SALA STAMPA
Barili di democrazia
di Daniele Nozzoli
Il 4 giugno verrà a Roma Bush per celebrare il sessantesimo anniversario della liberazione di Roma.
Bel momento per ricordare quanto gli yankees fecero per noi all’antico (fin dai tempi del tesseramento nella P2) alleato Berlusconi e al più recente alleato Fini (erede dei fedelissimi della Repubblica di Salò, che quando arrivavano gli americani erano di solito già scappati da un pezzo, ma restavano pur sempre filonazisti, e quindi “nemici”).
Mi spiace però che due anni fa si sia persa l’occasione di festeggiare analogo anniversario per ricordare la nascita del movimento per l’indipendenza della Sicilia, fondato coi soldi americani da mafiosi americani liberati per l’occorrenza; a quel movimento, ricordiamo, faceva riferimento il bandito Salvatore Giuliano, che si distinse nella strage di contadini a Portella delle Ginestre… Per salvare la proprietà dei latifondisti dal bolscevico attacco di chi voleva che la terra fosse data a chi la lavorava: una pietra miliare nella lotta per la democrazia nel nostro Paese!
Mi spiace anche che si cerchi di fare un parallelismo indebito fra ciò che accadde a quei tempi in Italia e ciò che dovrebbe accadere (ma non accade) in Iraq oggi.
In Italia il fascismo era stato destituito il 25 luglio del 1943 dagli stessi caporioni fascisti, i quali, d’accordo col Re, volevano buttare a mare Mussolini per cercare di patteggiare una pace dignitosa con gli angloamericani. L’incapacità e la viltà impedirono però di dare all’iniziativa una effettiva forza sociale e quando i tedeschi invasero l’Italia per tenere -almeno per un po’- il fronte bellico il più possibile lontano dalla loro Germania, da Roma in su furono i partigiani, a prezzo di migliaia di morti, a tenere alto l’ “onore democratico” del Paese. Gli angloamericani liberarono dunque un’Italia che comunque aveva dato prove concrete del suo desiderio di democrazia. E che se non fosse stata liberata in fretta rischiava di farsi liberare dai comunisti (interni ed esterni).
E in Iraq? Certamente il dittatore Saddam aveva nemici e oppositori, ma per farlo cadere si è dovuto bombardare e distruggere e dopo la sua caduta si continua a uccidere, a torturare. Di quale “democrazia” avevano o hanno voglia gli iracheni? Quando nascerà l’Iraq democratico? Come sarà fatto?
L’unica conquista “democratica” certa (fino a un certo punto, visti i continui attentati) per ora è quella dei pozzi petroliferi iracheni. E il prezzo del greggio ha infatti toccato i 40 dollari al barile: record assoluto.
