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domenica, 02 ottobre 2005
 

  Per inviare articoli o messaggi: lombardia@megachip.info
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  • Palestina, terra negata- incontro a Milano l'11 ottobre
    allo spazio Oberdan - collaborazione Provincia di Milano
    Terres des hommes 
    'Come la mosca nel bicchiere'
    - spettacolo teatrale a Milano giovedi' 13 ottobre  ore 9,30 - promosso da 'Libera' 
    'Brandelli d'Italia'
     - Chimienti editore - a giorni in libreria
    Presentazione del romanzo: 'Il pretino'
     - di Marco De Poli
    Donne Altre -  
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    Invito alla satira di Peppe Galuffo -  sabato 8 ottobre
  • alla Biblioteca Tibaldi - ore 21
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    Fondazione Roberto Franceschi
    Università Milano Bicocca
    venerdì 14 ottobre 2005
    Salviamo la Costituzione
      - giovedì 20 ottobre invito al presidio in p.zza S. Babila a Milano - ore 17,30
    17-18 ottobre  2005 - IIa Conferenza Nazionale sull'America Latina - Milano Palazzo Mezzanotte
    Appello
     : Salviamo la legge sui beni confiscati alle Mafie -
     da Libera
    26 ottobre - Moni Ovadia per il Villaggio Solidale
      - Camera del Lavoro Milano
    Solidarietà a Turi  -  appello per il non violento processato
    Arrestati in Nepal centinaia di giornalisti -  dal mensile  Giornalisti

 

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Arrestati in Nepal centinaia di giornalisti

 

Il governo nepalese ha ordinato alle forze di polizia l’arresto di centinaia di giornalisti della carta stampata, delle televisioni e delle radio indipendenti, che hanno espresso critiche nei confronti del potere, in quel Paese ai piedi dell’Himalaya. Tra gli altri, sono stati incarcerati il Presidente e il Segretario Generale del Sindacato nazionale dei giornalisti nepalesi, che avevano organizzato manifestazioni per la libertà di stampa e per la scarcerazione dei colleghi, a Katmandu e in altre città del Paese. Solo l’intervento del Presidente della Federazione internazionale dei giornalisti, Christopher Warren e una massiccia raccolta di firme per i diritti dei media, hanno evitato conseguenze peggiori…

fonte: Giornalisti - numero di novembre-dicembre 2005

 


Denuclearizziamo l'Italia e l'Europa: Rischia 6 mesi il nonviolento
italiano che ha demolito due F16 nella base NATO di Wonsdrecht
(Olanda)

Conferenza stampa
Giovedì 27 ottobre 2005 - ore 12.00
Sala Stampa Camera dei Deputati, via della Missione 4, Roma
Il 27 ottobre mattina conosceremo la sorte di Turi Vaccaro, il nonviolento italiano, processato a Breda (Olanda), per aver, a colpi di martello, "disarmato", il 10 agosto scorso (anniversario di Nagasaki), due cacciabombardieri nella base NATO di Woensdrecht.

La Corte olandese, proprio in mattinata, comunicherà ufficialmente il dispositivo della sentenza. Le richieste dell'accusa: 6 mesi di carcere per "vandalismo" e 2.600.000 euro di danni.
La difesa, tenuta dall'avvocato Meindert Sterling, ex pilota militare di F16, ha chiesto invece l'assoluzione: Turi avrebbe esercitato una "legittima difesa" contro l'"illegalità" delle armi nucleari.
Nonviolenti italiani e politici sensibili alla
necessità del disarmo quale via per la pace solidarizzano con il
"Ploughshares" Turi e si dichiarano corresponsabili. Indicano, per
l'Europa, l'esempio del voto del Parlamento belga: 60 anni di nucleare bastano, è arrivato il momento di rifiutare di ospitare le testate americane.
Intervengono:
On. Ramon Mantovani, Deputato del PRC,
componente della commissione Esteri della Camera
Sen. Gigi Malabarba,
Capogruppo al Senato del PRC
On. Mauro Bulgarelli - Deputato dei Verdi-
L'Ulivo
Alfonso Navarra, Lega disarmo unilaterale, del comitato di
sostegno al nonviolento Turi
Lorenzo Porta, Sociologo dell'educazione
alla pace
Alex Zanotelli, Missionario comboniano
Angelo Baracca,Unione
Scienziati per il Disarmo
Tonino Drago, Presidente comitato per la
difesa civile non armata e nonviolenta.
(Altre adesioni di deputati
e senatori sono in arrivo)


COMITATO DI SOSTEGNO AL NON-VIOLENTO TURI
VACCARO
Riferimento Italia
per informazioni:
Alfonso Navarra – cell.
349-5211837
c/o Lega per il
disarmo unilaterale
via Borsieri, 12 –
20159 Milano
e-mail
alfonsonavarra@virgilio.it

 

La "Banda del Villaggio Solidale"alla Camera del Lavoro il 26/10/05

La Casa della Carità sta promuovendo la costituzione dell’Associazione Villaggio Solidale. Si tratta di una Associazione a carattere Culturale, sociale, economico che si propone di favorire una vita ed un abitare dignitoso per quei Rom, provenienti dalla Romania che vogliono, nel rispetto della legalità, abitare nel territorio dell’area metropolitana Milanese L’Associazione nasce dalla collaborazione con quei nuclei familiari usciti dall’esperienza successiva allo sgombero di via capo Rizzuto.
Compito dell’Associazione è favorire il dialogo tra culture diverse e la musica rappresenta una parte importante di cultura per ogni popolo.
La musica Rom, la tradizione Gitana, è fatta di virtuosismo, vivacità, allegria e malinconia Questa musica rappresenta la Cultura Rumena, piena di diversità etniche ed emotive, come uno squarcio della vita quotidiana di un popolo, messo li, come spartiacque tra Oriente ed Occidente.
Violino, fisarmoniche, melodie a velocità fugaci accompagnate da voci femminili che esprimono tutto il dramma di una esistenza di confine, tra l’accettazione e la "colpa" di essere Rom.
I musicisti che compongono il gruppo partecipano ad un progetto che attraverso 1’Associazione Villaggio Solidale vuole far uscire la cultura Rom dai campi e farla conoscere, riconoscere come valore che ha cittadinanza nella nostra società.

QUESTI MUSICISTI SI ESIBIRANNO NEL CORSO DELLA SERATA DEDICATA DA MONI OVADIA AL PROGETTO DEL "VILLAGGIO SOLIDALE"

 nella foto:Moni Ovadia

 

SALVIAMO LA LEGGE SUI BENI CONFISCATI ALLE MAFIE
La legge Rognoni - La Torre, che consente da oltre vent’anni di aggredire le ricchezze accumulate dalle mafie nel nostro Paese, è in pericolo. Rischia di essere approvato dal Parlamento, infatti, un disegno di legge che tra i molti aspetti discutibili prevede la possibilità di revisione, senza limiti di tempo e su richiesta di chiunque sia titolare di un “interesse giuridicamente riconosciuto”, dei provvedimenti definitivi di confisca. In nome di un malinteso garantismo, insomma, si compromettono definitivamente il lavoro e l’impegno di quanti, dalle forze dell’ordine alla magistratura, dalle associazioni alle cooperative sociali, sono oggi impegnati nella difficilissima opera di individuazione e riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Nessun provvedimento di confisca, di fatto, sarà mai definitivo. Nessuna assegnazione di beni confiscati avrà un futuro certo. Altri avrebbero potuto essere gli strumenti con cui risarcire, anche dal punto di vista economico, eventuali vittime di errori giudiziari, sempre possibili, nell’iter che va dal sequestro preventivo dei beni alla loro definitiva confisca. Se dovesse essere approvato, invece, quanto previsto dal comma 1 lettera “m” dell’art. 3 del disegno di legge AC 5362 recante “Delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di gestione e destinazione delle attività e dei beni sequestrati o confiscati ad organizzazioni criminali”, tutti i beni confiscati (dai terreni coltivati da coraggiose cooperative di giovani agli immobili trasformati in sedi di servizi sociali o in caserme delle forze dell’ordine, solo per fare alcuni esempi) finirebbero in un limbo di assoluta incertezza. Ovvero esattamente il contrario di quanto sarebbe necessario oggi. Le mafie, infatti, hanno da tempo affinato i meccanismi con cui riciclano i proventi delle loro attività illecite e nel nostro Paese si registra, negli ultimi anni, una consistente flessione del numero di beni confiscati. Una situazione che richiede normative efficaci e scelte concrete in grado di far crescere la fiducia di chi è impegnato ogni giorno nella lotta alle mafie. E’ per queste ragioni che l’associazione Libera (che raccoglie più di 1200 associazioni nazionali e locali, scuole, cooperative) e i sottoscritti familiari delle vittime delle mafie, attraverso questo appello, chiedono un serio e approfondito ripensamento, in sede di dibattito parlamentare, del disegno di legge delega AC 5362, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di revisione dei provvedimenti definitivi di confisca, affinchè deputati e senatori di tutte le forze politiche sappiano trovare la giusta misura, il corretto equilibrio tra la tutela dei diritti di chi subisce i provvedimenti di confisca dei beni e la necessità di sottrarre alle organizzazioni mafiose gli immensi patrimoni che accumulano ogni anno, nell’illegalità e nel sangue. Trasformando questi beni, come sta avvenendo faticosamente oggi, in segni tangibili di legalità e giustizia.
Per aderire all’appello: libera@libera.itTel. 06/69770301
Luigi Ciotti
Rita Borsellino
Giovanni Impastato
Claudia Loi
Daniela Marcone
Viviana Matrangola
Debora Cartisano
Margherita Asta
Maddalena Rostagno
Monica Rostagno
Elisabetta Roveri

