Archivio
oggi
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
settembre 2004
luglio 2004
giugno 2004
Contatti
Link
Megachip






 

counter
*loading* visite

 

 



lunedì, 21 febbraio 2005
 

Da quattro anni a questa parte

 

   La situazione è questa: quattro anni fa, circa, un giorno di settembre (pomeriggio, da noi) all’improvviso cominciò a cambiare tutto: si diffuse all’improvviso la notizia che un aereo  aveva abbattuto il World Trade Center in Ammerica; la voce rimbalzò di bocca in bocca…

   Io mi trovavo, in quell’ora, in un luogo neutro , fuori casa, da una conoscente nuovissima, per sapere di una manifestazione che si doveva fare davanti Palazzo Marino, per via delle grandi antenne per i telefonini, che volevano piazzare a pochi metri da asili, scuole, palestre… 

   L’amica da cui mi trovavo aveva il televisore acceso nell’altra stanza: passandovi, ad un certo punto (noi eravamo in cucina a parlare) mi disse di questa cosa che stava accadendo in Ammerica, di cui diceva la televisione, ma noi non andammo a guardare, continuammo il nostro discorso e lei, Anna, mi mostrò i volantini  di rivendicazione che il suo Comitato di Quartiere aveva preparato; anche il mio avrebbe partecipato.. Ci accalorammo. La Tv gracchiava nell’altra stanza ma noi continuammo a parlare; forse, dicemmo solo qualcosa come:” Qui scoppia la guerra mondiale..” o anche “ L’Ammerica si scatenerà”.. Ma ancora non ci avremmo veramente creduto.. Poche battute, insomma, poi ci congedammo, dandoci appuntamento davanti Palazzo Marino. 

   Scesi in strada.  era il crepuscolo, mi guardai intorno con solo una lieve apprensione nel profondo del cuore: la sera era troppo bella e limpida in quel quartiere della vecchia Milano, l’aria di fine estate era tiepida e non sembrava che ci si potesse soffermare troppo su pensieri malinconici…Tuttavia, non potei fare a meno di pensare che forse, quella, era una delle ultime sere di quiete. Prima della tempesta? Sì, forse. E come sarebbe stata la tempesta? La risposta non tardò a venire, come tutti sappiamo: fu un mese dopo, un tempo lungo, dopotutto, dal momento che tutti attendevano la vendetta “subito”, un tempo  ragionevolmente lungo da permettere anche una ingannevole speranza. Ci fu l’Afghanistan. 

  Quella sera, il crepuscolo era straordinariamente limpido in quell’angolo di vecchia Milano che convive con la nuova; io mi diressi verso la fermata del tram e intanto annusai l’aria intorno e le voci e qualcuno diceva:” Hai sentito cosa e’ successo?” Ma, dall’osteria dell’angolo, non usciva la voce del televisore acceso e quasi mi tranquillizzai e arrivai a pensare che, in realtà, non era successo nulla, che era stata una falsa notizia o che non era così grave.. 

 Anche sul tram non si parlava di quella cosa, non ancora: essa stava ancora accadendo e la gente tornava a casa dall’ufficio e molti non sapevano ancora. 

   Fu il giorno dopo che mi vennero i brividi quando - ero di nuovo sul tram  - colsi l’eccitato dialogo tra due distinti signori che si confidavano a vicenda di quante e quante volte avevano guardato lo spettacolo e su quanti e quali canali nazionali e internazionali..CNNCBS BCC SPD….a b c d….. 

   Io, non ho mai voluto vedere e vorrei spiegare..Quella sera di settembre, quando rientrai a casa, non accesi la televisione, né lo feci più tardi, né la mattina dopo, né i giorni né le settimane seguenti. Io, quella sera, ebbi subito la sensazione inquietante strana che Qualcuno “aveva allestito un mostruoso spettacolo planetario” e che noi eravamo “obbligati” a vedere. E mi sottrassi. Per paura? Può darsi, ma di una paura “dilatata nel tempo” per così dire. Se proprio devo dare un nome a quella resistenza dico che io vissi la cosa come una “inquietante scenografia predisposta per una sterminata platea..”

