  • "Il pretino"  -  di Marco De Poli  -  edizioni Yema
    "Di nessuna chiesa" la libertà del laico  -  di Giulio Giorello  - raffaellocortina editore
  L'intervista
  • “Indietro tutta”: un libro che analizza l'Italia decadente di oggi - intervista all'autore a cura di Alessandro Rizzo
   
  E v e n t i / S e g n a l a z i o n i
   
 

Sandro Lombardi  con  Mahmud Darwish
                                                            legge
M U R A L E
di Mahmud Darwish
traduzione di Fawzi Al Delmi  (Epochè - Milano)
                                                           a cura di
                                                           Federico Tiezzi
                                                           suono
                                                           Antonio Lovato
                                                           un progetto di
                                                           Maria Nadotti

8 settembre ore 20.30
MANTOVA, Teatro Bibbiena, via Accademia 57
13 SETTEMBRE  *  ore 21
MODENA, Teatro Storchi, largo Garibaldi 15
14 settembre  ore 21
FIRENZE, Teatro della Pergola, via della Pergola 18/32
17 e 18 settembre  *  ore 21
PALERMO, Teatro Garibaldi, via Castrofilippo 1

 

Gioventù "bruciata". Recupero dell'informazione contemporanea

Ho partecipato a due iniziative recenti che voglio collegare.
La presentazione del libro su Giorgio Ambrosoli al Circolo della Stampa e la cena pro Amazzonia Colombiana e non, al teatro Barrios.
Non svolgerò quì alcun resoconto.
Ma il riferimento è per sollecitare ad un'iniziativa verso la società del futuro : i giovani. 
Al Circolo Stampa i giovani erano proprio pochi. Alla cena erano pochi tutti, ma i giovani c'erano.
Ho conversato con alcuni , tra i 20 e i 30 anni, che erano in partenza per il 16° Festival Mondiale dei Giovani e degli Studenti in programma a Caracas, 7-16 agosto.
Ho chiesto se sapevano la storia di Ambrosoli o di Calvi e mi hanno confessato di saperne "poco"...........
Mi sono reso conto che all'epoca potevano avere qualche anno di vita e che la scuola da tempo rifiuta di aggiornare gli unici veri programmi didattici,  i programmi alla vita vissuta. 
Ritengo che si debbano unire gli sforzi di MEGACHIP, LIBERA , OMILEGIS, etc  e tutte le altre forze possibili e da coinvolgere, in un progetto di recupero dell'informazione negata sulla nostra storia sicuramente contemporanea .
Nel momento dello sfascio violento culturale istituzionale, sociale, economico e democratico dobbiamo reagire costruendo il recupero dell'immagine pulita del nostro paese.
 L'immagine della speranza, l'immagine della proiezione del proprio futuro in un mondo che valga la pena di vivere. 
Questo soprattutto per dare conforto alla gioventù probabilmente spaesata dalla proposta di denaro senza misericordia e di arrembaggio fasullo e spietato alle spiaggie dell'egoismo sterile,  sul baratro del non senso e della violenza perfino nel modestissimo vissuto quotidiano.
Sono i personaggi grandiosi nella modestia del loro sacrificio come Ambrosoli e per fortuna molti altri anche della lotta alla mafia, che la società migliore , se esiste, deve riproporsi di promuovere fino alla nausea ad ogni occasione, creandone molte specifiche appositamente dedicate , visto che ciò è necessario ed urgente. 
Non abbiamo paura e non abbiamo vergogna di essere degli irrimediabili idealisti.
Nessuna mercificazione appaga il desiderio di partecipare all'essere e all'esistere. 
La propaganda mercantile e la tolleranza di stampa contro la distruzione del senso etico dell'esistenza vanno combattute fino all'ultimo respiro, sollevando in alto nella memoria di tutti i giorni i testimonials " veri"  che incoraggiano la gioventù e chiunque verso gli stimoli ideali senza i quali la voglia di vivere è solo voglia di ipocrisia violenta e di tragica insoddisfazione.  
Vediamo se è possibile evitare di attendere che organi d'informazione o istituzioni specifiche diano il loro apporto o sostegno.
Vediamo se è possibile riunire tutte le forze in una azione coordinata , articolata e condivisa, quasi direi asfissiante.
 
Scusate e grazie
rino sanna
27 luglio 2005

 

Telesur disturba, gli USA disturberanno Telesur...

Ricevo questo buona notizia dal'associazione Europea/Argentina: ASEAR.
La camera dei deputati degli Stati Uniti ha già approvato un decreto per "disturbare
le trasmissioni di Telesur" (dovra' esere approvato dal senato). Questo e' significativo. Dimostra quanto il controllo dell'informazione mondiale è importante e come sia fondamentale per creare consenso nel mondo globalizzato.
Noi in italia ne sappiamo qualcosa....
Ciao
Fabio
 
"Oggi, per instaurare un regime, non c'è più bisogno di una marcia su Roma né di
un incendio del Reichstag, né di un golpe sul palazzo d'inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra essi, sovrana e irresistibile, la televisione" Indro Montanelli

IL 24   LUGLIO 2005
TELE SUR COMINCIA LE SUE TRASMISSIONI
PROGETTO TELESUR

Costruendo l'ALBA di un'epoca

Telesur è un progetto politico Latinoamericano, antiegemonico che nasce dalla necessità di dare finalmente ai cittadini latinoamericani una voce propria, Dare voce a chi non l'ha mai avuta senza essere visti con occhio "extramericano".
"Da 513 anni siamo stati abituati ad essere visti con occhi estranei che ci dicono chi siamo, dove siamo, come siamo, cosa dobbiamo fare. E noi continuiamo a cercare in
quegli occhi la nostra identità.
L'offensiva della comunicazione egemonica ci fa sapere molto sulla Cecenia, però molto poco sui nostri vicini: ci fanno sapere un mucchio di cose che non hanno a che fare con noi stessi e pretendono di definire le nostre radici, la nostra esistenza, i nostri sforzi e le nostre frustrazioni, la nostra vita quotidiana. Telesur è nata per facilitare la costruzione di uno spazio sociale e culturale comune e per essere la finestra da cui poter osservare le verità e le realtà Latinoamericane".

                                                                                                                                 (Hugo Chávez)

 

 

 

 NOW AVAILABLE ON D.V.D
"ARNA'S CHILDREN"- THE FILM.

"A must-see documentary. Sure to spark controversy for its straightforward
presentation of the Palestinian struggle, ['Arna's Children'] limns a devastating
group portrait of the legacy of occupation." – Variety
WWW.ARNA.INFO
"Arna's children"- the film
                now available on D.V.D
                                
www.arna.info
The cost of d.v.d copy -20 euro- 100 shekels.
 Please send a cheque payable to the order of Andalus Publishing,
POB 53036, Tel Aviv 61530, Israel
 
Wire Transfers should be made to: Bank Hapoalim, Branch # 504,
 Account #: 299565, Swift code: POALILIT, ABA #: 026008866
Andalus Publishing
 POB 53036 Tel Aviv, 61530
 Tel +972-3-649-1705
 Fax +972-3-649-9172
 
yael@andalus.co.il
 www.andalus.co.il

 

 

 Segnalazione importante tratta dal sito: www.megachip.info

Nella sezione Le attività di Megachip sono presenti le iniziative dal territorio italiano e ne segnaliano una- tra le altre -  la Rete di Comunicazione per il Bene comune.

la redazione

   Legge di iniziativa popolare per il rilancio della riconversione dell'industria bellica
La raccolta di firme in Lombardia :  le adesioni, le cifre
 

 La raccolta di firme a sostegno della legge di iniziativa popolare per il rilancio della riconversione dell'industria bellica in Lombardia ha superato le 4500 firme.
Per info
www.disarmolombardia.org
L'obiettivo affichè la proposta di legge sia valida è di cinquemila firme. L'obiettivo della campagna è di arrivare a diecimila firme; questo obiettivo va raggiunto entro la metà di settembre.
Chiediamo quindi a gruppi, associazioni e singoli che condividono l'obiettivo di rilanciare l'attività dell' Agenzia regionale per la riconversione dell'industria bellica di dare una mano alla campagna nella raccolta delle firme e comunque nella diffusione di questa iniziativa.
Cerchiamo anche volontari per gestire il banchetto per la raccolta firme alla Festa nazionale dell' Unità che si terra a Milano, a partire da fine agosto.
Per segnalare iniziative, disponibilità a collaborare con la campagna o richiedere informazioni info@disarmolombardia.org
Segnaliamo inoltre che alla campagna hanno aderito i comuni di:
Cinisello Balsamo, Besana in Brianza e Lurate Caccivio.
Ricordimo inoltre che alla campagna ha aderito il Coordinamento Provinciale Milanese per la Pace "La Pace in Comune": di cui fanno parte la Provincia di Milano e i Comuni di Agrate Brianza, Bresso, Brugherio, Carugate, Cinisello Balsamo, Cologno Monzese, Cormano, Corsico, Cusano Milanino, Garbagnate Milanese, Lainate, Melegnano, Melzo, Monza, Opera, Pero, Pieve Emanuele, Pogliano Milanese, Pregnana Milanese, Rho, San Donato Milanese, Sedriano, Senago, Sesto San Giovanni, Trezzo sull¹Adda, Vaprio d¹Adda, Vimodrone. Prossimamente sarà possibile recarsi a firmare per la legge di iniziativa popolare anche presso questi comuni.
Roberto Ferioli
Associazione per la Pace
19 luglio 2005

 

 


 

DE CORATO E LA STRAGE DELLE ROBINIE

Questa mattina le motoseghe del Vice Sindaco Riccardo De Corato hanno fatto
fuori 3 robinie in Via Volturno.
La strage delle piante milanesi prosegue senza che venga reso pubblico il
documento con la lista degli alberi "morituri".
Perchè questa mancanza di trasparenza ? L'amministrazione teme forse che
qualcuno possa controllare la validità delle diagnosi di condanna al taglio che casualmente coincidono quasi sempre con i luoghi su cui sono previsti cantieri per i parcheggi o per le nuove strade ?
Maurizio Baruffi
Consigliere Comunale di Milano
www.ilbaruffi.it   0288450208-9
13 luglio 2005

   
 

Ai firmatari dell'Appello alla città per chiudere il Cpt di Via Corelli

Cari/e tutti/e
abbiamo assoluta necessità di trovarci prima che le ferie svuotino la città. E'
pertanto convocata la riunione dei firmatari dell'appello:
 
MARTEDI' 19 LUGLIO
ore 18.30
presso la sede dell'Arci Milano
Via Adige,11

 
Ordine del giorno:
1. confronto con Prefetto per definire "lettera d'intenti" per monitoraggio
associazioni di Via Corelli (stato dell'arte, come chiudere, come operariamo, costituzione Consulta cittadina Corelli ecc.)
2. bilancio Bari (assemblea movimenti del 10 e Forum Regioni dell'11) e iniziative
conseguenti in autunno
3. situazione Milano (sgomberi campi, espulsioni, sicurezza ecc.) e eventuali
iniziative
4. varie ed eventuali
In allegato trovate un po' di materiali interessanti:
- Documento finale assemblea movimento di Bari del 10/7
- Documento finale del Forum dei Presidenti delle Regioni di Bari del 11/7
- odierna dichiarazione di Fassino contro l'ipotesi di chiusura dei Cpt
- presa di posizione Fp-Cgil per chiusura Cpt
un abbraccio
Luciano Muhlbauer
COMUNICATO  STAMPA  DI CARLO PODDA
SEGRETARIO GENERALE FP-CGIL NAZIONALE

La Funzione Pubblica  CGIL per la chiusura dei C.P.T.

Di fronte alla ripresa degli sbarchi di immigrati sul territorio nazionale, e alle conseguenti polemiche politiche (paradossalmente, interne alla maggioranza di governo) la Fp Cgil ribadisce la netta condanna della legge Bossi-Fini sull’immigrazione, legge inumana e inefficace che ha avuto come risultato:

• le tragiche morti, nei nostri mari e nelle nostre città, di uomini, donne, bambini …
• l’offesa a elementari principi di legalità, in particolare con il ricorso ad espulsioni di massa, verso Paesi che non garantiscono adeguati livelli di civiltà giuridica nei confronti dei migranti, e con la costituzione dei Centri di Permanenza Temporanea, vere e proprie prigioni
• la crescita incontrollata di un vero e proprio mercato del lavoro nero, caratterizzato dallo sfruttamento dei migranti nell’ambiente di lavoro, dalle difficoltà ingiustificabili nell’accesso ad abitazioni decenti e ad altri essenziali servizi alla persona, dal mancato riconoscimento di elementari diritti di cittadinanza (quali il voto, almeno amministrativo), fino al rischio della propria sicurezza fisica.Questo Governo non è neanche riuscito a dotare le amministrazioni interessate all’attuazione della legge delle necessarie risorse, umane e strumentali, ha emanato norme confuse, non ha effettuato alcun investimento sulla formazione del personale da impiegare negli sportelli unici per l’immigrazione, limitandosi a ricorrere nei periodi di maggior carico di lavoro alla chiamata di centinaia di lavoratori interinali, anche qui coerentemente ai peggiori indirizzi della sua azione di Governo.
Nonostante ciò, lavoratrici e lavoratori pubblici, dei ministeri, degli enti locali, delle
forze di polizia, hanno consentito – con la loro professionalità e la loro umanità – una gestione della legge che fosse la meno devastante possibile, e a loro, alla loro capacità di attuare le norme con spirito di solidarietà e di accoglienza, va il principale merito nella regolarizzazione di oltre 700.000 immigrati: vero concreto esempio di un lavoro pubblico che mette il servizio in condizione di garantire, anche nelle situazioni più difficili, essenziali diritti di cittadinanza.
Pertanto la Fp Cgil, nel ribadire l’impegno delle proprie strutture ad un confronto
serrato con il governo e le amministrazioni interessate all’attuazione della legge, chiede alle forze politiche dell’Unione di centrosinistra un impegno esplicito a porre fine a questa vergogna, attraverso l’abrogazione della Bossi-Fini, la chiusura dei CPT, l’adozione di una normativa sull’immigrazione orientata all’accoglienza, al rispetto della dignità umana, all’integrazione piena dei diritti e dei doveri.
In questa prospettiva, la Fp Cgil aderisce alla giornata di mobilitazione indetta per il
prossimo 11 luglio dalla Regione Puglia, e da tante altre amministrazioni regionali, per l’immediata chiusura dei Centri di Permanenza Temporanea.
Roma, 8 luglio 2005                         nella foto: Luciano Muhlbauer

   

IMMIGRAZIONE: FASSINO, SBAGLIATA LA CHIUSURA DEI CPT
POSIZIONE CENTROSINISTRA NON E' QUELLA DI NICHI VENDOLA

(ANSA) - ROMA, 12 lug - ''Considero una semplificazione
errata la chiusura dei Cpt''. Lo afferma il segretario dei Ds,
Piero Fassino, conversando alla Camera con i cronisti.
'Se noi
diamo la sensazione che si smantellino gli strumenti
di lotta alla clandestinita' - osserva Fassino - rischiamo
solamente di accrescere il sentimento di ostilita' dei cittadini
italiani verso tutti gli immigrati''.
Secondo il leader della Quercia ''bisogna intervenire sull'
attuale assetto dei Cpt e trasformali in centri con condizioni
piu' civili, piu' umane e piu' moderne''.
Incalzato dai cronisti sull' atteggiamento del governatore
della Puglia Nichi Vendola, a favore della chiusura dei centri,
Piero Fassino ha cosi' risposto: ''La posizione del
centrosinistra non e' quella di Nichi Vendola''. (ANSA).
Roma - 12 luglio 2005                               nella foto: Piero Fassino

   
 

 NOTIZIE, INFORMAZIONI E DOCUMENTAZIONE SUL "CONSIGLIERE "FUORILUOGO" A PALAZZO MARINO
 AGENDA

Martedì 12 luglio dalle 20.30 alle 22.30 Maurizio Baruffi parteciperà alla trasmissione televisiva "Carta straccia", condotta da Roberto Poletti, su Antenna 3.
Giovedì 14 luglio, alle 18.30  Spazio Oberdan V.le Vittorio Veneto 2  (Angolo P.zza
Oberdan) MM1 - P.ta Venezia)
Presentazione del volume Marijuana. I Miti e i Fatti di Lynn Zimmer e John P. Morgan (Edizioni Vallecchi)
Interverranno: Pietro Adamo, Maurizio Baruffi, Franco Corleone, Giulio Giorello,
Gad Lerner, Henri Marangon, Armando Massarenti, Sergio Scalpelli.
La radio dei Verdi ha iniziato a trasmettere sulla città di Milano. La frequenza è
92.2. Gli orari delle trasmissioni e il palinsesto lo trovate su
*www.ecoradio.it

VERDE IN CITTA'
Dal Bosco di Gioia agli alberi di Largo V°Alpini. Proseguono i tagli e avanzano le
ruspe. Un Nobel per la botanica agli inventori della "parcheggite"...
     * 
www.ilbaruffi.it/new/articolo.php?id=880
     *  www.ilbaruffi.it/new/articolo.php?id=877
PARCHEGGI
Che senso ha prevedere 26 parcheggi interrati nel centro cittadino per sistemare
10mila auto, quando tutti i giorni ne entrano 600mila a Milano ?
*
www.ilbaruffi.it/new/articolo.php?id=872
 E poi, girovagando per il sito, potrete trovare comunicati stampa, mozioni,
interrogazioni, interventi in aula e la rassegna stampa.
Grazie a quanti hanno la pazienza di ricevere, leggere e commentare. Mi scuso
invece con chi si senta disturbato da questo messaggio.
maurizio@ilbaruffi.it .
Chi volesse diffondere questa newsletter o indicarmi persone da inserire in
indirizzario mi darà un grande aiuto. Per registrarsi l'indirizzo è:
                *
www.ilbaruffi.it/fr_contact.htm

 Maurizio Baruffi
Consigliere Comunale di Milano
www.ilbaruffi.it
 

   
 

 PARCHEGGITE: Nobel per la botanica a De Corato, Goggi e Albertini

"La prossima settimana toccherà agli alberi di Largo V°Alpini. Nei giorni scorsi era capitato alle sofore di Viale Montello, in prossimità della Piccola Scuola di Circo, e a quelle di Piazza Novelli. Alberi malati gravi, incurabili, in base ai documenti prodotti dagli uffici del Comune di Milano.
Il caso vuole che si tratti sempre di località nelle quali è previsto uno dei molti
posteggi sotterranei che l'amministrazione Albertini lascerà in eredità ai milanesi. Naturalmente il taglio viene effettuato per ragioni di sicurezza, per tutelare l'incolumità dei passanti, perchè quelle piante potrebbero cadere da un momento all'altro.
E subito scattano le rassicurazioni: gli alberi verranno piantati di nuovo. Se poi nel
frattempo, magari dopo qualche mese, dovesse partire proprio lì dove si trovavano gli alberi malati un cantiere per un nuovo posteggio, pazienza...
 Bisogna proprio attribuire un Nobel per la botanica alla triplice Albertini, Goggi e De
Corato, che hanno scoperto la parcheggite, una nuova forma di malattia terminale degli alberi milanesi, che si sviluppa giusto con qualche mese di anticipo sull'apertura dei cantieri, senza che esista così un nesso fra abbattimenti delle piante e lavori per i posteggi. E così le statistiche di Trilussa-De Corato risultano sempre perfette e vincenti."
 