 

 17 e 18 Ottobre 2005: II Conferenza Nazionale sull' America Latina
Ministero degli Affari Esteri, Regione Lombardia, Camera di Commercio di Milano, Istituto Italo-Latinoamericano
la invitano
        alla II Conferenza Nazionale sull¹America Latina
che si terrà a Milano nei giorni 17 e 18 ottobre p.v. a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Italiana (Piazza degli Affari, 6 ­ 20123 Milano).
La partecipazione alle sessioni plenarie è aperta a tutti coloro che si sono registrati.
Per quanto riguarda i gruppi di lavoro che si terranno a Palazzo Affari ai Giureconsulti (Piazza Mercanti, 2 ­ 20122 Milano) la partecipazione sarà consentita fino al raggiungimento della capienza delle sale.
la registrazione è possibile on-line:
www.ri-al.org
E¹ prevista la partecipazione di:
Hugo Rafael Chávez Frías, Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela Luiz Inàcio Lula da Silva, Presidente della Repubblica Federativa del Brasile

Per informazioni contattare:
Rete Italia-America Latina
Tel. +39 02 8515 5887/5823/5862
Fax +39 02 8515 5886
info.rial@mi.camcom.it

  Salviamo la Costituzione
invito al presidio in p.zza S. Babila giovedì 20 ottobre

Carissime, carissimi,
Ancora una volta siamo a sollecitare la vostra attenzione e la vostra presenza ad una iniziativa in difesa della nostra Costituzione antifascista.
Giovedì 20 ottobre riprenderà alla Camera, in terza lettura, la discussione ed il voto sulle modifiche costituzionali.
L’attuale maggioranza di Governo sta utilizzando le proposte di modifica della Costituzione anche come merce di scambio per garantirsi l’approvazione in tempi rapidi della nuova legge elettorale.
Infatti dopo il passaggio alla Camera la controriforma costituzionale passerà al Senato dove verrà portata al voto prima della legge elettorale al fine di garantire/costringere alla fedeltà i voti della Lega Nord e dell’UDC.
Questa disinvoltura istituzionale conferma l’insofferenza del Presidente del Consiglio e della sua maggioranza nei confronti delle regole e delle istituzioni di uno Stato democratico, regole e meccanismi che non a caso si vuole stravolgere attraverso la modifica della Carta Costituzionale.
Temiamo che la complessa situazione che si sta determinando per il sommarsi del dibattito sulla legge elettorale e sulla legge finanziaria (per altro iniqua e dannosa per le casse della Repubblica), porti a sottovalutare la necessità di contrastare adeguatamente ed a ogni scadenza la controriforma costituzionale.
Lo stesso referendum confermativo che promuoveremo, avrà esito positivo se la campagna di contrasto alle modifiche sarà continuativa.
Quindi: contro le modifiche alla Costituzione e a sostegno della battaglia parlamentare a Milano è indetto un presidio per
Giovedì 20 ottobre ’05
Ore 17,30 in piazza S.Babila
Il presidio è finalizzato a sottolineare ancora una volta che le modifiche proposte istituiscono, dilatando smisuratamente i poteri del primo ministro, compreso quello di sciogliere a suo piacimento la Camera, un Governo personale, un Capo intoccabile ed estraneo ai principi del costituzionalismo moderno, delegittimano e disarmano il Parlamento, spogliano delle responsabilità di garanzia il Presidente della Repubblica, indeboliscono le funzioni degli altri organi dello Stato, a cominciare dalla Corte Costituzionale e dal Consiglio Superiore della Magistratura e con la cosiddetta devolution mina l’universalità e l’eguaglianza dei diritti, ostacolando la condivisione delle risorse e allargando il divario tra zone più povere e più ricche del paese.
Salviamo la costituzione
(Comitato di Milano)
nell'immagine: si richiama il dossier di "Libertà e Giustizia"                      
 


Progetto "diritto al
lavoro"                                       

La Fondazione Roberto Franceschi onlus
promuove il
progetto


                                   Diritto al Lavoro

"L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro"
(Costituzione della Repubblica Italiana - art . 1)

I diritti umani non sono un semplice costrutto mentale, un'aspirazione astratta o un  reperto archeologico: sono conquiste sociali - spesso frutto di lotta e determinazione collettiva - che producono giudizi, schieramenti e talvolta condanna, ma che sono elementi fondamentali per la crescita educativa e sociale, tendente ad una vita sempre più umana e dignitosa per tutti.
Il diritto al lavoro può essere considerato il primo diritto sociale, in quanto costituisce la fonte di sostentamento dell'individuo e lo strumento per affermare la sua autonomia ed indipendenza e, come tale, è anche il presupposto per l'esercizio di molti diritti di libertà.
 
Il diritto al lavoro può essere, quindi, considerato alla base di tutti i diritti umani: trascurare i diritti economici e sociali può minare le
libertà civili e politiche di un paese.
 
Le trasformazioni del lavoro negli ultimi vent'anni hanno
investito le prospettive e le aspettative delle giovani generazioni.
L'accesso e la permanenza nel mercato del lavoro dei giovani che oggi vi si affaccianoassume caratteristiche strutturalmente differenti rispetto a quelle che hanno vissuto i loro padri. Le condizioni di accesso, in particolare, sono segnate da un'estrema flessibilità in entrata, frutto delle riforme del mercato del lavoro dell'ultimo decennio. Ma la flessibilità occupazionale è un dato che tende a

permanere e a modificare l'aspettativa occupazionale anche nellefasi successive della vita lavorativa.
 
Poiché queste trasformazioni investono in maniera preponderante il futuro dei giovani, è a loro che questo progetto si rivolge, con l'obiettivo di fornire loro informazioni e strumenti culturali utili per orientarsi consapevolmente e criticamente nel mercato del lavoro.


L'incontro di presentazione
del progetto si terrà:
---------------------------------------------------
Venerdì 14
ottobre 2005- ore 0930
Università Bicocca - Milano

P.zza dell'Ateneo Nuovo, 1 - Edificio U6 - Aula 5
---------------------------------------------------
Interverranno:
Giansandro Barzaghi Assessore all'Istruzione Provincia di Milano
Giorgia Casalone Facoltà di Economia Politica - Università L.
Bocconi
Raffaele Mantegazza Facoltà di Scienze della Formazione -
Università
Bicocca
Marco Revelli Docente di Scienza della
Politica - Università del
Piemonte Orientale
Cristina Tajani Camera del Lavoro di Milano - Dipartimento
Scienze
del Lavoro Università Statale di Milano

Coordinerà
Paolo Ferri Facoltà di Scienze della Formazione - Università Bicocca<<<

Con il patrocinio di
Provincia di Milano Ufficio Scolastico Regionale
Università Bicocca - Facoltà di Scienze della
Formazione - Dipartimento di Scienze giuridiche ed economiche
CGIL
FLC - Federazione Lavoratori della Conoscenza di Milano
In
collaborazione con Università L. Bocconi
- Facoltà di Economia Politica
Con il contributo di Fondazione Cariplo

Nel ringraziare per
l'attenzione, porgiamo i
migliori saluti.
--------------------------------------------------
FONDAZIONE ROBERTO
FRANCESCHI o.n.l.u.s.
Via E. De Marchi 8 - 20125 Milano
sito www.
fondfranceschi.it
e-mail
infofondfranceschi@fastwebnet.it

 

