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martedì, 01 novembre 2005
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Per inviare articoli o messaggi: lombardia@megachip.info |
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Eventi e segnalazioni
- 5 novembre: Sono stati annullati tutti gli appuntamenti - segnalati in questa sede, i giorni scorsi - cui doveva intervenire Margherita Hach, per problemi familiari della signora Hack medesima.
Ricordando Patrizia. Serata dedicata alla raccolta fondi per una borsa di studio che porta il nome di Patrizia Puppo.Mercoledi 2 Novembre - Cinisello Balsamo (Milano);
- Il malato, la malattia, la cura e non solo, la ricerca. Discussione, confronto, informazione sul tema delle neoplasie polmonari. Venerdi 4 Novembre
- Margherita Hack presente il libro "Brandelli d'Italia".Venerdì 4 Novembre
alla Biblioteca Civica - Villa Ghirlanda - Cinisello Balsamo (Milano) - 3 novembre - mattina - Margherita Hack ospite alla Scuola Superiore "G. Torno" di Castano Primo (Milano) interviene sul tema: Lo stato della Scuola e della Ricerca, oggi in Italia
- Mediapoli, la città informata - Milano giovedì 17 novembre
- Associazione "La Conta" - gli appuntamenti della settimana
- Arrestati in Nepal centinaia di giornalisti - da "Giornalisti" novembre-dicembre 2005
- Per la libertà e i diritti dei migranti - appello per la manifestazione del 3 dicembre Roma
- Associazione La Conta - gli appuntamenti della settimana dal 21 al 25 novembre
- Fotografia e Informazione e GRIN - invito al Circolo della Stampa, il 29 novembre
- Un corso utile e rilassante alla Cascina Santabrera, di S. Giuliano Milanese, il 27-11
- NO TAV! - ultime notizie - da Fabio Bovi
- "Niente scuse" -manifestazione telematica - 10 dicembre - da progettogaia
dicembre 2005
- COMUNICATO STAMPA: "INTRECCI sguardi sul mondo" - riprende la programmazione televisiva - da URIHI di
Marco De Poli e Giovanna Cossia. PRESENTAZIONE AL FESTIVAL CINAMERICA - 7 dicembre 2005 - Lavagna (Genova)
- COMUNICATO STAMPA di Maurizio Baruffi, Consigliere Comunale dei Verdi sulle dichiarazioni del Vicesindaco DeCorato
INVITO - COMUNICATO STAMPA: LA BIBLIOTECA NAZIONALE BRAIDENSE PER LALLA ROMANO - Milano, dall'11 novembre al 17 dicembre 2005 - presentazione di Dante Isella
- 6 DICEMBRE - Testimonianza dalla Val di Susa - da fabio bovi
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A botta calda
- Rock e lento di germana p.
- Assalto alla Memoria - di gea
- L'ultima recita - di ciottolo
- I ruminanti - di Mimmo Lombezzi
- Cari colleghi..- di Mimmo Lombezzi
- La vignetta di Molly Bezz
- Segnarsi un po' (da cantarsi sulle note di "Amarsi un po'" di Battisti - di Mimmo Lombezzi
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L'informazione negata
- L'italia vista dall'America. Un nuovo attacco a Berlusconi? - traduzione di
- Alma Mazzoleni
- NO TAV! - ...Ecco come stanno le cose - da una e mail di un cittadino di Val di Susa
- NO TAV! - Recentissimi aggiornamenti al 25 novembre - da Fabio Bovi
- Storia di Roj Tv, invisa alla Turchia e agli Stati Uniti - di germana pisa e da un articolo de "Il Manifesto"
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Il documento
- Il libro: "Sotto la notizia niente" di Claudio Fracassi - saggio sulla informazione planetaria - edizione I libri dell'Altritalia - trascrizione a cura di germana pisa - ultimi paragrafi pubblicati: cap. secondo: Ma come fanno i giornalisti? - Oggetti non osservati - La trascrizione continua...Prossimi paragrafi : Obiettività - Le ombre delle ombre - (dal 29 novembre)
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Recensioni
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Arna's children - (Israele, Palestina, Paesi Bassi, 2003, 84')-un film di Juliano Mer Kamis - DVD sottotitolato
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L'intervista
- Intervista a Giovanni Beduschi, autore del libro "Il Vangelo secondo Silvio" - a cura di Alessandro Rizzo
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Testimonianza dalla Val di Susa e mail ore 9, stamani
Hanno fatto irruzione nella notte, mentre le gente dormiva, picchiato a manganello alto in faccia (anche giovani ragazzine)
Molti poliziotti e carabinieri nei giorni scorsi avevano ricevuto cibo e calore dai falò; oggi sembrano trasformati, con gli occhi di fuori, nella furia violenta.
Chi mi chiama da Venaus sta piangendo, non può credere ai propri occhi... continuano a chiamarmi dicendo che picchiano ovunque in valle. la gente del paese di venaus non vuole andare via per dignità, ma rischia botte.
PROCLAMATA FERMATE SPONTANEE E ASSEMBLEE DOVE POSSIBILE IN TUTTA ITALIA chiunque possa telefoni a istituzioni e organi di informazione per esprimere il proprio sdegno.
Dal comitato NoTavTorino
HANNO SCELTO LA VIOLENZA A Venaus questa notte le "forze dell'ordine" hanno brutalmente aggredito i presidianti che stavano riposando nelle tende e nelle baracche. Non c'è stata reazione. Ai sindaci veniva strappata la fascia tricolore, poi erano manganellate anche per loro. Ci sono al momento 15 feriti, di cui 2 in condizioni serie.
Tutta la Val Cenischia è isolata dalla polizia e pare vogliano identificare e fermare tutti coloro che sono attualmente presenti al presidio.
Intanto nel resto della valle sono partite manifestazioni spontanee: le RSU delle fabbriche hanno dichiarato sciopero; alcune stazioni ferroviarie e le statali sono di fatto impraticabili. Al di fuori della Valle Susa si stanno organizzando presìdi di denuncia e di protesta contro questa scelta che non ha certo la forza di risolvere la situazione, ma solo di testimoniare la spaventosa involuzione che sta subendo la democrazia in questo Paese. A TORINO: PRESIDIO DAVANTI ALLA PREFETTURA DALLE 10,30 PER L'INTERA GIORNATA
fabio bovi
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La Biblioteca Nazionale Braidense per LALLA ROMANO Mostra di manoscritti e documenti 11 novembre - 17 dicembre 2005
lunedì-venerdì 9,30 - 17,30 sabato 9,30 - 13,30
per informazioni e richiesta di materiali:
Biblioteca Nazionale Braidense Claudia Romano Responsabile Relazioni Esterne e-mail: romano@icil64.cilea.it
Associazione Amici di Lalla Romano via Brera 17 20121 Milano tel. e fax: 02 86463326; cell. 348.5601217 e-mail: antonioria@libero.it
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COMUNICATO STAMPA NEVICATA E FARNETICAZIONI: IL VICESINDACO CERCA CAPRI ESPIATORI PER NON AMMETTERE LE PROPRIE RESPONSABILITA' Dichiarazione di Maurizio Baruffi, consigliere comunale dei Verdi Il Vice Sindaco di Milano, Senatore Riccardo De Corato, ha diffuso questa mattina alcune dichiarazioni autenticamente irresponsabili su presunte connessioni fra le proteste contro il taglio indiscriminato e ingiustificato degli alberi in città e i danni per la nevicata di questa notte. "Sfido De Corato a venire in aula a Palazzo Marino con due elenchi in mano: quello delle 105 piante che il Comune considerava ad alto rischio di schianto improvviso - e dunque da abbattere - il 22 luglio 2005 e quello delle località in cui si sono verificati danni questa notte in seguito alla caduta di rami d'albero per la neve. Così potremo verificare quanta attinenza vi sia fra i due elenchi. Ricordiamo poi che il 31 agosto scorso il Vice Sindaco aveva confermato che il Comune avrebbe comunque proceduto all'abbattimento di 85 piante pericolanti e che il successivo reintegro sarebbe avvenuto nella stagione invernale 2005-2006. Nei mesi di settembre, ottobre e novembre cosa hanno fatto i boscaioli di De Corato ? Elenco e date sono accessibili sul sito internet del Comune di Milano. De Corato, invece che attribuire all'opposizione la responsabilità di eventuali danneggiamenti farebbe bene a spiegare ai milanesi se le potature siano state eseguite nei tempi e nei modi dovuti e se il Comune non abbia per caso scelto di abbattere prioritariamente le piante che dovevano sparire per fare spazio ai parcheggi al posto di quelle malate. Girando in città, poi, ci si accorge che le piante più danneggiate sono proprio quelle piantate di recente dal Comune. Infine c'è da chiedersi chi verrà incolpato dal Vice Sindaco della mancata pulizia dei tombini che non raccolgono l'acqua e rendono ogni incrocio della città un piccolo laghetto da attraversare. Un uomo della sua esperienza politica dovrebbe avere anche il buon senso di ricordarsi di essere da 9 anni Vice Sindaco e Assessore ai Lavori Pubblici". Maurizio Baruffi Consigliere Comunale di Milano www.ilbaruffi.it 0288450208-9 3 DICEMBRE 2005 |
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COMUNICATO STAMPA
Intrecci: sguardi sul mondo n. 1/2005 - I Liguri e il Pacifico (10'15") Gli Italiani già dal '500 sono presenti In tutte le colonie spagnole dell'America del Sud; conseguenza dell1alleanza della Spagna con alcuni stati della penisola, soprattutto con la Repubblica di Genova. Nella Biblioteca Nazionale di Santiago del Cile abbiamo trovato inedite tracce di uno di loro - Giovanni Battista Pastene - nelle lettere autografe scritte dal conquistatore Pedro de Valdivia a Carlo V°, l1imperatore sul cui regno 'non tramontava mai il sole'. Altri capitani genovesi stabilrono nella seconda metà del 500 un attivo traffico tra i porti del Callao e Valparaiso, inaugurando il commercio marittimo di cabotaggio, che con la fine del dominio spagnolo fu in gran parte monopolio dei marinai genovesi; avanguardia dei futuri emiganti che con un lunghissimo viaggio attraverso lo stretto di Magellano daranno nella seconda metà dell1800 la loro impronta ai porti di Valparaiso e del Callao. Intrecci il magazine televisivo mensile sui problemi dello sviluppo e i rapporti tra nord e sud del mondo, distribuito dal gennaio 2000 dalla ADN Kronos ad un circuito di 110 televisioni locali, riprende dopo due anni di interruzione. Nelle 39 puntate fin qui realizzate tra il 2000 e il 2003, disponibili tutte in videocassetta, abbiamo affrontato temi quali: rifugiati, globalizzazione, debito, diritti umani, flussi migratori, bambini, emergenze umanitarie, ambiente e sviluppo, donne rurali, l'altra Africa, Pechino +5, "In cammino", "Solidarietà a distanza", "Acqua", "Un altro mondo è possibile?", "Cioccolato e caffè", "Popoli indigeni", "Donne e azioni positive", "A Genova!", "Contro il razzismo", "Tra pace e guerra", "Schiavitù vecchie e nuove", "Informazione e sviluppo2, "Lontano da casa", 3Voci da Porto Alegre2, "AIDS in Africa", 3Dalla strada alla scuola2, 3Amazzonia!2, 3Donne e ambiente2, 3Sovranità alimentare2, 3Contadini senza terra2, 3Italia e America2 e 3Firenze, Europa, MondoS2, 3Guerra e pace in Medio Oriente2, "Voci e volti di guerre dimenticate", 3Un1altra TV?2, 3Bambini lavoratori2 e 3Acqua, bene comune2. Intrecci è il primo tentativo organico in Italia di dare voce e volti alla realtà del sud del mondo, nei suoi contatti con la nostra; per allargare gli "sguardi" su un mondo sempre più interdipendente, e offrire temi di discussione sui grandi problemi, ancora irrisolti alle soglie del nuovo millennio. E' promosso dalla ONG Gruppo per le Relazioni Transculturali, con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri - Direzione Generale per la Cooperazione allo sviluppo, ed è realizzato dall'Associazione URIHI, a cura di Giovanna Cossia e Marco De Poli.
Cari amici, dopo due anni e mezzo di interruzione riprende il nostro programma televisivo mensile "Intrecci: sguardi sul mondo". Qui di seguito il comunicato stampa della prima puntata I Liguri e il Pacifico. Verrà presentata in anteprima a Lavagna la mattina del 7 dicembre nell'ambito del Festival Cinematografico "Cimamerica" (che propone anche diversi altri nostri documentari sulla realtà Latinoamericana). Invitiamo tutte le ONG e le realtà interessate, e tutti i possibili aspiranti collaboratori, a contattarci per segnalare idee, iniziative, proposte - in Italia e nel mondo - riannodando quei fili di conoscenza sempre più compressi e limitati dall'informazione ufficiale. Augurandoci di condividere con voi questo percorso, un caro saluto Giovanna Cossia e Marco De Poli UFFICIO RICERCA INDIGENI HABITAT INTERDIPENDENZA via San Marco 24 - 20121 MILANO - ITALIA tel. (39)02.6575639 fax 02.6599301 web: http://www.urihi.org e-mail: urihi@urihi.org
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MANIFESTAZIONE TELEMATICA "NIENTE SCUSE!" 10 DICEMBRE - GIORNATA NAZIONALE DEI DIRITTI 2005
Caro amico,
Ti chiediamo, se sei d'accordo, di aderire insieme a noi alla Campagna "NO EXCUSE 2015" per spingere i Governi di tutto il mondo ad impegnarsi, davvero, per raggiungere gli obiettivi del Millennio contro la Poverta'!
Spediamo insieme un messaggio al Presidente della Repubblica con i nostri suggerimenti CONCRETI, perche' la Campagna del Millennio non rimanga semplice propaganda priva di iniziative veramente efficaci.
LE NOSTRE 3 PROPOSTE CONCRETE E TUTTE LE INFORMAZIONI PERCHE' TU POSSA DECIDERE SONO QUI: http://www.progettogaia.org progettogaia 29 NOVEMBRE
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NO TAV ultime notizie
Oggi alla manifestazione di Torino un grande e bellissimo spezzone era formato dai comitati noTav, per sottolineare illegame tra le finanziarie e lo spreco di miliardi dietro il TAV. MERCOLEDI 30 Novembre ci sara' l'occupazione dei terreni per iniziare i lavori del Tunnel di Venaus che stanno TUTTI I MEDIA spacciando per un semplice carotaggio mentre e' effettivamente l'inzio dei lavori!! MERCOLEDI" dalle prime ore del mattina saremo in Val di Susa a cercare di fare resistenza pacifica (com'e' succeso il 31 ottobre). Speriamo che non succedano incidenti... ABBIAMO dei contatti con molte persone che da 15 anni stanno seguendo la lotta al TAV. La priorita' oggi per il movimento contro il TAV e' proprio quella di cercare di informare il piu' possibile la gente al di fuori della valle (In valle sono informati infatti il fronte No_TAV in val di susa va dalla LegaNord ai centri sociali). Si stanno moltiplicando le serate informative e gli incontri a Torino.... Se siete interessati potremmo cercare anche di mettervi in contatto. Per approfondire questo tema viconsiglio di visitare il sito www.notavtotino.org Il prossimo numero di DIARIO avra' un reportage sul TAV che dovrebbe essere molto interessante. Anche AVvenimenti dovrebbe parlarne .... fabio bovi 25 Novembre
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Come panificare
Corso base di panificazione casalinga a lievitazione naturale (con pasta acida o "madre") San Giuliano Milanese - 27 novembre - dalle 9,30 alle 17,30 Come risparmiare, scegliere gli ingredienti giusti per mangiare sano
senza additivi chimici e preparare da soli con grande soddisfazione un alimento fondamentale per tutti. Breve corso pratico con Maika Rodriguez Palma. I partecipanti porteranno a casa il pane prodotto con le proprie mani sotto la guida dell'insegnante. Costo della giornata 60 euro. Il pranzo lo si prepara insieme. Iscrizioni: tel. 02-9838752 - 348-2627530. http://www.cascinasantabrera.it info@terraeacqua.it
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Fotografia e Informazione e GRIN , al Circolo della Stampa il 29 novembre Cari amici di megachip lombardia, vi segnaliamo un evento che ci auguriamo vi possa interessare. Fotografia & Informazione e GRIN (Gruppo Nazionale Redattori Iconografici) organizzano per martedì 29 novembre alle ore 21 una serata al Circolo della Stampa di Milano (Corso Venezia 16) con la proiezione del film di Christian Frei "War Photographer", che nel 2001 ha avuto una nomination all'Oscar nella sezione "Best Documentary Feature" e ha vinto numerosi premi internazionali.