 Maurizio Baruffi
Consigliere Comunale di Milano
www.ilbaruffi.it   0288450208-9
10 luglio 2005                                                    nelle foto: Julia "butterfly" Hill, che difese la foresta millenaria
                                                                                            di sequoie, soggiornando piu' di un anno su di una
                                                                                            di esse, che chiamò: Luna

   
 

Comune di Milano: Il centrosinistra vuole un Consiglio straordinario sul progetto delle tre torri
Nuovo quartiere Fiera


I residenti chiedono più verde
Entro fine mese la decisione della giunta
Il disegno di Citylife, firmato da Libeskind, Isozaki e Hadid, rivoluzionerà l´area
SANDRO DE RICCARDIS
da Repubblica - 10 luglio 2005

Un consiglio straordinario da convocare entro il 31 luglio, prima che la Giunta approvi il Pii, il Piano integrato d´intervento, l´atto formale senza il quale il progetto di recupero della vecchia Fiera non può partire. Il centrosinistra e i residenti del quartiere sono uniti nel chiedere più verde e un nuovo passaggio in aula per conoscere i dettagli tecnici del piano e le modifiche apportate in questi mesi dalle commissioni tecniche di Palazzo Marino. «Il Consiglio ha votato solo gli indici volumetrici del progetto - accusa Maurizio Baruffi, consigliere dei Verdi e primo firmatario della richiesta di convocazione della seduta straordinaria -. Per il resto, abbiamo conosciuto i dettagli del piano di riqualificazione della Fiera soltanto dai giornali».
La Giunta intende approvare il piano che rivoluzionerà la toponomastica di un pezzo di città entro fine mese. Senza alcun passaggio in consiglio comunale, anche se al progetto originario - disegnato dai tre architetti Daniel Libeskind, Arata Isozaki e Zaha Hadhid per la cordata Citylife (Generali-Sai) - sono state apportate rilevanti modifiche urbanistiche. E´ stata innanzitutto ampliata la superficie di verde, con 25mila metri quadrati aggiunti al progetto originario, ed è stata modificata la viabilità dell´intero quartiere, dove sorgeranno parcheggi per complessivi 9.500 posti auto.
Residenti e opposizioni chiedono per questo che venga convocato un consiglio straordinario per il prossimo 19 luglio. «Il presidente del Consiglio ci ha proposto la data del 15 settembre - dice ancora Baruffi -. Giudice ci ha comunicato che in un eventuale consiglio straordinario in luglio, nessun rappresentante di Fiera e Citylife si sarebbe presentato in aula. E´ ridicolo - continua ancora Baruffi - essere convocati soltanto a settembre, quando tutto è già stato deciso, e non ci trova d´accordo il fatto che chi dovrà riqualificare l´area non si presenti a illustrare le modifiche apportate al progetto».
Nella conferenza dei capigruppo di martedì, ci sarà la decisione sulla richiesta delle opposizioni. «La giunta non può opporsi - dice Giovanni Occhi, capogruppo di Rifondazione Comunista -. C´è il precedente di Monza di pochi giorni fa. Il Tribunale amministrativo ha dato ragione ai consiglieri di opposizione, che avevano chiesto di riportare il Piano integrato d´intervento in consiglio comunale». E sul progetto di Citylife, Occhi attacca: «E´ stato deciso interamente da Fiera senza una vera dialettica con le istituzioni. E infatti non ci piace: le volumetrie consentite sono il doppio di quelle concesse normalmente per il recupero delle aree dismesse».

Maurizio Baruffi
Consigliere Comunale di Milano
www.ilbaruffi.it   0288450208-9
9 luglio 2005

   
 

 Scrivi ad Arcoiris

Su Arcoiris Tv, da qualche giorno, lo spazio "lettere": puoi inviare le tue lettere, i tuoi commenti ad esse,  le tue opinioni!
www.arcoiris.tv/

   
 

FOTOGRAFIA & INFORMAZIONE
http://www.fotoinfo.net
Giovedì 14 Luglio 2005 alle ore 21 a Milano

Fotografia & Informazione organizza una serata in cui verranno proiettati
due documentari sul lavoro dei video-foto-giornalisti impegnati sui fronti di
guerra, con testimonianze e immagini che ne mostrano la difficile e talvolta
tragica esperienza nei molteplici conflitti aperti nel mondo.

STAINS OF WAR di Charles Glass, BBC, 1992, 30', in inglese
documentario dedicato ai fotoreporter di guerra; con testimonianze di Larry
Burrows, Don McCullin, George Rodger, W. Eugene Smith, Colin Jacobson, Horst
Faas, Fouad Khoury.

METTI A FUOCO E SCAPPA: I SOLDATI DELL'IMMAGINE
di Mimmo Lombezzi e Sabina Fedeli, Italia1
(trasmesso all'interno del programma "Mission"), 2002, 45', in italiano
reportage che racconta la vita e la morte di coloro che registrano
l'immagine della guerra, per passione e per mestiere; con testimonianze di
Livio Senigalliesi, Riccardo Venturi, Roger Hutchings, Grazia Neri.

Al termine della proiezione interverranno i giornalisti
Mimmo Lombezzi e Sabina Fedeli

Giovedì 14 Luglio 2005 alle ore 21 presso
pol!femo
Fabbrica del Vapore
Via Luigi Nono, 7
20154 Milano
zona Cimitero Monumentale
(Tram 12, 14, 33, 29-30, Bus 43)

ingresso a offerta libera per il finanziamento di Fotografia & Informazione
Associazione Italiana Giornalisti dell'Immagine,
fino al raggiungimento disponibilità massima di posti


==========================================
FOTOGRAFIA & INFORMAZIONE
Associazione Italiana Giornalisti dell'Immagine
www.fotoinfo.net - fotoinfo@fotoinfo.net
ISCRIZIONE: http://www.fotoinfo.net/iscrizione/
===========================================

   
  Per aderire a
Mare Aperto - Idee per aprire le frontiere e chiudere i CPT:
via fax al n.080.5406260
o via mail all'indirizzo
addettostampa.presidente@regione.puglia.it
   
 

Ai firmatari dell'Appello alla Città:
report dell'incontro con il Prefetto Ferrante

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"Ieri 5 luglio si è svolto l'incontro tra il Prefetto Ferrante e la delegazione dei
firmatari dell'Appello alla Città. Oltre al Prefetto erano presenti il suo capogabinetto e il vicecapogabinetto, il responsabile della Croce Rossa di Corelli e il responsabile della C.R. provinciale. La nostra delegazione era costituita, come deciso alla riunione del 30 giugno: Patti (Arci), Parenti (Naga), Pasi (SinCobas), Volpato (CS Leoncavallo), Patta (Prc), Barraco (Verdi) Angella (P. Umanista), Maestri (cons. provinciale) e Muhlbauer (cons. regionale); Giudici (Fiom), parte della delegazione, non ha potuto partecipare per un'emergenza dell'ultimo minuto.
 L'incontro è iniziato con una visita all'interno del Cpt. Probabilmente superfluo
sottolineare che tutto era più pulito e più in ordine del solito. Il clima era quello di una visita guidata e dunque molto diverso dalle visite fatte in altri momenti da parlamentari e consiglieri...
 Abbiamo potuto vedere anche il Centro di Identificazione per richiedenti asilo
provvisiorio, in fase di ultimazione. Praticamente una ex-camerata del Cpt viene destinata a questo scopo e un ingresso separato dall'esterno sta per costruito. L'interno è dunque analogo alle camerate del Cpt in senso stretto. Sollecitato, il Prefetto ha dichiarato che la regola sarà quella della permanenza notturna dei richiedenti asilo, mentre di giorno possono entrare e uscire dal centro come credono.
Con questa nuova situazione, i posti disponibili dentro il Cpt si riducono da 140 a
112, essendo appunto 28 destinati al Centro di identificazione.
 I detenuti nel Cpt sono attualmente quasi tutti Rom (circa 80), provenienti in gran
parte dal campo sgomberato di via Capo Rizzuto. Degli altri "ospiti" quasi la metà sono ex-carcertati, che come al solito si vedono aggiunti due mesi di galera extra dopo la fine pena. Tre di loro ci hanno chiesto colloquio, cosa che è avvenuto alla fine dell'incontro con il Prefetto.
 L'incontro vero e proprio si è svolto in un clima sereno, nel senso che il Prefetto si è
mostrato disponibile di fronte a tutte le nostre richieste, accogliendole. Abbiamo chiesto che quanto accordato venisse fissato nero su bianco e anche questo è stato accolto. La forma concreta è ancora da definire (dichiarazioni d'intenti, protocollo di intesa ecc.?), ma venerdì prossimo si terrà un incontro tecnico in Prefettura, dove si cercherà di tradurre il tutto in un testo scritto. Comunque sia, è stato raggiunto verbalmente un accordo sui seguenti punti:
1. visita periodica dentro il Cpt di carattere ispettivo e con colloqui con detenuti che
lo desiderassero (tipo sportello)
2. possibilità visite fuori dalle scadenze periodiche, previa autorizzazione
Prefettura
3. possibilità per parlamentari e consiglieri regionali di farsi accompagnare da
collaboratori (applicando la regola vigente nelle carceri)
4. possibilità per "ospiti" di poter richiedere visita medica esterna,
utilizzando il servizio medico messo a disposizione da noi. Le visite
mediche indipendenti si svolgeranno nei locali dell'infermeria della Croce
Rossa ed è salvaguardato il rapporto confidenziale medico-paziente.
5. dare pubblicità ai detenuti di tutto questo
6. informazione regolare da Prefettura a noi su presenze all'interno del Cpt
(nazionalità, provenienza, numero ecc.)
Da aggiungere che su nostra domanda, il Prefetto ha dichiarato che intende
autorizzare anche visite da parte di consiglieri provinciali e comunali di Milano, nonché del competente CdZ, qualora venissero richieste.Va ribadito che tutto ciò va tradotto in testo scritto e forse ci saranno ancora dei problemi. Inoltre, sempre come deciso nella riunione del 30/6 scorso, al fine del funzionamento di questo meccanismo di monitoraggio ci siamo costituiti in Consulta Cittadina Corelli, intendendo compresi tutti i firmatari dell'appello.
 In conclusione, la mobilitazione messa in atto in questi mesi e l'iniziativa dell'Appello
ha prodotto dunque il risultato di aprire una "finestra" della società civile su Via Corelli. La Prefettura ha dunque riconosciuto quella parte della città che chiede la chiusura dei Cpt come un soggetto che può monitorare quanto avviene nel centro.
 Ora sta a noi rendere operativo e produttivo il lavoro. Pertanto sarà necessario
convocare una riunione di tutti i firmatari, dove definire gli impegni e le forze. La cosa migliore sarebbe settimana prossima, in orario accessibile ai più. Così, inoltre, conosciamo anche i risultati degli incontri di Bari del 10 (assemblea di movimento) e dell'11 (forum dei Presidenti di Regione)."
Luciano Muhlbauer
6 luglio 2005

 

   
 

PER NICHI VENDOLA

Caro presidente della Regione Puglia
sono uno dei moltissimi cittadini democratici che non hanno né voce né rappresentanza politica perché il centrosinistra è chiuso nelle sue "fabbriche" e nei suoi "cantieri", pieni del rumore di patteggiamenti velenosi e della confusione di parole senza programma. Per questo sono costretto ad aderire a titolo del tutto personale all'incontro di Bari per la chiusura dei CPT, e a dichiarare il mio far parte di quell'Italia "fuorilegge" che non considera carta straccia la Costituzione, che non accetta la detenzione e i maltrattamenti di uomini e donne incolpevoli, che non accetta la normalità quotidiana dei naufragi, delle deportazioni di massa e dei ghetti per nomadi nelle periferie, che non accetta le sfilate naziste del sabato e l'impunità loro garantita, che non accetta l'irruzione a mano armata della polizia nelle case degli immigrati per terrorizzarli, che non accetta i soprusi per il rilascio dei permessi di soggiorno, che non accetta il controllo del biglietto solo a chi ha la pelle o l'accento diversi, che non accetta l'uso del tu per rivolgersi agli stranieri non vip, che non accetta il ritorno del razzismo fascista o l'avvento del segregazionismo di tipo statunitense,
sudafricano o israeliano.
Condanno le scelte dell'attuale governo di destra, mi vergogno di quelle dei passati governi di centrosinistra e temo quelle dei governi futuri: infatti, quand'anche il centrosinistra vincesse le elezioni del 2006 (nonostante gli sforzi straordinari che sta facendo per perderle), la sua politica senza principi e la sua inveterata abitudine ad inseguire inutilmente le destre rischiano di perpetuare i CPT, peraltro già da esso creati, e di promuovere nuove politiche discriminatorie. A meno che un vasto movimento di cittadini riesca ad imporre il proprio netto rifiuto del razzismo, così come ha già imposto la visibilità, se non l'attuazione, del proprio netto rifiuto
della guerra.
Spero che l'incontro di Bari contribuisca a dare voce al diffuso e inascoltato bisogno primario di diritti e di uguaglianza per gli immigrati, che è un bisogno non solo loro ma di tutti noi, e negando il quale anche l'esigenza di legalità e di sicurezza resta inattuabile, pura espressione di inconsapevolezza o di malafede. Caro Vendola, i nipoti di Beccaria esistono, e sono anche tanti: semplicemente, come i principi migliori dell'illuminismo duecento anni dopo, sono "fuorilegge". Si tratta di cercarli e farli parlare: si scoprirebbe che molte più persone di quante si creda desiderano vivere senza vergogna e in parità di diritti con nuovi concittadini
immigrati.
Invio questo messaggio a tutti coloro con cui sono in contatto, invitandoli a dare anch'essi la propria adesione all'incontro di Bari e ai suoi obiettivi.

Roberto Signorini -  Milano
r.signorini@flashnet.it
A d e s i o n i:
megachip lombardia
pio tarantini - milano
germana pisa - milano
                                                         nella foto: Nichi Vendola

   
   LE AUTO IN CENTRO
E LE FANTASIE DELL'ASSESSORE GOGGI.


"I posteggi che servono sono quelli di interscambio ai confini della città. Il Comune e
la Provincia utilizzino la Serravalle per questo scopo"
1997-2005: 8 anni di giunte Albertini. 2001-2005: 4 anni di poteri straordinari del
commissario al traffico Albertini.
2 i posteggi sotterranei in centro per cui siano iniziati i lavori Piazza Meda e Viale
Sabotino. 26 quelli immaginati da Goggi. A essere ottimisti il piano verrebbe portato a termine nel 2035 e servirebbe a sistemare 7400 automobili. Nel frattempo dove i parcheggi sotterranei esistono (Via Vittor Pisani, Piazza Fratelli Bandiera, Viale Majno per esempio) le auto vengono posteggiate in divieto di sosta in superficie,
nessuno passa a mettere le multe e i parcheggi rimangono semivuoti e inutilizzati.
La vera soluzione alternativa e radicale per ridurre la congestione e l'inquinamento è quella di frenare l'afflusso di auto da fuori Milano (600mila ingressi quotidiani secondo le stime più ottimistiche) e dalla periferia verso il centro cittadino. Il Comune dovrebbe coinvolgere la Provincia e utilizzare il proprio peso all'interno della Serravalle per progettare nuovi posteggi di interscambio lungo la cerchia della Tangenziale sulle aree di proprietà della Serravalle e dove ci sono gli svincoli di ingresso in città. ATM poi avrebbe il compito di gestire le aree sosta e di fornire gli adeguati servizi di trasporto pubblico verso il centro cittadino. La grande liquidità e l'attivo di bilancio di cui gode la società dei trasporti milanesi potrebbe essere
utilizzata per accendere i mutui necessari al finanziamento dell'operazione.
Maurizio Baruffi
Consigliere Comunale Verdi - Milano
www.ilbaruffi.it
   
 

CPT VIA CORELLI - REPORT RIUNIONE 30 GIUGNO

"Giovedì scorso si è tenuta la riunione dei firmatari dell'Appello alla città per preparare l'incontro con il Prefetto, dentro il Cpt di Via Corelli, che avrà luogo martedì 5 luglio, alle ore 16.30.
 E' stato ribadito che l'obiettivo non è quello di contribuire ad un migliore funzionamento del centro di detenzione, bensì di garantire un lavoro di monitoraggio che si inserisca nella campagna più generale per la chiusura dei Cpt. In questo senso l'attività che intendiamo definire al tavolo con il Prefetto ha due caratteristiche fondamentali: di ispezione e di capacità di assistenza indipendente sul piano sanitario e legale. 
 Concretamente, la delegazione che incontrerà il Prefetto lavorerà per ottenere:
- visite periodiche dentro il centro, la cui cadenza deve essere portato a conoscenza dei detenuti. Avranno un carattere sia ispettivo, che di "sportello" per i detenuti
- possibilità di visite anche al di fuori della cadenza concordata
- riconoscimento del diritto per parlamentari e consiglieri regionali di potersi far accompagnare da collaboratori nelle loro visite
- possibilità di accesso dei detenuti a medici esterni, indipendenti dalla Croce Rossa, qualora lo chiedano.
 Inoltre, è stato definito di dotarci di una denominazione, necessaria per offrire alla Prefettura un interlocutore riconoscibile: Consulta Cittadina Corelli
 La delegazione che incontrerà il Prefetto sarà composta in base ad un criterio di pluralità e competenza, poiché si tratta essenzialmente di un tavolo di "trattativa". In questo senso è stata ribadita anche la necessità di continuità con l'ultimo incontro. La riunione ha pertanto definito la seguente composizione di massima: un rappresentante (qualificato) per Naga, Arci, SinCobas, Fiom, CS Leoncavallo, Rifondazione, Verdi, Partito Umanista.
 Dopo l'incontro sarà convocata una nuova riunione, in orario più accessibile, al fine di definire operativamente il nostro funzionamento, in base a quanto emerso dal tavolo di confronto di martedì.
 Infine, è stata condivisa la proposta che i firmatari dell'Appello alla città facciano pervenire la loro adesione al Forum contro i Cpt, convocato per l'11 luglio a Bari, da Nichi Vendola e altri presidenti di Regione, che vedrà inoltre iniziative di movimento nel giorno precedente, sempre a Bari, sullo stesso argomento.
un saluto a tutti
Luciano Muhlbauer
5 luglio 2005                                         nella foto: Luciano Muhlbauer