"Certamente! Non è così che si è sempre detto, scusa! Che i terroristi avevano allestito uno spettacolo planetario!?! Allora, dov’è la differenza da quel che dici tu?..” mi dice una vocina

Epperò..Ce lo riproponevano a lungo, ripetutamente, di più ed io sentivo in questo qualcosa di “stonato” (?) E mi sottrassi e continuai a farlo.

(..più facile a provarlo che a dirlo, non sono certa di esserci riuscita)

Sono passati quattro anni, non ho mai guardato una immagine delle Due Torri in fiamme e, in seguito, spesso, anche di altre torri. 
A pensarci bene, è stato nel 1991 che, dopo aver visto sullo schermo tv, per sere di seguito, i traccianti luminosi nel cielo di Baghdad, ho cominciato a capire qualcosina e a non voler “vedere”. 

   Sono passati quattro anni: adesso, non ce li mostrano i traccianti sul cielo di Falluja o di Ramadi o di Baghdad e ci sono molti “sconsigli” a voler vedere, ce ne sono di freschi di giornata e in gestazione. Tutto per il nostro bene, naturalmente..

Germana Pisa

21 febbraio 2005 /15 aprile 2005

 CONVEGNO MILANO

I giornalisti sono chiamati ad una nuova presa di responsabilità e a una stagione di dura lotta per la difesa dei diritti e della dignità professionale, anche in vista del prossimo rinnovo contrattuale.

Se ne è parlato a Milano il 16 febbraio scorso, all'Assemblea nazionale dei giornalisti della stampa periodica, indetta dal neonato Coordinamento nazionale di settore formatosi all'interno della Federazione Nazionale della Stampa.  Caratteristica del convegno è che non erano presenti solo le forze sindacali, ma altre entità: dal mondo della pubblicità a quello dell'università a quello dei consumatori, per costruire una visione del problema da vari punti di vista. Il problema è che i periodici non funzionano più e i giornalisti sono oggetto di un attacco senza frontiere da parte degli editori che aprono e chiudono testate come fossero finestre.

I casi sono molti, come si sa: dalla questione Edit alla RCS, per citarne solo due. Poi il fatto più recente e sconcertante: 4 testate chiuse senza preavviso e 21 colleghi in cassa integrazione, buttati improvvisamente sul lastrico dalla Hachette-Rusconi, dopo il diktat venuto dalla Francia da parte del grande gruppo Lagardère Filipacchi. Guai di pubblicità? Da un'indagine svolta dal centro studi della CISL si registra il 38% in più dell'anno scorso di aziende in crisi, e una perdita, da parte dei periodici, di 570 milioni di euro di pubblicità. Mediaset da sola fattura più di tutto il resto del settore. Alle difficoltà della pubblicità si aggiungono anche quelli della diffusione e, dal canto loro, le aziende fanno fronte a questi problemi solamente con i tagli al costo del lavoro e all'utilizzo improrio della flessibilità. Il nostro sistema di tutela è diventato insufficiente perché il mercato del lavoro è cambiato. Ecco quindi il proliferare di società di comodo, dell'abusivato, del lavoro nero, del falso inquadramento come lavoratore autonomo. Certi editori che sognavano di fare i giornali senza giornalisti si sono finalmente scontrati con la realtà, ma rimaniamo ad assistere impotenti a una profonda crisi di idee e di intelligenza imprenditoriale, le cui spese più salate le fanno i lavoratori. Certi ammortizzatori sociali non sono più attendibili, e nasce forte l'esigenza di una sostanziale modifica alla legge 416. Ecco che i giornalisti, che ancora oggi, nonostante tutto, si ostinano a sentirsi una categoria privilegiata, di fatto sono meno tutelati dei metalmeccanici, e devono decidersi ad affilare le armi della consapevolezza per una battaglia molto difficile, cha ha per posta la stessa sopravvivenza della professione.