Si tratta di un film-documentario sul noto fotoreporter americano James Nachtwey, sulle motivazioni che l'hanno spinto ad intraprendere questa professione, sulle sue riflessioni e la sua routine giornaliera di fotogiornalista impegnato oltre che sui fronti bellici, anche in tanti contesti sociali di miseria, sfruttamento, ingiustizia, degrado e disperazione in ogni angolo del mondo. Il regista svizzero Christian Frei, che ha seguito Nachtwey per due anni nel suo lavoro in giro per tutti i continenti, dai Balcani all'Indonesia, passando per il Medio Oriente, ci introduce ai temi più profondi connessi con la rappresentazione del dolore degli altri: le delicate decisioni e scelte etiche del fotoreporter, i suoi comportamenti "sul campo" vengono indagati anche utilizzando l'escamotage tecnico di fissare una mini-camera sull'apparecchio fotografico del protagonista. Inoltre, attraverso interviste a giornalisti e redattori di varie testate, viene affrontato il tema del conflittuale rapporto tra il fotogiornalista, in quanto testimone oculare, e i media, veicoli e filtri tutt'altro che neutri delle sue testimonianze visive. Il film dura 96 minuti. Al termine della proiezione ci sarà una discussione sui molti temi che il documentario solleva. Ci auguriamo di vedervi numerosi. Megachip Lombardia 24 novembre 05
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PER LA LIBERTÀ E I DIRITTI DEI MIGRANTI per la chiusura dei Cpt e l’abrogazione della Bossi-Fini
Milano e l’Italia sono cambiate, sono diventate multietniche. Sono tre milioni i nuovi cittadini e le nuove cittadine in Italia. A Milano rappresentano il 14% della popolazione e oltre un alunno su dieci nelle scuole milanesi è figlio di migranti. Eppure, le politiche susseguitesi in questi anni hanno continuato a trattare i/le migranti come cittadini di serie B, sottoposti ad una legislazione speciale e differenziata, costretti al lavoro sottopagato o in nero, periodicamente vittime di campagne xenofobe e securitarie. Leggi razziste come la Bossi-Fini, portando alle estreme conseguenze la logica delle legislazioni precedenti, compresa la Turco-Napolitano, producono e riproducono clandestinità, emarginazione e negazione di diritti. Simbolo umanamente e politicamente più ripugnante di quelle politiche sono i Cpt, galere per migranti che non hanno commesso alcun reato. Il 3 dicembre si terrà a Roma una manifestazione nazionale per la libertà e i diritti dei migranti, organizzata da un ampio arco di reti e associazioni di migranti e antirazziste. Come organizzazioni e persone che a Milano si sono battute e si battono per la chiusura del Cpt di Via Corelli, per l’abrogazione della razzista Bossi-Fini e per una città dell’inclusione e dei diritti sociali e di cittadinanza per tutti e tutte, riteniamo fondamentale partecipare a questa manifestazione. È giunto il momento di chiudere quella stagione e di aprirne una nuova. Di chiudere i Cpt, di abrogare le leggi che fabbricano clandestinità ed esclusione, di riconoscere il diritto di voto e la libertà di circolazione, di fare finalmente un legge sul diritto d’asilo. Ma sarà possibile soltanto con la mobilitazione e la partecipazione della società civile. Ecco perché facciamo appello ai/alle migranti, alle forze sociali e politiche, ai cittadini e alle cittadine di Milano a partecipare alla manifestazione del 3 dicembre.
3 DICEMBRE 2005 MANIFESTAZIONE NAZIONALE - ROMA (ore 14.00 – p.zza della Repubblica) treno da Milano: euro 30 – partenza da staz. Centrale ore 7.10 (appuntamento ore 6.40) (ritorno ore 22.40 da Roma) prenotazioni: 02.541781 – 02.55231531 – 02.58320431
Acea Onlus, Arci Milano, Arci Blob, Arciragazzi Milano, Arci Metromondo, Ass. Alfabeti Onlus, Ass. "Amici della casa Marta Larcher", Ass. Dimensioni Diverse, Ass. La Camera Chiara, Ass. Megachip Lombardia, Ass. Interculturale Todo Cambia, Attac Milano, Azad per la libertà del popolo kurdo, Bastaguerra Milano, Berretti Bianchi, Centro delle Culture, Comitato Pace Intercomunale exmagentino, Comunità kurda Milano, Coordinamento Bicocca per la Pace, CS Leoncavallo, Filef Lombardia, Fiom Milano, Marcia Mondiale delle Donne, Naga, newsletter Ecumenici, Opera Nomadi Milano, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Umanista, SinCobas, Social Press, UnAltraLombardia, Verdi Luciano Muhlbauer (cons. reg. Prc), Mario Agostinelli (cons. reg. Prc), Carlo Monguzzi (cons. reg. Verdi), Bebo Storti (cons. reg. PdCI), Piero Maestri (cons. prov. Prc), Gigi Malabarba (capogruppo Prc Senato), Vittorio Agnoletto (europarlamentare GUE – Sinistra unitaria europea), Augusto Rocchi (segr. Prc Milano), , Stefano Costa (portavoce Fed. Verdi Milano), Antonio Oldani (Assessore ai Problemi Immigrazione, Sedriano), Enrico Coviello (Assessore agli stranieri, S. Donato Mil.se), Luca Prini (capogruppo Prc, CdZ 3), Tommaso Vitale (Università di Milano Bicocca), Alberto Giasanti (Università Milano Bicocca), Maurizio Pagani (Opera Nomadi), Marco Bersani (Attac), Fabrizio Casavola (Mahala), Paolo Limonta (Azad), Roberto Firenze (resp. dip. movimenti Prc MI), Marco Dal Toso (resp. comm. giustizia e problemi dello stato Prc MI), Renato Pomari (direttivo Prc Monza) da Luciano Mulhbauer
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Gli appuntamenti dell'Associazione La Conta LUNEDI' 21 dalle ore 17,30 - Inaugurazione mostra "GIOVANE SCULTURA A BRERA" a cura del Comitato per l'adozione di Via San Marco di Milano, in collaborazione con l'Associazione la Conta, realizzata con il patrocinio del Consiglio di Zona 1 e del Comune di Milano. La mostra resterà aperta dalle ore 15,00 alle ore 19,30, dal 21 novembre 2005 al 2 dicembre 2005 (escluso sabato 26/11 e domenica 27/11) con ingresso libero e gratuito al CAM (ex CTS) Ponte delle Gabelle Via San Marco 45 a Milano LUNEDI' 21 dalle ore 21,15 - Incontro di presentazione del libro "POESIE" di Serag Ahmed, con la partecipazione di Serag Ahmed, scrittore egiziano e di Valeriano Cisini dell'Ass.ne Migrazione Ugualianza, terso appuntamento della rassegna "I colori e le culture del mondo", all’ARCI Martiri di Turro - Via Rovetta 14 a Milano. Ingresso gratuito. MARTEDI’ 22 - dalle ore 18,30 - Incontro dedicato a "Risparmio etico, rispetto della natura e dell'ambiente e culture di pace" a cura di Sergio Introini, terzo appuntamento della Rassegna "REALTÀ, PACE ED ECOLOGIA" all'ARCI "Martiri di Turro" Via Rovetta 14 a Milano - Ingresso gratuito. MARTEDI’ 22 - dalle ore 21,00 alle ore 23,30 Lezione del corso di canto tradizionale basato sui repertori della Sardegna, aperto a tutti, tenuto da Pino Martini al CAM (ex CTS) Ponte delle Gabelle Via San Marco 45 - Milano. In particolare il corso approfondrà alcuni aspetti del canto sacro e paraliturgico, del canto a "Tenores" e i suoi aspetti ritmici ed espressivi, e dei canti di carattere profano e carnevalesco nello stile " a punt'e organu". MERCOLEDI' 23 - dalle ore 18,30 alle ore 19,30 - Laboratorio di incisione artistica su linoleum, tenuto dal Prof. Claudio Annaratone, aperto a tutti, al CAM (ex CTS) Ponte delle Gabelle - Via San Marco 45 - Milano. Ingresso libero e gratuito. GIOVEDI’ 24 - dalle ore 21,00 - Laboratorio di DANZE TRADIZIONALI EUROPEE - livello avanzato - tenuto da Marco De Bernardi e Yannick Uggè, a cura del Gruppo Danze Popolari Melegnano, c/o Cascina Capuccina Loc. Montorfano - Melegnano VENERDI' 25 - dalle ore 20,30 - Serata "QUANDO C'E' SOLO L'AMORE" - cena con cibi da ricette tradizionali milanesi e con canti e musiche dalle osterie della nostra città e dalle "boite a nuit" parigine, con FRANCO VISENTIN e la sua chitarra nonchè con la staordinaria partecipazione di DIDI MARTINAZ. Menu a la carta con costo massimo della cena di circa 15 euro. Prenotazione obbligatoria entro e non oltre il 24/11/05 all'indirizzo e mail: laconta@interfree.it
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Arrestati in Nepal centinaia di giornalisti Il governo nepalese ha ordinato alle forze di polizia l’arresto di centinaia di giornalisti della carta stampata, delle televisioni e delle radio indipendenti, che hanno espresso critiche nei confronti del potere, in quel Paese ai piedi dell’Himalaya. Tra gli altri, sono stati incarcerati il Presidente e il Segretario Generale del Sindacato nazionale dei giornalisti nepalesi, che avevano organizzato manifestazioni per la libertà di stampa e per la scarcerazione dei colleghi, a Katmandu e in altre città del Paese. Solo l’intervento del Presidente della Federazione internazionale dei giornalisti, Christopher Warren e una massiccia raccolta di firme per i diritti dei media, hanno evitato conseguenze peggiori…
fonte: Giornalisti - numero di novembre-dicembre 2005
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Gli appuntamenti dell'ASSOCIAZIONE LA CONTA storie e culture di genti del mondo dal 14 al 18 novembre 2005
APPUNTAMENTI DAL 14 AL 18 NOVEMBRE 2005-11-14 Lunedì 14, dalle ore 21 – Proiezione del film “La vita sognata dagli angeli” di Erik Zonca, secondo appuntamento della Rassegna di film “Donne e Resistenza” – 60° anniversario della Liberazione – con Angela Pesici Olivari dell’Istituto Pedagogico della Resistenza – ARCI “Martiri di Turro” Via Rovetta 14 Milano – Ingresso gratuito MARTEDI’ 15 – dalle ore 21 alle ore 23,30 – Prima lezione del nuovo corso di canto tradizionale basato sui repertori della Sardegna, aperto a tutti, tenuto da Pino Martini – CAM (EX cts) Ponte delle Gabelle Via San Marco 45 – Milano MERCOLEDI’ 16 – dalle ore 18,30 alle ore 19,30 – Laboratorio di incisione artistica su linoleum, tenuto dal prof. Claudio Annaratone, aperto a tutti – CAM (ex CTS) Ponte delle Gabelle – Via San Marco 45 –Milano, ingresso libero e gratuito GIOVEDI’ 17 – dalle ore 21 – Laboratorio di danze tradizionali europee tenuto da Marco De Bernardi e Yannik Uggè – aperto a tutti, a cura del Gruppo Danze popolari Melegnano, c/o Cascina Cappuccina Località Montorfano – Melegnano VENERDI’ 18 – dalle ore 20,30 – Cena “Noi siam partiti di una sera al chiar di luna” con cibi da ricette tradizionali bergamasche, con racconti, musiche e canti di emigrazione, di lavoro, di lotta e d’amore a cua di Sandra Boninelli al Circolo dell’Unità Via Cappuccina Ang. Via dell’Acqua 3/1 Cerro Maggiore MI. Prenotazione obbligatoria entro e non oltre mercoledì 16-11-05 al’indirizzo e mail: laconta@interfree.it
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MEDIAPOLI, LA CITTA’ INFORMATA CIRCOLO ARCHIMEDE INCONTRA A MILANO, il 17 NOVEMBRE
Dov’è finito l’agorà, la piazza dove i cittadini discutevano il destino della polis? La città è diventata una rete di tribù che si aggregano e comunicano nei luoghi virtuali creati dalle nuove tecnologie. La democratizzazione dell’informazione sembra a portata di mano, ma le istituzioni appaiono distanti. Il linguaggio della politica è incomprensibile ai più, preoccupato più di informarci che di ascoltare. Cosa si può fare per dare voce ai cittadini e far loro arrivare le informazioni sulle scelte dell’amministrazione? Il ruolo della stampa è adeguato alla nuova realtà urbana? Internet può essere un mezzo per costruire una nuova comunità democratica? Occorrono nuovi linguaggi e nuovi mezzi per trasformare gli utenti in attori della comunicazione.
MEDIAPOLI, LA CITTA’ INFORMATA Da chi, come, dove Dialoghi sulla democrazia metropolitana
Milano, giovedì 17 novembre, ore 21 Libreria Archivi del ‘900 (ex Tikkun) – Via Montevideo, 9 Zona Parco Solari MM2 S.Agostino, Tram 14, 29, 30 Ne parleremo con Giuliano Bianucci Amministratore M&C Marketing e Comunicazione Fabio Zanchi Capo redattore cronacamilanese di La Repubblica Maurizio Decina Professore Ordinario di Telecomunicazioni, Politecnico di Milano
Ti aspettiamo!
ARCHIMEDE Un punto di appoggio a sinistra
Per sapere di più clicca www.circoloarchimede.it
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ISTITUTO D’ISTRUZIONE SUPERIORE "GIUSEPPE TORNO" PROGETTO "EDUCAZIONE ALLA PACE"
La Dirigente Scolastica, Prof.ssa Nicolina Francavilla, i Docenti, gli allievi e il personale tutto dell’Istituto "Torno" sono lieti di ospitare nella giornata di giovedì 3 Novembre 2005, dalle ore 10 alle ore 12, presso l’Aula Magna, la Dott.ssa Margherita Hack astrofisica, tra i massimi esponenti della comunità scientifica internazionale, che interverrà sul tema: Lo stato della scuola e della ricerca in Italia, oggi In questa sede l’illustre relatrice presenterà i contenuti della sua ultima pubblicazione "Brandelli d’Italia", Chimienti Editore, Taranto. www.chimientieditore.it
Gli allievi e i Docenti del Progetto "Educazione alla Pace"
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Mercoledì 2 Novembre, ore 20,45 Teatro Pax Ricordando Patrizia. Serata dedicata alla raccolta fondi per una borsa di studio che porta il nome di Patrizia Puppo. Concerto dei: Nema Problema Corpo di ballo dell'associazione: Danza Primavera Compagnia teatrale: Gruppo di Giò Teatro PAX Via Fiume, 4 Cinisello Balsamo Bilgletto: 8 € adulti, 4 € bambini |
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Venerdì 4 Novembre, ore 20,45 Villa Girlanda Il malato, la malattia, la cura e non solo, la ricerca. Discussione, confronto, informazione sul tema delle neoplasie polmonari. Intervengono: Dott.a Raffaella Speranza Dott. Tommaso A. Dragani Racconto di un esperienza di Gerosa Cristiana Villa Ghirlanda. Sala dei Paesaggi Via Frova, 10 - Cinisello Balsamo
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Venerdì 4 Novembre, ore 16,00
La Biblioteca Civica di Cinisello Balsamo Ha il piacere di invitarvi all'incontro con
Margherita Hack per la presentazione del libro Brandelli d'Italia
Il libro si rivolge alla società civile offrendo strumenti di analisi, di critica e di discussione sull'attuale situazione del paese.