 

   
  A  b o t t a  c a l d a
 

 

   

Le vacanze sono finite
Le vacanze sono veramente finite. E’ ora che i cittadini ritornino con i piedi per terra e , qualora avessero per qualche giorno o addirittura settimana, dimenticato che siamo sotto l’attacco del terrorismo, dedicandosi a piacevoli attività, a nuotate, visione di albe e tramonti, innocenti giochi con la sabbia, passeggiate nella natura, evasioni sentimentali ed intellettuali e quant’altro la vita può offrire…sarà bene che facciano attenzione, adesso e prendano nota delle parole del ministro dell’interno che rende note le date delle esercitazioni anti-terrorismo. E’ vero, siamo ancora in agosto e qualcuno è ancora in vacanza ma è bene che, prima di mettersi in auto anzi, prima di caricare i bagagli, rivolga la mente al dovere che lo aspetta, che non è più solo il ritorno al lavoro o alla scuola o a qualunque altra cosa, ma è la difesa personale e collettiva, perchè siamo in guerra, sissignori. Cosa ci credevamo? Quale illusione avevano tentato di coltivare davanti ai tramonti e alle lagune, nel meritato svago, nel relax agognato? Siamo in guerra, lo ha detto anche Pera e, con altri modi, ce lo ricorda Pisanu, che stamattina ha detto che in settembre cominceranno le esercitazioni anti terrorismo e siccome io scrivo da Milano ho memorizzato subito che, nella mia città, queste saranno dal venti al 25 settembre..(maledetto settembre! una volta questa data significava per me il ricordo del refrain di 29 settembre, da un po'di tempo pronunciare il nome di questo mese mi da' i brividi).
Anche sentire di questa esercitazione tra il 20 e il 25 settembre mi ha dato i brividi e..magari saro’ un po’ depressa non so..mi ha ricordato immediatamente che a Londra l’attentato alla metropolitana è avvenuto la mattina in cui si svolgevano le esercitazioni antiterrorismo, così mi risulta di aver letto. Tocchiamo ferro come si dice. Ma, insomma, quello che voglio esternare è che io non sento la necessita’ di una esercitazione antiterrorismo e che comunque questa cosa porta sfiga e mi sembra anche un po’ terroristica. Potendo, cerchero' di trovarmi fuori citta' in quelle ore, sì, credo che farò così.
gea:
24 agosto 2005

   
 

Fernando Pereira: esempio di dedizione alla causa dell’ecopacifismo

E’ il 1985 e la Francia prosegue nei propri esperimenti nucleari nelle isole Marshall: un programma ampio per il riarmo nel Paese viene promosso e sostenuto dai grandi potentati economici e finanziari. La guerra nucleare in questa contingenza storica è un fine delle grandi potenze mondiali per poter imporsi sulla scena mondiale e per poter arginare l’espansionismo sovietico: la guerra fredda provoca tensione tra i due blocchi che si contendono il controllo delle sorti mercantili e geopolitiche del pianeta.
Fernando Pereira è un fotografo portoghese scappato dal proprio paese devastato da una delle più sanguinarie dittature degli ultimi tempi e, per rifiutare l’arruolamento forzato nell’esercito nazionale in partenza per la conquista imperialista dell’Angola, decide di fuggire, passando da una Spagna retriva e franchista, poco aperta al riconoscimento dei diritti d’asilo politico dei rifugiati, in Olanda, dove conosce la propria futura moglie, di nascita tedesca, che gli darà due figli.
Fernando aderisce il 10 luglio 1985 al progetto di Greenpeace pronta a salpare i mari con la propria nave Rainbow Warrior alla volta della Nuova Zelanda, dove ormeggerà nel porto di Auckland. La spedizione è finalizzata a portare aiuto concreto e fattivo alle popolazioni delle Isole Marshall, colpite da piogge acide dovute dagli effetti devastanti degli esperimenti nucleari promossi dalla potenza militare francese. La nave viene fatta affondare da due ordigni esplosi a bordo, posti da agenti dei servizi segreti con l’approvazione e il mandato del Presidente del tempo, Francoise Mitterand, come testimonia la deposizione di un esponente dei servizi in un articolo pubblicato quest’anno, alla luce del ventesimo anniversario del grave atto, su Le Monde.
Il 10 luglio 2005 viene commemorata la grave azione che non fu approfondita dall'informazione di massa con l'appostamento di una flottiglia presso la baia di Matauri, nei cui fondali giacciono ancora i resti dell'imbarcazione di Greenpeace. La Francia e la Nuova Zelanda hanno dedicato alcuni minuti di silenzio al ricordo delle vittime, mentre a Parigi è stato disegnato con i corpi dei militanti di Greenpeace un arcobaleno all'ombra della Torre Eiffel. La pace e la questione dell'ecosostenibilità, in nome del disarmo nucleare sono stati gli elementi maggiori che hanno investito la commemorazione del terribile e terroristico evento.
Dopo la caduta del Muro di Berlino e il cessare della guerra fredda la questione del disarmo è divenuta oggetto di superficiali e puramente esteriori impegni, mai concretizzati con azioni conseguenti, delle potenze mondiali, espressi in roboanti dichiarazioni presso Trattati Internazionali e bilaterali. Ancora oggi, però, vengono promosse e portate avanti dalla Francia in primis, con determinatezza e costanza, un'attività di riarmo nucleare con l'intento di una riutilizzazione dei dati emersi durante gli esperimenti nucleari condotti a Muroroa da parte della Francia. L'ipocrisia così espressa dalle potenze mondiali è il filo conduttore di un'azione che contraddice la buona intenzione e il pericolo di una nuova guerra nucleare e di offensive militari devastanti l'ambiente e l'umanità, il proprio futuro e l’avvenire sociale ed esistenziale.
Alla luce del 10° Anniversario della sua morte spicca con maggiore forza e determinatezza l'espressione politica e culturale derivante dall'esempio etico e civico di Alex Langer: nella sua identità valoriale traspare il primo esempio di connubio tra pacifismo ed ecologia. La solidarietà tra i popoli e la convivenza sociale per una prosperità sociale e civile della comunità internazionale non possono prescindere da un forte indirizzo nel compimento dell’impegno di garantire la ripartizione equa delle risorse, il loro riutilizzo in termini di riciclaggio e di un sistema di sviluppo che detenga come priorità assoluta la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema. Il disarmo nucleare è precondizione per avviare un processo forte che sia indirizzato a costruire una nazione mondiale di popoli e di cittadine e di cittadini che siano uniti dal principio di solidarismo e di pacifica convivenza.
L'esempio di Pereira e il ricordo di Langer combaciano nel riportare con forza e determinazione un impegno etico e politico, che ponga come questione prioritaria la messa al bando di qualsiasi armamento che possa essere seria minaccia alla sopravvivenza e all'esistenza delle persone nella totale garanzia di una prevaricazione delle superpotenze sugli altri popoli per interessi di dominio startegico e di imperialistica depredazione delle risorse naturali, ricchezze primarie di un popolo autodeterminato.

Alessandro Rizzo
3 agosto 2005

 

Quel che scrisse Luigi Pintor

 L’indimenticato Luigi Pintor scriveva su "Il Manifesto" il 13 marzo 2003,  all'inizio della guerra contro  l'Irak:"...Ci troviamo in una dimensione mai conosciuta che perciò non riusciamo a definire, una dimensione senza nome e innominabile. Si capisce che il pontefice evochi Satana, ma nei limiti della nostra ragione laica e del nostro linguaggio ci sentiamo muti."...
Erano le parole di un laico che, di fronte allo scatenarsi del nuovo orrore, si sentiva impotente a definire un male che si manifestava nel mondo e che, ora sappiamo.. lui non sa e che cosa scriverebbe oggi…era solo l’inizio di orrori più grandi , orrori che fanno vacillare la mente e il cuore, che preannunciano - temiamo - orrori e dolori ancora più grandi.
Mi colpirono molto quelle parole di Pintor, come tutto l’articolo da cui le trassi :uno dei suoi ultimi articoli prima della morte. Quelle parole mi sono tornate alla mente oggi, dopo che avevo scritto alcune cose sulle ore presenti, cariche di lutto. Cose che ora lascio da parte  per citare solo quel che scrisse Luigi e ricordare il suo sgomento; che è come il nostro, in queste ore, ma non solo in queste, perchè ormai in molte ore precedenti a queste  ci siamo domandati cosa sia questo scatenarsi della follia nel mondo intorno a noi, come se una potenza del Male cavalcasse il nostro orizzonte deciso ad oscurarlo del tutto.
gea
23 luglio 2005                                          nella foto: Luigi Pintor                             
                                                     

  Solidarietà al CSM! 

Siamo abituati a chiedere, anzi talvolta a "pretendere" che il CSM intervenga rapidamente a tutela di uffici o singoli magistrati aggrediti e vilipesi; siamo pronti a criticarne eventuali ritardi, decisioni non condivise, circolari che compromettono le nostre aspettative soggettive;  
siamo rapidi a denunciare - talvolta qualunquisticamente - i condizionamenti correntizi...
Ma adesso siamo noi che dobbiamo scendere in campo, "a tutela del CSM", così pesantamente accusato - nientemeno che dalla seconda carica dello Stato-di straripamento anticostituzionale (accuse che eravamo abituati a sentire pronunciate dai soliti noti, megafoni e/o avvocati del partito-azienda)! E la terza carica dello Stato, il Presidente-della-Camera-Super-Partes, non è da meno rispetto alla seconda, distinguendosi solo per i toni, apparentemente meno aggressivi.
Vale la pena di ricordare allora - ed ancora una volta - non solo che l'odg tanto vituperato dal Presidente-del Senato-super-partes è stato approvato e firmato dal Capo dello Stato ma che lo stesso Presidente Ciampi, nel corso della sua prima visita al CSM nel '99, a specifica domanda dell'allora Vice Presidente del CSM prof. Giovanni Verde, incitò il CSM ad esprimere - anche d'ufficio - il proprio parere su proposte e disegni di legge riguardanti la giustizia.
Vorrei capire se il Presidente-del Senato-super-partes ed il Presidente-della-Camera-Super-Partes pensano che la riforma dell'Ordinamento Giudiziario riguardi o meno la giustizia o se pensano, come l'intera magistratura italiana, che la reali ragioni della controriforma nulla abbiano a che fare con il miglior funzionamento e la migliore organizzazione del servizio giustizia, 'chè in tal caso si cmprenderebbe la ritenuta - da loro - incompetenza del CSM.
Al Vice Presidente Virgioni Rognoni (di cui sono ammirabili la prontezza, precisione e fermezza delle repliche) ed a tutti i consiglieri componenti il CSM - meno quelli che fanno mancare il numero legale ed impediscono al CSM stesso l'esercizio delle sue alte funzioni costituzionali - la solidarietà forte e sincera di chi scrive unita all'invito (pur superfluo) a non desistere.
Grazie.
Spero che i magistrati italiani facciano pervenire a tutti i consiglieri un forte ed ideale abbraccio

Armando Spataro
21 luglio 2005

 

 

Le scelte del 'Geniale'..

..mentre l'Italia affonda, nonostante tutti abbiano due telefonini, e le prime pagine dei giornali si riempiono dei morti per terrorismo (non solo a Londra, ma anche a Baghdad ed in Turchia), il "Geniale" non trova niente di più importante che fare un titolone su 8 colonne 8 dedicato agli sprechi di Nicky Vendola, reo di aver portato da 9 a 11 il numero degli assessori...
 ...restiamo in fiduciosa attesa che "Il Geniale" dedichi un colonnino a pagina 26 per
dare notizia dell'avvenuta pubblicazione delle motivazioni della condanna di Marcello dell'Utri a nove anni di galera per mafia...
 ...nel frattempo in una piazza italiana immigrati ballano per festeggiare l'attentato
di Londra; peccato che questa notizia sia stata data, con grande evidenza, solo da Tele Padania, e che si sia rivelata una bufala...
banane&mazzette
19 luglio 2005

 

Chiacchiere alla fonte

Per una volta.. Non si tratta – qui – della fonte, intesa come quel luogo  da cui le notizie sgorgano, ma di una vera fonte e della sua sorgente: un luogo magico dove ci si trova (ed io mi ci sono trovata) per raccogliere una acqua purissima, dal sapore delicato e inconfondibile, che sgorga dalla roccia: lì, nella piccola radura in mezzo al bosco, vanno persone in una processione quasi continua e ci vanno non da un solo paese, non da  una sola regione. 
Quella fonte si trova in Liguria, in un punto dell’entroterra di Ponente ed è
conosciuta da secoli, mentre non so quando la si sia convogliata nel  modesto tubo che esce dalla roccia così che agevolmente si può, – chinandosi - bere e riempire molti recipienti. Nella roccia da cui esce l’acqua, è presente il caratteristico muschio – il polytrichium  - che inequivocabilmente attesta, con la sua presenza lì, che quella che sgorga è acqua di sorgente e che ha una elevata purezza.

La processione alla fonte è continua e davvero non so come quel signore, quindici anni fa, pensasse di poter facilmente privatizzarla e come non si aspettasse che gli sarebbe stato opposto un rifiuto.. E che rifiuto! Narrano, le persone che c’erano, che molti, giunti dal paese e dalle provincie vicine ed anche dalle regioni vicine, attesero nella radura l'arrivo della persona che intendeva circondare il luogo della fonte con i segni della proprietà e che tutte quelle persone attesero in compagnia di molti attrezzi tipici del lavoro di campagna, vanghe rastrelli  ed altro. La fonte rimase di tutti.  Devo dire che fa impressione e fa sorridere anche sentire una storia così, in questi nostri giorni in cui c'è la corsa a possedere l'acqua, a privatizzare questa come altri beni essenziali. Allora - quindici anni fa -  questa tendenza non era ancora così accelerata, però c'era nella gente la consapevolezza di un bene posseduto, e che bene! quella consapevolezza non dovrebbe andare perduta, proprio adesso!

Mentre ci si trova lì - ecco - tra persone mai conosciute prima, in attesa di riempire tanti recipienti, sgorgano, assieme all’acqua, anche i discorsi e tutti traggono in un certo qual modo origine da quella fonte, dal suo esserci e dal suo essere ancora a disposizione di tutti: quindi il discorso si fa politico e in varie direzioni e modi..E non c’è paragone dal fare discorsi politici chiusi in una sala piuttosto che farli qui, vicino a questa acqua, :-)) nella radura di alberi alti, da cui il sole filtra, nel silenzio, nel fresco, nella consapevolezza della natura intorno, della sua ricchezza, del bene che dobbiamo proteggere dall’avidita’..
germana pisa
19 luglio 2005

 

 Sciopero magistratura: livello massimo di allarme costituzionale

lo sciopero del terzo o primo dei tre poteri costituzionali di questo paese rappresenta di per sè non una indebita interferenza ma un allarme doloroso lanciato a questo paese per la tenuta del sistema democratico è tragicamente vero è come se una parte della struttura dello stato dichiarasse di scioperare alla propria funzione di pilastro, non solo dell'ordinamento giudiziario, ma di pilastro dell'intero ordinamento dello stato medesimoè come se la struttura dello stato urlasse al paese che il sistema democratico è già a rischio di tenuta è per questo che condivido l'iniziativa dello sciopero e ringrazio i magistrati italiani per aver preso la decisione di scioperare pur nella piena consapevolezza di dover adottare uno strumento di estrema ratio, denunciando la mancanza di un contrappeso costituzionale, ovvero denunciando che una dittatura della maggioranza, insinuatasi nelle maglie dei contrappesi istituzionali non adeguatamente coordinati con l'evoluzione verso il maggioritario del sistema elettorale e con le regole sull'istituto della fiducia che regola il funzionamento del Parlamento, rischia di attentare al principio dell'autonomia dei tre poteri costituzionali (estraggo gli elementi del seguito di questa comunicazione da un messaggio lanciato su una specifica mailing list; nell'ipotesi che questo estratto possa costituire infrazione alle regole vigenti sulla riservatezza, per quanto necessario, dichiaro fin d'ora la mia cosciente responsabilità a causa della gravità della situazione e della necessità di dare adeguata diffusione agli elementi d'informazione indispensabili per la consapevolezza,).
Si è tenuta ieri mattina a Roma una conferenza stampa nell'ambito del "Progetto per una giustizia accessibile, rapida, trasparente" con la partecipazione dei presidenti o segretari generali (delle associazioni che aderiscono all'iniziativa, e cioè MAGISTRATURA DEMOCRATICA, ARCI,ALTROCONSUMO, CITTADINANZATTIVA, FEDERCONSUMATORI, C.G.I.L.) il testo della presentazione che ha aperto la conferenza stampa