Venerdì 7 ottobre, presso la Fondazione Lazzati di Milano, sono stato ospite a un'interessante presentazione di un'associazione che ritengo essere di forte interesse propositivo e di alto valore contenutistico e sostanziale: l'associazione "Buongoverno" presieduta dal professor Pippo Ranci e vicepresieduta dal capogruppo de L’Unione in Comune di Milano, Sandro Antoniazzi.
Il Buongoverno è termine suggestivo e mi rimanda con grande facilità a un ricordo storico e artistico: l'opera "Allegoria del buongoverno" di Ambrogio Lorenzetti, dove si trova una forte espressione di un tema direi molto centrale nel concetto di democrazia reale, ossia la pacifica convivenza di tutti verso il raggiungimento della prosperità e del benessere, tramite un governo che trovi linfa vitale nella partecipazione popolare diretta e nel confronto attivo tra istituzioni e cives. Lorenzetti mi è venuto in mente anche perchè è nell'Allegoria dello stesso artista fiorentino che possiamo affidare quella proposta possibile che potrebbe dare vita a un cambiamento essenziale e strutturale per Milano. Milano diventerebbe agorà culturale, dove il civismo, il confronto dialettico e l'apporto di sostanziali contributi potrebbero dare analisi forti e chiare a quello spazio comune e collettivo che può essere considerato come officina di idee e proposte, per dare risposte alle questioni sociali e civiche, culturali che la città ci propone ogni giorno, quotidianamente nella propria complessità comunitaria, nel proprio incessante divenire frenetico e moderno, e a cui l'attuale amministrazione di centrodestra non è riuscita a dare e garantire. Ci sono già due pubblicazioni che possono creare confronto attivo e plurale e che possono essere presupposti essenziali per costruire a Milano un'alternativa di società, alimentata da quel sostrato di coscienza civica e comunitaria consapevole della propria fondamentale importanza centrale a livello europeo: un saggio sul tema della sanità e un altro saggio sul tema dell'immigrazione. Entrambe i temi sembrerebbero, da un superficiale approccio, ,estranei dalle competenze di un "buongoverno" amministrativo del Comune, ma è nello stesso Comune che si deve dare quelle impostazioni politiche di scelte che possano essere prese come riferimenti ed esempi di buona amministrazione con forte progettualità a livello più complessivo e globale. La questione della sanità comporta la questione della promozione di forme di garanzia sociale che vedano in primo piano il Comune saper elargire strutture efficenti e accessibili alla pluralità, in base al reddito, di servizi alla persona in quanto cittadino, in quanto soggetto di diritti, in quanto avente una personalità giuridica, tale per cui i suoi diritti siano tutelati e tutelabili in ogni forma e tale per cui la stessa istituzione debba provvedere a calibrare le risposte ai problemi soggettivi in base alla richiesta che il soggetto stessa effettua, prescindendo da contesti di inserimento di quest'ultimo in contesti più generali e alienanti come l'entità famiglia, nell'accezione formigoniana assistenzialistico-aziendalista. La questione dell'immigrazione implica il concetto di nuova cittadinanza con nuovi diritti ed esigenze, che devono trovare soddisfazione in un'azione istituzionale e politica indirizzata al conseguimento dell'inserimento dell'immigrato nel contesto comunitario, senza creare ghetti e senza creare esclusioni, ma implicando il proprio inserimento a titolo integrativo, ossia inserimento non condizionato al non riconoscimento della cultura e dei connotati civili e sociali tradizionali tipici della persona immigrata. L'immigrato deve poter contribuire con la propria partecipazione a sviluppare un buongoverno atto a dare a Milano una configurazione più cosmopolita e più comprensiva, dove la partecipazione consista nell'essere politico a pieno titolo e grado come gli altri cives. Da questo punto possiamo rilevare come sia insufficiente e rozza la risposta al problema delle devianze tramite l'utilizzo di una modalità di gestione della sicurezza vista solamente come repressione poliziesca: occorre garantire, invece, una sicurezza sociale che prevenga le devianze, causate dall'emarginazione.
L'Associazione sarà quel laboratorio di analisi politica non parziale e autoreferenziale ma, bensì, aperta alle disponibilità e alle varie competenze, professionalità, di cui Milano ha da tempo espresso di avere bisogno: un bisogno che trova rispondenza nelle altre città di grande rilievo nazionale e internazionale, Bologna, Roma, Torino, Firenze, in contesti di studio collettivo con una visione generale e universale, politica nel senso terminologico dell'espressione, nel senso etimologico. Ricordo a proposito Il Mulino, come rimembrato dallo stesso Sandro nel suo intervento, oppure Il Saggiatore: sono, questi, tutti contesti collettivi fatti di persone che danno un supporto non saltuario, ma, bensì, permanente e continuativo, costante e coerente, di esame delle questioni, in cui si possa verificare una scelta delle soluzioni tramite la consapevolezza della realtà, delineandone una prospettiva possibile di cambiamento in senso alternativo.
Voglio esprimere la mia soddisfazione per aver visto nascere un nuovo focolaio di idee che potrebbe divenire forte collettore delle diverse idee e dei diversi contributi propositivi, atti a dare a Milano risposte in chiave europea all'imminente e immensa esigenza maggioritaria di avere un "buongoverno", come nella Firenze di Lorenzo de' Medici. Certo in chiave riletta rispetto al 1380, ma della stessa matrice di considerazione di fondo dell'amministrazione, ossia elemento di promozione delle migliori potenzialità che una città offre, ma che non riesce ad esprimere in senso coordinato e proficuo, per imperizia e incapacità di chi governa.

Buon lavoro "Buongoverno".
Alessandro Rizzo

Nell'immagine l'opera di Lorenzetti "Allegoria del Buon governo"
Sala della pace, Palazzo pubblico, Siena, 1338-39

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INVITO ALLA SATIRA di PEPPE GALUFFO
 PATISCO MA NON REAGISCO e..

La Biblioteca Tibaldi è lieta di invitarvi alla manifestazione culturale

                                    PATISCO MA NON REAGISCO
LA FINE DEL MONDO IN COMODE RATE
spettacolo di satira a 380° (uno più, uno meno)

                                 di e con PEPPE GALUFFO
SABATO 8 OTTOBRE 2005 ORE 21
Ingresso libero Biblioteca Tibaldi V.le Tibaldi 41 20136 Milano tel. 0288462920 biblioteca.tibaldi@comune.milano.it

 

Associazione "La Conta" - ARCI Ass.ne LA CONTA-ONLUS
Martiri di Turro Storie e culture delle genti del mondo

VI INVITANO ALL'INCONTRO
DONNE ALTRE"
Storie di donne: streghe, eretiche, ribelli , delinquenti,
rivoltose e tarantolate con la partecipazione di:MICHELA ZUCCA - antropologa giovedì 13ottobre2005- ore 21,15 c/o ARCI Martiri di Turro - Via Rovetta, 14 Milano INGRESSO LIBERO E GRATUITOInfo: Ass.ne "La Conta" ONLUS – Via Bagutta, 12– Milano – e mail: laconta@interfree.it

e Circolo ARCI Martiri di Turro Via Rovetta, 14 – Milano tel. 02 2610933 – www.martiriditurro.com- e mail:martiriditurro@tin.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Invito alla presentazione del romanzo 'Il Pretino' di Marco De Poli

Cari amici,
venerdì 7 ottobre alle ore 18 alla libreria Odradek in via Principe Eugenio 20, a Milano (tel. 02 31 49 48) verrà presentato "Il pretino" (edizioni Yema).
Introduce Mario Agostinelli.
Ci auguriamo di avervi con noi in questa occasione.
Giovanna e Marco De Poli

dalla presentazione di copertina:
Il pretino, romanzo "sognato" da Marco 27 anni fa, nei giorni della transizione tra i Papi Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, romanzo per vari motivi inedito, viene ora pubblicato senza sostanziali modifiche, ma in sorprendente e non programmata coincidenza con una nuova "morte di Papa".
"Il pretino" crediamo, ha conservato l'attualità e gli interrogativi legati ai grandi periodi di trasformazione storica, riflesso delle contraddizioni e delle lotte interiori dei singoli individui.


il pretino
1a edizione aprile 2005
edizioni Yema
www.liber.it

 

"Brandelli d'Italia" .  Chimienti editore
 (a giorni in libreria)

Gli autori:
Giulietto Chiesa
La virtualizzazione del reale e la fucina delle illusioni

Nicola Colaianni
L'eversione costituzionale
Margherita Hack
La cultura del modello aziendale
Nerio Nesi
Il declino dell'economia italiana
Gianni Vattimo
La democrazia verso l'asfissia

Un’analisi severa dell’attività politica e legislativa del governo Berlusconi in materia di economia, giustizia, riforme,  università, ricerca, comunicazione e della loro incidenza sulla qualità della democrazia in Italia.

Cinque saggi inediti frutto di un progetto editoriale che intende proporsi all’attenzione della società civile e del mondo politico come strumento di discussione seria, concreta e progettuale per il futuro del Paese.

dal sito www.chimientieditore.it

 

'Come la mosca nel bicchiere'
opera del Laboratorio teatrale di 'Libera'


GIOVEDI' 13 OTTOBRE ORE 9.30 presso il Salone Di Vittorio della Camera del lavoro A MILANO, CORSO DI PORTA VITTORIA 43

Rappresentazione teatrale COME LA MOSCA NEL BICCHIERE " (regia di Marco
Pernich)


Il testo dello spettacolo è frutto del Laboratorio teatrale per studenti patrocinato da Libera.

Ha per argomento le conseguenze che il racket e l'usura possono avere sulla vita di una famiglia.
E' drammatico e brillante, recitato con intensità.

Segue dibattito su LA MAFIA INVISIBILE
Parteciperanno:

ANTONIO INGROJA, Sostituto Procuratore della Repubblica a Palermo
PIER PAOLO ROMANI, Direttore di Macramé
JOLE GARUTI, Libera Lombardia
Interviene ALBERTO GRANCINI, Assessore all'Usura della Provincia di Milano.

CHIEDIAMO DI ORGANIZZARE LA PARTECIPAZIONE DEGLI STUDENTI e di inviare un messaggio con il numero di studenti che parteciperanno agli indirizzi email:
libera.lombardia@aclimilano.com
jolgar@fastwebnet.it

L'ingresso è GRATUITO
Le prenotazioni saranno accettate sino a completamento dei posti disponibili.

Per informazioni tel. 02 7723201 oppure 335 8063998

 

 PALESTINA, TERRA NEGATA

Terre des hommes Italia, in collaborazione con la Provincia di Milano-Settore Cultura invita all’incontro

PALESTINA, TERRA NEGATA

Dalla nokba al muro di separazione: tappe di una strategia della rimozione
Con la partecipazione di
Ula Tabari, regista di Diaspora, intervistata da Maria Nadotti

Martedi’ 11 ottobre 2005 alle ore 21

Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto 2, Milano – Linea 1 MM Porta Venezia, tram 9-29-30

Con proiezione di
Maaloul celebrates its destruction (Maaloul festeggia la sua distruzione) di Michel Khleifi, Palestina7Belgio 1985, 30 minuti.