L'improvvida legge Biagi riguarda infatti anche i giornalisti, e, trasformando il contratto a termine da eccezione a regola, ha introdotto l¹istituto dell' "affitto di persone", che in precedenza era vietato nell'ordinamento contrattuale; non solo, ha coniato termini inquietanti come "somministrazione" e "distacco", che prima si riferivano solo alle merci, intendendo il primo l'affitto del lavoratore anche a tempo indeterminato e il secondo la possibilità che un'azienda obblighi il dipendente a prestare la propria opera per un'altra azienda. Ricordiamo, a questo proposito che i "service" non sono altro che contratti di appalto. Nello scenario da autentico supermarket di contratti di lavoro, quelli atipici sono diventati la norma e fra questi le aziende possono scegliere a piacimento.

Per opporre una qualche resistenza al disastro, una strada percorribile è quella di rafforzare il sindacato perché possa apporre nuovi paletti: ciò che la legge ha tolto può essere ripristinato con la contrattazione. A sentire gli esperti di pubblicità, il 2004 è stato l'anno migliore fra gli ultimi quattro. Le previsioni degli investimenti sui media vedono il mercato crescere di circa il 2,4%, tenendo conto che il 2005 si annuncia senza eventi mediatici particolari, anche se i pianificatori prevedono ancora un anno difficile, tanto che Mediaset e Sipra manterranno i listini invariati. È ormai accertato che rispetto a qualche tempo fa oggi ci vogliono dieci spot per far arrivare un certo messaggio, eppure molti investitori vedono ancora nella Tv un mezzo per contattare rapidamente lo spettatore. Un'altra legge, la Gasparri, non fa che devastare ulteriormente il terreno: l'avvento del digitale ha diversificato le offerte, ma non ci vuole un esperto per considerare che se i canali si sono moltiplicati, il numero degli investitori non è detto che cresca in proporzione; è naturale che questi ultimi si orientino verso spazi meno sovraffollati: c'è quindi motivo di sperare che le aziende comincino a manifestare interesse e volontà di investire nella stampa periodica.

La diffusione attualmente perde di più della pubblicità, ma per adesso a questo aspetto non sembra si dia il giusto peso, eppure gli investitori lamentano i dati gonfiati, la sudditanza rispetto alla TV e un approccio arcaico al problema da parte degli editori. Se ci si permette una parafrasi, la pubblicità è come l'aria, ma i contenuti sono come l'acqua, e se con la prima non si può sopravvivere, con la seconda non lo si può fare a lungo. Rimane solo spazio per l'innovazione e per la fidelizzazione del lettore, ma lo strapotere della pubblicità ha portato a un decadimento della qualità del prodotto, nei periodici si contano molti casi di pubblicità occulta e di "addomesticamento" delle notizie scomode, d'altra parte le cattive abitudini della pubblicità televisiva, come ad esempio la violazione grossolana delle regole, si sono riversate anche nel mondo della carta stampata, e il consumatore comincia a chiedere conto di questo.

Non va dimenticato che la stampa nel nostro Paese sconta l'alto tasso di incompetenza linguistica degli abitanti, (il 34% rispetto all'8% degli Svedesi), e che la richiesta di servizi ormai trova risposte su internet. Per pensare di contrastare questa serie di problemi, oltre alla costante ricerca della qualità, gli unici strumenti sembrano essere due: lil primo è la crescita della consapevolezza delle persone, che a sua volta può rafforzare la difesa dei valori di base e aiutare il sindacato; il secondo è la leva dell'antitrust. Visti i tempi, non è certo un caso questo attacco alla professione giornalistica, alla stregua di altri corpi sociali come la magistratura e l'università, che, guarda caso, garantiscono la democrazia.

Paola Biondi

postato da megachiplombardia | 21:05 | commenti (1)