Roma, 11 luglio 2005
LA GIUSTIZIA è APPESA AD UN FILO: una metafora per dire che la giustizia è giunta ormai ad una svolta drammatica, ma anche un modo per segnalare che sta per spezzarsi il cavo che collega l'intero sistema informatico.
Presso la Procura di Torino, ufficio pilota e simbolo dell'informatica giudiziaria italiana, il sistema è prossimo al collasso: occorrono 45 minuti per iscrivere una notizia di reato e sei giorni perché gli avvocati possano
avere informazioni dal registro generale.  Difficoltà tecniche e carenze di personale stanno mettendo in ginocchio anche questo ufficio, tradizionalmente efficiente.
Niente male per un Ministro che ha fatto della lotta al "debito di giustizia" un obiettivo dichiarato. Dichiarato ma non perseguito, perché tutte le energie sono state spese per un obiettivo diverso e più importante: il conflitto quotidiano col Consiglio superiore e con la magistratura intera.
Un anno fa Magistratura democratica propose alle associazioni sindacali ed a quelle dei consumatori un progetto comune sulla giustizia. L'impossibilità di proseguire nei tentativi di dialogo con la politica e la debolezza del
confronto con l'avvocatura rendevano evidente la necessità di un mutamento di rotta per recuperare il punto di vista dei cittadini "attivi". Il programma di lavoro presentato nell'ottobre 2004 si è articolato attorno a quattro incontri tematici, che hanno esaminato lo stato delle cose, messo a fuoco i bisogni e le aspettative, sviluppato idee e possibili interventi per rendere la giustizia più vicina ai cittadini, più efficiente, più trasparante.
Tutto questo formerà un documento comune che presenteremo dopo l'estate e che si occuperà di alcuni snodi essenziali del servizio giustizia e delle iniziative che le istituzioni e i cittadini debbono affrontare per renderlo
migliore.
Ciò che sta accadendo, tuttavia, conduce ogni giorno di più quel servizio oltre il punto di rottura e sembra toglierci ogni possibilità d'azione.
La mancanza di idee positive è totale e ci pare, forse, più grave addirittura della drammatica mancanza di risorse. Le vicende della DGSIA (la direzione generale dell'informatica) sono oggi il simbolo di questa crisi politica. E' certo che l'innovazione tecnologia e la sua efficace applicazione sono gli strumenti attorno a cui costruire un servizio moderno e migliore, sono una necessità, come hanno dimostrato le iniziative e gli investimenti sul processo civile telematico.
Ebbene, dal febbraio scorso la DGSIA è priva di direttore generale e lo per è per una scelta consapevole del Ministro. La dr.ssa Rolleri è stata allontanata perché il Ministro ha preteso ad ogni costo che il direttore generale sia un non magistrato, scelta che contrasta con quanto prevede la legge istitutiva del sistema informatico della pubblica amministrazione (il riferimento è all'art.1 DPR 28 ottobre 1994, n.748 e successive modificazioni). La rigida posizione del Ministro è stata smentita da una decisione del TAR Lazio (n.8225/2004, depositata il primo settembre 2004) e, più di recente, da due pronunce della Corte dei Conti, che non ha registrato il decreto di nomina del nuovo direttore generale proprio per contrasto con la legge (ampia la motivazione della deliberazione n.10/2005/P depositata il 23 giugno 2005).  Il risultato dell'operato del Ministro è una situazione di stallo istituzionale e di delegittimazione della figura nominata.
La mancanza di un direttore generale sembra essere in una fase come questa altrettanto grave della mancanza di risorse economiche. Lo sbilancio nei fondi della DGSIA a giugno 2005 sfiora i 30 milioni di Euro, e rappresenta
il frutto di una crisi che si trascina ormai dal 2002, quando furono improvvisamente tagliati i fondi di cassa e ridotti gli stanziamenti. Ma ormai siamo al punto di rottura e non è più possibile per gli uffici operare in condizioni di emergenza perenne. Non soltanto  mancano le risorse per qualsiasi forma di investimento, ma mancano i fondi per l'assistenza e per i ricambi e per di più manca personale tecnico adeguato. In altre parole, non solo il Ministero non è più in grado di gestire lo sviluppo di iniziative che aveva definito centrali, come il processo telematico o il progetto per la valutazione dell'efficienza condotto con il C.S.M., ma non è più in grado di assicurare agli uffici giudiziari la funzionalità quotidiana: al di là dei disservizi gravissimi come quelli che si verificano anche a Torino, dobbiamo segnalare che il blocco di un solo server o di una rete locale in tempi brevissimi comporterebbero per gli uffici giudiziari di quella sede il blocco totale delle attività.
Alle difficoltà dell'informatica si somma la drammatica inadeguatezza del sistema statistico, non più in grado di fornire dati attendibili e di governare le informazioni necessarie per qualsiasi scelta strategica o gestionale. Non solo la Direzione generale non è stata in grado di fornire al Ministro e al Parlamento dati utili circa gli effetti delle
modifiche al regime di prescrizione, ma registriamo con preoccupazione la perdita di qualità del dato statistico e il formarsi di veri e propri "vuoti" di informazione, come quelli che riguardano l'intero distretto di Torino.

Purtroppo i pericoli non si esauriscono qui.
Presto mancheranno anche i magistrati. Essendosi intestardito a non assumere nuovi magistrati fino a che non fosse entrata in vigore la riforma dell'ordinamento giudiziario, il Ministro ha ritardato di oltre due anni i bandi di due concorsi che secondo la legge n.48/2001 avrebbero dovuto essere celebrati entro il 2003. Questo ritardo ed alcune valutazioni tecniche errate faranno si che il primo dei due concorsi non potrà concludersi prima del 2008, col risultato che per almeno 4-5 anni non sarà possibile avere ricambio negli organici di magistratura e fare fronte al prevedibile aumento dei pensionamenti, con grave danno per gli uffici giudiziari e per l'efficienza del sistema.
Già da oggi manca il personale amministrativo ed è mal distribuito. I livelli di scopertura in molti uffici sono elevatissimi, con punte che nelle aree del Nord sfiorano il 50%.  Basti dire che il Tribunale di Torino ha dovuto ridurre il numero delle udienze penali a causa della carenza di assistenti, con evidenti ricadute sulla durata dei processi. Un parte consistente del personale tecnico ha lasciato un'amministrazione priva di qualsiasi politica dell'innovazione. Il blocco dei programmi di riqualificazione ha aggravato la crisi del settore.
Manca una politica per la magistratura onoraria. Di proroga in proroga, con continue norme emergenziali (v. il d.l. n.115 del 30 giugno scorso)  il Ministro dimostra di non avere alcun progetto organico e la sua inerzia dà
spazio a proposte parlamentari diverse e contraddittorie che non trovano spazi politici e non hanno le necessarie risorse. A questo si aggiunga che il Ministro non è in grado di procedere alla revisione degli organici dei giudici di pace, che pure una delle leggi di proroga ha indicato come una priorità, e questo sta bloccando tutti i bandi di reclutamento in atto e impedendo al C.S.M. di sostituire i giudici di pace che lasciano l'incarico.
E' con grande preoccupazione che in questo anno di lavoro comune abbiamo visto la situazione deteriorarsi. A fronte della crisi drammatica appena sintetizzata non sembra certo possibile pensare che si dia finalmente
attuazione alla normativa istitutiva degli URP presso gli uffici giudiziari, né che si investa nell'accesso per i disabili negli uffici giudiziari o si istituiscano strutture per il controllo della qualità del servizio. I processi tornano ad allungare la propria durata e con le politiche attuali non si vedono possibilità concrete di inversione di rotta. Anzi, i nuovi interventi normativi, come quello sulla prescrizione, sembrano destinati ad aggravare le difficoltà dell'organizzazione del lavoro.
Non per questo il nostro lavoro ed il nostro progetto si fermeranno. Non possiamo rinunciare all'idea di ricucire i rapporti fra gli operatori, ristabilire un dialogo con i cittadini, intervenire perché i fondi non vengano sprecati, costruire insieme idee che possano trovare realizzazione.
Di fronte a politiche ideologiche e inefficienti i "cittadini attivi" nelle loro diverse realtà non possono rassegnarsi e vogliono farsi carico di un bisogno di giustizia che anche bisogno di uguaglianza, di rispetto dei diritti più deboli e, in fondo, bisogno di quella democrazia che la nostra Costituzione ha incarnato.

Luigi Marini
- 14 LUGLIO 2005

   
 

Possiamo dire che no...?

Possiamo onestamente dire che non ce l’aspettavamo? Direi di no. Forse la avevamo rimossa, ma era pur sempre in un angolo della nostra coscienza a tallonarci; questa paura sottile era li’, nascosta ed ora e’ uscita allo scoperto, facendoci lo sberleffo. Ciappete!! Dobbiamo farci i conti col folletto? Certo! Si tratta di vedere come. Forse rimuovendo questa paura? Non credo. Allora, guardandola in faccia? Forse. Cosa dobbiamo guardare in faccia? Il mostro in carne e ossa? Questo non è possibile..Neanche nelle migliori sedute di psicoanalisi capita che si materializzi molto facilmente; qui non possiamo pretenderlo. Pero’, in qualche modo, dobbiamo guardare in faccia il mostro folletto e allora dobbiamo trovare il sistema. Dobbiamo farci una ragione. Non e’ facile. ma proviamoci. Per esempio…Così come quando è inverno sappiamo che avremo freddo e quando è estate ci sarà l’afa, quando siamo in guerra sappiamo che puo’ capitare di morire o di rimanere seriamente feriti. Ma noi siamo in guerra? Si’, lo siamo. Yes we do! Possiamo farci qualcosa? Difficile. Pero’ siamo consapevoli ed è gia’ qualcosa. Spiace? Spiace pensare che un giorno potrei non tornare a casa o mio figlio potrebbe non tornare? Naturalmente. Immagino che questo sentimento sia molto presente nei cuori degli abitanti di Baghdad o di Falluja o di Kabul o di Ramadi ..o di Cecenia; noi dobbiamo abituarci.
gea
13 luglio 2005                                        nella foto: L'Urlo  di  Munch

   
 


Pòsto che questo non è l'unico mondo possibile
(..
e che sicuramente non e' il migliore possibile...)

Quel Famoso "Altro Mondo" che si vuole costruire oggi non e' un utopia o un sogno.
La vera Utopia, il sogno irrealizabile e' pensare che QUESTO MONDO sia sostenibile e possa ancora portare a un futuro.
Se non vogliamo vivere nel terrore della guerra infinita che genera terrorismo infinito, poverta', morte, Ecosuicidio ... sarebbe meglio iniziare a darsi da fare!!!
E non penso si tratti di essere "No Global", "comunista", etc... si tratta semplicemente di aprire gli occhi e utilizzare il cervello!!
Ciao
Fabio
 
"Quando nel mondo ci sono troppe cose che non vuoi vedere, e' il momento giusto per aprire gli occhi" (anonimo)
 " O non violenza o non esistenza. Se non vivremo insieme come fratelli, moriremo insieme come stolti" (M.L.King)

2 articoli dal Manifesto di oggi 13 luglio:

 
Una guerra proverbiale
«New York, Madrid, Londra: il terrorismo attacca di nuovo». Questo è stato il titolo principale di molti giornali del mondo, nell'edizione che ha informato sulle esplosioni che hanno scosso la capitale britannica. Coincidenza rivelatrice: non una riga sull'Afghanistan o sull'Iraq. I bombardamenti contro l'Afghanistan e contro l'Iraq non sono - e non continuano a essere - attentati terroristici, che nel caso dell'Iraq si ripetono un giorno dopo l'altro? Non è sempre, o quasi sempre, la classe lavoratrice a metterci i morti negli attentati e nelle guerre? Non meritano, le vittime di ogni espressione del disprezzo per la vita umana, lo stesso rispetto e la stessa compassione? Per non saper leggere né scrivere, non meno di tremila contadini sono stati fatti a pezzi dalle bombe che cercavano, senza incontrarlo, Bin Laden in terra afghana. E non meno di 25mila civili, molti dei quali donne e bambini, sono stati fatti a pezzi dalle bombe che cercavano, senza trovarle, le armi di distruzione di massa in Iraq, nonché per il bagno di sangue che l'occupazione straniera del paese continua a creare. Se fosse stato l'Iraq a invadere gli Stati uniti, un'anomalia cui nessuno pensa, in proporzione le vittime civili ammonterebbero a trecentomila nordamericani. I tuoni di un simile orrore avrebbero risuonato nei secoli. Invece, essendo i morti iracheni essi si sono trasformati rapidamente in un fatto normale.
 Nel 1776 la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati uniti affermò che tutti gli uomini nascono uguali, tuttavia pochi anni dopo la prima costituzione chiarì il concetto: essa stabilì che nel censimento della popolazione ciascun nero equivaleva a tre quinti di una persona. Quante parti o pezzetti di persona vale oggi un iracheno?
«Alcuni sono più uguali di altri» così si dice. E dicono: «verranno altri che ti faranno del bene». Il terrore di stato, fecondo padre di tutti i terrorismi, trova alibi perfetti nei terrorismi che genera. Sparge lacrime di coccodrillo ogniqualvolta la merda colpisce il ventilatore e finge innocenza di fronte alle conseguenze delle proprie azioni. Però non devono rammaricarsi i signori del mondo: le atrocità che commettono i fanatici e i pazzi, li offrono le giustificazioni e regalano l'impunità.
«Le bugie hanno le gambe corte»
E' chiaro a tutti: le bugie hanno gambe lunghissime. Tanto lunghe che corrono a una velocità molto superiore alle smentite degli stessi bugiardi.
Dopo aver urlato ai quattro venti che l'Iraq era un pericolo per l'umanità Bush e Blair ammisero pubblicamente che il paese che avevano invaso e annientato non possedeva armi di distruzione di massa. Nelle successive elezioni negli Stati uniti ed in Gran Bretagna il popolo li ricompensò rieleggendoli.
«Il crimine non paga»
Ora i proverbi non sanno ciò che dicono. Il mondo spende niente meno che 2.200 milioni di dollari al giorno - sì al giorno - nell'industria militare, industria della morte, e giorno dopo giorno la cifra sale e sale. Le guerre abbisognano di armi, le armi abbisognano di guerre e le guarre abbisognano di nemici.
Non c'è commercio più profittevole che l'assassinio praticato su scala industriale. La sua industria derivata, l'industria della paura, consacrata alla fabbricazione di nemici, è oggi come oggi la
fonte principale di guadagno delle imprese dedicate all'intrattenimento e alla comunicazione. A Hollywood non c'è più un film senza eplosioni, e i suoi sceneggiatori aggiungono paura alla paura: e se fosse poco il panico sulla terra, aggiungono minacce terroristiche importandole da altri pianeti.
L'industria militare ha bisogno di produrre paura per giustificare la sua esistenza. Un circuito perverso: il mondo diventa un mattatoio che diventa un manicomio che diventa un mattatotio che... L'iraq, paese bombardato, occupato, umiliato, è la scuola del crimine più attiva dei giorni nostri. I suoi invasori, che si definoscono liberatori, hanno montato lì il più prolifico vivaio di terroristi, che si alimenta con lo scoramento e con la disperazione.
«Dio aiuta chi si alza presto»
Si alza presto chi dirige la guerra? Si alzano presto i banchieri di successo? In realtà, il proverbio esorta gli umili lavoratori ad alzarsi presto, e proviene dai tempi in cui lavorare rendeva.
Ma nel mondo di oggi, il lavoro conta meno della spazzatura. Dei due motori del sistema universale di potere, questo sistema che ai tempi della mia infanzia si chiamava capitalismo, uno solo funziona. Lo stimolo della cupidigia è scomparso, almeno per i lavoratori. Ormai più nessuno ha la minima speranza di diventare ricco lavorando. Adesso i due motori sono la paura e la paura: paura di perdere l'impiego, paura di non trovare l'impiego, paura della fame, paura dell'abbandono.
I sindacati difendevano i lavoratori, in tempi che adesso sembrano preistorici. Le multinazionali più famose, Walmart e Mc Donald's, negano senza dissimulare minimamente il diritto operaio all'associazione e gettano per strada chiunque commetta l'audacia di tentare di farlo. Agli organismi internazionali che vigilano per i diritti umani, questa scandalosa violazione non li muove un capello; gli esempi si moltiplicano. L'indifferenza ai sindacati, o la loro semplice proibizione, inizia a essere normale. Il sindacalismo, frutto di due secoli di lotte operaie, è in crisi in tutto il mondo, come sono in crisi tutti gli strumenti di difesa collettiva e pacifica della gente che vive del proprio lavoro, e che ora - ciascuno abbandonato a se stesso - sopravvive costretta ad accettare, sì o sì, quello che gli imprenditori esigono: il doppio delle ore in cambio della metà del salario. I sindacati, indeboliti, perseguitati, possono aiutare ben poco, e dio sembra essere impegnato in altre cose. Il presidente Bush ha bisogno di lui notte e giorno: il suo progetto di conquista del pianeta è una missione divina, e dio guida ogni suo passo. Come comunicano? Via e-mail, via fax, per telefono o con la telepatia? Segreto di stato.
«Le armi le ricarica il diavolo»
Questo modo di dire non si fraintende. Dio non può essere tanto fottuto. Dev'essere il diavolo che carica le armi, o almeno le armi di distruzione di massa, quelle vere, quelle che l'Iraq non aveva, le stesse che stanno distruggendo il mondo: i bombardamenti pieni di falsità eseguiti dalle fabbriche dell'opinione pubblica; le armi chimiche della società del consumo, che rendono folle il clima e imputridiscono l'aria; i gas velenosi delle fabbriche della paura, che ci obbligano ad accettare l'inaccettabile e trasformano l'indegnità in fatalità del destino; la letale impunità dei serial killer elevata alla categoria dei capi di stato; e l'arma a doppio taglio delle grandi potenze che moltiplicano, ogni volta, povertà e discorsi contro la povertà, che nello stesso tempo vendono mine antiuomo e gambe di legno e che gettano missili dal cielo e contratti di ricostruzione sugli stessi paesi che annientano.
EDUARDO GALEANO
da 2Il Manifesto" - 13 luglio 2005

Io ho paura 
 Ho paura che tra il massacro di Falluja e quello di Londra ci sia un nesso. Ho paura di chi massacra la popolazione civile in Iraq, con le bombe o le autobomba. Ho paura di chi massacra i civili a New York, a Madrid, a Londra. O a Kabul. Ho paura di chi uccide e si uccide in nome di un dio ma ho paura anche di chi dice di farlo in nome del suo dio ma lo fa in nome del danaro o del petrolio. O per esportare la democrazia, la sua democrazia. Ho paura di chi giura che il suo modo di vita non sarà cambiato dagli attacchi nemici mentre io questo modo di vita vorrei cambiarlo a prescindere dal nemico. Chi è il nemico? Ho paura che non si debba guardare troppo lontano per individuarlo e una volta individuato, potremmo scoprire che assomiglia a quell'altro nemico che scorrazza in motocicletta nelle montagne tra l'Afghanistan e il Pakistan.
Ho paura che una buona parte della civiltà superiore che vogliamo difendere dalla barbarie sia già morta, a Guantanamo, ad Abu Graib, a San Foca.
Ho paura che per un palestinese nato in un campo profughi la speranza e la gioia siano sentimenti sconosciuti. Temo che il filo che divide la vita dalla morte, per lui sia troppo sottile.
Ho paura di chi pensa che prima vengono gli interessi del suo paese e poi quelli del pianeta Terra e per difendere il suo presente uccide il futuro, nostro e suo. Ho paura di chi dice che il nemico economico ha il muso giallo e il nemico sociale o religioso ha il muso nero, o la barba lunga, o il velo. Ho paura di chi ha la barba lunga o il velo e pensa che io sia il suo nemico. Ho paura che la guerra non sia scoppiata l'11 settembre ma che l'11 settembre il fronte si sia allargato fino al mio giardino.
Ho paura di chi pensa che usare il preservativo sia peccato e di chi impedisce a chi non l'ha usato di curarsi se non ha un conto in Svizzera. Ho paura di chi in Svizzera raccoglie i profitti dello sfruttamento selvaggio e guerrafondaio nelle miniere africane e di chi fa crescere il pil del 10% l'anno con il terrore, la semischiavitù, l'avvelenamento del pianeta.
Ho un sacco di paure con cui fatico a convivere ma che mi aiutano a non cedere all'assuefazione e a non aderire ad alcun esercito. Soprattutto, ho paura di chi non ha paura o dice di non averne e invita i suoi cittadini o i suoi lettori a non averne, anzi a continuare a consumare, affamare, sfruttare, ammazzare e inquinare come se nulla fosse successo. Ho paura di chi non fugge mai, di chi non si ritira mai, di chi non ci ripensa, di chi non ha il coraggio di disertare. Mi fanno paura perché pensano che questo sia l'unico mondo possibile e vorrebbero impedirci di provare a costruirne un altro.
Loris Campetti
da "Il Manifesto" - 13 luglio 2005

   
 

 Considerazioni sul Live 8 e sulla ipocrisia

«Ipocrita è chi rifiuta di applicare a se stesso il metro di giudizio che applica agli altri»
Il Vangelo
 
Si è marciato, cantato, fatta pubblicità in mondovisione contro il G8 di Gleneagles e a favore dei poveri della terra, con un dispiegamento di mezzi mediatici senza precedenti nella storia, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Domanda: perché? Risposta: perché l'intero impianto ideologico della protesta che Bob Geldof e soci hanno invocato è, al meglio, mistificatorio. Tuttavia è necessario, prima di giungere al succo della questione, soffermarsi su alcuni dati. Che qualcosa non stesse girando per il verso giusto in questo Live8 era già apparso evidente all'entrata sul palcoscenico londinese di William Gates III, più comunemente conosciuto come Bill.
Gates, controlla da solo una ricchezza superiore a quella prodotta singolarmente da centoventinove nazioni del nostro pianeta. Questo significa che centoventinove Paesi hanno oggi un Prodotto Interno Lordo inferiore al valore della Microsoft, che è di 46,5 miliardi di dollari, secondo le ultime stime. Dando una ulteriore occhiata ai dati mondiali del PIL, e rimanendo con alcune delle star del grande evento di beneficenza, salta agli occhi che Bono e gli U2 sono più ricchi del Burundi (778 milioni di dollari per gli irlandesi contro i 657 del PIL dello Stato africano), Elton John della Guinea Bissau (327 milioni di dollari contro 280), e Paul McCartney della Sierra Leone (1.416 contro 1.075). Ma questi personaggi li abbiamo tutti visti, quel sabato durante il più grande concerto della storia, impegnati a gridare 'basta' alla povertà nel mondo.