Presentazione a cura del Comitato Genitori. Interverra’ l’assessore alla cultura Roberto Anselmino
Villa Ghirlanda - Via Frova, 10 - Cinisello Balsamo Tel. 02.66.023.552 Info www.comune.cinisello-balsamo.mi.it |
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SEGNARSI UN PO’ :(da cantarsi sulle note di "Amarsi un po’" di Battisti)
L’iniziativa del collega Gigi Moncalvo di farsi il segno della croce all’apertura e alla chiusura del suo programma "Confronti" ha suscitato lo stupore comunista di Repubblica ma va riconosciuto che è una strepitosa idea comunicativa.Essa raggiunge in un sol colpo (anzi in due) quattro obbiettivi : 1) prolunga idealmente la battaglia della Lega per affiggere crocifissi anche nelle cabine telefoniche,2) permette in qualche modo al conduttore di "privatizzare" il programma marcandone il carattere confessionale e scacciando quindi i potenziali "mercanti" che volessero entrare nel tempio.3) consente di "dedicare" la trasmissione a Santa Madre Chiesa così come fece Maroni presentando la finanziaria al Card.Ruini. 4) rilancia un’antica tradizione : i Russi che combattevano per lo zar ad esempio si segnavano prima di saccheggiare le città.
Per risollevare la mia disastrata situazione di reporter sans carrière ho pensato anch’io di aprire e di chiudere i servizi per il tg facendomi il segno della croce ma questa esigenza si scontra immediatamente con la durata dei medesimi : quando dal Desk ti dicono "MIMMO UN MINUTO TASSATIVO ! MI RACCOMANDO!" è difficile sottrarre anche pochi secondi al pezzo per segnarsi e, inoltre, non ci sarebbe neppure il tempo di spiegare il carattere privato del gesto. Il contesto, tra l’altro, potrebbe rendere la cosa anche più imbarazzante : in Bosnia ad esempio un intervistatore che si segnasse "alla cattolica" prima di ogni domanda rischierebbe di far incazzare almeno due etnie : i Musulmani e i Serbi…Non parliamo poi del medioriente: in certe zone con un gesto così finisci dritto dritto su Al Jazeera a implorare l’editore seduto fra tre tizi mascherati che ruotano coltelli… Diversa è la situazione se uno fa un programma per conto suo, ma se si tratta di un reportage o di un settimanale di storie e non di un "dibattito" quando è possibile segnarsi ? In quale spazio ? Qualcuno suggerisce di farlo prima e dopo la pubblicità, come "stacchetto", ma altri ritengono indecoroso il contagio fra il sacro gesto e le nudità "laiciste" di molti spot. Per uscire dall’empasse ma per non perdere l’occasione di schierarmi dalla parte giusta nel conflitto di civiltà voglio lanciare questa iniziativa che certo gioverà alla mia carriera : LA BENEDIZIONE DEI FORMAT !
In un giorno dell’anno (da stabilirsi) tutti coloro che hanno un’idea per un programma tv convergono in Pzza S.Pietro indossando una tunica bianca e dopo essersi purificati presentano i loro "format" al Card.Ruini come fece Maroni con la finanziaria. Chi oserà più "clonare" o affidare ad altri un format benedetto ? Se qualcuno vuole mettersi in lista mi contatti, ma in fretta perché già il telefono comincia a squillare. Mimmo Lombezzi
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 MOLYY BEZZ
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Cari colleghi ..corre voce che dall’inizio della seconda Guerra del Golfo sia nata una specie di Gladio dei giornalisti (nome in codice GJG : " Gladio’s Journalists (for) George" ) che si prefigge la difesa dell’immagine di George Dabliu Bush, in qualsiasi circostanza, sfidando anche i fatti, anche le inchieste dei colleghi americani, anche le stesse dichiarazioni del Pentagono. Io non so se la notizia sia vera o falsa, ma i commenti che anche su questo sito, hanno accompagnato l’illuminazione al fosforo di Falluja fanno pensare di si’. Ora è chiaro che una forte illuminazione puo’ far sparire il proprio oggetto – molti saggi Zen ricevuta l’illuminazione si sono letteralmente vanificati – ma questo non sembra proprio il caso degli abitanti di Falluja. Sicuramente ricade su di loro la responsabilità di essersi trovati troppo "sotto" a un composto che da lontano serve per illuminare e che da vicino ti cuoce come un forno a microonde, ma questo "concorso di colpa" non esclude la domanda se il fosforo possa o no essere definito un’arma chimica. La cottura è un processo chimico tanto che il nome in codice dell’operazione era "scuoti & cuoci" mica "scuoti & illumina". A meno di pensare che i cadaveri ben vestiti mostrati da Rainews24 non siano stati acconciati ad hoc. Comunque, come direbbe Biscardi, ai-posteri-l’ardua-zentenza : cio’ che mi interessa è sapere se qualcuno ha informazioni piu’ dettagliate sulla "GJG" (la Gladio dei Giornalisti) perché vorrei entrarvi onde migliorare la mia "professional situation". Fatemi anche sapere se c’è un rituale, un abbigliamento particolare ( tipo cappucci, grembiuli, compassi) e se bisogna fare un versamento per la Causa. Grazie di cuore e abbasso i disfattisti. Mimmo Lombezzi 24 NOVEMBRE 05
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I RUMINANTI L’ultimo l’ho visto alle spalle del ministro Calderoli immerso nei micr ofoni di una conferenza stampa: alto, ben vestito, occhiali alla moda, ruotava la cabeza chiomata luccicante di gel a destra e a manca masticando con impegno chissà che cosa. Ogni frase pronunciata dal ministro lui chiudeva la mascella come se avesse inghiottito il concetto, lo sguardo preso nel vuoto della folla a cercar qualche gnocca o qualche conoscente di passaggio. I "ruminanti" che cosi’ spesso appaiono alle spalle di onorevoli e sottosegretari sono un’appendice parassitaria delle nostre "press-conference" più devastante delTrio Medusa, delle Jene o di Paolini, l’angelo (in senso Greco "anghelos") del profilattico. I "ruminanti" danno un ‘aura da sottogoverno anche all’annuncio più serio e drammatico. Senti annunciare la vendita delle spiagge o il ponte sull’Eufrate e pensi subito che dietro ci sarà un "magna magna", vedi Fassino che si inchina pio a Pietralcina e subito sospetti che egli sia pronto a ingoiare un’ostia soltanto elettorale… Colleghi degli uffici stampa e voi consulenti d’immagine vi invito alla vigilanza : a che serve spendere milioni da sarti chirurghi e parolieri quando nell’icona dei vostri pupilli si ficcano i parassiti del rumine?.. gli inutili e surreali masticatori del nulla ? mimmo lombezzi
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L'ultima recita
E’ con divertito raccapriccio che assisto all’ultima recita in ordine di tempo, secondo la cui traccia uno degli attori dice: propendo per il rinnovo della carica al presidente Ciampi; a lui fa eco l’altro attore che dice che no a lui non sta bene, mentre il terzo recitante dice che questa scelta sarà ottima. Tutti e tre i recitanti hanno posto le premesse per permettere all’attore principale di declmare:senz’altro sarebbe, quella di Ciampi, un’ottima scelta ma ,vivaddio, è prematuro parlarne perchè questo intreccerebbe problematiche di disputa politica, nelle quali ,si sa, (..sappia..Ciampi..?) il presidente della Repubblica non deve metter bocca. In successione, i teatranti hanno costruito un copione in cui pongono anzi impongono un tema di discussione, dove il tema della presidenza della repubblica, sappiamo quanto questo tema stia a cuore al prim'attore, viene sollevato e dove le prime e le ultime appaiono essere ora e forse in futuro palleggiate tra questi personaggi, che certamente non mancano di inventiva e di spirito di iniziativa nel tener sempre desta la nostra attenzione con fuochi artificiali, petardi e qualsiasi altra arma..Vedo male? ciottolo 20 novembre 05
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Assalto alla Memoria Lodevolmente, il 15 novembre, un quotidiano riprende, nelle pagine interne ma con ampiezza, una notizia che era stata diffusa troppo sottotono; il quotidiano è 'Repubblica' e la notizia è quella delle mire nefaste del governo sugli Archivi di Stato. Se ne parla sotto il titolo: 'Assalto alla Memoria'.
Del resto..potevamo illuderci che non si sarebbe arrivati a questo? A questo punto, se fossimo illusi, potremmo cominciare a ricrederci. Pensate,una parte della nostra Memoria storica smembrata ed affidata alle cure sapienti del Presidente del Consiglio che deciderà cosa conservare, cosa distruggere, a chi far leggere e a chi no. Pensate, eminenti storici lustro della nostra cultura, custodi e studiosi e diffusori della Memora, di recente licenziati; e le nuove nomine saranno a cura del Ministro dei Beni culturali, che attualmente e’ Buttiglione e domani chissa’ e non e’ questo il punto.
C’e’ da rimanere sbalorditi, terrorizzati.
gea 17 novembre 05 nella foto: Archivio di Stato
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Rock e lento
Ci sono periodi in cui il silenzio si addice meglio alla situazione e io sento molto il bisogno di stare in silenzio. Oppure di inventare parole nuove e modi diversi di comunicare. Questa cosa e’ sentita da molti, credo; anche da Celentano, che ha inventato – come si sa - il rock e il lento per definire la realtà. Così sembra, almeno; io non ho visto neanche una puntata.
Non faccio in tempo ad aprire un quotidiano e a mettermi a leggere un articolo, o anche on line..per essere raggiunta da questo tormentone del rock e del lento..E il bello è che sono le stesse persone che ne parlano diffusamente a definire la coppia rock- lento: tormentone.
A me sembra che adesso tutti si aggrappino a queste due parole, a questa trovata alla Celentano, tipica..Da tempo, il Molleggiato ti sbatte lì queste cose che ti verrebbe istintivamente di definire ovvie e che poi bucano lo schermo e vengono recepite e valutate come mantra o parole magiche o eccezionali invenzioni o raffigurazione della realtà…o che altro.
Insomma, mi sembra che adesso tutti si appropriano di questo modo di dire..posso definirlo cosi’, il duetto rock- lento.. senza peccare di lesa maestà nei confronti di Cele? Adesso tutti scoprono che questa cosa è rock e quell’altra è lenta ma a me sembra di avere già fatto indigestione.
Non è per superbia che non mi riconosco in questo linguaggio o che non lo voglio fare mio o che non voglio identificare in quel dualismo furbo di rock e lento la sostanza del reale..è, - la mia, credo - saturazione da luoghi comuni , paura di vederli riprodursi ..
Le Parole si riproducono con prolificità esagerata e raramente si inventano parole nuove..Si può riconoscere un certo tipo di linguaggio dicendo, ad esempio, questo è lo stile de l’Espresso (o di Panorama)..
Bisognerebbe inventare ognuno parole nuove e non copiare le vecchie.
In questo senso, è vero, Celentano ha inventato parole nuove se cosi’ si puo’ dire..E tutti ne sono entusiasti a destra e a sinistra.
Pero’ non esageriamo.
germana p.
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L ' i n f o r m a z i o n e n e g a t a |
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Storia di Roj Tv, invisa alla Turchia e agli Stati Uniti
Scopro, leggendo un pregevole ed approfondito articolo su Il Manifesto di oggi, 8 dicembre, la vicenda di una emittente satellitare la cui vita è ben travagliata: si tratta di Roj TV ed è la voce del popolo kurdo.: è, come dice il giornale,” la tv del popolo che non c’è e proprio per questo fa paura” Ogni giorno, essa racconta la storia di un paese invisibile e quindi ancor più scomodo.”
L’emittente è ospitata attualmente in Danimarca e questa sede è solo l’ultima di altre, precedenti di peregrinazioni attraverso l’Europa, perché in più occasioni le pressioni e le pretese del governo turco esercitate presso i governi dei Paesi che la ospitavano, hanno fatto sì che essa venisse perseguitata prima e poi chiusa. Di recente, la Turchia ha esercitato queste pressioni anche presso il governo danese, spalleggiata in ciò dagli Stati Uniti, ma fino ad ora, per fortuna senza ottenere soddisfazione alla sua pretesa.
E’ stato durante un recente visita del premier turco Erdogan in Danimarca che si è verificato l’incidente in seguito al quale è partita la nuova offensiva del governo turco verso Roj TV. Durante una conferenza stampa del premier danese e di quello turco, quest’ultimo ha notato che tra i giornalisti presenti c’era anche quello in rappresentanza della emittente di lingua kurda: ha violentemente protestato coll’ospite sostenendo che alla conferenza stampa non potevano essere presenti lui e il giornalista, che non lo avrebbe tollerato. Il premier danese ha risposto che nel suo Paese la libertà di stampa era sacra e allora Erdogan ha abbandonato arrabbiatissimo la conferenza stampa.
Successivamente a questo episodio, gli Stati Uniti si sono fatti portavoce delle richieste turche di chiusura dell’emittente presso l’Unione Europea, fino ad ora, mi sembra capire, senza successo.
Racconta ancora "il Manifesto:” Roj Tv è nata come Med TV dieci anni e mezzo fa. Era il 30 marzo 1995 quando la televisione satellitare kurda cominciò le prime prove tecniche di trasmissione. Quindi, il 14 aprile, la televisione trasmise la diretta del congresso di fondazione del Parlamento kurdo in esilio”
Allora la piccola preziosa emittente (si sono moltiplicate le parabole in tutto il paese che non c’è da quando essa esiste) era ospitata in Belgio. In seguito, “le autorità belghe con una imponente operazione di polizia ordinarono perquisizioni, fermi e arresti negli studi di Med Tv. Le autorità sequestrarono gli archivi della TV che verranno restituiti solo molti anni dopo”
"Per qualche tempo Med Tv ottenne l’ospitalità su suolo inglese finchè “la ITC toglie la licenza a Med Tv che non puo’ più trasmettere.”
La perseveranza non manca ai creatori di Med Tv, che riescono ad ottenere, ma solo per qualche tempo, la licenza di trasmissione dalla Francia; fino a che anche qui vengono cacciati, per ottenere per qualche mese l’aiuto dello Stato del Vaticano.
Infine la Danimarca e fino agli eventi e alle intimidazioni turche e statunitensi recenti, di cui non possiamo ancora immaginare le conseguenze.
Saprà l’Europa resistere alle pretese e alle prepotenze del potente alleato americano e della capricciosa prepotente Turchia? Ci auguriamo di sì!
germana pisa 8 dicembre 2005
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NO TAV ultime notizie
Oggi alla manifestazione di Torino un grande e bellissimo spezzone era formato dai comitati noTav, per sottolineare illegame tra le finanziarie e lo spreco di miliardi dietro il TAV. MERCOLEDI 30 Novembre ci sara' l'occupazione dei terreni per iniziare i lavori del Tunnel di Venaus che stanno TUTTI I MEDIA spacciando per un semplice carotaggio mentre e' effettivamente l'inzio dei lavori!! MERCOLEDI" dalle prime ore del mattina saremo in Val di Susa a cercare di fare resistenza pacifica (com'e' succeso il 31 ottobre). Speriamo che non succedano incidenti... ABBIAMO dei contatti con molte persone che da 15 anni stanno seguendo la lotta al TAV. La priorita' oggi per il movimento contro il TAV e' proprio quella di cercare di informare il piu' possibile la gente al di fuori della valle (In valle sono informati infatti il fronte No_TAV in val di susa va dalla LegaNord ai centri sociali). Si stanno moltiplicando le serate informative e gli incontri a Torino.... Se siete interessati potremmo cercare anche di mettervi in contatto. Per approfondire questo tema viconsiglio di visitare il sito www.notavtotino.org Il prossimo numero di DIARIO avra' un reportage sul TAV che dovrebbe essere molto interessante. Anche Avvenimenti dovrebbe parlarne .... fabio bovi 25 novembre
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NO TAV Per favore, leggete questo documento fino in fondo. Non vi chiedo che pochi minuti del vostro tempo. Scrivo queste poche (spero) righe con l'unica intenzione di portare a conoscenza una situazione che la maggior parte dei media cerca di tener nascosta. Da diversi anni è in corso in ValSusa una manovra di resistenza organizzata contro la linea ad alta velocità ferroviaria Torino-Lione (TAV).