Diaspora di Ula Tabari, Francia 2004, 16 minuti, presentato alla Mostra di Venezia 2005

Partecipano al dibattito
Ugo Tramballi, inviato in Medio Oriente de 2Il Sole 24 Ore" e Piera Redaelli, Terres des hommes Italia

Terres des hommes Italia - tel 02 28970418 Ufficiostampa@tdhitaly.org 

 

 

 

 

 

 

 

 

  A  b o t t a  c a l d a
 
 

C i c a l e c c i o
Sul mio balcone, degli uccellini conversano in modo acceso: ‘ Hai sentito della malattia che gira tra i migranti? 
-…Dobbiamo fare attenzione
-…Non vorrei che gli umani decidessero una delle loro guerre preventive e che ci  andiamo di mezzo tutti, migranti e non
-..Ma il problema e’ serio. Comunque. io ho rinforzato il mio nido e ho beccato anche un po’ di quell’erba di cui parlano tanto che ha effetto rinforzante sulle difese
-..Io ho vietato ai miei piccolini di spingersi troppo in alto e, ancor piu' che di solito,  di  frequentare i luoghi battuti dai cacciatori.
-..Ho sentito dire che qualcuno vuole abbattere gli alberi
-..gli alberi? Anche loro si ammalano?!
-..Per ammalarsi si’, si ammalano, non della nostra malattia pero’ Ma adesso  non sto parlando di questo
-E di cosa..
..del fatto che qualcuno vuole abbatterli perche’ noi, noi uccelli non vi ci si posiamo!!
-..Noi avremo sempre un luogo su cui posarci
-..Loro no,non avranno piu’ alberi e non avranno piu’ neppure noi.
Noi ce la caveremo, loro no ...

 ciottolo
27 ottobre 05

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riforme

Nel tempo, tanto esecrato, in cui i governi cambiavano colore spesso: monocolore, bicolore, a tre o quattro colori ( mentre adesso c’è l’azzurro e rischia di restarci a lungo), in quel tempo …non e’ che si faceva una Riforma della Scuola ad ogni cambio di governo. Per forza, si dira'. I governi cambiavano spesso di colore, adesso no. Non e' cosi' semplice...

Ricominciamo: una volta non si faceva una Riforma della Scuola ad ogni cambio di Governo

... e' accettabile una Riforma della Scuola ad ogni cambio di governo? E' accettabile porre mano alla organizzazione, alla complessa e ricca struttura del mondo della Scuola, ogni 5 o 6 anni? ..E' accettabile rivoluzionare i modi, i tempi di essa, inserire altri fini, altre priorita', cosi' come si cambia d'abito? E' lecito vanificare il lavoro e le competenze di anni, di studenti insegnanti  e' lecito cambiare le regole del gioco cosi' facilmente in un contesto come quello della Istruzione? E lecito giocare  per i propri interessi politici con la parte, una delle parti piu' delicate e sensibili della  societa'... con la formazione l'educazione l'istruzione?

Questa follia, che porta a cambiare sempre piu' in fretta..Tutto si accelera, in una fuga in avanti violenta e, in fondo, autodistruttiva e distruttiva..

gea

26 ottobre 05

11 ottobre Il Manifesto dice di Lu Banglie
Il Manifesto dice ed io riferisco qui dell’uomo che, nella lontana Cina, in un paese dell’immensa Cina, è stato ucciso di botte e coperto di sputi e di escrementi . L’uomo si chiama Lu Banglie e chi lo ha finito e umiliato così sono poliziotti. L’uomo che ci riferisce di avere visto Lu Banglie per l’ultima volta e così come ho detto e’ un giornalista e il giornalista dice: "L’ultima volta che ho visto Lu Banglie, giaceva in un fossato al lato della strada – sereno, immobile, senza vita –ricoperto degli sputi, del moccio e dell’urina di circa venti uomini, che si mescolavano al suo sangue e scorrevano su tutto il corpo."
Il giornalista e' un giornalista del "Guardian" Benjamin Joffe-Walt che stava andando con Lu Banglie e che non ha potuto nulla per salvarlo.
"Lu Banglie era un attivista cinese, nonche’ delegato al Consiglio legislativo della provincia dello Zhejiung, uno dei pochi eletti davvero "dal popolo".
"E il popolo lo aveva chiamato per dirimere una controversia con le autorita’ locali, nel villaggio di Tahisci, nel Guangdong, da mesi in rivolta contro quelle autorita’-"
"Lu Bangli, 34 anni, contadino e migrante, non era di Tahisci ma di Bahoyuesi, un villaggio dell’Hubei. Gli abitanti di Tahisci lo avevano chiamato come "consulente" perche’ li aiutasse a vincere una battaglia che lui aveva già vinto a casa sua, dove nel 2003 era riuscito a far dimettere il capo del villaggio accusato di irregolarita’ elettorali e corruzione."
 A Tahisci Lu Bangli e Benjamin non sono mai arrivati : ad un posto di blocco la polizia li ha fermati e poi se ne e’ andata mentre venti uomini in abiti civili hanno afferrato Lu Bangli e lo hanno pestato e finito e umiliato…
A Benjamin sono rimasti gli strumenti del mestiere per dire a noi di Lu Bangli. A noi rimane l'orrore e la desolata certezza che l'uomo puo' divenire ogni giorno  non dico una bestia, e' chiaro. No, non ci sono parole, non ce ne sono in questo caso, non ce ne sono mai abbastanza per dire della realta' intorno a noi, dell'inferno del cuore dell'uomo.

gea

 

Nimby Blitz ( uomini di strada penetrano alla Bicocca)

Erano circa le 17,00 del 6 ottobre scorso (siamo nel 2005) e, nell'aula Pagani della facoltà di Sociologia della Bicocca a Milano, si teneva un seminario sopra uno studio realizzato in alcune città ( Bologna,Torino, Milano, Palermo , Catania,Trieste) nel decennio 1990-2000, per scoprire il volto dei "sociali movimenti".
Perchè sociali movimenti ? perchè, come diceva qualcuno ( e non a torto), il dialetto è una forma mentis, e se tu , poco pratico, dicessi invece movimenti sociali - come si sentiva dire in quel della Bicocca- immediatamente ci sarebbe qualcuno che grida vittoria e qualcun altro che si sbatte la testa al muro dalla disperazione.
Purtroppo è così.
Il linguaggio parlato, la lingua immersa nel vissuto, nell'intento di descriverlo e di interpretarlo, finisce per deformarlo e per deformarsi.  Ne sanno qualcosa quelli che si arrabattano a comporre dizionari e a rischiare di perdere l'integrità tra Crusche e Volgari.
Si deformano perfino i concetti e con essi i significati e quindi la semantica e quindi...
Il degrado della legalità è degrado anche della lingua diceva qualcuno.
Ma questa è storia per un'altra volta.
Torniamo al Blitz alla Bicocca di Milano.
I relatori delo studio sociologico si alternavano ad illustrare l'identità dei Comitati di Protesta .  Per esempio "Tra egoismo e bene pubblico" nel titolo del lavoro di Massimiliano Andretta (spero di aver annotato giustamente) dell'Istituto Universitario Europeo (Fiesole).
Nel processo di riconoscimento delle identità , si individuavano i connotati politici prevalentemente di sinistra nei comitati che si occupavano di ambiente e qualità della vita.
E invece quelli della destra in quelli di loro che trattavano di emigrazione e sicurezza.
Si scopriva così che mentre il concetto di protezione nella sicurezza preferisce riparare in una idea statica di conservazionismo, quello di ecologia cerca di aprirsi un varco verso la dinamica della trasformazione.
Si introduceva così anche un'interpretazione (e siamo alle solite questioni linguistiche) del concetto di NIMBY ( not in my back yard) con significato denigratorio, come giudizio di incompetenza a partecipare ad una decisione politica.
NIMBY -- Not In My Back Yard -- has become the symbol for the neighborhoods to exclude certain people because they are homeless, poor, disabled, or because of their race or ethnicity. (http://www.nlihc.org/nimby/)
..
E in conclusione si approdava alla considerazione che anche se eventualmente nimby, i "sociali movimenti" espressi dai Comitati di Protesta nel decennio considerato apparivano, allo studioso di fenomeni sociologici, come principalmete impegnati su temi come quello della qualità della vita e delle localizzazioni contestate.

Questo il quadro molto superficiale tracciato da uno come me, osservatore incompetente, che pur mettendoci il massimo del proprio impegno deve fare i conti con la propria equazione personale e con la propria cultura.
E mentre meditavo tra me e me su questi limiti personali, ecco l'imprevisto.

Due figuri ( un certo Roberto Prina e un suo sodale, da me non precisamente identificato) si alzano tra la folla (circa 50 o 60 seminaristi ordinatamente seduti) e prendono la parola per dire che loro rappresentano non semplicemente un comitato, ma LA RETE DI COMITATI DI PROTESTA.
..
Che nei cinque anni successivi al periodo considerato dai seminaristi, quei Comitati che sembravano un pò di quà e un pò di là (Dx e Sx, destra e sinistra) per la logica delle legislature e dei governi si sono ancor più radicalizzati e asserragliati in un Nimby ormai esplosivo , che dice che ne ha pieni i cosiddetti di essere malmenato e giubilato.
Si sono addirittura costituiti in rete non più soltanto nello specifico parziale del quartiere o della località, ma dilagano e si coordinano nelle città e nel mondo.