Qualcosa, di nuovo, stride. Mi si permetta ancora un'ultima iniezione di fatti, e stiamo su Bono e sulla sua band, gli U2: idolo rock, ma sempre più attivamente impegnato per la giustizia globale, sembra avere la capacità di sdoppiarsi nella maniera più sorprendente, vestendo, a seconda dei casi, i panni del paladino dei poveri della terra o quelli di 'falco' della finanza internazionale, senza peraltro vederne l'evidente contraddizione. Mentre Bono, e i suoi colleghi the Edge, Adam Clayton e Larry Mullen riempiono i teleschermi con appelli accorati alla compassione e alla sobrietà nel nome di una minor sperequazione della ricchezza, basta scorrere le pagine del Sunday Business Post, uno dei più autorevoli quotidiani finanziari irlandesi, o la Business Section del londinese The Independent, per ritrovarli intensamente coinvolti nel meno nobile gioco del grande capitale, con " un impero multimiliardario che va dall'edilizia all'abbigliamento, dall'high-tech ai media."  Bono in particolare viene definito "il più forte investitore della band" e un "Venture capitalist" che controlla almeno 19 aziende, e che come socio nel gruppo Eleveation Partners è coinvolto in una guerra commerciale a suon di miliardi per l'acquisizione della Eidos, produttrice britannica del computer game Lara Croft. Guerriero e pure vincitore, come nel caso della sua partecipazione a un altro gruppo, l'americana Burst.com, che di recente si è intascata 45 milioni di dollari a spese del suo compagno di palcoscenico Bill Gates.

E su Gates due parole ancora. Anche lui, che pur si impegna assieme alla moglie Melinda nella lodevole omonima fondazione a favore dei sofferenti del pianeta, sembra non scorgere alcuna incompatibilità fra quell'impegno e il lavoro accanito che la sua Microsoft porta avanti nella difesa dei diritti di proprietà intellettuale proprio a scapito dei Paesi più impoveriti, dove una esenzione dal rispetto di tali diritti significherebbe l'accesso all'istruzione e al lavoro per milioni di giovani altrimenti esclusi, come nei recenti casi delle Filippine o del Perù, i cui governi sono stati 'convinti' a legiferare contro l'interesse stesso dei propri studenti bloccando la produzione di software clonati a costo ridotto (peraltro specificamente prevista dalla clausola del Compulsory Licencing dell'Organizzazione Mondiale del Commercio). E va qui ricordato che la mancanza di istruzione e di formazione di grado superiore è la principale causa di sottosviluppo in tutti i Paesi del Terzo Mondo. Ma non solo.
Microsoft è membro preminente dell'International Chamber of Commerce, che è oggi la più potente lobby industriale del mondo, tenace sostenitrice proprio di quelle regole del commercio di cui Bob Geldof e soci chiedono a gran voce l'abolizione in quanto direttamente responsabili dell'impoverimento e della morte per fame di milioni di esseri umani.

Difficilmente in tempi recenti ci si è imbattuti in un caso cui meglio si adattano le parole di Cristo "Nessuno può servire a due padroni" (Mt. 6,24). Costoro ci stanno (consapevolmente?) ingannando, perché vorrebbero incrinare quei meccanismi generatori di ineguaglianze planetarie che proprio loro oliano ogni giorno con grande avidità. Questo è grave, ma vi è qualcosa di immensamente più grave, ed è che milioni di giovani, e di attivisti come noi, ci sono di nuovo cascati.

Proprio noi, tutti noi che inorridiamo di fronte alle tragedie del mondo e che affolliamo i concerti per l'Africa e le marce per la pace o che abbiamo inveito contro il G8, ci siamo fatti di nuovo convicere da queste Star ipocrite che basti girdare tutti insieme contro i potenti della terra ed essi cambieranno il mondo. Qui sta il punto dolente, quello su cui riflettere con urgenza.

Noi che puntiamo il dito contro otto uomini potenti, come se fossero i detentori della magica ricetta per un mondo più equo, dovremmo sapere che essi non lo sono. Chi ha in mano la chiave di svolta siamo noi, e cioè gli ottocento milioni di cittadini ricchi del pianeta il cui tenore e stile di vita pretende l'ottanta per cento delle risorse esistenti, ed è nella direzione di questi milioni di individui che l'immensa energia coalizzatasi attorno al Live8 doveva e dovrà agire, se veramente si vuole un mondo migliore. I Bush, Blair, Putin, Chirac, Berlusconi etc., sono certamente responsabili di scelte inique, ma che in misura non trascurabile gli sono imposte dal fatto che dovranno continuare a garantire a noi, a tutti noi, il consumo del 45% di tutta la carne e pesce del globo, del 58% dell'energia disponibile, del 74% delle risorse telefoniche, dell'84% di tutta la carta, dell'87% dei mezzi di trasporto e dell'86% dei beni di consumo in generale. In un mondo che sta esaurendo le risorse il loro compito è duro, perché noi queste cose le diamo per scontate ogni giorno.
E' vuota retorica e stridente ipocrisia voler vedere quegli otto capi di governo che si sono riuniti a Gleneagles come altrettanti odiosi ostacoli lungo la strada per un mondo senza fame né guerre né sfruttamenti. L'unico vero ostacolo è la nostra maggiore o minore disponibilità, come cittadini di un mondo arroccato nel privilegio, a pagare i prezzi che la giustizia globale ci chiederà: in termini di occupazione da perdere o da riconvertire, se vogliamo permettere ai 'loro' mercati di sbarcare qui da noi; in termini di abitudini alimentari da cambiare, se invece di nutrire la nostre vacche vogliamo nutrire i 'loro' bambini; in termini di rinunce al consumo, se le risorse non vanno più sottratte al Sud a prezzi irrisori; e in termini di minor uso di energia, se vogliamo veramente fermare le guerre per il petrolio o smettere di surriscaldare il pianeta.

Siamo disposti a pagare questi prezzi? Sarebbe auspicabile, ma rimane da vedere quali sono e quanti sono. Ciascuno di noi sarà chiamato a un sacrificio, dal magnate all'operaio, perché questo nostro mondo di privilegi rappresenta, serve e garantisce tutti noi, anche se in diversa misura, è ovvio. Ma il fatto di ottenere minor beneficio da esso (il caso dell'operaio) non è sinonimo di minor responsabilità, perché è fin risibile sostenere che una macchina così colossale si regga sulle esigenze di un nugolo minoritario di grandi ingordi; al contrario, essa si alimenta primariamente dei bisogni di milioni di piccoli ingordi, che assommati ne costituiscono l'impatto devastante; esattamente come nelle guerre, dove un singolo soldato non devasta come un bombardiere, ma un milione di soldati sono l'asse portante dell'impatto distruttivo.

In futuro, manifestazioni planetarie come il Live8 potranno forse ancora estorcere a otto uomini potenti qualche altra magra concessione a favore degli ultimi della terra, e salvare così qualche vita umana, anche molte se si vuole, ma sempre troppo poche rispetto al bisogno reale. Non ci inganniamo: l'atto risolutore e definitivo spetta a tutti noi, e siamo cento milioni di volte otto.                                                  

Paolo Barnard
Rai Educational
segnalato da Fabio Bovi
11 luglio 2005                                                       nella foto: il giornalista Paolo Barnard

   
 

 Un'altra barbarie sconvolge il mondo

Credo che sia doveroso - e me ne scuso per non averlo ancora fatto - stringerci in solidarietà alle vittime di un atto di questa portata: lo scempio e la barbarie sono le uniche caratteristiche di un attentato vile e vergognoso contro civili e persone innocenti. E personalmente sono vicino a tutti coloro che in questi ultimi giorni stanno cercando di mettersi in contatto con i propri familiari, amici e conoscenti, i propri cari che vivono a Londra, per avere da loro quelle notizie e avere da loro quelle risposte che ancora non hanno ricevuto e che confermino che siano ancora vivi, sopravvissuti a una strage di tale portata.
E', questo, un grave fatto che deve fare ulteriormente riflettere su quanto a livello
internazionale stia accadendo. La violenza efferata sconvolge il nostro pianeta tramite una guerra insana, insensata (ammesso che ci siano e ci siano state delle guerre sensate), vergognosa, dalle finalità puramente economiche, finanziarie e di dominio di terre libere e autodeterminate, per usufruire delle risorse di cui queste medesime dispongono. Credo che questo fatto, un ulteriore fatto di sangue, di morte e di terrore, come quello dell'11 marzo 2004, come quello dell'11 settembre 2001, debba far amaramente pensare a quei governi che concorrono con i propri eserciti all'occupazione militare di stati indipendenti. Credo che il terrorismo non sia solo analizzabile in senso univoco: terrorismo è ogni azione che destabilizza e che sconvolge una popolazione inerme e ne offende le proprie basi valoriali, vilipende i propri diritti e la propria dignità, la propria sicurezza sociale. L'attentato a Londra è atto terroristico infame e vergognoso, disumano, condannabile in modo indefesso e ripugnante; così come quello compiuto a Madrid alla stazione di Atocha, oppure a New York contro le Torri Gemelle. Ma che dire dei bombardamenti che si sono effettuati e ancora si effettuano contro città popolate da cittadine e cittadini innocenti: che dire dei bambini uccisi a Falluja, per esempio, come dimostrano testimonianze agghiaccianti e visibili, come quelle fotografie postate in diverse realtà informative alternative? Che dire delle persone affette da sindromi cancerogene causate dall'utilizzo di armi di distruzione di massa all'uranio impoverito, nei Balcani, in Bosnia, in Kosovo, in Serbia? Che dire delle persone che si sono trovate private dei propri diritti inalienabili e della propria libertà, vittime di angherie e di torture indicibili, nei campi di prigionia istituiti dalle forze di occupazione in Iraq e nelle varie parti del mondo, a Guantamano?  Sono anche queste vittime sconosciute all'opinione pubblica perchè i mezzi di informazione ne tacciono l'esistenza e perchè i media non presentano la vra barbarie che si palesa nella guerra voluta dalle potenze mondiali. Sono anche queste vittime di una strategia terroristica voluta e determinata da una guerra globale e permanente che deve ASSOLUTAMENTE CESSARE! Pena una ritorsione continua e una spirale di violenze e di atti barbarici che delibiteranno lo spirito razionale e umano utile e funzionale al proseguimento del progresso sociale e civile, funzionale alla convivenza. "L'assenza della ragione genera mostri", diceva Goya: e come non essere concordi soprattutto in questi momenti in cui l'interesse privato prevale sull'interesse generale, ossia anche il semplice interesse di poter sopravvivere come genere umano. I mostri sono coloro che con la violenza seminano terrore e tengono in ostaggio intere popolazioni, private del proprio diritto di partecipare al
progresso democratico e sociale internazionale.
Un amaro e triste saluto
Alessandro Rizzo
10 luglio 2005
                                                 Nell'immagine: Il sonno della ragione genera mostri
                                                                              di Francisco Goya

   
 

Gli imperdibili per una estate felice
 
Questa settimana vi segnaliamo l'ultima fatica letteraria di Sandro Bondi:
Sandro Bondi: "La civiltà dell'amore" Politica e potere al femminile
Edizioni Mondadori (ça va sens dire..)

 
Il Foglio:
Calderoli: “Via le truppe dall’Iraq”. Secondo il ministro leghista “tutto quello che
potevamo fare è stato fatto. Ora bisogna proporre all’Onu la discussione su un progressivo ritiro delle truppe. Anche perché l’Italia rappresenta il più probabile prossimo obiettivo dei terroristi”. Il ministro del Carroccio agli islamici moderati in Italia: “O ci aiutate a trovare i terroristi o vi mandiamo tutti a casa”. Firmato Calderoli, un campione della coalizione dei moderati...
banane & mazzette
9 luglio 2005
                                    vignetta di VAURO

   
   Ricordo di Ambrosoli, e dell'eversione in atto e della giustizia negata..

"...Chiedo scusa ad entrambi ad Elena C. a Giovanni  che ringrazio, ma non posso fare a meno di collegare tra loro i loro messaggi che faccio girare di seguito.

Chiedo scusa anche agli operatori della giustizia che mi permetto di coinvolgere, riportando anche il loro proclama di sciopero per il 14 luglio prossimo, magari semplificato per renderlo più comprensibile.")...

 

In questi tre elementi  che seguono sta la rappresentazione della gravità della giustizia negata nell'attuazione del piano eversivo in corso.

 Basta riunire le fila di un racconto che ci sta risucchiando, tra morti, porcherie, potere, denaro e degrado etico, sociale, economico , politico, democratico.

 

“Anna carissima...pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è

stata un' occasione unica di fare qualcosa per il Paese...far politica per il Paese e non per i partiti...solo nell'interesse del Paese, creandomi ovviamente solo nemici...Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare...dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori in cui noi abbiamo creduto...” ( Ambrosoli , magistrato ucciso)

 

Sindona, un potere forte, un banchiere che si omicida, che muore portando con sè il segreto per cui Andreotti, "assolto dal 1980 in poi", lo celebrava come il salvatore della lira.

Altri morti eccellenti , nessun suicida (!),come il banchiere Calvi e altri eroi come il giudice Alessandrini.

 La "scoperta" della PDUE ed un processo risibile che non vuole scoprire quasi nulla di un progetto golpista , ma solo affermare l'esistenza ambigua di un patto oscuro e minaccioso verso il paese, che rimane non indagato e non sanzionato dalla democrazia, fra persone potenti e noti esponenti dell'informazione quotidiana.

 Favorita e promossa dal consociativismo politico, l'ascesa dell'unto-del-signore, dell'"inviato del destino" al potere mediatico, determinante per la sua affermazione politica e per il consolidamento di una immensa concentrazione di potere di fatto nella struttura economica del paese.

Inviato di chi ? Processi di mafia nei dintorni e non solo.

 

Il mutuo scambio di potere tra le politiche emergenti. La novità forza-italia , oggi probabilmente la giovane-italia, che consolida un programma devastante attraverso l'azione dialettica e concertata con guastatori  assoldati, appartenenti alla forza più dichiaratamente eversiva e più violentemente populista e rozza dell'egoismo politico, senza etica e senza cultura pubblica.

 

Nonostante l'appello di Ciampi,  l'informazione/formazione negata che non riesce "a tenere la schiena diritta".

Ma la Gabanelli ?

Si mette il paese sull'orlo dell'abisso economico-sociale.In condizione di non poter reagire per mancanza di mezzi di sopravvivenza quotidiana

Si mira, con la riforma in corso di approvazione definitiva, alla paralisi definitiva e alla sottomissione del potere giudiziario.

 

Si attenta allo svolgimento regolare dell'azione di tutela dell'ordine democratico attraverso, l'attività di centri di controllo poliziesco e probabilmente paramilitare, ben occultati , ma ramificati fin chissà dove.

Si partecipa ad un conflitto militare in spregio al dettato costituzionale e si negozia probabilmente una sorta di non belligeranza contrabbandata con la consegna di armi

 

Si finge di ignorare e di subire da parte di uno stato estero sul territorio dello Stato, sottraendolo alla sovranità del nostro paese, il sequestro di persona coperta se mai dal principio del diritto di asilo.

 

Si tenta di realizzare un regime di Corte Marziale sottratto alla  magistratura ordinaria, col pretesto della riforma del codice penale militare, applicato persino all'attività di soccorso umanitario (quello vero!) e all'attività d'informazione in un tempo "costituzionale" di pace, al di fuori del teatro di guerra.

Si mira  al cannoneggiamento dell'equilibrio dei poteri posto a fondamento strutturale nella Costituzione del nostro stato, col pretesto della riforma costituzionale.

Si mira alla definitiva eliminazione del controllo democratico attraverso la negazione dell'informazione/formazione, col pretesto della legge sulla RAI.

 

Qualcuno ha ancora dei dubbi ?

Perchè questa maggioranza pur avendo esplicitamente perso il consenso, prosegue come una presenza deforme, inarrestabile  e minacciosa ,  come fosse portatrice di un oscuro disegno, molto preciso ed articolato, deciso chissà dove e chissà da chi , che deve essere portato a termine ?

 E come inquadrare il nuovo libro su Ambrosoli, nell'editoria dell'ambiguità, nell'ambito di uno stato confessionale, in assoluto contrasto con altrettanti eroismi ,unico argine alla devastazione e alla solitudine, al servizio non della confessione ma dell'etica vissuta, inconciliabile con l'esercizio macchiavellico del potere ?