Quello che fanno credere i media è che gli oppositori siano pochi e comunque motivati solamente dal fatto che "gli passa il treno sotto casa". Nella manifestazione di giugno c'erano 30000 persone (in tutta la Val Susa ci sono 50000 abitanti). Non posso di certo smentire questa motivazione, ma in realtà i motivi veri (che vengono metodicamente nascosti dai media) sono ben altri: 1.. La tratta Torino-Lione è completamente inutile: nella Val Susa esiste già una linea ferroviaria sottoutilizzata, in grado di reggere il traffico richiesto (considerando i tassi di crescita) almeno fino al 2050. 2.. La linea in costruzione è esclusivamente merci, non si avrebbe alcun vantaggio in termini di tempo per la percorrenza da Torino a Lione. I treni passeggeri comunque continuerebbero a transitare nella linea storica con i tempi di percorrenza attuali. 3.. Nel tratto montano (e quindi da Torino alla Francia), comunque non sarebbe una tratta ad alta velocità perchè la conformazione del terreno montano non la rende possibile. 4.. L'amianto sotto al Musinè c'e' veramente (è già ampiamente dimostrato), e nei progetti non c'è il minimo accenno ad un piano di messa in sicurezza dell'amianto estratto (è previsto semplicemente uno stoccaggio in valle a cielo libero), che con i frequenti venti della ValSusa verrebbe distribuito e respirato in tutta la cintura ovest di Torino ed in Torino stessa. Le malattie causate dalla respirazione di anche solo 1 fibra di amianto vengono diagnosticate 15 anni dopo l'inalazione. Dal momento della diagnosi la mortalità è del 100%, ed il tempo di vita medio è di 9 mesi. 5.. Il corridoio 5 (tratta Lisbona-Kiev) di cui questa tratta sarebbe parte fondamentale non esiste: da Trieste verso est l'opera è bloccata in tutti i suoi aspetti. 6.. Finanziariamente è un disastro annunciato: perchè vada in attivo, nella tratta dovrebbe passare un treno merci ogni 3 minuti, 24 ore al giorno. Per questo motivo, al momento nessun privato si è impegnato finanziariamente, banche e fondazioni comprese. La tratta è costosissima, ed i soldi non ci sono: è notizia recente che nella finanziaria di questi giorni sono stati tagliati quasi tutti i fondi per le grandi opere. Gli unici soldi su cui si regge l'opera sono i finanziamenti europei. 7.. Se dovessi elencare tutte le implicazioni legali del ministro Lunardi (mi spiace, ma non riesco proprio a dare dell'onorevole ad una persona del genere) questo documento diverrebbe troppo lungo. Dico solo che l'appalto per la costruzione del tunnel di 52Km (7,5 miliardi di euro) è stato vinto da una ditta francese che l'ha subbappaltato alla francese RockSoil, di proprietà della moglie.
Forse ora è più chiaro e motivato perchè nelle proteste dei ValSusini sono presenti sempre, in prima fila, tutti i sindaci e le istituzioni di tutti i paesi della Valle, indipendentemente dal partito politico di appartenenza. Il CIPE, incaricato di distribuire i fondi italiani, ha già eliminato la tratta Torino-Lione dalle opere da finanziare dallo stato italiano (nonostante quanto riferito dai media). L'unico obiettivo di chi il TAV lo vuole fare è quello di agganciare la pioggia di finanziamenti europei per le grandi opere; per far questo, devono entro fine anno poter dire che i lavori sono iniziati. Lunedì 1 novembre ho partecipato al blocco dei lavori a Mompantero: in 500 persone (saremmo stati molti di più, ma alla maggior parte delle persone è stato impedito di raggiungere i luoghi della protesta, militarizzando Susa) abbiamo bloccato senza alcuna violenza per un giorno intero 1200 demotivati esponenti delle forze dell'ordine. La notizia che i siti siano poi stati presi in possesso dalle forze dell'ordine in nottata (quando non c'era più nessuno ad opporsi e verificare) sembrerebbe falsa, alcune persone hanno verificato il giorno successivo che i siti erano ancora sgombri. La questione NoTAV non è una questione di sinistra o destra: l'opposizione è trasversale, ed ogni persona di buon senso che sia informata sul problema non ha difficoltà a capire le nostre ragioni. Il problema è che la voce dei NoTav ciene puntualmente soffocata dai media, per la grande quantità dei finanziamenti europei in gioco. Personalmente penso che anche i più accesi interessati questo lo sappiano benissimo, e dell'opera non gli importi proprio nulla. L'unica loro preoccupazione è farsi rigirare nelle loro casse i soldoni europei. Non chiedo a chi legge questo messaggio di crederci ciecamente, ovviamente può essere inteso come propaganda di parte, ma di informarsi anche dal altre fonti indipendenti. Purtroppo il quotidiano La Stampa ed il telegiornale regionale di Rai 3 sono le fonti di informazione che si sono rivelati più corrotti e di parte, non solo nei commenti alle notizie ma anche nel continuo riportare notizie false. Qualche anno fa è venuta una troupe di Report diversi giorni in valle a fare un servizio sul problema. Risultato: il servizio non è mai andato in onda ed il giornalista è stato quasi licenziato. Il mio intento non è solo di convincervi sulle nostre ragioni, ma prevalentemente di informarvi. Se credete che le informazioni di questo messaggio siano false, vi invito a verificarle. Penso che poi la convinzione venga da sola.
Vi prego di inoltrare questo documento al maggior numero di persone possibile.
Un normale cittadino che crede ancora nella democrazia
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L'italia vista dall'america. Un nuovo attacco a Berlusconi?
La PBS, notissima TV privata NON Commerciale americana (www.pbs.org), ha realizzato un servizio sul Primo ministro Silvio Berlusconi. Berlusconi, che dopo Rockpolitik dichiara: "Un nuovo attacco nei miei confronti", che cosa penserà del servizio redatto dai cari amici americani?
Ecco in breve che racconta il servizio:
IL PRIMO MINISTRO E LA STAMPA (http://www.pbs.org/wnet/wideangle/shows/berlusconi/index.html) Il Primo Ministro Silvio Berlusconi non è solo un ricchissimo uomo italiano, ma anche l'incontrastato padrone di un vasto impero mediatico.
I critici sostengono che la combinazione del potere politico e il controllo editoriale di Berlusconi mettono in pericolo la libertà di stampa in Italia.
PUO' BERLUSCONI MINACCIARE LA DEMOCRAZIA ITALIANA? di Cristian Palmer, 1 Agosto 2003
In una mite serata di maggio, a Manchester in Inghilterra la quadra di calcio AC Milano vinse la finale della prestigiosa Coppa Campioni. La partita fu trasmessa in diretta in italia sul canale televisivo "Canale 5" e fu seguita con un record di ascolti da 20 milioni di persone. In seguito a questo si generò un record di entrate pubblicitarie per l'emittente televisiva.
Il primo ministro Silvio Berlusconi fu uno dei pochi fortunati che assistette alla partita dallo stadio, e molto spesso il suo smagliante sorriso scintillava sui monitor televisivi di tutta la nazione.
Aveva veramente ragione di sorridere. Lui possiede l'AC Milano, lui possiede "Canale 5" e anche la società che che si occupa della vendita delgi spazi pubblicitari.
E' difficile gonfiare l'influenza che Berlusconi ha sulla vita quotidiana degli italiani. In aggiunta, gestendo la nazione, egli gode del controllo diretto e indiretto di oltre il 90 % della televisione nazionale, ha costruito il più grande impero editoriale italiano, controlla il più grande network di distribuzione dei film ed inoltre ricava ulteriori introiti dai servizi finanziari e dal settore immobiliare.
Potresti pensare che, un così vasto dispiegamento di responsabilità, è più che capace di soddisfare Berlusconi. E invece ti sbagli! Il milionario politico uomo d'affari, pensa che l'incarico di primo ministro in Italia non riporta abbastanza autorità, perciò sta facendo pressioni per riscrivere la costituzione. In questa maniera egli avrà ragione di tutto.
Nata dalle macerie della seconda guerra mondiale, la costituzione italiana fu specificatamente disegnata per indebolire il potere esecutivo e impedire il resuscitare di un altro uomo forte come il leader fascista Benito Mussolini.
Come Primo ministro, Berlusconi non può buttar fuori i suoi ministri, non può dissolvere il parlamento, ed è alla mercé di giovani coalizioni partners che possono far cadere il governo ogni qual volta non si va nella loro direzione.
Berlusconi sta a destra della politica italiana di centro , crede fortemente nel libero mercato si lamenta contro il comunismo ad ogni possibile occasione eppure la sua coalizione di 4 partiti include la post-fascista Alleanza Nazionale e la polulista Lega Nord.
Una traduzione di Alma Mazzoleni |
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I l d o c u m e n t o |
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Sotto la notizia niente - saggio sulla informazione planetaria - di Claudio Fracassi Libera Informazione Editrice - 1a edizione novembre 1994
 ("la rivoluzione in tv, al contrario della guerra, non viene bene"-John Kenneth Galbraith)
a Ilaria Alpi, giornalista capitolo primo Timisoara “Come avvenne realmente il massacro di Timisoara, il più spaventoso del secondo dopoguerra del Ventesimo secolo, sarà difficile raccontare, perché in realtà quel massacro non ebbe luogo. E’ possibile tuttavia fornire tutti i particolari della notizia sul massacro di Timisoara; poiché essa esistette realmente, e quindi può essere fedelmente ricostruita e ritrasmessa ai posteri, secondo spirito di verità. Quale sia poi la differenza tra l’uno – il massacro – e l’altra – la notizia – è precisamente il tema di questo libro. “Tutto cominciò esattamente con il racconto di un anonimo cittadino del mondo, di nazionalità cecoslovacca, e quindi definito “cittadino cecoslovacco”, domenica 17 dicembre 1989. Le telescrventi collegate con l’agenzia di stampa ungherese Mti trasmisero, quel giorno, un dispaccio in cui si affermava che, “secondo quanto riferito da un “viaggiatore cecoslovacco”, colpi di arma da fuoco sarebbero stati sparati a Timisoara.” In quella stessa serata, la televisione di Stato ungherese, agevolmente captata a Vienna, rilanciò la notizia, stavolta senza far riferimento all’anonimo viaggiatore. Disse lo speaker: “Una grande manifestazione si sarebbe svolta a Timisoara per impedire la deportazione del pastore protestante Toekes.” Ambedue le notizie erano vere. Una manifestazione si era effettivamente svolta a Timisoara, città romena a una quarantina di chilometri dalla frontiera, per difendere il pastore protestante Lazlo Toekes, minacciato d’arresto dalla polizia del dittatore Ceausescu, in quanto strenuo assertore dei diritti della minoranza ungherese; ed effettivamente c’erano stati degli scontri tra i poliziotti e i dimostranti durante i quali i primi avevano sparato contro la folla.. La cosa era avvenuta, in realtà, non la domenica, ma il venerdì precedente, 15 dicembre. Questa nostra ricostruzione riguarda però non i fatti, ma la notizia, ed è quindi corretto collocare la data d’inizio dell’evento, destinato a divenire mondiale, al giorno 17. La domenica sera nel mondo, per ragioni del tutto comprensibili, le redazioni dei giornali – siano essi televisivi o della carta stampata – lavorano in numero ridotto, e di malavoglia. Alcune, addirittura, sono chiuse perché saltano il numero di lunedì. Minore è, di domnica, il flusso di notizie di agenzia, quasi nulla l’attività delle sedi istituzionali, difficile è ottenere conferme o particolari. Prevalgono le informazioni sugli incidenti stradali e soprattutto sugli avvenimenti sportivi. Un non disprezzabile alimento alle cronache viene dagli eventi internazionali, anche se spesso non è semplice avere sotto mano lo specialista che sappia valutarli. In quella domenica del dicembe 1989 solo la radio di Vienna, in tarda serata, ritenne opportuno riferire, con tutte le cautele del caso, degli incidenti nella cittadina romena; non la tv francese, non quella italiana, né alcuno dei telegiornali americani, pur favoriti dal fuso orario. L’indomani, lunedì, solo due grandi giornali europei scrissero di Timisoara: il “Corriere della Sera” in Italia e “LeMonde” in Francia: in ambedue i casi non si parlava di vittime ma di “dure cariche della polizia, con numerosi arresti”. Fu il martedì 19 dicembre, in tutto il mondo, l’inizio vero del dramma raccontato dai grandi organi di informazione.”Sangue a Timisoara” secondo la “Washington Post”, tra i più autorevoli giornali statunitensi. Le notizie erano da tutti riferite, una volta tanto, senza apprezzabili accentuazioni o tendenziosità legate alla posizione politica.Il quotidiano italiano collocato più a sinistra riportò le inquietanti dichiarazioni di “uno scrittore romeno” emigrato in Jugoslavia: “I morti a Timisoara “sarebbero trecento, quattrocento.” La cittadina romena, in realtà, era difficilmente raggiungibile. Chiuse le frontiere in entrata, difficili i collegmenti telefonci, controllate dal regime di Ceausescu le emissioni radio, erano i cittadini stranieri che attraversavano il confine verso l’Ungheria le fonti primarie dell’informazione. Fu così che alcuni compagni di sventura (e di testimonianza) del già citato “viaggiatore cecoslovacco” fornirono al mondo i dati e i resoconti di una carneficina orrenda, destinata a rimanere nella storia. Tramite delle notizie furono, prevalentemente, le agenzie di Stato dell’Europa orientale, che vivevano in quei mesi un periodo di particolare curiosità e libertà, dopo gli straordinari accadimenti che avevano travolto i regimi comunisti dei rispettivi Paesi. Il 6 febbraio di quello stesso anno, in Polonia, Solidanosc, guidata da LechWalesa, aveva imposto la famosa “tavola rotonda” al governo guidato dal generale Jaruzelski. Il 2 maggio era caduta la cortina di ferro tra Austria e Ungheria. Tra l’8 ottobre e il 9 novembre si era dissolta la Rdt: Honecker era stato travolto, l’odioso Muro di Berlino, simbolo della guerra fredda,smantellato. Infine, tra il 17 novembre e il 9 dicembre 1989, era insorta pacificamente la Cecoslovacchia, e Husak era stato deposto. Aesso, finalmente, si muoveva anche la marmorea Romania, sinora immobilizzata sotto il tallone di ferro di Ceausescu, ultimo satrapo orientale. Ma come, realmente, si muoveva? Le notizie raccolte dalle agenzie est-orientali e rilanciate (da “France Presse” e “United Press”, dalla britannica “Reuter”, da “Radio Free Europe”) sul circuito internazionale dell’informazione, si facevano giorno dopo giorno, ora dopo ora, più drammatiche: la repressione da parte della famosa “Securitate”, la polizia politica di Ceausescu, era tremenda: il numero dei morti, anche se ancora non definitivo, impressionante. 25° cadaveri solo nell’ospedale di Timisoara, riferì la Radio ungherese; e “un medico” testimoniò che erano stati assassinati “trecento, quattrocento cittadini”. Lo stesso numero – ricordate?- drammaticamente denunciato dallo “scrittore romeno”. Chi dei due, ci si sarebbepotuto chiedere, aveva informato l’altro? (nella foto: una manifestazione degli anni 80 in Romania) Le fosse comuni