Ed ecco un terzo figuro, uno della strada, che aprendosi un varco a gomitate, vuol dire la sua.

..Che lui porta una testimonianza diretta. Che nella città di Milano e non solo, i cittadini scendono per le strade e per le piazze, che i "sociali movimenti" dopo quei dieci anni sono cambiati, che si mobilitano in gente senza Comitati, senza sigle, senza targhe.
Non un comitato, ma un CORO ormai DI PROTESTA che non si dibatte "tra egoismo e bene pubblico", ma grida di DEMOCRAZIA.
Che gliel'avevano promessa e adesso la vuole.
La pretende fra eletti ed elettori, pur senza vincoli di mandato ma con vincoli di trasparenza , di onestà intelletuale e di onestà tout court, con vincoli di legittimità e di scelte condivise, per una società retta secondo vincoli di equilibrio e non di accaparramento dei mezzi finanziari,con un controllo democratico periodico, costante e continuativo .

..
E poi questo tale, sedicente nimby, che ha superato non si sa come tutti i controlli , gliela dice tutta.

Dice perfino ai seminaristi che questi gruppi e gruppetti si sciolgono è vero, ma subito si ricreano .
Si precipitano nei gorghi come le correnti e danzano ormai un rito incessante.
Addirittura più che nimby, impudente, quando invita i giovani studenti di sociologia a scendere anche loro nel laboratorio sperimentale della strada, con i loro venti e trent'anni insieme ai portatori d'acqua ormai cinquantenni e sessantenni.
Perchè quella battaglia è soprattutto la loro.
Insomma un blitz, che finisce fortunatamente con la fuga .
E, penso tra di me che, se continua così, finirà per crescere IL NIMBY.
Un muro di solidarietà universale della cultura e della dottrina contro l'istruzione condizionata, contro la scuola truccata, contro i ministri della cultura che cancellano Darwin, contro i ministri dell'informazione che assicurano alla malafede della finzione pubblicitaria il controllo demenziale e pilotato della non conoscenza, contro i ministri della giustizia che guidano la ribellione per la salvaguardia dei malfattori, contro i ministri del welfare che disintegrano la struttura dello stato sociale, contro i ministri di culto che uccidono la consapevolezza.

..E intanto il sedicente nimby, l'uomo della strada in fuga dalla Bicocca, corre verso la libertà delle sue piazze e delle sue strade contro la speculazione, l'emarginalizzazione, l'abuso di potere , la commistione affari- politica, l'uso mistificante dei confessionalismi, la ricerca infedele di radici di chicchessia che, dietro il suicidio immane di milioni di morti e la legge del sacrificio degli ingenui, hanno anche nascosto il trionfo mortale e il profitto dell'astuzia immonda e insaziabile dei più furbi e delle follie di potere.
rino sanna
NIMBY VERSO LA PACE
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Il male oscuro
Dobbiamo avere piu’ paura..per dire.. della influenza che viene dai polli o del male oscuro che c’e’ nel cuore dell’Europa?
Potevamo immaginare cosa si nascondeva a Lampedusa? Si’ lo potevamo, anche se non avremmo pensato che il male fosse fino a questo punto; abbiamo la nostra Guantanamo o Abu Graib .
Come potevamo dubitarne?
Era da un po’ che il male oscuro del cuore dell’Europa evidenziava i suoi sintomi e ultimamente si sono accentuati , sono diventati eclatanti: abbiamo visto come l’Europa delle paure uccide alle frontiere. Noi li vediamo: sono li’, i disperati che si aggrappano alla rete che scalano il muro e noi li respingiamo, li uccidiamo.
E’ questa l’Europa che pensavamo sarebbe stata?
..
 E ora che sappiamo sempre piu’ in che Europa siamo, quali sono le leggi che si da’, quali le priorita’ (sento ogni giorno per ore analizzare lo stato di salute della moneta, mai una volta che si misuri la febbre all’ambiente, alle persone, ai popoli) ora che sappiamo ogni giorno di piu’, come possiamo fare, riparare?
Come facciamo a consolare gli uomini che sono stati umiliati a Lampedusa, come possiamo noi io e te dirgli guarda non ero io che ti offendevo io non avrei voluto!!!!
Ma si’ una bella epidemia per questa arrogante civilta’ d’occidente, una roba biblica perche’ no?
Uccello del malaugurio? Ma che futuro ci aspetta in questa Europa delle paure finte dell’arroganza vera, della cecita’ incombente, del male oscuro del cuore..

g

   Accademia della Pace - validita' di un progetto

Gia’ ora si puo’ dire, a qualche passo dal suo esordio, che il progetto Accademia della Pace, promosso dalla Provincia di Milano, settore Istruzione, mostra la vitalità delle scuole milanesi e lombarde: sono prevalenti, nei progetti per i quali le scuole chiedono la collaborazione delle associazioni sul territorio, le richieste di approfondimento intorno ai temi: della informazione, sue modalità, sua libertà, ostacoli ad essa; della interculturalità, della realta’ del Sud del mondo, del commercio equo -solidale, della informazione di guerra, degli Organismi Internazionali ed altro ancora. I vari progetti stanno per essere definiti e saranno perfezionati entro la fine del mese di ottobre.
MegachipLombardia e’ tra le associazioni che daranno il loro contributo.
la redazione
 
  L ' i n f o r m a z i o n e  n e g a t a
   
 
  I l  d o c u m e n t o
   
 

ESCLUSIVO
SOMALIA-RIFIUTI TOSSICI: ECCO DOVE SONO SEPOLTE LE PROVE

ATTENTI AL TRAFFICO
di Luciano Scalettari (da "Famiglia Cristiana" n. 39)