Nell'ambito di un confessionalismo non-concordato, che sta rivelando una dimensione di forza riconquistata dopo la caduta apparente di cinquant'anni di dominio ufficiale democristiano, tutto sommato simile alla democrazia?

  1  

From: "R. Giovanni": oggetto: presentazione libro Ambrosoli
 
Caro Giovanni,

ti comunico che il mio libro IL CASO AMBROSOLI, MAFIA, AFFARI, POLITICApubblicato dalle Edizioni San Paolo, sarà presentato a Milano, presso ilCircolo della Stampa, MARTEDI' 12 LUGLIO alle ore 18, nel 26° anniversario della morte di questo grande milanese servitore dello Stato.

Oltre a me, saranno presenti Umberto e Annalori Ambrosoli, figlio e mogliedi Giorgio, insieme al professor Marco Vitale, mentre si attende l'adesione di Piercamillo Davigo e del giornalista Maurizio De Luca.

Appena avrò ulteriori notizie te le trasmetterò.

Intanto ti ringrazio se vorrai far conoscere l'iniziativa dove ti è

possibile. A presto. Tuo

Renzo A.

 Giro l'annuncio della presentazione di un nuovo libro sul caso

Ambrosoli.. .............

Testimoniano come poco di nuovo ci sia sotto il sole italico: stesse pressioni della politica su chi indaga, stesse collusioni tra malaffare,  mafia e politica,  stessi poteri forti, Vaticano compreso  e.... il gobbo d'Italia. Troverete un estratto del programmadi Licio Gelli per l'Italia, e la giustizia: Sembra la riforma del centro destra. Troverete le solite collusioni trasversali destra e sinistra, governo e opposizione. Opposizione?

 Vi sarò grato se sparerete in giro il più possibile questa notizia.

 R. Giovanni

2

From: elena c.

indagine "polizia segreta": c'era pure quattrocchi...e la massoneria..e andreotti...
genova - dipartimento studi strategici antiterrorismo. si chiamava così la 'polizia' parallela nel settore della lotta al terrorismo creata per riceve fondi da organizzazioni nazionali e internazionali.

la digos della questura di genova, nelle prime ore di stamani, ha compiuto oltre 25 perquisizioni in nove regioni italiane (liguria, piemonte, lombardia, emilia romagna, toscana, lazio, molise, sicilia e sardegna). decine sono gli indagati tra gli appartenenti alla stessa polizia di stato, ai carabinieri, alla guardia di finanza ed alla polizia penitenziaria. due persone, non appartenenti alle forze dell'ordine ma già note alle cronache, sono state finora arrestate.

si chiamano gaetano saya e roberto sindoca, ambedue noti già alle cronache per aver guidato l'organizzazione "destra nazionale", che ereditò la sigla da almirante. saya, ex massone, fu anche teste d'accusa al processo andreotti. considerato vicino ai servizi segreti deviati, ha spesso millantato i suoi rapporti con il sismi. il reato contestato è quello di associazione per delinquere finalizzata all'usurpazione di funzioni pubbliche in materia di prevenzione e repressione dei reati. in sostanza, gli inquirenti ritengono che lo scopo dei capi dell'organizzazione fosse quello di usufruire di finanziamenti da parte di organismi nazionali e internazionali. molti degli appartenenti alle forze dell'ordine coinvolti avrebbero aderito in buonafede a questa sorta di servizio segreto truffaldino.

il sedicente dipartimento avrebbe anche effettuato controlli negli aeroporti, senza particolari effetti. alcuni suoi componenti avevano accesso diretto al centro di elaborazione dati del ministero dell'interno.

il settimanale "news" ha recentemente scritto che a questa organizzazione apparteneva anche fabrizio quattrocchi, la guardia del corpo uccisa in iraq. la notizia non è stata confermata dagli inquirenti.

Elena C.

3 IL CDC DELL'ANM 

PROCLAMA

LO SCIOPERO DEI MAGISTRATI ITALIANI

PER IL 14 LUGLIO 2005

 Il Parlamento sta stringendo i tempi per approvare la riforma dell'ordinamento della giustizia senza consentire alcuna discussione nè dentro, nè fuori dalle assemblee parlamentari. Non è stato possibile minimamente includere gli argomenti che incidono realmente sullo svolgimento e sulla durata dei processi.

La discussione è stata sostituita in quattro anni da maxi-emendamenti presentati all'ultimo momento, da operazioni di impedimento della discussione, da voti di fiducia , da riduzione dei tempi di esame e di dibattito.

Per l'approvazione al Senato il dibattito è stato bloccato in "otto ore di lavori".

 Non sono stati esaminati gli aspetti di incostituzionalità e di ingestibilità segnalati dall'Associazione e dalla cultura giuridica. 

Non si è tenuto conto dei rilievi formulati dal Presidente della Repubblica nel suo messaggio alle Camere.

E' stato respinto, oltre a quelli presentati dall'opposizione, anche un emendamento che proveniva da esponenti della stessa maggioranza e che rispondeva ad uno dei rilievi del Capo dello Stato.

 L'ANM

Esprime la fortissima preoccupazione per una così grave rottura degli equilibri costituzionali.

 Ribadisce la propria ferma contrarietà ad una pessima legge che, al di là degli intenti chiaramente punitivi dei suoi promotori, non risolve uno solo dei problemi che affliggono la giustizia, nessun beneficio porterà ai cittadini ed anzi provocherà gravissime e immediate disfunzioni nell'organizzazione giudiziaria. IL COMITATO DIRETTIVO CENTRALE
all'esito dell'assemblea nazionale svoltasi oggi 25 giugno con la partecipazione di oltre trecento magistrati  in rappresentanza di tutte le sedi giudiziarie italiane,

 PROCLAMA

l'astensione dall'attività giudiziaria per il giorno 14 luglio 2005

(N.B. :La prima parte del testo di ANM è stata riassunta con un testo semplificato.

La seconda parte in corsivo riporta invece fedelmente il testo originale.)

rino sanna
               nella foto:Giorgio Ambrosoli

   
 

Un asteroide nel nostro futuro

Sembra che un certo numero di scienziati (ho udito nel contesto di una trasmissione scientifica, a radio 24)  non ritenga così improbabile la collisione della Terra con un asteroide; non ho capito a quando pensino di collocare il possibile evento..tuttavia questo pensiero, un qualche richiamo con la recente incursione armata spaziale contro la cometa ce lo deve avere.

Mentre attendiamo, si fa per dire, questo incontro asteroide-terra, quaggiù ci si addestra intensamente e in vari modi a sfoltire il numero di cittadini del pianeta che potranno essere eventualmente colpiti un domani dal visitatore celeste in picchiata.

Tuttavia, a fronte di questa minaccia segnalata dagli scienziati più sinceri e che non temono l’impopolarità ne’ l’accusa di seminare il panico nella folla già violententemente e giornalmente sottoposta a stress.., non mancano, per loro bocca, le buone notizie per il futuro. Per esempio questa: cominciando a conoscere  abbastanza approfonditamente il meccanismo delle cellule del corpo e la loro tendenza costante al suicidio –mi pare il fenomeno si chiami apoptosi - si ipotizza di trarre spunto per così dire da questo meccanismo per – un domani – arrivare a sostituire via via le cellule morenti con altre sane; tanto da ipotizzare che si potrà rinnovare il corpo finchè si vorrà e, magari, permettere all’uomo di vivere anche fino a mille anni!..Naturalmente, se ci sarà ancora una Terra che potrà ospitare questi corpi longevi e particolarmente desiderosi di continuare a soggiornare in questa valle di lacrime......
germana pisa

8 luglio 2005

   
 

SMS
passa-parola della società civile indignata

Sempre più spesso capita che notizie ci raggiungano sul telefonino con un sms e che, dal telefonino personale, partano per raggiungere quello di altri possessori di telefonino, i quali a loro volta, con veloci passaggi , allertano telefonini, in una catena senza fine.
Se questo fatto avveniva assai di rado, fino a qualche mese fa, ora si e fatto più
frequente e càpita allora che, d’improvviso, vibri il cellulare e noi, curiosi, leggiamo il messaggio ricevuto, con un poco di stupore.. ma non molto, perchè, ormai, non ci si stupisce che notizie di politica, di attivismo sociale ci giungano così. Capita allora che, ad esempio, la mattina del 6 luglio 2005 il telefonino vibri e noi leggiamo: ”Inizio Cirielli calendarizzata giovedì mattina; nel vivo, settimana prossima Rivoluzionari civili di tutto il mondo, unitevi!"...
ciottolo
6 giugno 2005

   
   L'Argentina volta pagina

Una buona notizia proviene dall'Argentina. Le leggi che hanno permesso
l'impunità agli esecutori e ai mandanti dei crimini commessi nel periodo
intercorrente tra il 1976 e il 1983, il periodo della dittatura sanguinaria e
repressiva argentina, sono state abrogate: in particolare la legge del Punto
final, che prevedeva un termine di 60 giorni oltre il quale non sarebbe stato
più possibile procedere contro coloro che avevano commesso crimini efferati
contro l'umanità; e la legge Obbedienza, secondo la quale, da come viene inteso
in modo chiaro dalla titolazione, non si poteva procedere contro i militari e
iquadri intermedi perchè eseguirono fedelmente le direttive criminali delle
autorità.
Le leggi erano state fortemente proposte dal Presidente Raul Alfonsin nel 1986 e furono approvate per porre una soluzione ingiusta e un rimedio illegittimo alle torture, ai genocidi, alle deportazioni di massa e agli occultamenti di cadaveri di oppositori al regime, commessi durante il regime.
Il presidente Menem, in piena ondata di revisionismo falangista e di peronismo mafioso e corporativo, destabilizzante il quadro unitario e civile sociale delle istituzioni argentine, appena uscite da anni di oppressione e di reazione, volle addirittura liberare i militari che si trovavano nelle carceri, colpevoli dei più efferati atti contro i diritti umani.
Ricordiamo con dolore e con terrore, come cittadinanza democratica e antifascista mondiale, le azioni che quotidianamente venivano perpetrate dagli aguzzini di una dittatura infame e vergognosa. Tra i crimini più eclatanti non si può non considerare l'uccisione di donne, le quali, sequestrate mentre erano in stato di gravidanza, venivano uccise dalle milizie del regime dopo aver partorito, mentre il neonato veniva consegnato alle famiglie dei collaborazionisti. Ricordiamo - anche, le migliaia di persone che venivano gettate ancora vive dall'aereo nelle acque oceaniche; ricordiamo le tante adozioni, a cui non si dette corso operativo, in quanto furono ostacolate dalle autorità, tramite la falsificazione di documenti e atti notarili. Sparivano nel nulla centinaia di cittadine e di cittadini, giovani, anziani, madri di famiglia, oppositori e non oppositori palesi al regime, per l'efferatezza e la follia omicida di una dittatura violenta, al fine di incutere quel terrore e quella paura nelle coscienze civili, quel senso di smarrimento assoluto e quel sentimento di frustrazione e di impotenza di fronte alla disarmante scelleratezza sanguinaria di boia e di freddi e cinici teorici della repressione. Ma la Corte Suprema argentina ha pronunciato l'illegittimità delle leggi che non permisero per i familiari delle vittime del criminale disegno reazionario e totalitario argentino di avere giustizia e di rivendicare la memoria e la dignità civile e sociale delle persone care, che furono uccise dalla furia belluina di una delle dittature maggiormente brutali e disumane. Finalmente l'Argentina potrà piangere i propri concittadini senza il senso ottenebrante dell'impotenza di fronte al cinismo calcolatore di un'autorità, che non compie il fine per cui è preposta, ossia compiere la giustizia, fonte di coesione sociale e fonte di reale armonizzazione democratica. La pacificazione non avviene rimuovendo il passato e amnistiando impunemente le efferatezze e gli errori immani che un popolo ha commesso nel passato di uno stato: la pacificazione avviene quando la memoria diviene ricchezza e patrimonio civico per proseguire con fermezza e costanza sulla strada del progresso e del superamento cosciente delle nefandezze e dei crimini, commessi in modo irrazionale e barbaro dai propri predecessori. La giustizia e la verità sono gli unici componenti che possono condurre al raggiungimento di questi obiettivi e di queste finalità.
Nessuno si è opposto, se non la volontà organizzativa di movimenti e associazioni, ormai di fama internazionale, come "Le madri della Plaza de Majo", contro la non concessione dell'estradizione, da parte delle autorità argentine, di loschi e criminali individui, generali dell'esercito, o, espressioni dell'autorità governativa dittatoriale, che violarono gli elementari diritti umani di cittadine e di cittadini di altri stati, come la Spagna o come l'Italia. Il 6 dicembre 2000, in Italia, per quanto riguarda il nostro Paese, otto militari vennero condannati in contumacia per la scomparsa di cittadini italiani durante la dittatura, ma ottenendo - poi - risposta negativa dell'Argentina riguardo la concessione dovuta di una loro estradizione.
Non solo: gli Stati Uniti “giustizialisti della notte” non hanno accusato il governo argentino di non assicurare il giusto corso della giustizia nel proporre leggi che amnistiassero impunemente i crimini efferati commessi nel passato, in quanto essi stessi erano stati gli "addestratori" dei torturatori e dei signori del regime sanguinario.
La nuova disposizione giurisdizionale emessa dalla Corte permette di aprire una nuova frontiera nel percorso verso la giustizia: se l'alta autorità ordinamentale, preposta a garantire la legittimità degli atti e a garantire il rispetto dei diritti costituzionali e internazionali in terra argentina, non avesse dichiarato tramite sentenza l'illegittimità di queste leggi della vergogna, come considerate giustamente dall'opinione pubblica nel corso degli ultimi anni, i 30.000 desaparecidos non avrebbero potuto essere rivendicati nella memoria storica e nella propria dignità civile e umana, calpestate barabaramente dagli aguzzini del regime e annientate una seconda volta da una legislazione connivente con gli interessi di impunità dei teorici della repressione. I militari finora giustiziati e processati, nonchè incarcerati, sono inferiori in numero rispetto ai crimini commessi lungo il periodo della dittatura infame: quelli arrestati, infine, o sono stati liberati grazie alle leggi di Menem, improntate alla rivalutazione storica della dittatura criminale, oppure incarcerati in celle d'oro, tenute e gestite da coloro che erano sottoposti alle loro direttive, sotto il regime, quindi passibili ancora di un certo “timor reverentialis” nei loro confronti. Molti mandanti delle gravi violazioni dei diritti umani in Argentina, per causa dell'avanzata età, sono stati beneficiati da permessi, da licenze e da leggi di scarcerizzazione o di commutazione della pena dalla detenzione agli arresti domiciliari.
L'Argentina volta pagina e la pagina che si volta è una pagina che chiude un capitolo storico all'insegna dell'oblio e della cosidetta ipocrita "pacificazione nazionale", dove i criminali di una dittatura vengono considerati non colpevoli  e non perseguibili in giudizio. Una strada, è questa, che permette di riporre in discussione la storia e di strumentalizzarla, creando inconsapevolezza nelle coscienze civili e creando i presupposti per una lettura revisionista a favore dei poteri forti, che tentano quotidianamente di sovvertire le basi delle conquiste democratiche: conquiste che sono temporanee e che devono essere difese in modo indefesso e assoluto dalla popolazione e dalla cittadinanza. L'Argentina può, finalmente, sperare di non piangere ancora.

Alessandro Rizzo
                                                     nella foto: desaparecidos
                                                                          le madri di plaza de majo
   
  L ' i n f o r m a z i o n e  n e g a t a
   
   
  I l  d o c u m e n t o
   
 

L'IRAP, il TFR e lo sciopero dei Trasporti

La modifica introdotta dall'ultima finanziaria, con la quale si riduce il trattamento di malattia per i lavoratori del trasporto pubblico (che oggi, 15 luglio 2005, sciopera) probabilmente si inquadra in un progetto molto più grande di attacco al sistema sociale italiano.
Non bisogna dimenticare che questo Ministero, come gli altri entro i quali si stanno
operando manovre di sconvolgimento della struttura istituzionale, è stato affidato dall'unto del signore alla leva prepotente esercitata dal partito più dichiaratamente
eversivo.
La manovra guidata da questo partito viene presentata come se fosse subita dalle altre componenti pur più forti della compagine di governo. Ma dopo le sceneggiate dei distinguo a scopo puramente elettorale, il gruppo si ricompatta in una costante
dichiarazione di fiducia.
La propaganda di riduzione delle tasse e la mancata copertura per la riduzione dell'IRAP, confrontata con la procedura di rientro appena imposta dall'Europa, impongono un minimo di manovre di facciata. Così prosegue l'operazione per gettare il TFR in pasto alla speculazione finanziaria del mercato di borsa, mentre la salvaguardia del TFR sta nel suo trasferimento ad una gestione speciale dentro
l'INPS !
Ma qual'è il ruolo nella vicenda che intendono esercitare i sindacati confederali?
Dopo la legge Biagi, quale sarà l'atteggiamento della sinistra senza programmi, alla
ricerca di una candidatura, nel caso di alternativa alle prossime elezioni politiche?
Quale il riflesso sociale  a breve e a medio-lungo termine nel sistema paese?
Traggo direttamente dal link 
http://www.trasporti.rdbcub.it/

TRATTAMENTO DI MALATTIA ED INFORTUNIO NON SUL LAVORO
(Applicato a tutto il personale autoferro)
- Per i primi 3 giorni l’azienda corrisponderà il 100% della "retribuzione normale nazionale" che esclude tutte le voci aziendali, applicando il divisore 30 per il calcolo della retribuzione giornaliera;
- dal 4° al 20° giorno l’INPS corrisponderà il 50% della "retribuzione normale
nazionale", utilizzando il divisore 26;
- dal 21° al 180° giorno l’INPS corrisponderà il 66,6% della "retribuzione normale
nazionale", utilizzando il divisore 26;
- nei periodi retribuiti dall’INPS non verranno conteggiate le domeniche ed i festivi
anche se cadenti in giornate di servizio;
- il trattamento peggiorativo verrà applicato anche ai periodi di malattia ed
infortunio iniziati prima del 1° luglio 2005 e proseguiti oltre tale data.

Per valutare il progetto complessivo basta proseguire la lettura dell'allegato, andando a scoprire come subito dopo veniva invece stipulato il rinnovo del contratto dei dirigenti dei Servizi Pubblici Locali con una notevole disparità di trattamento, basata sulla stipula di un'apposita polizza assicurativa privata a favore degli stessi dirigenti.