Il pianeta seguiva con passione, attraverso i resoconti dei giornali e i comunicati Tv (ancora del tutto privi di immagini) il susseguirsi incalzante degli eventi. Giovedì 20 dicembre, mentre in tante città del mondo cristiano era tempo di regali e di dolci sentimenti, piombò nelle redazioni, e fu rilanciata dalle rotative e dalle onde televisive la notizia del grande massacro. Due agenzie di stampa, l’autorevole “Taniug” jugoslava e la “Adn” dell’ex Germania comunista, lanciarono il massimo allarme per Timisoara, città forse ormai “completamente distrutta”. La cronaca della feroce repressione potè essere letta su due quotidiani jugaslavi, “Vecernje Novosti” e “Ekspres Politika”: bambini “schiacciati dai tank dell’esercito” , donne incinte “trafitte dalle baionette”, elicotteri che mitragliavano la folla. L’Europa non aveva mai visto, dagli orrori della guerra nazista in poi, analoghe scene di violenza e di sterminio. Fu l’Adn, per prima, a dare le dimensioni della tragedia ( mentre a Bucarest, proprio il 21 dicembre, si consumava la fine politica del dittatore Ceausescu, contestato in piazza e costretto alla fuga) : a Timisoara c’erano stati 4660 morti, 1880 feriti, tredicimila arresti, settemila condanne a morte.”. Il giorno dopo arrivarono sugli schermi di tutto il mondo, come un pugno atroce alla bocca dello stomaco, le immagini del massacro. Fu la TV di Stato ungherese a dare la notizia che a Timisoara era stata ritrovata la prima delle fosse comuni dove erano stati seppelliti frettolosamente i cadaveri: 4630 erano le vittime accatastate in quella fossa. Subito dopo, la Tv di Belgrado, e poi tutte le Tv del mondo civile, diffusero le scene dei corpi torturati e mutilati, appena disseppelliti, impressionanti sotto le torce che li illuminavano nella notte. I morti nelle fosse comuni – rese noto la jugoslava “Tanjug”, citando i dati forniti dal Comitato di Salvezza Nazionale – erano 4632. I giornalisti provenienti dall’occidente poterono rendersi conto di persona soltanto venerdi’ 22 dicembre dell’entità del massacro. Le frontiere fino a quel giorno erano restate chiuse, e le notizie, terribili ma incomplete, venivano raccolte ai valichi di frontiera - in particolare quello con l’Ungheria e quello di Vrsac, con la Jugoslavia – e attraverso i fili del telefono. Proprio per la particolarità – e la rarità – delle fonti, i resoconti apparvero per alcuni giorni molto simili, su tutti i grandi giornali internazionali. Ma anche dopo l’apertura delle frontiere, a cavallo dei giorni di Natale e subito dopo, i reportage dei maggiori osservatori giornalistici – d’Europa e d’America, di destra e di sinistra – furono sostanzialmente convergenti nei toni, nelle cifre, nelle descrizioni, nell’orrore umano e nell’appassionata condanna. Converrà perciò seguire l’evento attraverso le cronache del più diffuso quotidiano italiano: Il “Corriere della Sera” (tenendo presente che non diverse furono le corrispondenze del “Figaro”, o del “New York Times”). Il giornale titolò mercoledì con sicurezza: “A Timisoara è stata una strage, sparavano anche dagli elicotteri”, mentre una nota di cautela fu introdotta il giorno dopo dal corrispondente da Bonn (“le testimonianze dirette sono poche; molte sono quelle indirette, di seconda o terza mano”). Il giorno dopo, l’inviato al valico di frontiera fu in grado di riferire più precisamente le notizie da Timisoara:”I morti vengono praticamente “rubati” dalle autorità, portati via anche con camion per la spazzatura e sepolti probabilmente in fosse comuni nella “Foresta Verde”, il parco vicino a Timisoara.” La prima corrispondenza diretta fu telefonata dall’inviato del “Corriere” – così come da alcuni suoi colleghi che erano riusciti a raggiungere Timisoara, in una Romania attraversata dal moto rivoluzionario, mentre Ceausescu e la moglie erano braccati nel loro disperato tentativo di fuga – nella serata di venerdì 22 dicembre. Fu pubblicata perciò il giorno dopo. Era densa ed emozionata, sotto il titolo:”Timisoara, la città martire, esulta per la libertà – Ma, nelle fosse comuni, giacciono 4700 vittime della repressione”. Si leggeva: “..fa un certo effetto essere a Timisoara tra i primi, poche ore dopo che Ceausescu è caduto..La gente gioisce nelle strade, seppur sulla città si senta il peso dei 4700 morti, i cui corpi sono stati trovati in fosse comuni, dei 2000 feriti.” Furono prime pagine dense di tragedie e di sangue quelle degli ultimi giorni dell’anno. Nel frattempo, gli Stati Uniti avavano infatti dato avvìo all’operazione “Giusta Causa” , cioè all’invasione di Panama per la cattura dell’”uomo forte” Noriega. Poiché le notizie sul bombardamento della città centro-americana (con alcune migliaia di morti, si seppe poi) non avevano attraversato le strette maglie della censura imposta “per motivi di sicurezza” dal Pentagono, il giornale si limitava a riferire prudentemente, intanto, dei “diciannove militari USA rimasti uccisi” e titolava: “Panama: gli Stati Uniti in difficoltà inviano altri 2000 soldati”. Ma c’era soprattutto, a sovrastare nell’informazione l’orrore di Timisoara e il mistero di Panama, la rivoluzione in pieno corso a Bucarest. Alla Vigilia di Natale il titolo a nove colonne era sugli eventi nlla capitale romena, e il reportage diceva: “sulle strade giacciono migliaia di corpi senza vita. E’ probabilmente la più grande strage dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi.” A Bucarest come a Timisoara. O forse no. Nelle pagine interne, la corrispondenza dell’inviato nella cittadina-martire aveva infatti per titolo: “abbiamo assistito alla battaglia di Timisoara” e raccontava: “I morti e i feriti si stanno contando in queste ore..Siamo certi che è stata la maggiore battaglia urbana del dopoguerra”. Nella settimana da Natale a Capodanno la tragedia romena fu la regina degli eventi televisivi. Fu quella, due anni prima del Golfo, la grande prova mondiale della mitica Cnn. Le telecamere mostrarono, le voci fuori campo commentavano, gli inviati sul posto raccontavano. Persino le riunioni del Comitato rivoluzionario appena insediatosi a Bucarest si svolsero in diretta televisiva, nella sede della Tv di Stato espugnata dagli insorti ancor prima dello stabile del Comitato Centrale. La realtà era sotto gli occhi di tutti, dunque. Mai avvenimento planetario era stato seguito con tanto meticoloso scrupolo di verità. “La Storia in diretta” si disse con giustificata enfasi. L’orrore delle immagini televisive di Timisoara era inenarrabile. Sul maggiore giornale italiano così descrisse la scena l’inviato, finalmente libero, come tutti i suoi colleghi, di vedere con i propri occhi, di guardarsi intorno, visitare cimiteri e ospedali raccogliere testimonianze: “…La repressione ha provocato migliaia di morti…Cresce l’angoscia dei volontari che ancora ieri scavavano nel piccolo cimitero dei poveri. Di una donna incinta è stato trovato il corpo col ventre lacerato e con appoggiato a fianco il feto..Quasi ogni famiglia, qui, ha un figlio o un parente tra i morti…Tortura. Parecchi corpi ne recano i segni, con ferite che in alcuni casi vanno dal mento al bacino.” Le stesse scene erano minuziosamente descritte da tutti gli inviati, su giornali di diverso orientamento politico: per esempio l’Unità (“Quattromilacinquecento cadaveri irriconoscbili, mutilati, mani e piedi tagliati, con le unghie strappate.”) o “La Stampa” (Migliaia di cadaveri nudi legati col filo spinato, donne sventrate e bambini trucidati nel massacro di Timisoara.) in Italia; su “Liberation”, in Francia: (“Migliaia di corpi nudi e mutilati, nel carnaio di Timisoara”).Eccola. cupa e tremenda, la verità di Timisoara.. Non ci libereremo facilmente – pensò ogni pacifico cittadino del mondo – del ricordo di questo crimine.
Il custode del cimitero
C’è semre qualche persona che riesce a vedere l’imperatore nudo (quando tutti affermano concordemente che è splendidamente vestito), in mezzo ai grandi eventi della Storia. A Timisoara si aggiravano tra gli altri, in quei giorni, due cronisti venuti dall’Italia per conto di un quotidiano di Provincia: arrivati a spese proprie, per “vedere la rivoluzione”. Appena lasciate le valigie all’”Hotel Continental”, i due, Michele Gambino e Sergio Stingo – corsero al cimitero, per osservare dal vivo le immagini ossessivamente ritrasmesse dalla TV. Raccontarono poi: “Eravamo in preda ad un misto di oppressione e di curiosità: in una casetta di cemento, una delle camere di tortura della Securitate, c’è il cadavere di un uomo su un tavolaccio di ferro, la pancia squartata e poi grossolanamente ricucita. Poco distante, in fila su di un lenzuolo, ancora cadaveri, una ventina, nudi. Uno sembra trattenere le viscere rinsecchite tra le mani. Due metri più avanti la scena più orrenda, il corpicino di un neonato sul ventre di una donna. Ma c’è qualcosa di strano..almeno la metà dei cadaveri sono in avanzato stato di decomposizione, non c’è bisogno di essere degli esperti per stabilire che la morte risale a diverse settimane fa.; e ancora: la “madre” del bambino ha almeno una sessantina d’anni e il suo cadavere è peggio conservato di quello del presunto figlio.”. Dunque, la carneficina non è carneficina? I morti non sono morti? La realtà non è la realtà, la verità non è la verità? L’Imperatore non è vestito? I cronisti si rivolsero non al Tribunale della Storia, ma al custode del cimitero, che si autodefinì “direttore”. Quei corpi, spiegò l’uomo, sono di vagabondi: barboni, ubriaconi, derelitti; questo, aggiunse, è il cimitero dei poveri. Non c’era stata tortura, ma autopsia: perciò i cadaveri erano tagliati dal mento all’addome, e ricuciti. I corpi erano stati disseppelliti, illuminati, fotografati, ripresi dalle telecamere. “Ho detto a tutti la verità – si disperò il becchino – l’ho detta ai giornalisti. Ma nessuno mi ha dato retta.” Il giornale di provincia italiano aveva probabilmente in mano lo scoop del secolo. Ma non pubblicò una riga. Com’era possibile che la Tv mentisse, che i giornali mentissero? Timisoara non era dunque Timisoara? "Dieci giorni più tardi il racconto dettagliato dei due cronisti fu pubblicato da un settimanale nazionale, che titolò: “quelle cifre inventate, quei cadaveri truccati” Ma dieci giorni più tardi la Romania già non esisteva più, inghiottita dalle pagine interne dei quotidiani e dalle code dei telegiornali. Scrissero i testimoni del “non evento”: “Al nostro ritorno in Italia confrontammo ciò che avevamo visto con quello che avevano scritto i giornali, e avemmo la buffa impressione di essere stati da qualche altra parte”. Sensazione analoga dovette provare l’inviato di una grande agenzia occidentale, che non riuscì a capacitarsi di come avessero potuto essere uccisi sessantamila romeni (questa era la cifra rimbalzata in tutto ilmondo) in una città, come Bucarest, in cui solo pochi edifici apparivano distrutti o danneggiati. Raccontò, poi:”Gli ospedali erano chiusi alla stampa. Ma ad ogni angolo c’erano candeline accese, a centinaia. E qualcuno disse: “ogni candelina, una vittima” Dunque, io, giornalista, avrei dovuto scrivere il pezzo contando le candeline?” Un altro testimone incredulo, nella capitale, fu Guy Sibton, che poi espose i suoi dubbi su un prestigioso settimanale francese:”Le strade di Bucarest erano più tranquille di quelle di Parigi. In tre giorni tutto era finito? Se nei giorni 22, 23 e 24 dicembre migliaia di proiettili sono stati fatti esplodere dai carri armati sulla piazza del Comitato Centrale dai miliziani, dai terroristi, come mai la sede dei democratici è stata miracolosamente risparmiata?" Stupide domande. Non aveva fatto già vedere tutto la Tv? E poi, tanti giorni dopo, la Romania era scomparsa. L’informazione cercava già altre vicende da illuminare. Un medico di “Medecins Sans Frontieres” raccontò al ritorno in Francia una sua incredibile verità:”Siamo partiti in venti, tra medici e chirurghi, con quattro tonnellate di materiale. I chirurghi sono tornati immediatamente indietro perché non c’è stato bisogno del loro aiuto.” Ma quel medico non leggeva i giornali, non vedeva la televisione? Non sapeva distinguere, l’incauto, tra verità e bugìa? (nella foto: il giornalista Michele Gambino,che, con Sergio Schingo indagò a Timisoara) Il mistero dei corpi scomparsi
I giorni a cavallo di capodanno furono di duro lavoro per i rappresentanti, a Timisoara, dell’informazione planetaria. Si rincorrevano le voci di nuovi ritrovamenti, di nuove fosse comuni. Secondo quanto scrissero, al ritorno, i due esterrefatti cronisti italiani che si erano intrattenuti col guardiano del cimitero, un giorno, durante una conferenza stampa sui massacri, “ad un certo punto un ragazzo romeno con al braccio la fascia gialla, blu e rossa della rivoluzione, si impadronisce del microfono e urla: “ non è vero niente, vi stanno prendendo in giro. Nessuna fossa è stata trovata”. All’ospedale, il bilancio dei morti durante le sparatorie di metà dicembre, fatto dai medici, non variava:”tanti, forse una cinquantina”. Tanti? Ma tanti, nel mondo, voleva dire 4600. Anzi, quattromilaseicentotrentadue, secondo le più aggiornate, più informate, più diffuse, più verificate notizie. Qualcuno osava mettere in dubbio ciò che tutto il mondo sapeva per certo? I testimoni dell’informazione planetaria si chiesero dove poteva essere la verità nascosta, e giunsero alla conclusione che si trattava di un “mistero”, che presto sarebbe stato svelato. Un inviato si chiese:”Dove sono finiti tutti quei corpi straziati dai mitra e dai cingoli dei carri armati, quei vecchi trucidati, quei bambini uccisi assieme ai genitori? E’ questo il mistero che incombe su questa città, questa la tragedia che pesa sulla vita della gente.” Un altro informò: “I cadaveri degli assassinati sono stati fatti sparire subito dagli uomini della Securitate”. Un terzo, più esplicitamente, denunciò “una mostruosa operazione di occultamento della verità” e spiegò:” le squadracce di Ceausescu sono riuscite a far scomparie la maggior parte dei cadaveri, e quelli recentemente riesumati dalle fosse comuni, a testimonianza della ferocia del regime, non bastano a far quadrare i bilanci ufficiali, che parlano di 4700 morti. La cifra potrebbe essere confermata nel giro di tre o quattro mesi.”