Lunghi preparativi. Poi due viaggi. E alla fine spuntano i testimoni: «Qui abbiamo sepolto i bidoni». Il magnetometro conferma: il ferro c’è. Adesso tocca a chi di dovere andare a scavare per stabilire di quali sostanze si tratta e di chi è la responsabilità.
Garowe-Bosaso, Somalia
L’indice punta il terreno arido: «I fusti sono qua sotto. I camion li abbiamo scaricati qui». Siamo nel letto di uno wadi, i torrenti della Somalia secchi per 10 mesi all’anno e in piena travolgente negli altri due.
I due autisti si sono guardati intorno con attenzione prima di indicare il luogo preciso: dopo 18 anni non è facile ricordare il punto. All’epoca lavoravano alla costruzione della strada Garowe-Bosaso, opera italiana nei famosi anni del Fai, Fondo aiuti italiano, che poco fece e tanto sprecò. Per un momento dimentichiamo il caldo soffocante, la stanchezza e le tensioni della spedizione.
Questa strada – che peraltro è diventata la vera spina dorsale per i trasporti di un Paese che non ha più alcuna rete viaria – è da anni l’indiziata numero uno. Tanti sono i "si dice" e le voci sull’ipotesi che lungo il suo tracciato siano stati sepolti materiali pericolosi o radioattivi. Di recente, è stato proprio un ingegnere della Lofemon, Vittorio Brofferio, a dichiarare che gli fu proposto di interrare container sigillati, e che lui rifiutò. E non si può dimenticare che questo è stato l’ultimo tragitto percorso da Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, prima di essere uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994.
Le verifiche sul posto erano sempre state impossibili: la Somalia era in guerra civile, senza Stato e istituzioni. Adesso un Governo c’è, e le sue due massime cariche, il presidente Abdullahi Yusuf e il premier Ali Mohamed Ghedi, ci hanno assicurato (anche mettendoci a disposizione i rispettivi portavoce, Yusuf Bari-Bari e Abdullatif Mohamud Abdi) la più totale collaborazione delle autorità nazionali e locali del Puntland e del Medio Shabelle, dimostrando nei fatti la volontà di indagare a fondo su chi dove e quando ha smaltito rifiuti in questa parte del Corno d’Africa.
Sono solo "vernici scadute"?
Da Bosaso abbiamo percorso circa 140 chilometri verso Garowe. La strada dista poche centinaia di metri dal greto del torrente, dove i due autisti ci hanno guidato con sicurezza, lungo una pista laterale, che scende allo wadi passando accanto a un ex frantoio, dove si sminuzzavano le pietre per il fondo stradale. Montiamo con un po’ d’ansia lo strumento e il suo sensore. I due autisti hanno parlato di bidoni, era stato detto loro che si trattava "solo di vernici scadute". Se i fusti ci sono, il magnetometro (così si chiama lo strumento) di sicuro li rileverà, perché individua qualsiasi presenza ferrosa, e nel greto di un torrente somalo di ferro è difficile che ce ne sia.
È l’ultimo giorno, è l’ultima misurazione. Il nostro lungo peregrinare attraverso il Paese volge alla fine. Per tre settimane abbiamo cercato di verificare le tante tracce accumulate nel tempo, che parlano di scarichi di rifiuti, in terra e in mare, di nuove patologie sconosciute, di fusti risputati a riva dallo tsunami.
Il viaggio ha toccato molte delle zone pacificate della Somalia: l’area di Jowhar (oggi sede provvisoria del Governo); i 400 chilometri di costa a nordest di Mogadiscio; la regione del Puntland in tutta la lunghezza, da Galkayo a Bosaso. Realtà diverse: nel Centro-sud della Somalia occorrono 40 uomini armati per garantirci la sicurezza; per il Puntland, assai più tranquillo, bastano un paio di poliziotti.
Così, abbiamo potuto ascoltare i pescatori del Medio Shabelle che dicono di aver visto bidoni sospetti sul fondo marino e che soffrono di sintomi sconosciuti. Medici, somali e italiani, che allargano le braccia di fronte a casi «incompatibili», come li definiscono, «con l’Africa e con le patologie tropicali». E i timori di sindaci e autorità locali per la salute della gente, che ci hanno condotto a vedere qualcuno dei bidoni spiaggiati nei pressi di Igo e Warsheik.
Qualche anno fa il tema rifiuti era tabù. Oggi si è quasi all’eccesso opposto: sintomi ignoti e malformazioni spuntate qua e là hanno alimentano la paura, al punto che – avverte il prof. Mohamed Jama, neurochirurgo all’ospedale di Galkayo – «ora la gente attribuisce tutto all’inquinamento, anche malattie che la medicina conosce già».
Eppure, a sentire gli interessati, qualcosa non va. Ne citiamo alcuni fra i tanti. Hilowle Mohamed Omar, 37 anni, 22 dei quali passati a tuffarsi in mare per pescare aragoste. «Dopo lo tsunami ho visto sul fondo tre bidoni simili a questo», spiega indicando il fusto di Warsheik. «Due interi e uno rotto, con dei ganci ai lati e una catena che li lega. I miei colleghi in altri punti ne hanno visti altri simili. I pescatori», aggiunge, «lamentano spesso irritazioni cutanee e problemi respiratori».
Proprio i sintomi patiti da Mohamud Ali Ahmed, che di anni ne ha 80, pescatore da sempre. La sua irritazione cutanea si è presto trasformata «in piaghe sempre più estese». Le cure non hanno sortito effetti, «finché», dice, «la malattia se n’è andata da sola, com’è venuta, dopo 5 mesi». L’unico medico di Warsheik annuisce: non sapeva di che si trattasse né come guarirlo.
A Missigoweyn, 200 chilometri a nordest di Warsheik, c’è solo un piccolo ambulatorio. Gli ospedali più vicini sono a decine di chilometri. L’unica presenza sanitaria è Yusuf Mohamed Hussein, infermiere. Descrive patologie molto simili: «Eruzioni cutanee, problemi respiratori, qualche caso di emoraggia dalla bocca e dal naso. Nell’ultimo mese si sono rivolte a me 230 persone in tutto, 30 delle quali presentavano malattie di questo tipo, che non conosco».
Malattie in aumento
Psicosi da inquinamento? O effetti di veleni venuti da chissà dove? «Difficile a dirsi», commenta il prof. Jama. «Occorrono analisi e studi precisi, che non siamo in grado di fare. Qui a Galkayo, ad esempio, riscontro un aumento dei tumori al seno. Ma qual è la causa? I rifiuti tossici o gli antennoni piazzati di recente? Posso aggiungere che in 20 anni i casi di epilessia in Somalia sono passati da circa 300 a oltre 1.500. E abbiamo alcuni casi all’anno di gravi malformazioni nei bambini, specie all’apparato urogenitale. Ma è un fatto noto, che si verifica anche nel resto del mondo. I casi in Somalia stanno aumentando, o è solo che i genitori oggi si rivolgono più spesso al medico? Insomma, bisogna stare attenti al rischio di allarmismi».
Nell’ultima settimana del nostro viaggio cerchiamo di individuare dei siti. Puntiamo al luogo su cui vi sono più indizi, la strada costruita dai consorzi italiani Lofemon (Lodigiani-Federici-Montedil) e Saces (Cogefar-Astaldi-Edilter), tra l’86 e l’89. La ricerca inizia a Garowe, attraverso il formidabile passaparola dei somali. Il primo a darci una mano è Aseyr Ghelle Mohamed. Ci conduce in due posti e ci spiega una cosa fondamentale: «Se il vostro strumento rileva il ferro, potete escludere che si tratti di bidoni vuoti o rottami innocui. Qui il metallo è prezioso. All’epoca, i fusti vuoti venivano addirittura tagliati e ci si passava sopra col rullo compressore, per ottenerne fogli di lamiera».
Aseyr ci conduce da Mireh Hagi Ahmed, che 18 anni fa era capocantiere nel primo tratto, quello della Lofemon. Mireh ci indica alcuni siti "sospetti" dove c’erano fosse o frantoi, ora interrati («non sono stato testimone di sotterramenti, ma se il fatto è avvenuto, è probabile che sia successo là»). E i rilievi del magnetometro in due dei posti confermano la presenza di ferro. Mireh non s’accontenta: «Vi aiuto io a trovare gente che ha lavorato sulla strada».
Alla fine dell’ultima nostra giornata disponibile si presentano i due autisti. Il loro racconto è asciutto: «Ci hanno detto di prelevare il carico di vernici scadute e di andare a scaricare in determinati luoghi». Ci portano: due greti di torrente, il primo – chiamato Dhud – a 90 chilometri da Bosaso, l’altro a 140, nello wadi Jiifis, vicino a Dalweyn. Entrambi nel tratto di strada della Saces.
Adesso bisogna scavare
«Nel primo sito c’erano cinque o sei cave scavate per il materiale della strada. Noi e altri autisti le abbiamo riempite con questi piccoli fusti di una ventina di chili ciascuno», raccontano. Nello wadi, però, il magnetometro non rileva nulla. Il letto del torrente è largo, di anni ne sono passati tanti, e basta sbagliare di 30 metri perché lo strumento non capti il metallo. Lasciamo il posto delusi, noi e loro. Ma il secondo sito è molto più identificabile. Gli autisti lo ricordano bene. Il magnetometro comincia a funzionare. E dopo pochi metri già non ci sono dubbi: c’è materiale ferroso.
È la conferma al loro racconto: verso la fine del 1988 arrivò una nave che, come le altre, portava il materiale per la costruzione della strada. Il carico, però, questa volta era costituito da bitume e da piccoli fusti. «Prelevammo il carico», raccontano, «e come al solito lo portammo al magazzino dell’aeroporto. Poi altri camionisti, con mezzi più grandi trasportarono i bidoni nei pressi dei frantoi. Toccò di nuovo a noi scaricarli nelle buche. Avvenne di notte, tra dicembre ’88 e gennaio ’89. Erano buche profonde, col camion ci scendevamo dentro e scaricavamo tutto, alla rinfusa».
Non sanno indicare il nome della nave («stava in rada», dicono. «Il materiale arrivava al porto sulla chiatta»), né da chi partisse l’ordine dato loro di effettuare il seppellimento. Queste cose, del resto, tocca ad altri accertarle. Abdullahi Yusuf Aden e Abdulkarim Said Osman, i due autisti, sperano solo che ora si possano portar via quei fusti, se sono davvero tossici. «Noi viviamo qui», sottolineano. «Allora, non avevamo la minima idea che potesse essere materiale pericoloso». Ora occorre verificare cosa indica quella presenza di metallo. Basta scavare.
Luciano Scalettari
COME È NATA LA SPEDIZIONE
L’idea di un viaggio in Somalia era stata cullata da tempo. Famiglia Cristiana (con i suoi giornalisti Barbara Carazzolo, Alberto Chiara e Luciano Scalettari), insieme a Francesco Cavalli dell’Associazione "Ilaria Alpi" di Riccione, l’aveva progettato già due anni fa. Non solo per raccontare l’unico Paese al mondo che per 15 anni è sopravvissuto senza istituzioni, ma anche per provare a dare un ulteriore contributo sul caso Alpi-Hrovatin (ne parleremo nel prossimo numero) e sui traffici illeciti italo-somali.
Tuttavia, si era dovuto rinunciare per l’insicurezza del Paese. Qualche mese fa, invece, si è aperto uno spiraglio. A una nostra richiesta, Yusuf Bari-Bari, portavoce del neoeletto presidente della Somalia, aveva risposto: «Ora c’è un Governo. Si può fare». Così, si è messa insieme la squadra: oltre a Scalettari e Cavalli, hanno partecipato l’onorevole Mauro Bulgarelli, dei Verdi, membro (autosospeso) della Commissione parlamentare sul caso Alpi-Hrovatin, e il regista e operatore Alessandro Rocca (che realizzerà con Cavalli alcuni reportage televisivi sul tema).
Complessa è stata la preparazione e grandi le difficoltà. Tanto che i viaggi sono diventati due, in meno di un mese, per un totale di tre settimane in Somalia.
Essenziale è stato procurarsi e imparare a usare il magnetometro (fattoci giungere dalla Codevintec di Milano dall’Inghilterra), uno strumento usato in geofisica capace di "leggere" la presenza di metalli nel sottosuolo. In questo modo, alle testimonianze di chi ci ha raccontato di aver seppellito rifiuti abbiamo potuto associare un dato scientifico e la posizione Gps. Chiunque potrà tornare nei luoghi e verificare: dati, testimoni e documentazione raccolti sono a disposizione.
IL PARERE DELL’ESPERTO SUI RILIEVI
Tre dei rilievi effettuati col magneto-metro hanno indicato la presenza di materiale ferroso nei siti. Uno di questi (Wadi 2) ci è stato indicato esplicitamente come luogo di occultamento di rifiuti. Sono evidenziati nelle foto qui accanto, con l’elaborazione grafica dei dati.
Il magnetometro rileva l’intensità del campo magnetico. I colori mostrano quella normale (in giallo) e le "anomalie", ossia la presenza di materiale ferromagnetico. Il rosso indica l’intensità della parte positiva, il blu quella negativa. Abbiamo chiesto una lettura dei dati a uno dei maggiori esperti italiani nell’uso di queste tecniche a scopi di tutela ambientale, il dottor Marco Marchetti, dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e consulente, fra l’altro, della Commissione parlamentare sui rifiuti.
«Prima di analizzare le mappe», spiega, «c’è da considerare che i siti rilevati sono vicini all’Equatore. Il campo magnetico ha un’intensità minore rispetto alle nostre latitudini e un’inclinazione quasi orizzontale. Questo influisce molto sulla geometria e sull’intensità delle anomalie. A quelle latitudini le anomalie presentano due picchi positivi all’esterno e un marcato picco negativo all’interno».
? Può commentare i tre rilievi?
«Nel primo è presente una chiara anomalia magnetica, di modesta estensione; le masse ferromagnetiche non dovrebbero essere molto consistenti. Il rilievo 2 comprende quasi tutta l’anomalia, e manca il lobo a sud. Qui il materiale presente dovrebbe essere maggiore e l’intensità dell’anomalia è molto superiore. Potrebbe anche significare che si trovino a minore profondità. L’anomalia della terza figura fa pensare a un discreto quantitativo di materiale ferroso, anche se il rilievo manca della parte sinistra che, come riferitomi, non si poteva misurare a causa di ostacoli naturali».
? Se ne può stabilire la profondità?
«Si dovrebbero elaborare modelli inserendo i parametri geomagnetici e geologici della località. Ma dovrebbero essere poco profonde. Non avendo casistica sulla Somalia, l’interpretazione ha qualche elemento di incertezza maggiore. Ma sono dati sufficienti, in ogni caso, ad accertare con uno scavo natura e consistenza delle masse».
L.SC.
ANCHE IL GOVERNO SOMALO VUOLE LA VERITÀ
«Dobbiamo proteggere le risorse nazionali, tutelare il nostro ambiente naturale e rimuovere i rifiuti tossici e industriali che sono stati gettati sulle nostre spiagge». Sono parole pronunciate dal premier Ali Mohamed Ghedi al summit dell’Unione africana, nel luglio scorso. Il Governo somalo pone il problema fra le priorità, come conferma il portavoce del presidente Abdullahi Yusuf: «La nuova leadership somala è decisa a risolvere le contraddizioni del passato», dice Yusuf Bari-Bari, «pensando alle generazioni del futuro. Rientra in quest’ambito il tema dei rifiuti, che richiede un approccio razionale, scevro da strumentalizzazioni politiche». L’obiettivo immediato, aggiunge, è «realizzare un accurato monitoraggio nel Paese e una completa bonifica. E prevenire il ripetersi di simili attività illecite». «Sarebbe ingiusto», aggiunge, «che da episodi circoscritti emergesse l’immagine di una Somalia "discarica internazionale". Cosa non vera e inaccettabile».
Monitoraggio e bonifica sono anche le parole d’ordine dell’onorevole Mauro Bulgarelli, dei Verdi. «Questo, ora, è compito della politica: il nostro Governo, l’Unione europea, l’agenzia Onu per l’ambiente devono dare il massimo sostegno al Governo somalo. Anche perché i rifiuti pericolosi vengono prodotti da sistemi industriali e produttivi che la Somalia di certo non ha. È un problema che noi, Paesi ricchi, abbiamo creato, e di cui dobbiamo farci carico».
«Questa spedizione», conclude Bulgarelli, «realizzata con pochi mezzi e risorse, dimostra che si può intervenire, con efficacia e tempestività».
«È un impegno morale che possiamo prendere tutti, a prescindere da schieramenti e colore politico», insiste Francesco Cavalli, fondatore dell’Associazione "Ilaria Alpi", ma anche del noto premio giornalistico-televisivo di Riccione. «Gli indizi e le indagini giornalistiche svolte in questi anni sull’omicidio di Ilaria e Miran e sui traffici illeciti hanno oggi una conferma. Abbiamo qualche certezza in più. È quindi un punto d’arrivo, ma anche di partenza, che può dare nuovo vigore alle inchieste giudiziarie e parlamentari di casa nostra».
L.SC