Poche considerazioni:
1) Si riduce una tutela sociale fondamentale conquistata e pagata nell'evoluzione
della democrazia economica del paese a costo di lotte e di sacrifici di tutta la società
italiana.
2) Si aumenta il divario fra le posizioni professionali, cui si fa intenzionalmente
corrispondere  un diverso riconoscimento soprattutto economico, rafforzando un'idea di privilegio di classe di appartenenza, che speravamo destinata a
scomparire.
3) Quando è ormai assodato che è necessario separare la previdenza
dall'assistenza (per salvaguardare l'INPS dall'indebita spogliazione continuata per cinquant'anni a favore della pace sociale e del sostegno all'impresa privata, spesso
priva di buona fede) si sposta l'indirizzo di politica socio-economica.
Dalla solidarietà della struttura pubblica, all'offerta ai poteri forti della finanza
privata,  di una vertiginosa  nuova fonte di speculazione.
4) I tempi tecnici non sono occasionali, ma si ricollegano (come tutto il resto,
rappresentato dall'eversione istituzionale e normativa) ad un vero e proprio piano  di stravolgimento dei fondamenti della convivenza in questo paese, costati decenni di mediazioni e di composizioni dei conflitti, di sacrifici di risparmio delle categorie
sociali della solidarietà.
5) Probabilmente, aperta la prima breccia, il progetto imporrà di estendere le
stesse modalità anche al resto del mercato del lavoro pubblico e privato .
6) L'occasione potrebbe verificarsi con la prossima finanziaria 2006.
La manovra di annullamento del pagamento dell'indennità di malattia e l'eventuale trasferimento del business nell'ambito della finanza privata assicurativa
consentirebbe di chiudere il cerchio con altri numerosi problemi sul tavolo
A) la soluzione al problema di copertura della riduzione dell'IRAP attraverso il
reperimento di risorse indirette 
B) la riduzione dei costi per l'impresa, ennesimo beneficio regalato al padrone
imprenditore neghittoso e indolente
C) la riduzione del costo improprio fino ad ora caricato indebitamente alla
previdenza dell'INPS , senza sostituirlo con un corrispondente impegno solidale
della società a garanzia della retribuzione in caso di malattia e infortunio
D) l'annullamento progressivo e ormai già molto avanzato della funzione del
sindacato a difesa dei diritti del lavoro.

SE CONTEMPORANEAMENTE SI IMMAGINA CHE PROSEGUA ANCHE L'AZIONE CONCOMITANTE SUL FRONTE DELLA PROGRESSIVA RIDUZIONE DELLE PRESTAZIONI SANITARIE A CARICO DEL SISTEMA SANITARIO, ORMAI REGIONALE PIU' CHE NAZIONALE, SI PUO' DARE IL GIUSTO PESO ALL'IMPATTO CHE QUESTO PROGETTO AVRA' NELLA STRUTTURA SOCIO ECONOMICA DEL PAESE ITALIA.QUESTO SPIEGA PERCHE' UNA MAGGIORANZA ORMAI DISCONOSCIUTA DAL VOTO POPOLARE VUOLE RIMANERE AD UTILIZZARE LE ULTIME ORE DI UNA LEGISLATURA LETTERALMENTE DISASTROSA E DEVASTANTE.QUESTO SPIEGA PERCHE' IL DISASTRO ECONOMICO CHE DIPENDE IN GRAN PARTE DAL RIFIUTO AD INTRAPRENDERE , PERDURA PROBABILMENTE FINTANTO CHE LE NUOVE REGOLE DEL GIOCO NON SIANO STATE IMPOSTATE.QUESTO SPIEGA PERCHE' SI POSSA PENSARE CHE QUALCUN ALTRO ABBIA INTERESSE CHE IL GOVERNO RETTO DALL'UNTO DEL SIGNORE INDUGI TRA UN DISASTRO NAZIONALE  E UNA SCONFITTA INTERNAZIONALE, PERFINO MILITARE, SULL'ORLO DI UN PERICOLO IMMINENTE DI ATTENTATO TERRORISTICO.NELLO STESO DISEGNO SI INQUADRA IL PROGETTO DEL TRASFERIMENTO DEL TFR AI FONDI PENSIONE E NON SOLO.
rino sanna
15 luglio 2005

 

 La Sentenza: Dell'Utri "tramite tra mafia e Berlusconi"

Mentre si realizza il piano dellaLoggia Massonica P2 sulla giustizia (la riforma e' stat agia approvata al senato e passera' alla camera), vengono rese note le motivazioni della sentenza su Dell'Utri.
Ma si sa'... questi giudici "comunisti" che continuano ancora oggi a paralare di Mafia sono dei "malati mentali" e presto non avranno piu' modo di ledere a nessun Mafioso (chicca: nella riforma della giustiza c'e' anche un articolettto che impedisce al giudice Caselli di asssumere l'incarico di capo antimafia).

Non credo che le motivazioni dlela sentenza di Dell'Utri saranno dffuse e spiegate nei nostri mezzi di disinformazione (gli stessi che hanno fatto credere a tutti gli italiani che Andreatti sia innocente!! HiHi ) quindi o pensato di spedirvele!!
L'articolo l'ho preso da La repubblica ON-LINE, nella versione cartacea questa'articolo non c'e'. L'articolo cartaceo a pag 13 di Repubblica NON SOTTILINEA cosi' chiaramente il ruolo di TRAMITE tra la mafia e Berlusconi.... chissa' perche'????
Fabio Bovi
 
"Ordinamento giudiziario: le modifiche più urgenti investono: la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati; la normativa per l'accesso in carriera (esami psico-attitudinali preliminari)... Responsabilità del Guardasigilli verso il Parlamento sull'operato del Pm... Riforma dell'ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati... Separare le carriere requirente e giudicante" (dal "Piano di rinascita democratica" di Licio Gelli, ritrovato nel 1982 nel doppiofondo della valigia della figlia Maria Grazia).

"Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa" (Licio Gelli intervistato da "Repubblica", 28 settembre 2003). 
Le motivazioni con cui il fondatore di Forza Italia è stato condannato a 9 anni per associazione mafiosa Dell'Utri, la sentenza dei giudici "Tramite tra mafia e Berlusconi" "Consapevole e volontario contributo al rafforzamento di Cosa nostra"

 ROMA - La sentenza della condanna di Marcello Dell'Utri, esponente di spicco di Forza Italia, non usa mezzi termini. Per i giudici il comportamento tenuto dal senatore forzista "ha rafforzato Cosa nostra" e la sua condotta è è stata quella "di tramite tra gli interessi della mafia e quelli di Berlusconi". Su questo punto ruotano le motivazioni delle sentenza con la quale i giudici del tribunale di Palermo hanno inflitto lo scorso dicembre nove anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa a Marcello Dell'Utri.
Il collegio scrive che "la pluralità dell'attività posta in essere da Dell'Utri, per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l'altro offerta l'opportunità, sempre con la mediazione di Dell'Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell'economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici".
Le motivazioni (1.768 pagine) sono state depositate oggi dai giudici della seconda sezione del tribunale presieduta da Leonardo Guarnotta (giudici estensori Gabriella Di Marco e Giuseppe Sgadari). A sette mesi e due giorni dalla lettura del dispositivo di sentenza nell'aula bunker del carcere di Pagliarelli, il collegio ricostruisce il dibattimento, in cui sono stati raccolti elementi probatori che hanno consentito di far luce su diversi episodi tra cui la posizione assunta dal parlamentare "nei confronti di esponenti di Cosa nostra, sui contatti diretti e personali con alcuni di essi (Bontate, Teresi, oltre a Mangano e Cinà), sul suo ruolo di costante mediazione tra Cosa Nostra e gli ambienti imprenditoriali e finanziari milanesi con particolare riguardo al gruppo Fininvest".
Il senatore in una nota dice che "da una sommaria lettura della sentenza, mi sembra di poter affermare che nonostante sette mesi impiegati dal Tribunale per scrivere le motivazioni, non si è andati oltre un acritico accoglimento delle tesi accusatorie. Tutta la mia vita di formazione, di famiglia e di lavoro - aggiunge - dimostra il contrario di ciò che vorrebbero provare 1.800 pagine inutilmente ripetitive".
I giudici spiegano in 18 capitoli delle motivazioni che l'indagine dibattimentale ha avuto come oggetto fatti, episodi e avvenimenti svolti nell'arco di quasi un trentennio, e cioè dai primissimi anni Settanta sino alla fine del '98, quando il dibattimento era in corso da circa un anno, e ha esplorato le condotte tenute da Dell'Utri e dal coimputato Gaetano Cinà, anche lui condannato lo scorso dicembre.
E' stato analizzato l'evolversi della carriera di Dell'Utri: da giovane laureato in giurisprudenza "a modesto ma ambizioso impiegato di un istituto di credito di un piccolo paese della provincia di Palermo" e a collaboratore "dell'amico Silvio Berlusconi (sirena al cui richiamo non aveva saputo resistere rinunciando ad un sicuro posto in banca e allontanandosi definitivamente dalla natia Palermo)". Poi ad amministratore di una impresa in stato di decozione, del gruppo facente capo a Filippo Alberto Rapisarda "con il quale ha intrattenuto, per sua stessa ammissione, un rapporto di amore-odio".
E ancora: ideatore e creatore "della fortunata concessionaria di pubblicità Publitalia, polmone finanziario della Fininvest", organizzatore "del nascente movimento politico denominato Forza Italia", e deputato nazionale nel 1996, parlamentare europeo nel 1999 e, infine, senatore nel 2001.
Il collegio si sofferma sulla "funzione di 'garanzia'" svolta nei confronti di Silvio Berlusconi, il quale temeva che i suoi familiari fossero oggetto di sequestri di persona, adoperandosi per l'assunzione di Vittorio Mangano presso la villa di Arcore dello stesso Berlusconi, quale "responsabilè e non come mero stalliere, pur conoscendo lo spessore delinquenziale dello stesso Mangano sin dai tempi di Palermo (e, anzi, proprio per tale sua qualità), ottenendo l'avallo compiaciuto di Stefano Bontate e Girolamo Teresi, all'epoca due degli uomini d'onore più importanti di Cosa nostra a Palermo".
Il Tribunale ritiene, infine, che il pentito Giovanni Brusca non abbia voluto fornire "uno spontaneo e leale contributo all'accertamento della verità, sostanzialmente cercando di consegnare alle parti processuali elementi di valutazione nell'uno e nell'altro senso, evitando di accusare direttamente l'imputato, pur indicando parecchi dati utili al pm, aiutando la difesa ma alzando pericolosamente il tiro molto in alto, alludendo pesantemente a contatti diretti tra Mangano e Berlusconi nel 1994 ed indiretti tra quest'ultimo ed amici del boss di Porta Nuova".
Il collegio conclude dicendo: "Non è dato sapere quale sia stato il motivo di questo atteggiamento del collaborante; sta di fatto che il Collegio, a fronte di tutte le risultanze probatorie acquisite, non ritiene di poter considerare le dichiarazioni di Giovanni Brusca come un valido ed affidabile contributo alle tesi in difesa del senatore Marcello Dell'Utri".

segnalato da Fabio Bovi
- 14 luglio 2005

immagine: copertina del libro "L'onore di Dell'Utri" - ed. Kaos
a cura della Procura della Repubblica di Palermo. Direzione Distrettuale Antimafia

 

   
 

La lettera da Bari di Roberto Signorini, a commento della manifestazione Mare Aperto
da poco conclusa.

 "Come promesso ti scrivo alcune riflessioni sull'incontro Mare aperto. Idee
per aprire le frontiere e chiudere i Cpt, svoltosi a Bari l'11 luglio.
 La televisione di regime (RAI Tre) di lunedì sera ore 19 e 19.30 (notiziario
nazionale e notiziario regionale Puglia) ha stravolto il senso dell'incontro
sia "bilanciandolo" con un uguale spazio dedicato alla visita pelosa
compiuta a scopo di disturbo da Gabriella Carlucci (Forza Italia) e da tre
suoi colleghi parlamentari neofascisti al cpt di Bari Palese, sia ignorando
gli interventi e le proposte effettivamente fatti a Mare aperto e
limitandosi a far parlare fuori sala tre presidenti di regione di cui ha
isolato toni più "morbidi" sui Cpt, sia infine intervistando a Roma come
rinforzo un parlamentare della Margherita favorevole ai Cpt. Se questo è il
resoconto dei manipolatori giornalistico-televisivi (e mi riferisco ai meno
impresentabili, perché quelli di Berlusconi e famiglia non li considero
neppure), del tutto diverso è invece ciò che ha scritto, in modo nel
complesso equilibrato, Il Manifesto, che sicuramente avrai letto.
 Anche questo quotidiano, però, tende a mettere troppo presto da parte la
contraddizione a mio avviso fondamentale che ha attraversato tutto
l'incontro. Nel suo intervento introduttivo Nichi Vendola ha stigmatizzato
con chiarezza e in modo reciso il nucleo di illegittimità e
incostituzionalità del Cpt, ossia la detenzione in assenza di reato e senza
diritti di difesa. Purtroppo, però, non ha messo al centro del suo discorso
l'analisi storica dell'origine di questa gravissima violazione, cioè la
legge Turco-Napolitano e la sua natura di risposta culturalmente subalterna
e impaurita alle campagne per la "sicurezza" condotte alla fine degli anni
Novanta da una destra sempre più aggressiva. Ora, diversi fra i
rappresentanti regionali (di appartenenza DS o Margherita), pur portando la
propria approvazione alla proposta di Vendola di abolire i Cpt, hanno però
cercato esplicitamente di stendere un velo assolutorio sulla
Turco-Napolitano e di scaricare sulla sola Bossi-Fini la responsabilità del
sistema di segregazione degli immigrati che essa ha certamente perfezionato,
ma il cui nucleo di gravissima violazione del diritto ha trovato già pronto
per l'uso; e questa assoluzione è stata sostenuta in nome della necessità di
"evitare polemiche", di "essere costruttivi", di "andare avanti". Altri
rappresentanti regionali si sono implicitamente differenziati da questa
posizione portando precise proposte di "idee per aprire le frontiere", ma
anch'essi hanno eluso l'esame critico della politica migratoria fin qui
condotta dal centrosinistra.
In sostanza, la componente istituzionale dei partecipanti a Mare aperto non
ha espresso alcuna capacità di ripensamento sostanziale del fatto che la
vergogna dei Cpt nasce dal degrado culturale e politico della sinistra, cioè
(a) dalla sua abdicazione (in nome dell'ideologia della "fine delle
ideologie") ad ogni principio etico-politico, perfino a quelli fondamentali
dell'illuminismo, e (b) dalla sua perdita di memoria storica, dalla sua
incapacità di riconoscere il pericolo autoritario, fascista e razzista come
costante della nostra storia. Su questa discriminante ideale è stato netto,
anche se pacato, il dissenso dei rappresentanti di movimenti e associazioni
antirazzisti, la cui adesione alla proposta di chiusura dei Cpt nasce dalla
persuasione, esplicitamente dichiarata, che tale chiusura è una necessità
etico-politica con profonde radici e non solo un atto contingente del
conflitto parlamentare fra opposizione e maggioranza. Il mancato confronto
su questo ineludibile nodo problematico si avverte nel documento finale.
In questa dinamica contraddittoria, Nichi Vendola si pone come mediatore fra
le due posizioni che ho sommariamente descritto, confidando nella propria
passione e autorevolezza personale, grazie anche alla personalizzazione
della politica imposta in Italia sul modello statunitense attraverso il
sistema elettorale maggioritario. Ma questa mediazione rischia di comportare
la riduzione di quello che potrebbe essere un reale dibattito, capace di
mettere in crisi e in moto le coscienze, ad una rappresentazione controllata
e prevalentemente spettacolare, pensata per essere offerta a mezzi di
comunicazione che, peraltro, nel rappresentarla a loro volta la distorcono
sostanzialmente perché controllati dalla destra (v. sopra).
 E qui vengo a una seconda e ultima riflessione. A Mare aperto hanno potuto
dire la loro da una parte rappresentanti istituzionali e dall'altra
rappresentanti di movimenti e associazioni. La presenza degli immigrati,
cioè di protagonisti che, come ha sottolineato Vendola, continuamente si
rischia di dimenticare, si è limitata alla simbolica e prevista, seppure
appassionata e incisiva, testimonianza di un cittadino pakistano sulla
propria odissea tra i soprusi e gli abusi dei campi di detenzione libici e
dei Cpt italiani. Quanto poi alla presenza di cittadini qualsiasi, non
inquadrati in alcun organismo istituzionale o extraistituzionale, essa non
era neanche prevista e quindi non ha avuto alcuna possibilità di esprimersi.
Eppure proprio su questo, oltre che sulla partecipazione attiva degli
immigrati, bisognerebbe interrogarsi profondamente. Credono i rappresentanti
istituzionali, anche i meglio intenzionati e i più politicamente motivati,
nonché i rappresentanti di movimenti e associazioni più assidui e
determinati contro i Cpt, che all'obiettivo della chiusura di questi si
possa arrivare senza coinvolgere i milioni di cittadini a cui fa appello la
propaganda razzista della destra, abilissima nello sfruttare ogni deficienza
e ogni fallimento della sinistra? Credono essi che in Italia ci sia solo una
immensa palude di "gente", pura massa di manovra per i media e per i loro
tecnici della manipolazione? E che quindi il dibattito su una questione come
quella dei Cpt, e quindi del razzismo, dei diritti, della cittadinanza ecc.,
possa restare oggetto di conflitti e di mediazioni interni al rapporto fra
rappresentanti istituzionali di centrosinistra e rappresentanti di movimenti
e associazioni, a loro volta in rapporti di mediazione o di conflitto con la
maggioranza di governo? Si può pensare che su questioni così fondamentali e
universali la maggior parte dei cittadini siano previsti solo come
spettatori di una rappresentazione, per quanto significativa?
Io credo ovviamente che non debba essere così. Una lunga (anche se poco
meditata) esperienza insegna che i cittadini, quando non sono "gente"
imbonita e abbrutita dalla manipolazione mediatica, oppure resa gretta dalla
costrizione a difendere solo interessi individuali, sono capaci di forti
motivazioni ideali e di fattive mobilitazioni, purché siano chiaramente in
gioco interessi davvero universali e solidamente fondati. La mancanza di
principi e l'opportunismo che per lo più contraddistinguono la "sinistra"
attuale, il suo culto dell'esistente e del potere qualunque esso sia, la sua
ossessione per il risultato immediato a scapito di qualsiasi obiettivo di
lunga distanza, hanno aperto la strada a tutte le peggiori regressioni
culturali, di cui la volgarità del razzismo leghista e neofascista, e la
miseria dell'aziendalismo e del neoliberismo sono solo le manifestazioni più
sfacciate ed evidenti. Ma le persone reali che rendono complessa e
suscettibile di cambiamento una società non sono soltanto grumi di egoismo e
di ottusità disponibili per la manipolazione. Nei momenti importanti e sulle
questioni davvero fondamentali si rivelano molto più ricche di quanto
credano gli specialisti della politica e dei media: si pensi solo alla
capillare diffusione del movimento contro la guerra che solo due anni fa è
riuscito a scavalcare le ipocrisie e il cinismo dei partiti del
centrosinistra, così come il servilismo di stampa e televisione, anche se
poi la sua incapacità a tradursi in nuove forme di rappresentanza ha
consentito il ritorno dei mestieranti della politica e dell'"informazione"
al loro tradizionale e miope opportunismo senza principi.
Non è un caso se a Mare aperto Nichi Vendola ha riscosso i maggiori consensi
proprio appellandosi all'utopia come a una forma di realismo, e al valore
non contrattabile dei diritti individuali spesso dimenticati dalla sinistra.
Ma se si è, giustamente, utopisti e attenti ai diritti della persona,
bisogna allora avere fiducia nell'intelligenza e nella volontà di
cambiamento delle persone, facendo appello alla capacità di ciascuna di
mettere in discussione l'esistente in nome di quei diritti. Il movimento per
la chiusura dei Cpt e in generale per pensare una politica dell'accoglienza,
di cui Mare aperto è stato una rappresentazione parziale, deve diventare un
movimento delle stesse dimensioni di quello contro la guerra, e con
motivazioni altrettanto profonde. Non va sottovalutato il fatto che in
Italia non ci sono solo i leghisti, i forzanovisti e i delinquenti da
stadio, ma molte persone che non ne possono più di doversi vergognare
davanti ai morti dei naufragi, davanti alle deportazioni, davanti ai
pestaggi nei Cpt, davanti alle code nelle questure, davanti al lavoro
schiavistico, davanti a persone come loro ridotte ad accattoni, davanti alla
logica circolare della guerra contro il terrorismo e del terrorismo contro
la guerra. Si deve avere la lungimiranza di credere che c'è una larga area
potenziale di consenso all'idea di una nuova cittadinanza allargata, a
un'idea di sicurezza come sicurezza dei diritti di tutti e non solo della
proprietà del singolo isolato nella sua paura. Queste esigenze hanno trovato
espressione in parecchi interventi di Mare aperto e costituiscono quindi un
patrimonio che non si deve disperdere, ma deve diventare cultura e anche
programma elettorale e di governo."
Roberto Signorini
12 luglio 2005