Ciò che era realmente avvenuto
“Nel giro di tre o quattro mesi” tuttavia, la cifra non fu confermata. Il che non implicò, ovviamente, che essa fosse messa in dubbio. Il massacro di Timisoara, mostrato più e più volte alla Tv, raccontato dai quotidiani, fotogragato dai settimanali e dai mensili, era ormai consegnato alla Storia. Su di esso si erano ormai eseritati i commentatori, per scoprirne le radici, valutarne le connessioni, indicarne le cause remote e gli effetti futuri. Timisoara era Timisoara e basta. Si può aspettare forse una conferma ogni tre o quattro mesi” per sapere che il sole sorge ogni giorno ad oriente? Il 24 gennaio 1990 una rete televisiva tedesca trasmise testimonianze oculari da Timisoara secondo cui “le immagini di orrore, della scoperta della fossa comune, mandate in onda durante i giorni più caldi della rivolta, sono una messa in scena, sono false.” La France Presse battè il seguente dispaccio:” Le immagini dei cadaveri mutilati mostrati dalle televisioni del mondo intero in seguito al massacro di Timisoara non sono altro che il risultato di una messa in scena..Tre medici di Timisoara hanno affermato che i corpi di persone decedute di morte naturale sono stati prelevati dall’istituto medico-legale e dall’ospedale della città ed esposti alle telecamere della televisione come vittime della Securitate.” La smentita non ebbe praticamente spazio sui grandi giornali d’informazione e fu praticamente ignorata dalle maggiori catene televisive. Fu considerato alla stregua delle bizzarrie informative (la scoperta di un Hitler vivo ed esule, o di una moglie segreta di Stalin) che periodicamente vengono lanciate sul mercato delle notizie, a effimera smentita di eventi storicamente accertati. Stavolta tuttavia qualcuno si diede la pena di svolgere nuovi accertamenti, in una Romania uscita dalla febbre della rivoluzione. Le fonti interpellate furono concordi, le conclusioni molto concrete. Dopo una inchiesta svolta sul posto, il quotidiano francese “Liberation” dedicò infine otto pagine e la copertina al “falso massacro” di Timisoara. L’editoriale diceva tra l’altro:” Liberation, come altri – ma questa non può essere una scusante – ha dunque pubblicato una informazione priva di ogni fondamento.” Pochi giorni dopo, “Le Nouvel Observateur” si chiedeva:” Romania: chi ha mentito?” e, ricostruendo le false notizie da Timisoara, constatava:”In cinque giorni – dal 20 al 25 dicembre 1989 – l’informazione ha deragliato, come mai era successo in passato.” Ciò che ai due cronisti italiani era parso scandalosamente evidente, fu confermato ufficialmente (e burocraticamente) dalle ricostruzioni anagrafiche delle autorità romene, riferite dai giornalisti di “Liberation”: “Madre e figlio assassinati” erano, rispettivamente: Zamfira Baintan, una anziana alcoolizzata morta a casa sua di cirrosi epatica l’8 novembre del 1989, e la bimba Christina Steleac, morta per una congestione, a casa sua, a due mesi e mezzo di età, il 19 dicembre 1989. L’autocritica pubblica dei due giornali francesi fu un bel gesto, e sarà forse ricordato in qualche manuale di giornalismo. Non cambiò, tuttavia, il corso dell’informazione, né quello della Storia. Molti grandi giornali del pianeta riferirono, in pagina interna, dei “nuovi sviluppi” dell’”affare Timisoara”, in modo così conciso che pochi lettori furono messi in grado di valutarli. Altri addirittura, soprattutto le Tv, ignorarono del tutto la questione. In Italia solo alcuni specialisti trovarono il tempo di riflettere su quella che Michel Castex, dell’Afp, definì “un mensonge gros comme le siecle” . Uno di loro osservò acutamente che “costretta ad inseguire, la carta stampata ha cercato di riprodurre le tecniche televisive, abbandonando il suo ruolo e la sua funzione di riflessione e amplificando, invece di contrastare, la “verità” delle immagini. Che cosa era realmente accaduto? Molti in quei giorni di dicembre, in Romania, erano evidentemente interessati ad una drammatizzazzione degli eventi. Eppure nessuno al vertice (nel clan del dittatore o tra i ribelli) aveva il realepo tere di manipolare o censurare in modo efficace, se non attraverso rozze menzogne propagandistiche. I giornalisti, per parte loro, non avevano certo complottato per ingannare l’opinione pubblica mondiale. Le redazioni in Europa e in America, infine, avevano selezionato, valutato e pubblicato. Le Tv avevano trasmesso immagini, nient’altro che immagini: la Storia in diretta. Tutto dunque era avvenuto sotto gli occhi di tutti, secondo routine e senza consapevoli inganni. E tuttavia la realtà non fu vista, né fu raccontata. Furono raccontate le notizie: erano del tutto difformi dalla realtà, erano un’altra realtà. Ciò che resta, nella coscienza del mondo civilizzato, fu la tremenda carneficina, furono le fosse comuni scoperte nel cuore dell’Europa. Restarono le notizie di una realtà inesistente, non la realtà che era esistita. I morti furono dunque, nella storia e nel ricordo dell’umanità civile del pianeta, 4632. Ecco ciò che accadde realmente a Timisoara, nel mese di dicembre del 1989." (nelle fotoLiberation e Le Nuovel Observateur, le uniche due testate europee che fecero presto autocritica e diedero smentita del supposto enorme massacro di Timisoara diffuso da ogni media nel mondo nel 1989)
MUTLA RIDGE ("Io l'ho fatto" dice la mia memoria. "Io non posso aver fatto questo"dice il mio orgoglio e resta irremovibile. Alla fine, è la memoria ad arrendersi. Friedrich Nietzsche)
Il “Providence Journal”, quotidiano della capitale del Rhode Island, il piu’ piccolo Stato degli USA, aveva compiuto un notevole sforzo economico, agli inizi del 1991, per spedire un suo inviato in Arabia a raccontare la Guerra del Golfo. La spesa, fino a quel momento, non era stata granchè ripagata dai reportage, sostanzialmente identici a tutti quelli spediti dalla base di Dhahran dai giornalisti europei e americani. La scena dell’informazione – constatavano amaramente al “Providence” – era stata interamente occupata, maledizione, dalla TV con le sue sceneggiate (“Arriva lo Scud?” ; “Quando arriva vi chiedo la linea”) e da quel furbone di Peter Arnett da Baghdad.
Randall Richard, l’inviato del “Providence Journal”, decise di giocare la sua carta alla vigilia della cosiddetta “guerra terrestre”, cioè dell’attacco finale delle forze della coalizione, dopo trentacinque giorni di massicci bombardamenti, contro le truppe di Saddam Hussein asserragliate nelle trincee del deserto. Chiese perciò (e ottenne) di essere preso a bordo della portaerei “Usa Ranger”, in rotta nel Golfo Persico. La sua segreta speranza era che, come si mormorava nelle lunghe ore di attesa attorno alla piscina dell’albergo di Dhahran, il promesso “attacco di terra” fosse in realtà uno sbarco da parte dei marines: allora sì che, dopo mesi di inerzia passati a leggere e copiare, per poi ammannirli ai lettori del Rhode Island, i dispacci del ristretto pool di giornalisti selezionati dal Pentagono per brevi visite al fronte, avrebbe potuto descrivere di persona l’opera di veri soldati, l’azione di vere armi, insomma, una vera guerra. Nel pomeriggio e nella serata di martedì 26 febbraio accadde a bordo della “Usa Ranger” qualcosa di stupefacente, e che l’inviato ritenne in dovere di segnalare trasmettendo il pezzo per telex al “Providence”. Gli aerei da bombardamento, gli “Harnet”, decollavano dal ponte della portaerei ad un ritmo frenetico, carichi di ordigni gravitazionali e incendiari, e rientravano leggeri, dopo aver sganciato il loro carico nel deserto, per ripartire di nuovo dopo aver fatto il pieno di carburante e di bombe. La baraonda era totale. Scrisse Randall Richard nel suo dispaccio:”Gli attacchi aerei contro le truppe irakene in ritirata dal Kuwait sono stati così febbrili oggi, che i piloti hanno dichiarato che prendevano a bordo le prime bombe che trovavano, quelle più vicine al ponte di decollo. Mentre dagli altoparlanti scendevano le note del motivo “Lone Ranger”, gli avieri operavano a ritmi da record, in un clima di generale confusione ed esaltazione. “Trascuravano spesso le bombe più adatte alle loro missioni, quelle “Rockeye” a frammentazione da duemila libbre, perché il montaggio sotto la carlinga richiedeva troppo tempo.” In quelle ore, tutti i giornali e le TV del mondo erano impegnati a descrivere come una “passeggiata multicolore”, presumibilmente poco sanguinosa, l’offensiva di terra contro gli iracheni in rotta. Le informazioni che filtravano,in assenza di testimoni diretti, (giornalisti o telecamere) erano quelle provenienti, come al solito, dal quartiere generale di Schwarzkopf. L’opinione pubblica ignorava, persino, che poco dopo la mezzanotte del 26 febbraio il ministro degli Esteri irakeno, Tarek Aziz, aveva bussato al portone dell’ambasciata sovietica a Baghdad, chiedendo di trasmettere, via Mosca, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU (le comunicazioni dirette tra Baghdad e New Yor erano impossibili) la decisione irakena del ritiro incondizionato e immediato dal Kuwait illegittimamente invaso, occupato e saccheggiato sette mesi prima. Mai l’informazione dal fronte era stata così rigidamente controllata. Eppure il dispaccio di Randall Richard da una portaerei sfuggì, imprevedibilmente, a ogni tipo di controllo, e fu pubblicato regolarmente il giorno dopo sul semisconosciuto quotidiano di Providence, Rhode Island. Sarà ricordato come l’unica testimonianza scritta e diretta di ciò che di terribile avvenne quel giorno nei cieli e nel deserto del Golfo.” (nella foto: l'ex ministro iracheno degli Esteri, Tarek Aziz che, attraverso l'ambasciata sovietica a Baghdad, tentò di informare il Consiglio di Sicurezza del ritiro incondizionato dal Kuwait)
Un ingorgo sulla collina Piloti e soldati statunitensi lo chiamarono poi “Turkey shoot”, caccia al tacchino in fuga. In rotta verso il nord, alcue migliaia di veicoli, certamente più di duemila, avevano abbandonato la troppa esposta autostrada a otto corsie Kuwait City-Bassora e si erano ammassati lungo la vecchia strada Jahra-Umms Qasr. Secondo i frammenti di racconto fatti dagli accaldati piloti dei caccia-bombardieri Hornet all’inviato del “Providence”, laggiù s’era creato “un ingorgo pazzesco” di auto, camion, jeep, vecchie carcasse d’autobus, ambulanze, blindati e carri armati straboccanti di civili e militari e usati come mezzo di fuga. Scappavano i soldati che avevano occupato e devastato Kuwait City, scappavano i funzionari spediti da Saddam con le loro famiglie, scappavano i palestinesi che temevano la rappresaglia per collaborazionismo, scappavano migliaia di asiatici- indiani, pakistani, cingalesi – emigrati in Kuwait e timorosi del futuro. “E’ uno spettacolo, paraurti contro paraurti, sull’asfalto e ai lati dell’asfalto, sembra l’autostrada di Daytona Beach durante le vacanze di Pasqua.” Secondo le ricostruzioni fatte molti mesi dopo dalla rivista statunitense “Command”, la colonna fu bloccata con un attacco dal cielo ai piedi della collinetta di Mutla Ridge: gli A-10 decapitarono la testa e la coda del convoglio con bombe incendiarie al fosforo. Sull’infernale ingorgo che ne derivò, mentre la gente come impazzita scappava dagli autobus, dalle auto, dai camion, si lanciarono i caccia-bombardieri che il fortunato giornalista Randall Richard aveva vist odecollare a ritmo febbrile dalla “Usa Ranger”. Secondo la descrizione di un pilota “era come quando ti alzi la notte e accendi la luce in cucina.. Correvano dappertutto come scarafaggi e noi li stavamo ammazzando.” Mentre tutto ciò accadeva, le tv di tutto il mondo, sintonizzate su quella che era stata definita la prima “guerra in diretta”, trasmettevano immagini strazianti ma rassicuranti di soldati irakeni che si arrendevano uscendo in fila, a mani alzate, dai loro rifugi (quelle drammatiche scene, si seppe poi, furono girate più e più volte, per consentire alle varie truppe televisive di riprenderle, così come due capi di Stato si stringono la mano a lungo sotto il lampo dei flaches, o una squadra si mette in posa ripetutamente prima della partita). David Martin informava in diretta dal Pentagono che “la madre di tutte le battaglie si era trsformata in una madre di tutte le rese.” Dan Rather, il popolare anchorman del network statunitense Cbs, aveva – secondo il New York Times – “gli “occhi umidi” mentre elogiava “lo spirito indomito, il valore dei fanti e il fegato dei marines” La guerra andò in onda, in quelle ore, in una posizione privilegiata: l’intervallo dei play-off del torneo di basket dei college. Dan Rather ebbe così modo di esclamare che “l’azione di contropiede degli alleati è veloce, e sta andando a gonfie vele” mentre Tom Brokaw della concorrente Nbc, anch’egli spuntando nell’intervallo, illustrava il “rapido gioco di squadra delle forze alleate”. Non un dispaccio d’agenzia, no n un reportage giornalistico, non un servizio televisivo ebbero modo di informare su quello che più tardi –allentatasi la morsa della censura e dell’autocensura , mentre il corrispondente a New York del Tg3, Lucio Manisco, trasmetteva le prime notizie - ..un giornalista dell’ “Observer” definì “il più terr ibile attacco aereo contro un esercito in ritirata della storia di tutte le guerre.”
(nelle foto: la resa dei soldati irakeni nella guerra del golfo 1991 e Dan Rather, noto anchorman della CBS che commento' "lo spirito indomito, il valore dei fanti e il fegato dei marines” nelle ore del massacro di Mutla rRdge)
Nella memoria del mondo Varrà la pena di esaminare a parte, e più dettagliatamente, i meccanismi dell’infernale congegno informativo che impedì in quei mesi al mondo di conoscere sugli avvenimenti del Golfo, svoltisi apparentemente sotto gli occhi di un paio di migliaia di reporter di ogni Paese e di centinaia di troupe televisive, qualcosa di più che non sulle guerre tra Sparta e Atene. Tuttavia, finito il conflitto, reportage, studi e ricerche si sforzarono lodevolmente di recuperare frammenti di verità. Tornato in patria, il giornalista britannico Steven Staker raccontò: “ Ciò che ho visto su quella strada è una scena di devastazione assolutamente terrificante…Durante l’attacco migliaia e migliaia di veicoli sono stati semplicemente annientati. Ho visto cadaveri accatastati a mo’ di pila..” Un giornalista italiano, Tony Fontana, raggiunse l’apocalittico cimitero della collinetta di Mutla Ridge quando “i bulldozer avevano appena finito di far piazza pulita e avevano ricavato una stretta pista tra due ali di lamiere senza forma”. Tra le auto rovesciate “c’era di tutto, dai reggiseni ai libri della biblioteca nazionale kuwaitiana, agli stereo, alle scatolette di formaggio danese”. L’osservatore raccontò poi di essere rimasto colpito dal fatto che “tra i rottami, apparentemente, non c’erano cadaveri”. La maggior parte delle vittime del massacro, migliaia, “erano state seppellite con i bulldozer probabilmente lì intorno”. E tuttavia era sorprendente che nei bus bombardati “i vetri erano intatti” mentre “sulle carogne degli animali non vi erano tracce di sangue, né ferite, né lacerazioni”. Il giornalista, facendo riferimento a numerose altre testimonianze, espresse la convinzione che fossero state usate “nel corso del bombardamento a tappeto, le terrificanti “ bombe aerosol” che esplodendo bruciano l’ossigeno in un’area di parecchi chilometri e lo risucchiano dai polmoni di coloro che sono sopravvissuti alle fiamme e all’onda d’urto. Gli ordigni Fae (Fuel aer explosive), armi convenzionali simili, per effetto, a quelle atomiche, erano state sicuramente usate nel periodo della “disinfestazione” del deserto. Non si seppe mai se fossero state sganciate sull’ingorgo di Muttla Ridge.” Non si seppe, anche perché l’informazione sul massacro arrivò tardi e in modo incompleto, quando ormai i riflettori internazionali si erano spostati sulla sanguinosa repressione, in Irak, della rivolta dei curdi. Nella memoria del mondo restò una sola, famosa immagine di Muttla Ridge, quella –ricordate? – di uno sterminato ammasso di ferraglie inamidate nel deserto. Solo qualche corpo, sola qualche goccia di sangue, solo qualche traccia di presenza umana in quelle foto e in quelle immagini televisive che sembravano richiamare, più che l’incubo e lo sterminio della guerra, l’oltraggio ambientale degli sfasciacarrozze e dei cimiteri d’auto usate.” “ Quante erano state le vittime, lungo la strada tra Kuwait City e Bassora, trenta ore prima della cessazione definitiva della guerra? Secondo alcuni calcoli, non meno di ventimila. Ventimila esseri umani in carne ed ossa, di cui c’è traccia in qualche ricerca di specialisti, ma non nella coscienza dei miliardi di cittadini del pianeta che hanno vissuto ora per ora, attraverso i giornali o “in diretta” sugli schermi tv, la guerra del Golfo.” Chissà che cosa pensò, al suo ritorno nel Rhode Island, il buon Randall Richard, che aveva sorpreso e raccontato la febbrile attività di preparazione dei caccia bombardieri e del loro micidiale carico di bombe, per una strage che i bollettini di guerra (e la coscienza dei popoli) considerarono mai accaduta.” In defintiva: come avvenne che nelle fosse comuni di Timisoara, nel 1989, ** fossero sepolti oltre quattromila cadaveri in realtà mai esistiti? E come potè accadere due anni dopo, nel deserto d’Arabia, che ventimila corpi fossero sotterrati nelle fosse comuni, senza che un massacro fosse avvenuto, o almeno senza che di esso fosse stata data notizia al mondo civilizzato?” Se l’informazione sulla realtà non è la realtà, ci si potrebbe chiedere cosè la realtà. Oppure, lasciando questo complesso compito alla metafisica, si potrebbe almeno provare a capire cosa è, realmente, l’informazione..”