RIFLESSIONI DI padre ALEX ZANOTELLI SUL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE

(Il settore prospera a livello economico, ma che dire del suo impegno politico? Ma a cosa serve il commercio equo e solidale? A vender di più per aiutare i poveri? Il 21 settembre, con due lanci alle ore 5.01 e 5.13, l'agenzia di stampa missionaria MISNA ha riprodotto il testo di una lettera aperta di p. Alex, indirizzata al mondo del commercio equosolidale.
Eccola...)


Carissimi e carissime,
Jambo!

Grazie per lo splendido lavoro che state facendo nelle oltre 500 botteghe del commercio equo e solidale (CES) sparse in Italia.
Girando per questo paese, ho trovate botteghe dove lavorano persone splendide e che sono veri luoghi di condivisione, di informazione, di resistenza. Grazie per l’ospitalità e il calore umano che vi ho trovato.
Ho visto il CES nascere quando ero a Nigrizia ed espandersi quando ero a Korogocho.
Poi l’ho conosciuto più dal di dentro quando a Korogocho iniziò la cooperativa Bega Kwa Bega che ebbe il suo sbocco nel commercio equo e solidale.

Per me il CES è un grande dono, una perla preziosa per resistere al sistema. Sappiamo bene poi che questo sistema economico-finanziario neo-liberista è talmente scaltro che può trasformare anche questa “perla” in un suo fiore all’occhiello.
Corriamo il pericolo di buttare le perle ai porci.
Per cui è giusto chiederci dopo 20 anni di CES a che punto siamo.
Permettetemi come compagno di viaggio di esporvi alcuni aspetti che mi lasciano perplesso.

1. La grande distribuzione è in rapida crescita
Sembra che la metà del fatturato alimentare del CES si venda sulla grande distribuzione. Mi sembra che nei punti vendita dei supermercati non c’è uno sforzo serio di informazione e coscientizzazione. Questo mi sembra tradisca lo scopo stesso del CES che è nato non per mandare qualche soldo in più al sud del mondo, ma per far capire ai consumatori del nord che c’è qualcosa di radicalmente sbagliato nella filiera commerciale. Scopo del CES infatti è cambiare le regole del gioco perché c’è qualcosa di radicalmente ingiusto nel sistema economico internazionale.
È vero che i contadini impoveriti del sud ci chiedono di vendere sempre più i loro prodotti, ma non è così che risolveremo i loro problemi.
Se ci dimentichiamo che il CES è uno strumento politico per coscientizzare i consumatori del nord a cambiare le regole del commercio internazionale, non otterremo nulla. Avremo fatto solo carità.
Avevo ritirato il mio nome da Transfair proprio perché, a mio avviso, non faceva uno sforzo sufficiente per informare coloro che comperavano quei prodotti. Ed in questo avevo allora l’appoggio del CES. Ora è lo stesso CES che rischia di trovarsi nella stessa situazione.

2. Lo sforzo politico è in calo
Mentre il CES a livello economico prospera, non altrettanto si può dire del suo impegno politico. Trovo spesso nel CES una mancanza di sensibilità politica che mi sconcerta! È incredibile per me vedere che spesso su importanti questioni politiche (non parlo di partiti!), il CES non c’è. Questa mancanza della dimensione politica può portare a conseguenze per me assurde.
So di certo che la Max Havelaar (il corrispettivo del CES in Svizzera) vende alla McDonald’s di quel paese, quaranta tonnellate di caffè all’anno!!! E questo nel quasi totale silenzio delle botteghe svizzere che trovano difficile protestare.
Ma allora a cosa serve il CES? A vender di più per aiutare i poveri?

3. Uno stimolo a consumare di più?
Se l’enfasi del CES va al primato del commercio, al vendere di più, è chiaro che l’invito ad uno stile di vita più sobrio, a consumare di meno, andrà decrescendo.
Eppure è il cuore del CES che dovrebbe invitare tutti a consumare di meno, ad avere uno stile di vita più semplice. Un esempio di questa tendenza è l’apertura di tante botteghe durante le “domeniche d’oro” (precedenti la festa di Natale, la festa per eccellenza del consumismo mondiale).
È ovvio che in quelle domeniche si vende di più. Ma è giusto? Non rischiamo di entrare nel grande giro del consumare, consumare, consumare…
Le botteghe dovrebbero essere dei luoghi dove la gente impara ad essere più sobria, più essenziale.

4. Punto d’incontro, di relazioni?
Ogni bottega del mondo dovrebbe essere il luogo dove si sperimentano relazioni umane, fraternità, serenità, gioia di vivere.
È un aspetto fondamentale questo per ogni bottega in una società come la nostra dove viene imposta una massificante cultura, materialista e consumista, che ci riduce tutti a atomi, a tubi digerenti dove non esistono più autentiche relazioni umane.
Ecco perché è così importante la bottega (con il rifiuto del supermercato!), dove si sperimenta la gioia dello stare insieme, della celebrazione, dell’incontro anche interculturale e interreligioso.
L’anima di ogni bottega dovrebbe essere una piccola comunità che ama ritrovarsi, far festa, danzare la vita. Ogni comunità dovrebbe essere una comunità alternativa alla cultura dominante.