   
  R e c e n s i o n i
   
 

"Di nessuna chiesa"
di Giulio Giorello

"Uno spettro si aggira per l'Europa: il relativismo, cioè il dogma che non c'è nessun dogma. Chierici e laici hanno stretto una santa alleanza in nome dei nostri valori e delle nostre radici. Forse non sanno che dietro quel fantasma c'è il corpo dell'individuo, la libertà della ricerca, le garanzie dei diritti e la stessa genuinità della fede. Tutto cancellato se vince il progetto dei teo-con? Affatto, se il laico ha non solo la volontà di reagire ma anche la forza di attaccare. Non questa o quella chiesa, ma la "presunzione di infallibilità" che può viziare qualsiasi istituzione o comunità, compresa quella degli anticlericali. Essere laico vuol dire non solo esercitare l'arte del sospetto ma anche agire per una solidarietà che non ha bisogno di un fondamento."
...dalla presentazione...
"Di nessuna chiesa"  -  Raffaello Cortina editore  -  www.raffaellocortina.it  -  prima edizione 2005
note sull'Autore:
Giulio Giorello, editorialista del "Corriere della Sera, insegna Filosofia della scienza all'Università degli Studi di Milano. Per Raffaello Cortina editore ha già pubblicato: Prometeo, Ulisse, Gilgames (2004)

 

"Il Pretino" 
di Marco De Poli

Si legge d’un sorso questo stupefacente romanzo di Marco De Poli: romanzo breve e denso, emozionante, in cui si narra la storia di Giacomo, il pretino appunto; ma- certo! un pretino singolare, come singolare – del resto – è la genesi della scrittura di questo testo. Fu circa trent’anni fa, nei giorni tumultuosi e inconsueti dell’avvicendarsi drammatico e rapido di tre papi che, trovandosi a Roma, l’Autore una notte sognò una storia che, destatosi, scrisse (privilegio di pochi autori questo, del sogno, affascinante suggeritore dall’inconscio, ma non fatto inconsueto e con esempi illustri nella storia della letteratura..)
Il Pretino vinse il premio Citta’ di Modena 1987, per il miglior romanzo inedito di un
giovane autore italiano ma poi, per diversi motivi, non fu mai pubblicato; fino ad oggi... e rivelandosi, oggi, attuale e stimolante. Come dice la presentazione: “ ..viene ora pubblicato senza sostanziali modifiche perchè ha conservato l’attualità e gli interrogativi legati ai grandi periodi di trasformazione storica ancora in corso..riflesso delle contraddizioni e delle lotte interiori dei singoli individui..”
Un caldo consiglio alla lettura di questo romanzo breve, carico di storia, di suspense e
di passione…
germana pisa
26 luglio 2005
Il Pretino – editore Yema  -  www.yema.bizyema@yema.biz
Prima edizione, aprile 2005
note sull'Autore:Marco De Poli (1948) milanese- è giornalista e regista. Dal 1980 ha realizzato oltre duecento documentari, reportage e servizi televisivi sui problemi dello sviluppo in America Latina, Africa, Asia e Medio Oriente.

   

I Diari di "Qui appunti dal presente"
"Al Tuwani, Palestina, 16 febbraio

 Questa mattina, con Joannes e Sally, sono andato vicino a Tuba con alcuni pastori del posto: ieri mattina un colono li aveva scacciati dai pascoli. Nello stesso momento Monica e Diane erano con altri pastori di Al Tuwani a circa cinquecento metri in linea d’aria da noi, nella frazione di Karruba (un gruppo di quattro grotte abbandonato dagli abitanti palestinesi sette anni fa per le violenze dei coloni). Verso le 11 due coloni sono usciti dal bosco dove si trova l’avamposto e uno ha sparato un colpo di fucile verso Monica, Diane e i pastori, per fortuna senza colpire nessuno. L’altro si è avvicinato a loro urlando. Monica e Diane ci hanno chiamato chiedendo aiuto. Noi abbiamo telefonato alla polizia e ci siamo incamminati per raggiungerle. Eravamo a circa duecento metri da loro quando due coloni ci sono venuti addosso correndo. Ho alzato le mani e, in inglese, ho detto: "Shalom, voi non avete bisogno di picchiarci, né noi di essere picchiati". Mi è arrivato un pugno in bocca. Poi i due si sono buttati su Joannes, che aveva la videocamera in mano e la macchina fotografica a tracolla, cercando di prendergliele. Joannes ha passato la videocamera a me, io l’ho lanciata a Sally, lei l’ha rilanciata a me, finché sono riuscito a correre a nasconderla in un cespuglio, a una ventina di metri di distanza. Intanto un colono si sfogava a pugni, ed esibendo persino un calcio rotante alla Van Damme, su Joannes, che subiva senza reagire. Quando sono arrivato si è avvicinato a me. L’ho guardato negli occhi (azzurri) dicendogli: "Potete vivere qui senza fare violenza a chi già ci vive". Una gomitata in bocca. "Voi vivete lì, i palestinesi là; perché non potete vivere vicini?" Un pugno su un occhio, poi un calcio vicino alla tempia sinistra. "Perché ci picchiate? Non fa bene né a voi né a noi." Un calcio al petto e uno, mancato, alle parti intime. Poi se ne sono andati. Uno di loro, adesso in stato d’arresto, portandosi via la macchina fotografica di Joannes che, dopo il pestaggio, era steso per terra in stato confusionale.

Bolzano, 24 febbraio

 Da ieri Joannes Steger [vedi Logan da Al Tuwani, 16 febbraio] è ricoverato all’ospedale di Bolzano, dove gli è stata chiusa la bocca e fissata la mandibola per le fratture subite nell’aggressione. Rimangono una lesione alla retina e lo stato di amnesia su quanto gli è accaduto."

Vijayawada, India, 10 gennaio

Sono arrivata a Vijayawada (Andhra Pradesh) venerdì sera, 7 gennaio, e ieri, domenica, sono andata a Manginapudi e Peddapatnam, nel golfo del Bengala. Ho fatto una camminata lungo il mare per rendermi conto della situazione dopo lo tsunami. Sulla nostra bella e amata spiaggia di Manginapudi, dove abbiamo iniziato l’avventura "Care & Share" nel 1991, non c’è praticamente più nulla: detriti e reti arrotolate e impigliate. I nuovi piccoli edifici ‘balneari’ sono tutti distrutti. Lì sono morte travolte dalle onde cinquanta persone. Per prevenire le infezioni è stata sparsa della polvere bianca.
La spiaggia è sovrastata dal faro costruito dai britannici oltre un secolo fa. È il punto più alto della costa, quindi il meno colpito. Già il 19 novembre 1977 c’era stato un maremoto, di cui in Italia non abbiamo mai saputo niente, ed erano morte circa cinquantamila persone; il che contribuisce a spiegare perché la popolazione della costa sia ancora così povera. Il villaggio vero e proprio si trova all’altezza del faro in fondo a una lunga spiaggia di sabbia. Le onde sono salite verso il faro, ma il villaggio si è salvato. Le capanne dei pescatori ‘nomadi’, invece, sono andate quasi tutte distrutte.
Gli uomini della zona sono quasi tutti pescatori di mestiere, oppure lavorano nelle saline adiacenti alla laguna subito dietro l’abitato. Le onde hanno spinto le barche sino ai margini del villaggio, e molte sono andate perdute, come sono andate perdute tutte le reti. Ieri dei carri tirati da buoi portavano le barche, o quel che ne restava, sino al mare trascinandole pian piano nella sabbia. Pare che le onde non siano arrivate dappertutto con la stessa violenza, ma più o meno intense a seconda del fondale in prossimità della riva.
Carol Faison

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

dal n. 2 della rivista "Qui appunti dal presente" - www.quiappuntidalpresente.it

per collaborare: massimoparizzi@tin.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   
  L'  i n t e r v i s t a
   
   
“Indietro tutta”: un libro che analizza l'Italia decadente di oggi

Lorenzo Lobina è un giovane manager e da sempre ha lavorato nell’ambito aziendale. Ha scritto un libro: "Indietro tutta" -con prefazione dell’onorevole Oliviero Diliberto-, definibile come testo di educazione civica ma visto con gli occhi dell’attento analizzatore della modernità, di questa decadenza tutta italiana, in un teatro di illegalità diffusa, di precarietà giovanile e di soprusi e vassallaggi carrieristici. Lorenzo ha voluto sfidare il sistema e presentare con coerenza e determinatezza il suo nuovo testo di un giovane che non vuole definirsi intellettuale, ma ricercare delle vie di uscita dalla grave situazione.

Iniziamo con il titolo: perché "Indietro tutta". E’ un’espressione del linguaggio veristico, ma quale messaggio vuole dare al lettore?

Indietro tutta è un’espressione volgare della navigazione. E’ una provocazione: a me e a noi non piace la situazione attuale. Per questo occorre cercare soluzioni e proposte nuove ai fattori negativi. Da Indietro tutta dobbiamo dire avanti tutta. Il titolo è di richiamo: concepisce la necessità di fermarli perché non ne possiamo più! E’ una riflessione sui mali oscuri.

Possiamo parlare del libro come analisi a tutto tondo di un’Italia decadente, come l’ha definita Tranfaglia nel suo testo sulla transizione italiana?

L’Italia si trova in forte decadenza ed è in preda a un’oscura fase di discesa cronica. Non abbiamo speranze di cambiamento e Berlusconi è al governo, ponendo coperchi sulle pentole contenenti le gravi affermazioni di Bossi e di Calderoli. Il capo dello Stato ricorre alla Corte Costituzionale per richiamare l’interpretazione della norma costituzionale sulla concessione della grazia. Bisogna riflettere davanti tutto questo: le falsità circa l’addebito della crisi a una situazione economica congiunturale, fenomeno di malcostume carrieristico e inconcepibile gestione privata e confessionale dello stato. Esiste uno stato straniero che ingerisce nelle questioni del nostro Paese. La Chiesa si è talmente impegnata sul tema della fecondazione assistita: ma se questo impegno fosse stato garantito per questioni sociali e di lotta alla criminalità, sarebbe stato meglio, concependo, con questa mia affermazione, l’importante ruolo che la Chiesa potrebbe avere in questo ambito. Ma esiste un altro aspetto che occorre sottolineare, ultimo nel libro, ma non ultimo per importanza: il problema dei giovani. Esiste forte precarietà e lo Statuto dei lavoratori viene schiacciato insieme all’articolo 18. I giovani sono schiavi delle agenzie interinali che lucrano su assunzioni aziendali. E’, questa, una situazione disastrata: non si può chiedere mutui per la casa, non si possono fare figli, non si può mettere famiglia. I giovani, poi, sono affascinati dal modello del "guadagno facile" e non sono neanche imprenditori di sé stessi: sono in uno stadio di crisi tenebrosa, di apatia, lontananza dalla politica e dalla partecipazione alle manifestazioni.

Jus singolare, impunità per i potenti, competizione di stampo darwniniano sociale, conflitti d’interesse, mancanza di separazione tra i poteri: come riuscire a risolvere una situazione da fine impero bizantino e ci sono delle possibili ricette?

Non voglio ricette finali ma, bensì, cerco solo di collaborare con il mio libro, di sfidare il sistema. L’analisi deve proseguire, in parte deve ancora essere scritta, in quanto occorre risvegliare le coscienze. Dobbiamo rifondare un modello, partendo da una rivoluzione culturale che, poi, diventi politica, sociale. Prima bisogna affrontare e comprendere questa tappa. Io rappresento nel libro i giovani, dato non irrilevante, che sono portatori di freschezza mentale, di idee nuove, hanno forza propositiva, trascurata dal mondo della politica. La classe dirigente non è giovane e, per questo, spesso fallisce perché inconcludente. Io ho rilevato di persona questo dato di fatto: quando facevo politica militante gli altri non capivano la mia forza propositiva.

Il carrierismo, che tu descrivi nel libro, è possibile identificarlo come fenomeno strutturale del costume italiano, a livello storico e sociale?

L’aspetto più bieco del carrierismo è il vassallaggio, esercitato in modo inconsapevole senza alcuna considerazione. Questo è un fenomeno non puramente italiano nella sua origine, ma, bensì, statunitense con forte connotazione italica, possiamo dire. Il principio è quello della "mors tua, vita mea". Il malcostume carrieristico non è solo circoscritto nel mondo aziendale, ma si trova anche in politica, nelle associazioni, Le radici di questo fenomeno sono forti e presenti in diverse componenti. E’ nella struttura della cultura italiana, soprattutto quella politica.

Indietro tutta è un libro che lancia un monito ai tuoi coetanei, ossia la popolazione giovanile in prevalenza, ad aprire gli occhi"e a reagire a una situazione insostenibile e precaria per loro medesimi?

Non esiste un target di riferimento nel libro, perché sarebbe discriminatorio. Il libro è indirizzato certo ai giovani ma, per giovani, si intende anche chi possiede una cultura giovanile. Voglio favorire il riscatto e lo sviluppo giovanile, non concependo una rivoluzione di stampo "giovanile"m in quanto perdente in qualità ma anche in quantità. Ci sono giovani sonnolenti che possono trovare sostegno nella generazione meno giovane ma con cultura giovanile.

In Italia tu consideri mancanti figure politiche della statura di Enrico Berlinguer, intransigenti sui principi e proponitori di alternative: come ovviare questa poderosa lacuna? Riportare in essere la formazione politica dei giovani, con le scuole di partito? O costruire una classe dirigente onesta e dialogante?

Gli attributi di onestà e di capacità di dialogo sono riscontrabili in molte classi dirigenti. La funzionalità di ricambio deve concepire che dove il giovane è escluso il modello di riferimento è perdente, perché privo di possibilità di sviluppo. Le scuole di partito potrebbero essere una buon canale di formazione alla politica del giovane: ma esistono ancora? I partiti devono aprirsi ai nuovi talenti presenti nella società. La necessità è diventato l’unico sbocco della propria vita: molti ragazzi hanno dovuto soccombere al più forte anche non credendoci. Dobbiamo pensare in politica a una riforma istituzionale e del sistema partitico: nessuna accumulazione di cariche. La superbia e l’avidità non hanno favorito il ricambio.

La democrazia deve essere difesa quotidianamente perché non è un bene assoluto? Le conquiste sociali come possono essere difese dal cittadino disarmato e vessato da ingiustizie, prevaricazioni e soprusi?

Churchill diceva che la democrazia è la peggior cosa. E’ un principio buono. Gli attacchi in atto dalla maggioranza sono tipici del peggior stato fascista. Sono attacchi forti e la democrazia è in pericolo: è quella reale a esserlo, non quella formale. Il problema non è lo stato, ma la classe dirigente che non garantisce questo. Esiste una mancanza di coscienza democratica in senso reale: il Nord convive e sopravvive con un Sud afflitto. Non è la formalità a essere messa in pericolo, le elezioni vengono fatte, ma, bensì, la sostanzialità a esserlo: le tangenti esistono ancora.

"Indietro tutta" può diventare un testo di educazione civica, in un panorama didattico dove lo studio dei principi democratici delle istituzioni, dell’educazione alla legalità e alle fondamenta dello stato di diritto?

Può essere un testo di educazione civica ma visto e letto con gli occhi della quotidianità. Non sono un intellettuale, né voglio esserlo. Non voglio essere additato come intellettuale perché ho scritto un libro: sono scorporato da questa definizione. Abbiamo bisogno di chi pensa e di chi si rivolge al raggiungimento del risultato, non restando solamente nel mondo delle intenzioni. Bisogna coniugare l’intelletto con un’azione programmatica attenta e organica.

Il tuo libro propone un cambiamento radicale sia nell’etica politica dirigente, sia nelle regole, sia nell’etica imprenditoriale: l’Europa cosa può fare a riguardo e può proporre questo cambiamento riformatore contro l’inerzia storica di un Paese conservatore e offeso nella propria base di convivenza civile e sociale?

La questione dell’Europa viene affrontata marginalmente. La globalizzazione è figlia delle multinazionali. Il nostro è un Paese che già fornisce un centro di analisi attenta. L’Europa rientra perfettamente in questa visione particolare. Per affrontare il tema importante bisogna avere delle conoscenze particolari: in questo libro tratto questioni dirette e personali, con un inquadramento di un’idea concreta della realtà, non intellettuale. Dobbiamo andare avanti tutta.

Intervista a cura di Alessandro Rizzo

Nell'immagine Andy Warhol - Banane

Il libro: "Indietro tutta"
autore: Lorenzo Lobina
Edizioni Italia Press
127 pagine
10,00 €

   
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