(nella foto: una immagine di Mutla Ridge (da google)
Capitolo secondo (..dove si parla di guardiani di cancello e di vedette che scrutano l’orizzonte o che dovrebbero scrutarlo..) "La La verità? E un’isola, circondata da un ampio e tempestoso oceano: questa è la sede propria della parvenza, dove vari banchi di nebbia e masse di ghiaccio che tosto si fonde simulano la presenza di nuove terre, ingannando con vuote speranze il navigante che gira intorno per fare nuove scoperte." Immanuel Kant Sotto la notizia Come i fatti diventano notizie. Dentro la macchina dell’informazione. Fabbrica della realtà "Sarà per la potenza del mito di Ulisse, indefesso cercatore di nuovi e sconosciuti approdi, ma le immagini marinare acompagnano volentieri il mestiere del giornalista e il lavoro di produzione delle notizie. Secondo la celebre e romantica definizione che Joseph Pulitzer fornì nel 1904 sulla "The North American Review", un giornalista è la vedetta sul ponte della nave dello Stato. Egli nota i bastimenti di passaggio, le piccole cose che punteggiano l’orizzonte. Egli segnala il naufrago alle navi che possono salvarlo, scruta nella nebbia e nella tempesta per avvertire dei pericoli in arrivo. Egli nonpensa al suo salario o al profitto dei suoi padroni. Egli è lì per procurare la sicurezza e il benessere alla gente che crede in lui." Chissà se avevano in mene queste edificanti parole le migliaia di giornalisti della tv e della carta stampata, operatori, registi di tutto il mondo che si erano radunati nel dicembre del 1989 nell’isola di Malta per seguire il vertice Bush-Gorbaciov. Era, questo, un tipico "media event" , un avvenimento cioè che traeva la sua principale giustificazione dal fatto di essere trasmesso in tv e descritto dagli osservatori. Non c’erano trattati da sottoscrivere tra i due presidenti, non c’erano conoscenze da fare ( Bush e Gorbaciov si erano già incontrati a Washington). Non c’erano, dunque, "bastimenti di passaggio", né "naufraghi"da scoprire e da segnalare per il bravo reporter alla Pulitzer. Tutto era previsto, tutto era stato minuziosamente costruito – disse uno degli organizzatori – allo scopo di creare in tv lo spettacolo di un "ambiente rilassato", dove ciascuno dei due leader "penetrava nell’ambiente da cui proveniva l’altro". All’uopo, era stato previsto un evento davvero spettacolare, l’incontro, al largo delle coste di Malta, tra la corazzata americana "Bellknap", con a bordo Bush, e il transatlantico sovietico "Maksim Gorkij", con a bordo Gorbaciov. Accadde però che quella sera, e il giorno successivo, si scatenò una tempesta nel basso Mediterraneo. L’incontro tra le navi non ci fu, le telecamere rilanciarono in tutto il pianeta immagini che rischiarono di far venire il mal di mare agli spettatori; i giornalisti, secondo la previsione di Pulitzer, si rassegnarono a "scrutare nella nebbia e nella tempesta", peraltro con scarsi risultati. Fu uno dei pochi casi conosciuti in cui la notizia, edificata sul nulla, prodotta per partenogenesi, si vendicò dei suoi creatori. Il fatto, di cui la notizia avrebbe dovuto essere il riflesso e l’eco, non si verificò. E lei, la notizia, restò a galleggiare allegra sull’oceano in subbuglio. (nella foto:..come i giornalisti dovrebbero scrutare l'orizzonte, come disse Pulitzer...) Mr Gates, il guardiano del cancello A stare alla definizione di Pulitzer, la notizia è un fatto particolarmente rilevante, meritevole di essere registrato. E’ il "naufrago" da segnalare, è il "pericolo in arrivo". Secondo questa interpretazione, compito del reporter sarebbe quello di osservare la realtà, separare il grano dal loglio, e infine individuare nella spazzatura della routine, nelle pieghe dei fatti, i brillanti nascosti, di cui impadronirsi perché la loro luce possa splendere all’esterno. La notizia, insomma, andrebbe "riconosciuta", "individuata" , "scoperta" per essere raccontata (e questo sarebbe il lavoro primario del giornalista). Essa, in quest’ottica, è una specie rintracciabile in natura: ci sono gli scoiattoli, i datteri, i pesci rossi; e le notizie. Ancora più esattamente, essa sarebbe una sottospecie, o una specie di particolare valore, della categoria degli accadimenti. Altri, tuttavia, non la pensano così: ritengono invece che le notizie non siano fatti di tipo speciale, ma "una produzione umana, un prodotto culturalmente determinato" Una cosa, insomma, che in natura non c’è, e che sarebbe vano andare a cercare nel mare magnum dei fatti, dato che essa non va scoperta, ma faticosamente costruita. La distinzione non è di poco conto. Per certi aspetti,è il cuore del problema dell’informazione. Se infatti l’universo delle notizie è diverso e separato da quello dei fatti, pur essendo ad esso logicamente collegato, andrà conosciuto, giudicato, valutato in base a criteri autonomi,che non siano quelli immediatamente evidenti della realtà, e della verosimiglianza. L’universo dell’informazione andrà studiato, capito e percepito come un sistema le cui regole non sono quelle del mondo delle cose, del mondo dei fatti in cui siamo immersi. Nel processo di costruzione della notizia, l’elemento decisivo è la selezione. Non c’è informazione senza brutale, ripetuta, non motivabile (nei confronti del lettore) ma indispensabile selezione degli eventi della realtà. La selezione non è una particolare o malevola forma di censura. E’ la sostanza stessa del processo informativo. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto accadono in ogni paese eventi degni di essere riferiti. La costruzione di ciò che, al termine del processo, sarà definita "informazione" è il risultato, innanzitutto, della cancellazione di una serie innumerevole di eventi dalla possibilità stessa della loro conoscibilità. Walter Lippmann, uno dei grandi columnist americani di questo secolo , l’ha spiegata così:" L’informazione giornaliera, quando raggiunge il lettore, è il risultato di un’intera serie di selezioni che riguardano le notizie da pubblicare, le posizioni nelle quali devono essere pubblicate, lo spazio che devono occupare, ‘enfasi che ognuna di esse deve avere. Non vi sono crieri oggettivi qui. Si tratta di convenzioni." Il protagonista di questa fase, quella decisiva nella caotica nascita, nel big bang, dell’universo informativo, non è il giornalista "di buona penna", non è il coraggioso reporter né il polemico commentatore, non è nemmeno la "vedetta sul ponte" descritta da Pulitzer. No, l’eroe assoluto di questo forsennato e creatio processo di distruzione della realtà è un guardiano, il "gatekeeper", il "guardiano del cancello". L’idea è che il flusso degli eventi diventi processo di comunicazione attraverso l’apertura o la chiusura di una serie di cancelli (gates), controllati da guardiani (gatekeepers) con funzione di filtro;il fatto diventa notizia quando riesce a passare, di canale in canale, attraverso gli sbarramenti successivi. Come ha spiegato David Manning White, il primo studioso di comunicazione ad usare, nel 1949, l’immagine dei cancelli:" Una storia è trasmessa da un gatekeeper all’altro lungo la catena delle comunicazioni. Dal reporter al rewriter, fino ai vari uffici delle agenzie di stampa, è in atto un ininterrotto processo di scelta e di scarto." White seguì il lavoro di un caporedattore di un giornale di provincia, che ribattezzò Mr Gates, e constatò due fatti: che circa i nove decimi delle notizie d’agenzia venivano scartate; che le motivazioni di questo rifiuto si rifacevano a giudizi di valore estremamente soggettivi, definiti però "oggettivi" da Mr Gates. In realtà, in un normale giornale degli anni ’90, l proporzione delle notizie pubblicate rispetto a quelle fornite dalle agenzie è ancora più bassa. Il rapporto sale a uno a cinquanta, uno a cento per i notiziari televisivi, la cui scelta è ulteriormente condizionata dalla disponibilità o meno di immagini. Sarebbe sciocco, tuttavia, infierire su Mr. Gates, che fa esattamente il suo mestiere. Volete giornali di mille pagine, o telegiornali di tre ore? Del resto, la vera, massiccia selezione avviene ad opera dei Mr Gates che sorvegliano i cancelli più a monte, e li aprono con severissima parsimonia; c’è un guardiano (e un relativo cancello da manovrare) per la scelta del notiziario di ogni agenzia nazionale. Più su, c’è un guardiano nei grandi circuiti dell’informazione internazionale, quelle delle notizie e quello delle immagini televisive (l’ottanta per cento delle quali, circolanti nel mondo – come ha ricordato Zbigniew Brzezinski – "provengono dagli Stati Uniti"); c’è un guardiano (il corrispondente dell’Ap, o della Up, o della France Presse, o della Reuter britannica) in quasi tutti i paesi del mondo, pronto a chiudere a doppia mandat il cancello per tutti gli eventi locali (siano essi crisi politiche, o corruzioni o epidemie, o terremoti) non sufficientemente apocalittici da emozionare il sofisticato palato informativo delle capitali europee e nordamericane. Ci sono luoghi, infine, dove Mr Gates non c’è, ma può stare tranquillo: il cancello è pressoché sempre chiuso. In questi casi gli eventi sono selezionati direttamente dai poteri politici totalitari; oppure, semplicemente, si svolgono ma non esistono, perché non trovano modo di entrare in uno degli affluenti che si immettono nel grande canale dell’informazione planetaria." Ma come fanno i giornalisti? Se chiedete a Mr Gates in base a quali criteri cestina o sceglie le notizie da pubblicare, vi risponderà, probabilmente, con una delle varianti sul tema suggerito dai classici della sociologia del giornalismo. I concetti più frequenti usati sono quelli della singolarità (unusualness), dell’interesse umano (human interest) e dell’attualità. Due studiose scandinave hanno messo a fuoco, in particolare, i "criteri ai quali gli avvenimenti devono rispondere per diventare notizie", e ne hanno indicati tre, legati alla "cultura della parte nord-occidentale del globo". Essi sarebbero: il carattere di elite delle persone o delle nazioni che diventano notizia, la personificazione, la negatività delle conseguenze. Siamo più vicini, con questa spiegazione, alla sostanza della questione riguardante Mr Gates. Che è, più o meno, la seguente: chi o che cosa determina le scelte? Quali percorsi segue nella sua sistematica e scrupolosa attività di "distorsione non deliberata" (unwitting bias) della realtà? Perché di questo si tratta, di una distorsione, di una manipolazione, di una creazione che non si limita a segnalare gli eventi, ma li sottopone ad un trattamento tale da trasformarne la natura, da farli uscire dall’universo di "ciò che è accaduto" per farli entrare nel parallelo, ma distinto, universo delle notizie. Insomma, se, come è stato scritto, "la notizia è ciò che ne fanno i giornalisti; orbene, come fanno i giornalisti a fare le notizie?" ..E’ possibile, certo, che Mr Gates agisca in proprio, manovrando il suo prezioso cancello. E tuttavia un sistema delle comunicazioni non potrebbe esistere, se l’apertura e la chiusura dei cancelli fossero determinate dalle imprevedibili individualità dei guardiani. E’ stato scritto, più convincentemente: "La caratteristica distintiva del comunicatore professionale è che il messaggio che esso produce non ha necessariamente un rapporto con le sue proprie convinzioni e percezioni. Il professionista della comunicazione opera sotto i vincoli e le richieste che gli vengono imposte. Perciò la sua abilità non è tanto intellettuale e critica, quanto rivolta all’interpretazione e alla trasmissione (o all’offuscamento)" . Non stiamo parlando, qui, di meccanismi autoritari di censura e di manipolazione, ne’ del machiavellico mondo della propaganda, ma della normale produzione delle notizie, in condizioni di libertà politica e civile. Un ricercatore americano, Walter Gieber, si è dato la pena, in un divertente studio, di sottoporre ad analisi sedici quotidiani del Wisconsin abbonati, per l’informazione nazionale ed internazionale, ai servizi dell’Associated Press (che è tra le due maggiori agenzie statunitensi e planetarie)." Non riscontrai – fu la sua conclusione – alcuna sostanziale differenza nella scelta delle notizie e nella distribuzione delle pagine." E’ la stessa impressione di uniformità, a ben riflettere, suggerita in Italia e in Europa, quasi ogni giorno, dalla lettura della grande stampa e dalla visione dei maggiori telegiornali. Per i quotidiani del Wisconsin, la cosa era del tutto naturale nel campo delle notizie dagli USA e dal mondo: a costruirle in modo uniforme per tutti ci aveva pensato il Mister Gates dell’Associated Press. Piu’ singolare fu la scoperta che anche le informazioni locali erano, sostanzialmente, le stesse per tutti. Eppure i quotidiani erano di diverso orientamento politico. Tuttavi,a era da presumere, si abbeveravano alle identiche fonti (istituzionali, politiche e culturali, polizia eccetera), non solo: aprivano e chiudevano i cancelli della realtà allo stesso modo e con gli stessi criteri. Walter Gieber, cercando di capire il perché e il percome, appurò che "i giornalisti,con poche eccezioni, personalmente condividevano i valori generali delle fonti". A loro volta, "le fonti si vedevano come custodi del benessere della comunità e degli elettori". In definitiva, i giornalisti "si trovavano, volenti o nolenti, a passare nell’area della collaborazione con le loro fonti". Ecco dunque uno dei meccanismi dei cancelli che separano l’informazione dalla realtà: la produzione delle notizie avviene attraverso una sorta di condivisione, a volte di complicità, tra la fonte e il reporter. Il fenomeno è del tutto comprensibile: basti pensare ai rapporti che inevitabilmente si stabiliscono tra il giornalista e il suo potenziale informatore, sia esso un politico, un funzionario di governo, un magistrato, un poliziotto. In che misura la fonte è utilizzata, e in che misura essa stessa utilizza la diffusione della notizia? Chi ha deciso di aprire il caso Watergate: i reporter del "Washington Post" o "Gola profonda" ? Quali patti di reciproca protezione (e censura) si stabiliscono tra fonte e giornalista? I problemi deontologici ed etici che si aprono nel rapporto tra informatore ufficiale (ma spesso anonimo) e giornalista non possono essere risolti una volta per tutte; tocca a quest’ultimo trovare, ogni volta, il punto d’equilibrio tra il massimo di informazione e il minimo di menzogna (o di copertura). Ne’ sarebbe un servizio alla verità la decisione – apparentemente puritana,ma in realtà autoritaria e censoria – di rendere note soltanto le notizie con crisma ufficiale, in cui sia evitato perciò ogni rischio di confusione tra fonte e giornalista. La compromissione – in realtà – è spesso lo strumento per stanae un’informazione altrimenti nascosta. Il problema non è dunque prevalentemente il comportamento del giornalista: il problema è un meccanismo occulto e incontrollabile (da parte del lettore) di selezione e di filtraggio: è l’esistenza di una griglia non scritta e non leggibile – ma decisiva – che guida minuziosamente il processo della trasformazione della realtà in informazione. Oggetti non osservati Le pericolose commistioni tra fonte e reporter sono solo un aspetto di una questione più generale: esistono dei criteri oggettivi per la scelta o la cancellazione dei fatti? In altre parole, esistono delle leggi, verificabili ed enunciabili, che regolino la trasformazione degli eventi in notizie? Il problema è, per alcun aspetti, di natura filosofica e attiene alla possibilità, in natura, di un rapporto certo tra soggetto ed oggetto, tra coscienza e realtà, tra osservatore e fenomeno. Alcune conclusioni cui è approdato il moderno pensiero scientifico possono