5. E il volontariato?
E’ sotto gli occhi di tutti la tendenza ad assumere impiegati in bottega a scapito del volontariato. È chiaro che una volta che il volume commerciale di una bottega cresce, si dovrà assumere personale per far fronte al lavoro. Per questo l’assunzione di personale dovrebbe essere temuta entro precisi limiti.
Guai a noi se perdiamo la dimensione del volontariato in bottega.
Il rischio è che alla fine ci guadagneremo sempre noi del nord a scapito dei poveri ai quali daremo le briciole. Ho potuto toccare questo con mano con la cooperativa Bega Kwa Bega di Korogocho.

6. L’Africa fanalino di coda
L’Africa sembra, purtroppo, essere all’ultimo posto nel CES. E’ una constatazione questa che mi ferisce proprio perché l’Africa è il continente oggi più disastrato.
Ma perché il CES sta investendo così poco in questo continente crocifisso?
Perché così pochi prodotti africani nelle nostre botteghe?
Lo so, per esperienza, che è più difficile lavorare con gli africani.
Ma oggi è proprio l’ora dell’Africa!
Quand’è che il CES deciderà di investire di più in Africa?

7. E il lavoro in rete?
Girando per l’Italia, ho trovato botteghe della stessa città che non si parlano, che non collaborano e che non lavorano in rete!
Ma che razza di commercio equo e solidale è mai questo?
Come fanno botteghe della stessa città a guardarsi in cagnesco, rifiutandosi per di più di partecipare alla rete cittadina?
Il CES è o non è uno strumento politico di resistenza al sistema?
E non dovrebbero le botteghe di una stessa città essere le promotrici di reti locali che raccolgono tutte le realtà di resistenza al sistema?

8. Comunità locali autosufficienti
Il CES non è fine a se stesso, ma deve aiutare tutte le forze critiche presenti sul territorio per far nascere quelle esperienze locali alternative che permettano poi l’emergere di soluzioni economiche di più vasto raggio.

“L’elemento chiave di questa prospettiva - afferma il teologo tedesco U. Duchrow nel suo libro Alternative al capitalismo globale – è di rendere le comunità locali il più possibile autosufficienti e proteggerle dagli effetti dannosi del mercato mondiale”.
Oggi non è più sufficiente fare resistenza, ma sarà sempre più compito del CES creare spazi economici locali autosufficienti.
E’ fondamentale – afferma sempre Duchrow - “la creazione di spazi economici locali con mercati locali che siano orientati al bisogno, sostenibili dal versante ecologico e promuovano il lavoro”.
Il noto teologo tedesco Duchrow conclude: “Per questa evoluzione è molto importante il decentramento dell’approvvigionamento energetico con energie rinnovabili (sole, vento, acqua, …) e lo sviluppo dell’agricoltura biologica preferibilmente nella forma della cooperativa
dal produttore al consumatore.

Scrivo questa lettera dal Quartiere Sanità dove vivo, uno dei quartieri a rischio di questa grande città di Napoli, il più grande complesso urbano d’Italia e vero cuore del Sud.
Vorrei proprio ricordare anche alle botteghe del Nord di non dimenticarsi del commercio equo e solidale del Sud . Le botteghe si sono infatti propagate molto al Nord e al Centro, ma poco al Sud.
E questo per tante ragioni. Penso che sarebbe un bel gesto se le botteghe del Nord dessero una mano alle botteghe del Sud per poter decollare. E’ così brutto veder che c’è un Nord e un Sud anche nel CES!
Questa lettera che vi proviene dal cuore del Sud vuole essere un grido di allarme, ma anche un inno di grazie per lo splendido lavoro che il CES ha fatto in questi 20 anni.
Tutta l’Europa guarda con meraviglia alla nostra maniera di fare commercio equo e solidale.
Non sciupiamo questa perla preziosa che ci è stata affidata, ma rendiamola sempre più strumento efficace di resistenza.
Buon lavoro.
Sijambo

Alex
(dal sito www.greenplanet.net)

 

Il Centro Destra e il vizio della querela
storia di una denuncia e di una querela a Pavone del Mella


 Riceviamo notizia - dalle signore Lucia Treccani e Giuliana Guarneri, esponenti della lista Vivere Pavone, lista all’opposizione nel Comune di Pavone del Mella - di una atto antidemocratico ed intimidatorio agìto dalla Giunta di Centro Destra nei confronti della capogruppo della lista di opposizione medesima. Nella lettera inviata a 'Il Giornale di Brescia' , che le signore ci hanno trasmesso, c’è il racconto della vicenda . Ecco la lettera...

'PAVONE DEL MELLA E LA LIBERTA’ D’ INFORMAZIONE.
'Vorremmo prendere spunto dalla lettera pubblicata il 27.09.2005, della d.ssa Bellomi, di Leno, per raccontare ai lettori quanto sta succedendo alla lista d’ opposizione "Vivere Pavone", (e alla quale apparteniamo), per aver divulgato, in un volantino, più o meno le stesse cose che la consigliera di Leno ha scritto sul Vostro giornale.

La d.ssa Bellomi, parlando della sua prima esperienza amministrativa, volta a contestare il provvedimento preso per impedire nuovi insediamenti intensivi suinicoli a Leno, (che, invece, noi troviamo lodevole), inizia con un ampio cappello introduttivo a descrivere l’arroganza della maggioranza e l’aumento, (peraltro legittimo), di stipendio del sindaco e della giunta, citando cifre per le quali dice di essere stata "sgridata" dal Sindaco.
Non entriamo in merito alle considerazioni espresse dalla D.ssa Bellomi, ma prendiamo spunto per informare i lettori che, per aver dato notizia ai cittadini, a mezzo di un’informativa locale, dell’ aumento di stipendio della nuova giunta di Pavone del Mella, ( tra l’altro, non abbiamo mai contestato la legittimità di questo atto), non siamo stati "tutti sgridati" dal Sindaco, ma la capogruppo della lista "Vivere Pavone" si è vista recapitare una lettera da un legale nella quale venivano chieste le scuse pubbliche e un indennizzo in denaro, (questo per evitare il procedimento penale, che, altrimenti, i rappresentanti della Giunta avrebbero intrapreso).

Altro che sgridata del Sindaco……………….

E’ ovvio che le assurde richieste non sono state accettate; anche perché, dopotutto, abbiamo solo scritto cose vere, non citate nelle informative della maggioranza, che si è presentata agli elettori dichiarando, ma non attuando, la massima trasparenza sul suo operato, (ha, infatti, da sempre definito il municipio una "una casa di vetro"). Nel frattempo, ciò che rimane è la denuncia e sulla questione dovrà esprimersi un giudice del tribunale penale; la giustizia sicuramente saprà dare una risposta e in questo confidiamo.
Noi, a differenza della d.ssa Bellomi, non siamo alla prima esperienza: ci interessiamo e ci occupiamo di questioni amministrative locali e di politica da più di 20 anni; eppure, mai ci era capitato di assistere a comportamenti tanto arroganti e a un clima intimidatorio come quello messo in atto dalla giunta di centro-destra a Pavone del Mella, nei confronti dell’opposizione alla quale apparteniamo.

Avendo appena visto il film documentario, (quindi una storia vera), di Sabina Guzzanti, (e che consigliamo vivamente a tutti di vedere), abbiamo avuto la conferma di come l’operato della maggioranza di Pavone del Mella rispecchi fedelmente la metodologia del Governo Centrale in Italia riguardo la censura e la libertà di informazione.
Siamo sicure che alla D.ssa Bellomi non toccherà una simile sorte per aver espresso la sua opinione, anche perché i metodi usati dalla Giunta di Pavone del Mella non sono ordinari e usati da tutti, ma solo da chi pensa di esercitare il potere con arroganza e cattiveria. Per fortuna, i tentativi di calpestare i princìpi della democrazia e della partecipazione, (quando succedono come è avvenuto a Pavone), non passano inosservati, e non solo suscitano delusione, ma anche sdegno.
Di fatto, l’ intento di intimidire non è riuscito; anzi, essere querelati per aver espresso la libertà di opinione, di pensiero e di informazione, (libertà ancora sancite dall’art. 21 della nostra Costituzione), è per noi solo motivo di vanto e orgoglio, dato che tante sono state le indignazioni raccolte fra la gente per questo atto compiuto nei confronti della libertà.
A fronte di questi "attacchi" viene proprio da pensare che persino i più elementari princìpi del diritto costituzionale siano troppo democratici per i Nuovi Protagonisti della politica locale, che hanno deciso di "scendere in campo" considerando che le regole della partita siano solamente quelle da essi prescelte.
Del resto, riteniamo che le limitazioni di parola e di opinione abbiano già avuto spazio nelle dittature passate, e che l’intento di riproporle verrà fortemente contrastato dall’intelligenza delle persone "di buon senso".
E come dice la Guzzanti nel suo spettacolo RAIOT : "Sono stata querelata da Previti per aver citato le sue vicende giudiziarie……………………. Me ne vanterò per tutta la vita!".
"

Lucia Treccani 333/ 5459011
Giuliana Guarneri 030/ 959878



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   
 
  R e c e n s i o n i
   
   
   
 
  L'  i n t e r v i s t a
   
   
   
postato da megachiplombardia | 13:47 | commenti