essere utili per capire meglio. E’ verosimilmente applicabile ai processi informativi, per esempio, il noto "principio di indeterminazione" di Heisenberg, secondo cui "l’indeterminatezza di tutte le misure è una conseguenza della perturbazione dovuta all’osservazione" . La notazione di Heisenberg deriva dagli esperimenti nella fisica quantistica. Di una particella, per esempio un elettrone, non possono essere definite, contemporaneamente, la velocità e la posizione: per misurarle, infatti, esso deve essere colpito da un’altra particella; ma quest’ultima, nell’atto in cui ne fissa la posizione (mediante onde luminose di piccolissima lunghezza d’onda, cioè che portano quanti di energia piuttosto grandi) muta, nello scontro, la velocità dell’elettrone; mentre misurandone la velocità (attraverso lunghezze d’onda più lunghe) non è in grado di accertarne con precisione la posizione. In sostanza "non abbiamo una conoscenza esatta degli stati fisici, perché l’osservazione disturba in modo non prevedibile". Al di là di una meccanica trasposizione di leggi fisiche a fenomeni socialmente complessi, come l’informazione, è interessante riflettere sul ruolo chiave che, in ambedue i casi, gioca l’osservatore. E’ insieme, infatti, registratore e attore del fenomeno che intende misurare (o riferire). E non è in grado di riferire senza interferire. Si potrebbe dire che, fatta salva l’autonomia degli eventi, le notizie sono sempre frutto di un incontro tra ciò che accade e colui che decide di raccontarlo. La loro stessa esistenza è in definitiva subordinata all’esistenza e alla scelta del giornalista. A proposito della determinazione degli "oggetti non osservati" un filosofo della meccanica quantistica, Hans Reichenbach, ha descritto il seguente paradosso:"Supponiamo di guardare un albero, e poi di volgere altrove la testa. Come sappiamo che l’albero resta al suo posto mentre non lo guardiamo? Non ci aiuta il rispondere che possiamo facilmente voltare di nuovo la testa e, così, "verificare" che l’albero non è scomparso. Ciò che noi in tal modo verificheremmo è soltanto che l’albero è sempre là quando lo guardiamo; ma questo non esclude affatto la possibilità che l’albero scompaia tutte le volte che non guardiamo, purchè ricompaia ogni volta che volgiamo la testa verso di esso". Quanti sono gli "oggetti non osservati" nel sistema planetario della conoscenza? Quanti Randa, quante Somalie, quanti Kurdistan compaiono e scompaiono dalla scena dell’informazione non in virtù degli eventi di cui sono teatro (carestie, massacri, esodi), ma della decisione di Mr. Gates – o degli interessi che egli rappresenta – di aprire e chiudere il cancello del flusso di notizie? Quante vicende di ordinaria disperazione, di banale disoccupazione, di normale emarginazione, anche a due passi da noi, restano "non osservate" come l’albero di Reichenbach, finchè improvvisamente, per qualche giorno e per qualche misteriosa ragione, non si accendono i riflettori del circo informativo? E chi i dice che, chiuso il cancello dell’informazione, quei Paesi, e quelle tragedie, esistano davvero? Obbiettività La certezza della fonte è, secondo il punto di vista giornalistico, la vera garanzia dell’obbiettività. E tuttavia, come abbiamo visto, non tutte le fonti sono accessibili, non tutte sono neutre rispetto al comunicatore, non tutte sono ugualmente in condizione di sfondare (o di scavalcare) il cancello dell’informazione. Quello dell’obbiettività, perciò, ne ha concluso Gaye Tuchman, la ricercatrice americana che più brillante attenzione ha dedicato al problema, è piuttosto un "rituale", una convenzione, che un fatto scientificamente accertabile. La realtà è che proprio nella scelta delle fonti cui abbeverarsi nel processo informativo, avviene la prima, decisiva scrematura della realtà. Non solo, anche l’affidabilità delle fonti, nel processo giornalistico, tende ad essere sempre più "convenzionale"; nel senso che certi fatti, nel racconto giornalistico, non possono che essere accettati come veri, anche se non sono stati direttamente verificati. Ciò è sempre più normale, a mano a mano che aumenta, nell’informazione planetaria, la distanza tra il fatto e chi ne riferisce; tende addirittura ad essere consuetudine per le notizie di fonte ufficiale, cui generalmente i attribuisce senza ulteriori verifiche la caratteristica di fatti "obbiettivi" Persino per le cronache più ravvicinate, è l’elemento convenzionale a prevalere. A voler circondare di sistematica incertezza ciò che non è stato direttamente verificato in modo documentale dal reporter, si arriverebbe a scrivere notizie di questo tipo:" Robert Jones e la sua presunta moglie, Fay Smith Jones, hanno dato ieri quello che essi stessi hanno definito un cocktail party in quella che è lecito supporre sia la loro residenza al 187 di Grant Street, secondo ogni apparenza in onore di una donna che sosteneva di essere la signora Smith, la quale viene comunemente considerata la zia di colei che si autodefinisce padrona di casa". Il giornalista che identificasse l’ "obbiettività" con i " fatti " (che lui o altri giornalisti hanno direttamente osservato o che possono essere verificati) " si troverebbero a navigare tra la diffamazione e l’assurdo" . La separazione tra realtà fattuale e obbiettività (o pretesa di obbiettività) è pertanto una delle caratteristiche del processo informativo.. Se un senatore degli Stati Uniti avesse affermato, all’epoca della guerra fredda, che " Gli USA sono in ritardo rispetto all’URSS" nella costruzione di un certo tipo di missile, è probabile che nessun reporter avrebbe avuto la possibilità immediata di controllare la veridicità dell’affermazione, in che misura essa fosse, cioè, " un fatto ". In definitiva, il giornalista "può solo stabilire che il senatore ha affermato " A " . Nel lavoro giornalistico, "X ha detto A" equivale a un fatto, anche se " A " è falso" . Come si vede, il confine tra fatto ed opinione – cui talvolta si attribuisce decisivo valore di discrimine – è labile. Il " rituale strategico" dell’obbiettività prevede, a questo scopo, una serie di rimedi, come per esempio la ricerca e l’elencazione di pareri diversi e contrastanti ( " X ha detto A, ma secondo Y la verità è B " ). In questo modo il giornalista persegue un duplice obbiettivo: invitare il lettore ad una " percezione selettiva " e mettersi, per così dire, le spalle al coperto.. La giusta attenzione all’equilibrio dei punti di vista tende talvolta a degenerare – ognuno può agevolmente constatarlo – nel chiacchiericcio vuoto delle dichiarazioni a catena: in questo caso non l’informazione, ma il teatrino prende il posto della realtà; e chi legge, o chi osserva la tv, in genere non è messo in grado di apprezzare le differenze di peso specifico ( competenza, autorevolezza ) tra i numerosi signor X e signor Y che dicono la loro. E’ comunque dubbio che una mitragliata di opinioni in fila abbia la possibilità di sostituire una notizia. Tantomeno un fatto. Le ombre delle ombre " Fino a quando gli occhi non sono stanchi, milioni di noi guardano le ombre delle ombre e trovano che sono sostanza, guardano le scene, le situazioni, le azioni, le relazioni, le crisi. La porzione di vita è ora un ritmo interno, volontario, abituale ". E’ questo – la descrizione è di Raymond Williams – la televisione? Certo è che nel " soundbite ", nell’istantaneo frammento televisivo, è concentrata ed enfatizzata quella stessa potenza sovvertitrice (Bruce Cumings, l’autore di "Guerra e televisione" , la definisce "eversiva" ) della realtà di cui è portatrice in genere l’informazione. La televisione, ancor più della stampa, ha i suoi sofisticati metodi di costruzione e di manipolazione, ma essi sono abilmente "nascosti nella loro apparente trasparenza" . Nonostante il lavoro tecnico e creativo (e le spese ingenti) che stanno dietro anche al piùpiccolo spot di dieci seconi, la tv dà "l’illusione dell’accesso immediato alla realtà e alla verità". E infatti, quante volte nella vita si ripete il dialogo : " Ma davvero? "n " Ti giuro: l’ho visto coi miei occhi in tv ". Certo, la televisione è anche businnes. Robert Allen la definisce in modo fulminante: " La televisione è un’istituzione che esiste principalmente per tradurre il fenomeno dell’osservazione contemporanea di massa in un bene che possa essere venduto agli sponsor pubblicitari. E tuttavia la sua principale funzione resta quella di " simulacro " della realtà. L’espressione, traducibile come "copia identica per la qualenon è mai esistito l’originale" è dell’ateniese Platone (uno che la tv non la vedeva ( enon poteva vederla), ma che se ne intendeva. Qualcosa del genere ha descritto, in piena era televisiva, uno dei teorici postmoderni, Jean Baudrillard: la tv , implacabile predatore della vita privata, porta nei salotti il fac similedi cò che cediamo essere il mondo reale. Il risultato è "la fusione di pubblico e privato , reale e irreale, in una specie di manicomio postmoderno: la vicinanza completa, la totale istantaneità delle cose, il sentirsi senza difesa, senza rifugio alcuno" . Ma il massimo potere televisivo sta nella trasmissione dell’obbiettività. La tv ci convince "della sua universalità", stabilisce che "il suo senso del reale sia il buon senso comune". Insomma,come dice Cumings, "la televisione in definitiva è conformista, vende cose e ha autori nascosti, ma sa che cosa è oggettivo e che cosa è di parte". 29 novembre 05 segue
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R e c e n s i o n i |
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ARNA’s CHILDREN (Israele, Palestina, Paesi Bassi, 2003, 84’) un film di Juliano Mer Khamis scritto e diretto da Juliano Mer Khamis e Danniel Danniel
prodotto da Osnat Trabelsi e Pieter van Huystee La trama Yussef compie un attacco suicida nel 2001. Ashraf viene ucciso dall’esercito israeliano nel 2002. Alla, a capo di un gruppo di resistenti, trova la morte nel 2003. Il regista, che li ha filmati quando erano promettenti attori bambini nel gruppo teatrale fondato insieme alla madre Arna, nell’aprile del 2002 torna al campo profughi di Jenin, per capire che cosa ne è stato dei ragazzi che ha conosciuto e amato... Juliano Mer Khamis, figlio dell’ebrea Arna Mer e del palestinese Saliba Khamis, è oggi uno degli attori più famosi di Palestina-Israele. Durante la prima Intifada sua madre Arna dà vita a un programma educativo alternativo all’interno del campo profughi di Jenin. L’occupazione israeliana ha infatti distrutto il programma ufficiale e Arna intende risarcire i palestinesi del danno subito. Tra le varie attività del centro vi è lo “Stone Theatre”, un laboratorio teatrale diretto da Juliano. A otto anni dalla morte della madre, cinque anni dopo la conclusione del progetto teatrale, Juliano torna nel campo di Jenin e scopre la tragica storia dei “ragazzi di Arna”. Arna’s children è un documentario che spezza con tenera brutalità ogni falsa contrapposizione. Dopo aver visto crescere, sognare, e in alcuni casi morire, i “ragazzi di Arna” cui fa riferimento il titolo, spettatrici e spettatori di quest’opera che poco concede alle idee ricevute, incluse quelle veicolate da certo rassicurante pacifismo, si trovano costretti a guardare a occhi ben aperti un’evidenza che i media si accaniscono a rendere opaca: dietro la favola cupa del terrorismo suicida ci sono persone in carne e ossa, volti, nomi, storie familiari, sogni, paure. Se ricomposizione o riconciliazione ci sarà, dovrà passare da questo sguardo umano e umanizzante sull’Altro. -------- ------- E' disponibile il DVD, sottotitolato in italiano. Per acquistarlo, al prezzo di 22 euro, rivolgersi a: maria.nadotti@fastwebnet.it Il regista e la produttrice Osnat Trabelsi hanno deciso di destinare il ricavato delle vendite alle spese processuali di Tali Fahima.
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L' i n t e r v i s t a |
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Intervista a Giovanni Beduschi, autore del libro "Il Vangelo secondo Silvio"
E’ ormai una pubblicazione satirica e fortemente avvincente quella di Giovanni Beduschi e di Marco Fusi, già entrata nei circuiti di distribuzione editoriale, non solo alternativa e di nicchia, come si suol dire. Il titolo è abbastanza curioso, di spirito piuttosto evangelizzatore, se così si può dire: "Il Vangelo secondo Silvio", edito dalla Greco&Greco.
Chiediamo come prima domanda a Giovanni da dove nasce l’idea del libro. Abbiamo scritto, Marco ed io, già un libro, "Il codice della coppia", edito dalla Comix. Dal discreto successo abbiamo pensato di scrivere un libro di genere politico/sociale. Abbiamo pensato a un personaggio che potevamo prendere in giro, ossia Silvio Berlusconi, con i suoi pro e contro. Trattare di una questione politica con Marco che lavora per Mediaset ci sembrava un’impresa abbastanza rischiosa. La casa editrice Greco&Greco ha accettato la pubblicazione del libro, perché nelle sue collane ampio spazio viene dato alle pubblicazioni satiriche.
Cosa tratta il libro? Il libro è diviso in tre parti. La prima parte tratta del Vangelo, come se trattasse di un Vangelo reale, vero e proprio, suddiviso in versetti e paragrafi, intervallato da disegni e rappresentazioni. I disegni sono del sottoscritto, i testi di Marco. La seconda parte tratta, invece, della religione secondo Silvio, come se fossimo spettatori di un’ora di religione scolastica. Infine, la parte conclusiva, riprende il libro da lui inviato a casa delle famiglie italiane "Una storia italiana", che noi lo definiamo "Berlusoneide".
Ma perché titolare il libro "Il Vangelo secondo Silvio"? Perché abbiamo parlato come se Berlusconi fosse nato in una capanna e morto in croce. Lui si definisce "unto dal Signore" e, pertanto, da questa dizione abbiamo pensato di fare un vangelo su di lui.
Avete altre idee di pubblicazioni nel vostro prossimo futuro? Ci divideremo in due: Marco farà un libro sugli "sproverbi", dei proverbi che vengono definiti così. Io, invece, farò un libro dedicato esclusivamente a vignette su Berlusconi e i suoi cinque anni di governo. Il titolo è provvisorio, penso "Signor B., cinque anni di interessi propri".
Finora in che ambiti avete presentato il libro? Alla Fiera di Torino abbiamo riscosso un forte successo, tant’è che è stato il libro più venduto come genere satirico. Abbiamo presentato il testo alla Fiera di Roma dei Piccoli Editori e, a marzo, alla Mondadori, dove intervenne il cabarettista Alberto Patrucco. In seguito abbiamo dato inizio al "Berlusca tour" portando il libro alle Feste de L’Unità e di Liberazione.
Avete trovato delle difficoltà nella diffusione? Sì, alla Mondadori. Volevamo, dopo Milano, presentarlo alla Mondadori di Roma. I erano concluse da poco le elezioni regionali e Berlusconi ha avuto, come tutti sappiamo, una forte debacle. Avendo registrato l’insuccesso elettorale, la figlia ha censurato tutti i libri "dedicati" al padre. Ci siamo, così, trovati censurati. In una lista nera editata da Panorama ci siamo trovati anche noi.
Le reazioni del pubblico? Abbiamo avuto delle critiche sul libro: pensa che alcuni pensavano che noi fossimo simpatizzanti di Berlusconi e che stessimo promuovendo un vero Vangelo suo. Abbiamo spiegato che tutto era in tono satirico e comico.
Quali sono le prossime presentazioni? Saremo a Roma con una presentazione, mentre a gennaio faremo una mostra a Milano nella hall del Teatro della Cooperativa di Riguarda.
Ci sarà una ripubblicazione del testo? Non si sa ancora, ma penso che il libro rimarrà nel depliant della casa editrice.
Intervista a cura di Alessandro Rizzo
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